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Preghiamo per la pace

Unità di Pastorale Sinodale
Pubblicato da Unità di Pastorale Sinodale in Attività Pastorale · Lunedì 28 Set 2026 · Tempo di lettura 4 minuti
Signore Gesù, ormai da tanti anni, forse da troppi anni i tuoi viaggi tra il Cielo e la Terra non hanno sosta. Lo fai spesso per i tanti Tuoi fratelli e sorelle sparsi in ogni angolo dell’Universo. In Paradiso sono stati costretti ad allestire un mega aereoporto solo per Te. Seppure asceso al Cielo ”fai fatica” a rimanere seduto alla destra del Padre. E il Padre Tuo e nostro sa benissimo che la via dell’Incarnazione ami percorrerla ogni giorno. Conosce le tue  continue trasferte.
Sei rimasto un eterno pellegrino per amore. Soltanto per amore.
D’altronde, l’ebbrezza del viaggio l’hai sperimentata fin dal grembo materno. Conosci  anche il passo “in salita” e veloce del servizio e quello ansimante della fuga. Quello che non sa dove abitano il giorno e la notte. Quello che attraversa monti, mari e fiumi perché un certo re Erode ti sta dietro per ucciderti. Come tanti Erodi del nostro tempo continuano ad uccidere bambini. Ecco perché non hai mai esitato a chiedere al nostro Dio continui voli di emergenza, senza scali e con atterraggi immediati specialmente verso le terre dell’Ucraina e del Medio Oriente. Lì hai ritrovato altri monti degli ulivi. Non più coi contorni limitati del piccolo podere. Ma di intere nazioni.
Lì hai incontrato e abbracciato mamme, papà, bambini, anziani e soldati “in preda all’angoscia”. Hai visto con i tuoi occhi che in ognuno di loro il sudore diventa come gocce di sangue che cadono a terra. Quel sudore e quel sangue che Tu hai versato nelle lunghe ore della passione. Allora portasti con Te Pietro, Giacomo e Giovanni. Hanno deluso ogni Tua aspettativa di conforto, di sostegno, di compassione. Si sono addormentati. I loro occhi erano appesantiti.
Stasera, hai preso con Te noi tutti. Questi tuoi fratelli e sorelle della Comunità di Scillato. Non ci hai condotti al Getsemani. Troppo distante per noi. Troppo fragili per sostarvi. Anche per pochi minuti. Hai voluto che ci incontrassimo tutti nel giorno della festa di San Pio da Pietrelcina, in questa piazza. Alle porte della Tua Casa. Per cercare di farci vedere, toccare e “udire” il silente scorrere delle gocce del sangue del dolore della guerra. Ed è così che ci chiedi di ricordare gli oltre ventimila bimbi uccisi nella Striscia di Gaza dai bombardamenti. Di raccogliere negli otri della compassione, che invoca la giustizia e il diritto alla pace, le lacrime delle migliaia di mamme che hanno visto trasformare il loro grembo, da culle di vita a tombe della morte. Per gli aborti spontanei causati da distruzione del sistema sanitario, dallo stress estremo, dalla malnutrizione, dall’inquinamento da residui bellici e metalli tossici, dalla distruzione del sistema sanitario.
Fa che l’ascolto del loro urlo muto arrivi alle nostre coscienze, come un grido che invoca la pace. Come una supplica che non ci lasci nell’indifferenza.  
La voce di ogni vita spezzata, la voce di ogni infante dei popoli in guerra, sia per noi voce di pace. Preghiera di pace, per la pace.
Fa che non scivoliamo nel sonno.
Quelle zolle di terra del Getsemani che stasera abbiamo toccato con le nostre mani, fa che ricevano i semi della nostra fede. Della nostra speranza. Della nostra solidarietà. Della nostra carità.
Vogliamo bagnarle, irrigarle, con l’acqua pura e limpida della pace. Tra noi tutti.
Tutti.
A iniziare da questo momento. Amen.

don Franco e don Matteo



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