<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><rss version="2.0" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">
	<channel>
		<atom:link href="https://www.ups-cospi.it/blog/x5feed.php" rel="self" type="application/rss+xml" />
		<title><![CDATA[]]></title>
		<link>https://www.ups-cospi.it/blog/</link>
		<description><![CDATA[]]></description>
		<language>IT</language>
		<lastBuildDate>Mon, 28 Sep 2026 17:00:00 +0200</lastBuildDate>
		<generator>Incomedia WebSite X5 Pro</generator>
		<item>
			<title><![CDATA[Preghiamo per la pace]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000C1"><div>Signore Gesù, ormai da tanti anni, forse da troppi anni i tuoi viaggi tra il Cielo e la Terra non hanno sosta. Lo fai spesso per i tanti Tuoi fratelli e sorelle sparsi in ogni angolo dell’Universo. In Paradiso sono stati costretti ad allestire un mega aereoporto solo per Te. Seppure asceso al Cielo ”fai fatica” a rimanere seduto alla destra del Padre. E il Padre Tuo e nostro sa benissimo che la via dell’Incarnazione ami percorrerla ogni giorno. Conosce le tue &nbsp;continue trasferte. </div><div>Sei rimasto un eterno pellegrino per amore. Soltanto per amore. </div><div>D’altronde, l’ebbrezza del viaggio l’hai sperimentata fin dal grembo materno. Conosci &nbsp;anche il passo “in salita” e veloce del servizio e quello ansimante della fuga. Quello che non sa dove abitano il giorno e la notte. Quello che attraversa monti, mari e fiumi perché un certo re Erode ti sta dietro per ucciderti. Come tanti Erodi del nostro tempo continuano ad uccidere bambini. Ecco perché non hai mai esitato a chiedere al nostro Dio continui voli di emergenza, senza scali e con atterraggi immediati specialmente verso le terre dell’Ucraina e del Medio Oriente. Lì hai ritrovato altri monti degli ulivi. Non più coi contorni limitati del piccolo podere. Ma di intere nazioni.</div><div>Lì hai incontrato e abbracciato mamme, papà, bambini, anziani e soldati “in preda all’angoscia”. Hai visto con i tuoi occhi che in ognuno di loro il sudore diventa come gocce di sangue che cadono a terra. Quel sudore e quel sangue che Tu hai versato nelle lunghe ore della passione. Allora portasti con Te Pietro, Giacomo e Giovanni. Hanno deluso ogni Tua aspettativa di conforto, di sostegno, di compassione. Si sono addormentati. I loro occhi erano appesantiti. </div><div>Stasera, hai preso con Te noi tutti. Questi tuoi fratelli e sorelle della Comunità di Scillato. Non ci hai condotti al Getsemani. Troppo distante per noi. Troppo fragili per sostarvi. Anche per pochi minuti. Hai voluto che ci incontrassimo tutti nel giorno della festa di San Pio da Pietrelcina, in questa piazza. Alle porte della Tua Casa. Per cercare di farci vedere, toccare e “udire” il silente scorrere delle gocce del sangue del dolore della guerra. Ed è così che ci chiedi di ricordare gli oltre ventimila bimbi uccisi nella Striscia di Gaza dai bombardamenti. Di raccogliere negli otri della compassione, che invoca la giustizia e il diritto alla pace, le lacrime delle migliaia di mamme che hanno visto trasformare il loro grembo, da culle di vita a tombe della morte. Per gli aborti spontanei causati da distruzione del sistema sanitario, dallo stress estremo, dalla malnutrizione, dall’inquinamento da residui bellici e metalli tossici, dalla distruzione del sistema sanitario. </div><div>Fa che l’ascolto del loro urlo muto arrivi alle nostre coscienze, come un grido che invoca la pace. Come una supplica che non ci lasci nell’indifferenza. &nbsp;</div><div>La voce di ogni vita spezzata, la voce di ogni infante dei popoli in guerra, sia per noi voce di pace. Preghiera di pace, per la pace. </div><div>Fa che non scivoliamo nel sonno. </div><div>Quelle zolle di terra del Getsemani che stasera abbiamo toccato con le nostre mani, fa che ricevano i semi della nostra fede. Della nostra speranza. Della nostra solidarietà. Della nostra carità. </div><div>Vogliamo bagnarle, irrigarle, con l’acqua pura e limpida della pace. Tra noi tutti.</div><div>Tutti. </div><div>A iniziare da questo momento. Amen.</div><div><br></div><div>don Franco e don Matteo</div><div><br></div><div><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/WhatsApp-Image-2026-09-28-at-16_jc5b6jp1.57.00.jpg"  width="287" height="360" /></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 15:00:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/WhatsApp-Image-2026-09-28-at-16.57.00_thumb.jpg" length="28948" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?preghiamo-per-la-pace</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/0000000C1</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Festa di San Pio | Scillato 2026]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000C0"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-San-Pio-2026_w6r1smwn.png"  width="824" height="1165" /></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 19 Sep 2026 13:25:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-San-Pio-2026_thumb.png" length="4195297" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?festa-di-san-pio---scillato-2026</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/0000000C0</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Maria SS. della Catena | 2026]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000BF"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Maria-della-Catena-2026.png"  width="824" height="1199" /></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 11:56:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Maria-della-Catena-2026_thumb.png" length="3284575" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?maria-ss--della-catena---2026</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/0000000BF</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Il male che impara le buone maniere]]></title>
			<author><![CDATA[don Mimmo Battaglia]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000BE"><div class="imHeading6 lh1-15" role="heading" aria-level="6">Don Mimmo Battaglia scrive ai potenti della terra</div><div>10 luglio 2026</div><div><br></div><div>“Ai potenti della terra, pace a voi!</div><div>Il male non arriva sempre sfondando una porta.</div><div>A volte entra in silenzio.</div><div>Indossa un abito elegante.</div><div>Sorride davanti alle telecamere.</div><div>Viene deposto in un astuccio, accompagnato da un biglietto, offerto con tutti gli onori.</div><div>E per qualche istante nessuno riconosce più il male, perché ha imparato le buone maniere.</div><div>È questo che mi ferisce nel gesto compiuto ad Ankara: non soltanto una pistola donata ai rappresentanti dei Paesi della NATO, ma la morte trasformata in cortesia. La possibilità di togliere la vita divenuta souvenir, memoria ufficiale, oggetto da esporre.</div><div>Abbiamo addomesticato le armi fino al punto di poterle regalare.</div><div>Questo è il vero scandalo.</div><div>Ci dite che si tratta di un simbolo. Ma sono proprio i simboli a educare il mondo. Arrivano prima delle leggi, penetrano più in profondità dei discorsi, insegnano silenziosamente ciò che una civiltà considera normale.</div><div>E quel dono insegna che il potere deve riconoscersi nel metallo di una pistola. Che un uomo importante è un uomo armato. Che tra governanti ci si può rendere omaggio consegnandosi, con eleganza, la possibilità della morte.</div><div>Sulla canna è stato inciso il nome di chi riceveva l’arma.</div><div>Ma ogni pistola porta sempre un secondo nome, invisibile.</div><div>È il nome dell’uomo contro il quale potrebbe essere puntata.</div><div>Il nome della donna che potrebbe restare senza marito.</div><div>Il nome del bambino che potrebbe attendere inutilmente il ritorno di suo padre.</div><div>Il vero destinatario di un’arma non è mai soltanto colui che la riceve. È il corpo sconosciuto che un giorno potrebbe incontrarne il proiettile.</div><div>Per questo non riesco a considerare quel gesto una semplice eccentricità diplomatica. Esso racconta un’idea del mondo. Un mondo in cui abbiamo imparato a misurare la sicurezza contando le armi, senza più domandarci quanta paura occorra seminare per custodirla. Un mondo che chiama equilibrio il terrore reciproco e pace l’intervallo durante il quale nessuno ha ancora sparato.</div><div>Da cristiano, non posso accettarlo.</div><div>Il Vangelo ci ha consegnato un’altra immagine del potere.</div><div>Cristo, nella notte in cui tutto avrebbe potuto spingerlo a difendersi, non mise un’arma nelle mani dei suoi discepoli. Mise un asciugatoio intorno alla vita. Si inginocchiò davanti a loro e lavò dei piedi stanchi.</div><div>Da una parte, un’arma offerta in piedi, tra uomini potenti.</div><div>Dall’altra, Dio inginocchiato davanti all’uomo.</div><div>Sono due civiltà.</div><div>Bisogna scegliere.</div><div>Noi cristiani non siamo ingenui. Conosciamo la violenza. La incontriamo nei quartieri abbandonati, nelle case dove manca il pane, nei corpi dei migranti, nei figli restituiti alle madri dentro una bara. Sappiamo che il male esiste. Proprio per questo rifiutiamo di renderlo elegante. Rifiutiamo di adornarlo, di lucidarlo, di trasformarlo in un segno di prestigio.</div><div>Un’arma non diventa innocente perché viene donata.</div><div>Non diventa muta perché non spara.</div><div>Non diventa umana perché porta inciso un nome.</div><div>Chiedo dunque a voi, responsabili delle nazioni, di non custodire quel dono come un trofeo. Non limitatevi a lasciarlo in una stanza, lontano dagli sguardi, come se bastasse nascondere un simbolo per cancellarne il significato.</div><div>Fate qualcosa di più difficile.</div><div>Rifiutate l’idea che la morte possa essere una forma di omaggio.</div><div>Dite pubblicamente che nessun patto tra popoli ha bisogno di riconoscersi in una pistola. Dite che la dignità di una nazione non coincide con la quantità di paura che riesce a produrre. Dite che la sicurezza non è il privilegio di chi può sparare per primo, ma il diritto di tutti a non essere colpiti.</div><div>E al prossimo vertice lasciate una sedia vuota.</div><div>Non per un presidente, non per un generale, non per un ministro.</div><div>Lasciatela per l’uomo senza nome che paga sempre il prezzo delle vostre decisioni. Per colui che non partecipa ai vertici, non firma trattati, non compare nelle fotografie, ma finisce sotto le macerie quando la diplomazia fallisce.</div><div>Guardate quella sedia prima di parlare di armi.</div><div>Forse allora comprenderete che la pace non è una debolezza da correggere, ma una responsabilità davanti alla quale inginocchiarsi.</div><div>Perché il potere che non sa inginocchiarsi davanti alla vita finirà sempre per inginocchiarsi davanti alle armi.</div><div>E quel giorno, per quanto solenni siano le cerimonie, avremo già perduto tutti.”</div><div><br></div><div>† don Mimmo Battaglia</div><div>Arcivescovo Metropolita di Napoli</div><div><br></div><div><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/IMG-20260710-WA0031-800x800.jpg"  width="800" height="800" /></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 16:42:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/IMG-20260710-WA0031-800x800_thumb.jpg" length="77719" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?il-male-che-impara-le-buone-maniere</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/0000000BE</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Celebrzioni Eucaristiche.]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000BC"><img class="image-1" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-orari-messe-2026.png"  width="824" height="1165" /></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 28 Jun 2026 18:00:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-orari-messe-2026_thumb.png" length="1505356" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?celebrzioni-eucaristiche-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/0000000BC</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Con Gesù Acqua Viva.]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000BB"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Con-Gesu-Acqua-Viva-2026_ka5y3rpe.jpg"  width="824" height="1030" /></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 17:59:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Con-Gesu-Acqua-Viva-2026_thumb.jpg" length="176044" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?con-gesu-acqua-viva</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/0000000BB</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Da "Dividiui" a piatto di grano.]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000BA"><div>Dal villaggio globale alla digitalizzazione del mondo il passo è stato breve. Come, per certi aspetti, improvvisa e silente è stata l’irruzione di un nuovo dominio: quello della tecnocrazia, con una nuova logica del potere le cui dinamiche non sono facili e immediate a comprendersi. Gli obiettivi che si prefigge di raggiungere ci incantano, ruotano attorno all’efficienza e all’ottimizzazione di tutto. A partire dal nostro quotidiano modus vivendi. Ed è così che siamo divenuti tutti figli del tempo della tecnocrazia, convinti che i problemi più difficili e più complessi possano essere risolti da abilissimi tecnici e ingegneri. Da miracolosi algoritmi. Il dominio della tecnocrazia, però, senza neanche accorgercene, ci ha trasformati da individui a “dividui”. Siamo stati frammentati in dati che meticolosamente vengono monitorati. Analizzati. Infine, utilizzati come dorate griglie di controllo per le nostre azioni future. Siamo diventati numeri. Le password miracolose che garantiscono fruttuosi investimenti agli “episcopi” del capitalismo del controllo. Ci controllano a distanza. Un controllo pervasivo e invisibile. Ogni nostro clic, ogni nostra ricerca, anche la più banale; ogni nostra possibile curiosità pone dinnanzi alle loro menti operative un profilo dettagliato di ognuno di noi. I nostri comportamenti, sogni e bisogni ai loro occhi sono prevedibili. E c’è di più. Anche facilmente manipolabili. E c’è ancora di più. Siamo monetizzati. La nostra sfida, anche come cristiani, non è quella di demonizzare o porre resistenza alla digitalizzazione del mondo e alla tecnocrazia. Ad entrambe dobbiamo donare e garantire una direzione etica che le allontani da ogni forma di potere computazionale. L’uomo non può essere ridotto a una bestia da dati da consumo. Lo spazio digitale può essere quel mondo su cui aprire finestre di riflessioni relativamente al valore del bene comune, della giustizia e solidarietà sociale. Può esserne anche promotore e realizzatore. Ci può aiutare a non essere soggetti e oggetti del processo di “dividualizzazione”. A conclusione, o meglio, all’indomani della Solennità del Corpo e del Sangue di Cristo questa riflessione potrebbe sembrare fuori luogo. Eppure, può aiutarci a uscire dai ristretti argini di una contemplazione dell’Eucarestia, del Pane spezzato e del vino versato, non meramente devozionale o dai sapori intimistici. L’ uomo eucaristico è l’asceta della vita nel presente. E la solennità del Corpo e del Sangue di Cristo ci chiede di essere e fare corpo. Anche al di fuori delle nostre Basiliche e Cattedrali. Di ogni spazio liturgico. Ci chiede di essere non dividui ma individui. Scintille divine. Briciole di Assoluto. Che il quotidiano agire “eucaristico” del cristiano, sia una sorta di guardrail sociale che dia al mondo digitalizzato e alla tecnologia, un’etica “eucaristica”. Quella che fa di ognuno di noi, come ha scritto e cantato De Gregori, un piatto di grano. </div><div><br></div><div><i>Franco &nbsp;Mogavero</i></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 11:52:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/large-ea043a2c-3bbb-4ce8-8145-3c73e8c16609_thumb.png" length="2332983" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?da--dividiui--a-piatto-di-grano-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/0000000BA</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Eva Crosetta presenta il suo libro.]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000B8"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Presentazione-libro-di-Eva-Crosetta_ixd7v3yc.png"  width="824" height="1165" /></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 09 May 2026 15:26:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Presentazione-libro-di-Eva-Crosetta_thumb.png" length="2012072" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?eva-crosetta-presenta-il-suo-libro-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/0000000B8</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Missione e Passione]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000B7"><div>Cara sorella e caro fratello, </div><div><br></div><div>la Chiesa ha le Sue voci “autorevoli”. Profetiche. </div><div>Quelle voci che ci invitano ad avere il Vangelo e i Poveri come compagni di viaggio. </div><div>Per essere in questo nostro inquieto presente cittadini e cristiani facitori di Verità. Di Giustizia. </div><div>Amanti del Bene Comune e della Solidarietà sociale.</div><div>Tessitori di Luce e di Speranza, di Pace. </div><div><br></div><div>Provare ad esserlo è una faticosa avventura. Ma non una utopia o un sogno irrealizzabile. Perché prima di tutto è un bisogno e un dovere, legato al nostro essere discepoli di Cristo tra le case e per le strade delle nostre Comunità di Collesano e di Scillato. </div><div><br></div><div>Padre Giulio Albabese, missionario comboniano, giornalista e scrittore, sarà con noi e per noi a Collesano mercoledì 29 aprile alle ore 21:00 presso la Sala della Misericordia. </div><div>Ascoltarlo sarà un dono prezioso per tutti. </div><div>Nella speranza che la sua passione missionaria e la forza del suo amore per Dio e per l’uomo siano contagiosi. </div><div><br></div><div>Ti aspettiamo. </div><div>don Franco e don Matteo</div><div><br></div><div><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Mercoledi-delle-Ceneri-2026.png"  width="824" height="1165" /></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 18:52:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Mercoledi-delle-Ceneri-2026_thumb_tbzq4h0f.png" length="4378258" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?missione-e-passione</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/0000000B7</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Madonna Nica | Maria SS. dei Miracoli.]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000B6"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Madonna-Nica-2026_57qvw1zw.png"  width="824" height="1165" /></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 19 Apr 2026 10:45:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Madonna-Nica-2026_thumb.png" length="5077351" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?madonna-nica--maria-ss--dei-miracoli-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/0000000B6</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Introduzione al Vangelo secondo Luca.]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000B5"><div>Carissima sorella e carissimo fratello, </div><div>“E cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiego loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a Lui”. Lc 24, 27. </div><div><br></div><div>La Scrittura resta sempre la Via privilegiata per conoscere Cristo ed essere Suoi discepoli. Lo stesso Gesù ha cercato di farlo comprendere ai due discepoli di Emmaus. Che oggi siamo tutti noi. Ed è per questo che ti invitiamo a partecipare venerdì 24 aprile alle ore 21:00 a Collesano presso la Sala Misericordia all’Incontro “Introduzione al Vangelo secondo Luca”. </div><div><br></div><div>L’incontro sarà tenuto in videoconferenza dal biblista bolognese don Fabrizio Marcello. Sarà in mezzo a noi, appena arrivato dalla Terra santa, anche don Sandro Barchi della Piccola Famiglia dell’Annunziata di don Dossetti. </div><div>Ti aspettiamo. </div><div><br></div><div>Don Franco e don Matteo</div><div><br></div><div>PER PARTECIPARE ALLA VIDEO CONFERENZA SU GOOGLE MEET INSERIRE IL SEGUENTE CODICE:</div><div><b class="fs16lh1-5">uwq-becq-koy</b></div><div><br></div><div><br></div><div><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-incontro-24_kw79hi4w.04.2026.png"  width="824" height="1101" /></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 19 Apr 2026 09:28:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-incontro-24.04.2026_thumb.png" length="3486876" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?introduzione-al-vangelo-secondo-luca-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/0000000B5</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Preghiamo per una Pace disarmata e disarmante.]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000B4"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-preghiera-per-la-pace-2026_08po194e.png"  width="824" height="1165" /></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 09:23:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-preghiera-per-la-pace-2026_thumb.png" length="3839456" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?preghiamo-per-una-pace-disarmata-e-disarmante-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/0000000B4</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Settimana Santa]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000B3"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Settimana-Santa-2026_5y105ziz.png"  width="824" height="1199" /></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 17:19:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Settimana-Santa-2026_thumb.png" length="2379532" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?settimana-santa-2</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/0000000B3</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Crepuscoli di Luce. In attesa della notte di Pasqua.]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000B2"><div><div><span class="fs14lh1-5">L’Unità di pastorale sinodale &nbsp;di &nbsp;&nbsp;Collesano, Scillato e Piano Zucchi ha programmato due “incontri di Quaresima” in preparazione alla Santa Pasqua.</span><br></div><div>La prima riflessione sarà tenuta da don Luca Crapazano, Rettore del Seminario di Piazza Armerina, Professore alla Facoltà teologica di Palermo, autore di diversi libri, poeta e pittore. L’incontro si terrà a Collesano, martedì 10 marzo alle ore 21:00 presso la Sala della Misericordia per essere tessitori di Speranza, quella donata dal Cristo Risorto. </div><div>Il secondo appuntamento si terrà a Scillato venerdì 13 marzo alle ore 21:00 presso il Santuario. Saranno Domenico e Stefania Anastasi a raccontarsi alla Comunità come sposi, genitori, medici e responsabili della Pastorale carceraria della Diocesi dí Palermo. Con la loro testimonianza, illuminata dalla luce della fede, ci aiuteranno a riconoscere le vie da percorrere per essere facitori dello Shalom, donato dal Cristo Risorto ai Suoi discepoli e ad ogni uomo di buona volontà.</div></div><div><br></div><div><i>don Franco e don Matteo</i></div><div><br></div><div><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-incontri-di-quaresima-2026_00qwdkus.png"  width="824" height="1165" /><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 18:25:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-incontri-di-quaresima-2026_thumb.png" length="2573680" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?crepuscoli-di-luce--in-attesa-della-notte-di-pasqua-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/0000000B2</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[San Giuseppe]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000B1"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-San-Giuseppe-2026_e3mqiszx.png"  width="824" height="1165" /></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 18:23:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-San-Giuseppe-2026_thumb.png" length="2439238" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?san-giuseppe</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/0000000B1</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Grati perchè amati]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000B0"><div data-text-align="start" style="text-align: start;"><div class="imHeading4" role="heading" aria-level="4">"Sul treno della storia per celebrare le donne di ogni tempo"</div><div><span class="fs14lh1-5">L’unità di Pastorale sinodale Collesano, Scillato e Piano Zucchi si prepara a “celebrare” la festa della donna con un “triduo” che assomiglia un po' a quelli che ci introducono alle feste delle sante e dei santi protettori delle nostre comunità. Con un invito rivolto alle comunità a compiere un breve ma intenso viaggio di riflessione per salire a bordo del treno della storia, prendendo posto sui vagoni del nostro presente. Su una fiammante locomotiva che vuole muoversi sui binari di un “rinnovato” umanesimo cristiano.</span><br></div><div>Questo il programma pianificato.</div><div>La preparazione alla festa &nbsp;inizierà alle ore 21:00 di giovedì 5 marzo. </div><div>La stazione di partenza sarà il Santuario della Madonna della Catena di Scillato. L’annuncio della partenza sarà dato ben 30 minuti prima da un solenne scampanio: un richiamo gioioso che ci invita a essere tutti presenti e puntuali. </div><div>La prima tappa del viaggio sarà un tempo di solo ascolto. Ascolteremo la dottoressa Laura Vaccaro, Procuratore aggiunto del Tribunale di Palermo. Sarà il Magistrato, con la sua esperienza e professionalità, a farci conoscere la voce del dolore e il travaglio della giustizia nei confronti del femminicidio. </div><div>La seconda tappa include un processo di presa di coscienza che ci consentirà di trasformare i numeri in persone. </div><div>Ad alta voce e uno per uno verranno letti i nomi e i cognomi delle 89 donne vittime di femminicidio del 2025.</div><div>I loro nomi e cognomi sono già stati scritti in 89 coccarde, preparate appositamente da alcune donne di Scillato. Queste coccarde saranno consegnate alle donne presenti all’incontro con l’impegno visibile di custodire la memoria delle “sorelle martiri” e a farsi sagge paladine della dignità intangibile di ogni donna. </div><div>Il 7 marzo, alle ore 18:00, si celebrerà la Santa Messa nel Santuario di Scillato. I posti di “prima classe” saranno occupati dai nomi delle 89 donne riportati sulle coccarde che le nostre donne porteranno ben evidenti sul cuore. Si pregherà per ognuna di loro. Per tutti i loro familiari. Anche per i loro carnefici. La celebrazione della loro memoria e del loro “martirio” si unirà alla supplica elevata al Padre della Giustizia affinché il loro sangue non resti solo rosso inchiostro sulle pagine della cronaca nera. </div><div>Per il giorno della festa è previsto un cambio di stazione. Ci si ritroverà alle ore 18:00 a Collesano, tra le mura della Basilica San Pietro. Passando sempre per i binari di un “rinnovato” umanesimo cristiano, il nostro viaggio si trasformerà in canto di gratitudine. Insieme celebreremo l’Eucarestia, ringrazieremo Dio per il dono della donna. Della Sua bellezza. Del Suo genio. </div><div>Per il Suo essere dono di Dio. All’uomo. All’Umanità. Alla storia. Al tempo.</div><div><br></div><div><i>don Franco e don Matteo</i></div></div><div><br></div><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Lettera-Festa-della-donna-2026.png"  width="837" height="1183" /><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><img class="image-1" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-8-marzo-2026_0dlsan15.png"  width="824" height="1165" /><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 28 Feb 2026 15:30:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-8-marzo-2026_thumb.png" length="4129313" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?grati-perche-amati</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/0000000B0</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[La Pasqua ci spinge alla Quaresima del terzo giorno!]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000AF"><div>Una possibile preghiera per provare insieme a scoprire il significato della Quaresima. Della Quaresima “del terzo giorno”. &nbsp;Per chiedere al Padre Nostro di far “risorgere” in noi la volontà del futuro. Che sia il futuro a governare il presente.</div><div><br></div><div><div><b class="fs16lh1-5">PREGHIERA</b></div><div><i class="fs14lh1-5">Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno, ma una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà».</i><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><i>(Mc 9, 30-31)</i></span></div><div><br></div><div>O Dio, Padre Nostro che sei nei cieli, che a tutti noi Tuoi figli hai permesso di abitare le grandi case del tempo e della storia. Senza mai alcun affitto da pagare. </div><div>O Dio, Sapienza Altissima, che Ti doni e dialoghi con l’uomo utilizzando la grammatica della Bellezza: le vocali dell‘Umiltà, le consonanti della Mitezza; Ti leghi a noi con le categorie dell’Alleanza e della Promessa, che hai scelto di trasformare in “divine” eredità. Quelle che Tu, Signore della Fedeltà, senza se e senza ma, hai voluto che fossero doni del Tuo patrimonio da ereditare e che ci hai lasciato in Testamento. </div><div>Testamento che sappiamo essere custodito presso la banca dell’Attesa Universale. </div><div>Aiutaci, o Padre, in questi giorni di Quaresima, a trovare il tempo per varcare il portone di questa banca. Per chiedere allo Spirito, Custode e Dispensatore di doni, di consegnarcelo, semplicemente per rileggerlo, per sentirlo nostro. E poi accompagnaci a comprendere che dobbiamo restare in attesa del terzo giorno, invisibile eredità, ora per tutti visibile come vita nuova.</div><div>O Padre, che hai voluto che il Figlio Tuo Gesù Cristo fosse il primo “ribelle” alla mentalità della rassegnazione e alla schiavitù del morire, additandoci così la Speranza come la virtù dialogante con la Fede e la Carità, fa che la Quaresima del terzo giorno, sia quel tempo che faccia risorgere nelle nostre Comunità la volontà di futuro. Siano giorni ricchi di fermenti di speranza, di germi di vita rinnovata, dove si sperimenti il risveglio della personale e comune responsabilità morale e storica. Della passione educativa. Della solidarietà sociale. </div><div>Quaresima del terzo giorno, che abbia come profondità la forza del seme e la luce dell’inquietudine della ribellione pasquale del Figlio Tuo. Che sappia far risorgere la capacità dell’ascolto reciproco, apra le orecchie delle nostre coscienze, spesso ridotte e rassegnate a pensarsi come sepolcri schiacciati dai massi del pessimismo, del disfattismo, della rassegnazione, in un mondo soggiogato dalla monarchia del virtuale. </div><div>Il terzo giorno sia tempo favorevole per prendere le distanze da quel cristianesimo che, per la stratificazione del vittimismo, del divino fatalismo, dell’angelico spiritualismo, con le loro menzogne emotive e paure fiabesche, non ci ha spinto a celebrare la Quaresima con gli stessi sentimenti del Crocifisso-Risorto, ma solo a nutrire la pazienza-rassegnazione del tempo dei quaranta giorni, dove non è mai il futuro a governare il presente, dove il terzo giorno della Resurrezione sembra non appartenerci. </div><div>O Padre, facci comprendere che il nostro celebrare la Quaresima del terzo giorno significhi anche non tacere di fronte al graduale e silente spogliamento dei servizi essenziali nelle nostre Comunità. Quei servizi che devono prendersi cura dei corpi e delle intelligenze di bambini, adolescenti, giovani, famiglie, ammalati, anziani, narrazione dello Spirito che è Comunione. Di vite. Di Comunità in cerca di Resurrezione. </div><div><br></div><div>Il terzo giorno è tempo che proviene dalla Risurrezione di Tuo Figlio. </div><div>Amen.</div><div><br></div><div>don Franco</div></div><div><br></div><div><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/mohann-trees-9480700_1920_5046yumn.jpg"  width="824" height="550" /><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 19 Feb 2026 17:34:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/mohann-trees-9480700_1920_thumb.jpg" length="788411" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?la-pasqua-ci-spinge-alla-quaresima-del-terzo-giorno-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/0000000AF</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Mercoledì delle Ceneri]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000AE"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Mercoledi-delle-Ceneri-2026_3j7y1ws8.png"  width="824" height="1165" /></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 15 Feb 2026 16:03:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Mercoledi-delle-Ceneri-2026_thumb.png" length="3474258" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?mercoledi-delle-ceneri</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/0000000AE</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Uniti nel Suo Nome. Preghiera per l'unità dei cristiani.]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000AD"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">Cara sorella e caro fratello, </div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">ti invitiamo a vivere un’esperienza di preghiera che si fa Comunione. Tra le Comunità dell’Unità di Pastorale Sinodale Collesano-Scillato-Piano Zucchi e la Comunità della Chiesa Evangelica ADI di Collesano.</div><div>Lo sappiamo bene che Comunione è una parola grande. Per molti è una eterna utopia. Ma noi vorremmo discostarci da tanto sterile pessimismo. Vorremmo semplicemente provare a toccarla. Per sentirne insieme gli odori e i sapori. </div><div>Vorremmo che non rimanesse soltanto scolpita nei documenti, nelle encicliche, nei piani pastorali. A volte, ci sembra, che si tenti di spiegarla troppo. E così diventa anche un alibi credibile per non viverla. Invece, dovremmo addestrarci nel riconoscerne la voce, i passi, i suoni. Ascoltarne il soave canto. Quello che dona un nuovo volto alla Vita e alla Comunità. Alla storia e alla società. </div><div>Ammettere solo che la comunione sia difficile e complicata potrebbe essere una bugia. Proviamo a guardare l’altro non come un problema. Ma come una risorsa. Una ricchezza. Come un fratello. Una sorella. Impegniamoci a essere tessitori di Comunione, a partire dalla preghiera. É il nostro lavoro. Di tutti e di ciascuno. Perché tutti siamo figli di Dio. Del Padre Nostro: del Padre di tutti!</div><div>Ti aspettiamo a Collesano, Basilica San Pietro, venerdì 13 febbraio ore 21:00.</div><div><br></div><div>I vostri pastori</div><div>Stefano, Matteo, Franco</div><div><br></div><div><img class="image-1" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-preghiera-unita-dei-cristiani-2026_6o7oe0tv.png"  width="824" height="1165" /><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 11 Feb 2026 15:55:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-preghiera-unita-dei-cristiani-2026_thumb.png" length="1786413" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?uniti-nel-suo-nome--preghiera-per-l-unita-dei-cristiani-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/0000000AD</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Le opere di misericordia spirituali: consigliare i dubbiosi]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000AC"><div data-line-height="1" class="lh1"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">L’ascolto è sempre fonte di crescita. </div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">L’ascolto della Parola è sempre fonte di grazia. </div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">Guidati da fra Felice e dalla Comunità In Spirito e Verità vogliamo vivere un’esperienza di crescita nella Fede, che chiamata a unirsi alla Misericordia, si realizza nelle opere. </div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">Vi aspettiamo.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div></div><div data-line-height="1" class="lh1">don Franco e don Matteo</div><div><br></div><div><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Presentazione-Signore-al-tempio-2026_u9gu8zyd.png"  width="824" height="1165" /><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 31 Jan 2026 19:42:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Presentazione-Signore-al-tempio-2026_thumb_ijpbraop.png" length="4433763" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?le-opere-di-misericordia-spirituali--consigliare-i-dubbiosi</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/0000000AC</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Presentazione del Signore al tempio]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000AB"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Presentazione-Signore-al-tempio-2026_pigq2anm.png"  width="824" height="1165" /></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 19:19:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Presentazione-Signore-al-tempio-2026_thumb.png" length="2894187" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?presentazione-del-signore-al-tempio-1</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/0000000AB</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[David M. Turoldo, ovvero il coraggio e il rischio della libertà]]></title>
			<author><![CDATA[don Luca Crapanzano]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000AA"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">Figura amata e odiata, voce baritonale da cattedrale e da deserto, così per l’amico il cardinale Gianfranco Ravasi che con Turoldo curò alcuni volumi di commento a testi della Scrittura. Profeta e disturbatore delle coscienze, come fu definito dal cardinale Carlo M. Martini in occasione del suo funerale l’8 febbraio 1992. Fece scalpore la lettera scritta alla madre di Pier Paolo Pasolini, che lesse ai funerali dell’amico intellettuale di cui celebra il funerale religioso a Casarsa il 6 novembre 1975.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Padre servita nato a Coderno nel 1916, è uno dei più rappresentativi esponenti del rinnovamento del cattolicesimo nella seconda metà del 900. Negli anni 50 fu più volte allontanato dall’Italia perché disturbava un cattolicesimo che si voleva conformista e omologato a un’unica voce: una prima volta nel 1953 dopo una lunga stagione di impegno a Milano. Riparò in un monastero tedesco da dove riuscì a tornare un anno dopo nella vitalissima Firenze che aveva Giorgio La Pira come sindaco e da lì fu allontanato nuovamente nel 1958 questa volta inviato a Londra, da cui sarebbe partito per una lunga predicazione americana. Poté rientrare in Italia nel 1960. Negli ultimi anni della sua vita avrebbe parlato di questo suo vagabondare come di un’occasione di conoscenza di volti e posti lontani: Inghilterra, Usa, Canada, America Latina… ma sul momento visse quegli esili come le “più grandi crisi della mia vita” perché, aggiungeva, era “proprio la Chiesa a impedirti di vivere il Vangelo”.</div><div><br></div><div>In una lettera poetica inviata agli amici nel Natale del 1972 dal titolo Dal pont du Mont Blanc a Ginevra dice: “Signore, volontà ci spinge a credere in questa ripresa, ogni anno, a inginocchiarci almeno una volta, davanti ad un bimbo. Per questo salvaci. Io uguale al cigno placido vado evocando, i miei natali senza dono; le case mi abbracciano, a compenso di affetti che mi sono negati”. Ecco la poesia che sta mancando in questo tempo storico o che forse sarà dispersa in qualche angolo remoto e che non riesce a raggiungere i nuovi disperati che attendono la salvezza e la vita: la poesia che dà voce all’inquietudine, al dramma delle domande irrisolte dei popoli non riconosciuti nella loro identità quali i palestinesi e gli ucraini o ai popoli della Groenlandia messi all’asta e comprati da Trump al pari dell’Asta di una festa religiosa siciliana che per raccogliere offerte vende al migliore offerente agnelli, galline e conigli.</div><div><br></div><div>Manca la poesia di denuncia e forse manca anche la profezia. Non la critica sterile o la semplice denuncia razionale, ma quella che diventa poesia, ossia la parola chiara nuda e cruda che si lasci attraversare dalla luce della speranza e che intercetti l’umano che è rimasto tra le macerie da cui partire per ricostruire. Quale poesia sta denunciando tutto questo?</div><div><br></div><div>Se non disturba più nemmeno la nostra teologia e la nostra letteratura, è perché forse non sa abitare il dramma dell’uomo, ma anzi, per paura, lo mistifica depotenziando la drammaticità del suo grido. Come Giobbe, come Geremia, Turoldo arriva a contestare Dio, per il male che distrugge e si dilegua nel mondo. Egli chiama Dio a intervenire dove ci sono le prepotenze e gli abusi, dove il potere uccide gli uomini, dove l’innocente paga per tutti, dove il dolore è un mistero infinito. Verità di tutti i tempi: chi sta pagando realmente le guerre che si stanno combattendo nel mondo se non la povera gente che non sa nemmeno il motivo per cui si uccide? “Credere a Pasqua non è/ giusta fede:/ troppo bello sei a Pasqua! Ma è al venerdì santo/ quando tu non c’eri lassù/ quando non una eco risponde/ al suo alto grido/ e a stento il Nulla da forma/ alla tua assenza”, così nella poesia Venerdì santo scritta sul finire della sua vita.</div><div><br></div><div>Il Cristo di Turoldo è il Gesù vero Dio e vero Uomo del Venerdì santo che si annulla e si svuota totalmente per darci una nuova identità e che inaugura una logica nuova per vivere da figli di Dio: non bisogna migliorarsi per meritare Dio, ma occorre perdere se stessi sino al punto da porgere l’altra guancia al nemico per poter “scoprire” una identità nuova: “Turoldo caccia il suo Dio dal territorio della società, si isola per meditare e pregare certamente, ma deve cercarlo negli occhi della gente” (cfr. R. Beano, Due voci una terra, 126).</div><div><br></div><div>Il Dio di Turoldo è nell’intimo dell’uomo, presente nella vita di tutti e soprattutto nel dramma di ogni persona. La relazione con Dio è una lotta, un corpo a corpo in cui come nella lotta di Giacobbe nel guado dello Jabbok si può uscire solo perdenti e zoppicanti o meglio arresi ad un mistero che pur essendo più intimo a noi di noi stessi, sempre e totalmente ci supera. Nel convento di San Carlo, durante la Resistenza italiana a Milano, Turoldo, insieme al confratello Camillo De Piaz, diede vita ad una testata clandestina antifascista. &nbsp;A partire dall’autunno del 1943 fu diffuso in migliaia di copie in diverse città. La scelta del nome della testata è emblematica: L’Uomo.</div><div><br></div><div>Occorreva ritornare semplicemente e drammaticamente uomini per poter abbracciare il cristianesimo incarnato del Cristo dei Vangeli ed evitare di aderire invece a quello ideologico sfruttato dai poteri di turno.</div><div><br></div><div>don Luca Crapanzano</div><div><br></div><div>sitografia: <span class="fs14lh1-5">https://www.vinonuovo.it</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 15 Jan 2026 16:18:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/cq5dam_m608lj96.thumbnail.cropped.750.422_thumb.jpg" length="68921" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?david-m--turoldo,-ovvero-il-coraggio-e-il-rischio-della-liberta</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/0000000AA</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Natale del Signore]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000A9"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Natale-Collesano-2025_7wabaefr.png"  width="824" height="1165" /></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 19 Dec 2025 19:24:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Natale-Collesano-2025_thumb.png" length="6044050" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?natale-del-signore-1</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/0000000A9</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Natale del Signore]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000A8"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Natale-Scillato-2025_w7dtzday.png"  width="824" height="1165" /></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 19 Dec 2025 19:18:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Natale-Scillato-2025_thumb.png" length="3401891" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?il-natale-del-signore</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/0000000A8</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[La meraviglia della Natività]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000A7"><div class="imHeading4" role="heading" aria-level="4"><span>Scarica il Regolamento</span></div><div><div><span class="fs14lh1-5"><b>Promotori </b></span></div><div>L'Unità di Pastorale Sinodale della Comunità di Collesano, Scillato e Piano Zucchi bandisce il </div><div>concorso "La Meraviglia della Natività" rivolto agli alunni della Scuola Secondaria di I grado di </div><div>Collesano e di Scillato. </div></div><div><b class="fs14lh1-5">1. Oggetto del Concorso</b><br></div><div><div>Il concorso ha come obiettivo la <span class="fs14lh1-5"><b>realizzazione di un Presepe</b></span> che esprima, con creatività e </div><div>originalità, il significato profondo e la bellezza del Natale. </div><div>Gli alunni potranno utilizzare materiali, tecniche e stili a loro scelta (tradizionale, moderno, </div><div>artistico, con materiali di riciclo, ecc.). </div></div><div><div><span class="fs14lh1-5"><b>2. Destinatari </b></span></div><div>Il concorso è rivolto a <span class="fs14lh1-5"><b>tutti gli alunni frequentanti il primo, il secondo e il terzo anno della </b></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>Scuola Secondaria di I grado </b></span>di Collesano e Scillato. La partecipazione può avvenire in forma </div><div><span class="fs14lh1-5"><b>individuale</b></span> o in <span class="fs14lh1-5"><b>piccoli gruppi</b></span> composti da un <span class="fs14lh1-5"><b>massino di 4 persone</b></span>. </div><div><span class="fs14lh1-5"><b>3. Fasi e Modalità di Svolgimento </b></span></div><div>Il concorso si articolerà in quattro fasi principali: </div></div><div><span class="imUl"><br></span></div><div><span class="imUl">Fase I: Avvio del Concorso</span><br></div><div>Attività: Assegnazione del compito agli alunni e comunicazione ufficiale.<br></div><div>Data/Modalità: L'Unità di Pastorale Sinodale invierà una <span class="fs14lh1-5"><b>lettera ufficiale al Dirigente Scolastico</b></span> della Scuola Secondaria di I grado per l'assegnazione e l'autorizzazione.<br></div><div><br></div><div><span class="imUl">Fase II: Consegna dei Presepi</span><br></div><div>Attività: Realizzazione e consegna fisica dei lavori.<span class="imUl"><br></span></div><div>Data/Modalità: I Presepi dovranno essere consegnati <span class="fs14lh1-5"><b>lunedì 22 dicembre 2025 dalle 16:00 alle 20:00</b></span> presso la Casa del Catechismo - Corso Vittorio Emanuele n. 76.<br></div><div><br></div><div><span class="imUl">Fase III: Valutazione</span><br></div><div>Attività: Selezione dei lavori vincitori.<span class="imUl"><br></span></div><div>Data/Modalità: Un'apposita <span class="fs14lh1-5"><b>Commissione di Esperti</b></span>, nominata dall'Unità di Pastorale Sinodale, valuterà i presepi in base a criteri di originalità, creatività, qualità artistica.<span class="imUl"><br></span></div><div><br></div><div><span class="imUl">Fase IV: Premiazione</span><br></div><div>Attività: Cerimonia pubblica di chiusura del concorso.<span class="imUl"><br></span></div><div>Data/Modalità: La premiazione avverrà <span class="fs14lh1-5"><b>Domenica 11 gennaio 2026</b></span> al termine della Celebrazione Eucaristica presso la Basilica S. Pietro in Collesano.<br></div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>4.	Criteri di Valutazione</b></span><div>La Commissione di Esperti valuterà i lavori assegnando un punteggio di massimo 10 punti per ognuno dei seguenti criteri:</div><div><span class="fs14lh1-5">•	</span><span class="fs14lh1-5"><b>Originalità e Creatività</b></span><span class="fs14lh1-5"> della rappresentazione.</span><br></div><div>•	<span class="fs14lh1-5"><b>Qualità Tecnica ed Estetica</b></span>.</div><div>•	<span class="fs14lh1-5"><b>Significato e Messaggio</b></span>.</div><div>•	<span class="fs14lh1-5"><b>Utilizzo di Materiali</b></span>.</div><div><span class="fs14lh1-5"><b>5.	Premi</b></span><div>Saranno premiati i primi tre presepi classificati:</div><div><span class="fs14lh1-5">•	</span><span class="fs14lh1-5"><b>1° Classificato:</b></span> <span class="fs14lh1-5"><b>Targa I</b></span><span class="fs14lh1-5"> Classificato e </span><span class="fs14lh1-5"><b>Buono</b></span><span class="fs14lh1-5"> Pizza + Patatine + Bibita per 4 Persone.</span><br></div><div>•<span class="fs14lh1-5"><b>	2</b></span><b><span class="fs14lh1-5"><span class="fs14lh1-5">° </span>Classificato: Targa II </span></b>Classificato e <span class="fs14lh1-5"><b>Buono</b></span> Pizza + Patatine + Bibita per 4 Persone.</div><div>•	<span class="fs14lh1-5"><b>3° Classificato: Targa III</b></span> Classificato e <span class="fs14lh1-5"><b>Buono</b></span> Pizza + Patatine + Bibita per 4 Persone.</div><div><span class="fs14lh1-5">A tutti i concorrenti verrà consegnato un </span><span class="fs14lh1-5"><b>attestato di partecipazione</b></span><span class="fs14lh1-5">.</span><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>6.	Norme Finali</b></span><div>•	I presepi dovranno essere di dimensioni ragionevoli per consentirne l'esposizione e la movimentazione (<span class="fs14lh1-5"><b>dimensione massima</b></span> consentita della base <span class="fs14lh1-5"><b>1m x 1m</b></span>).</div><div>•	Ogni presepe dovrà essere accompagnato da una <span class="fs14lh1-5"><b>scheda allegata</b></span> che indichi: Nome e Cognome dell'alunno/i partecipante/i, Classe, Titolo del Presepe.</div><div>•	I presepi consegnati verranno <span class="fs14lh1-5"><b>esposti al pubblico</b></span>, presso la Casa del Catechismo – Corso Vittorio Emanuele n. 76, nel periodo natalizio. Gli stessi verranno <span class="fs14lh1-5"><b>restituiti</b></span> al termine del Concorso.</div><div><br></div><div><img class="image-1" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-concorso-presepi-2025_2eikwf8k.png"  width="824" height="1165" /><br></div></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 06 Dec 2025 17:07:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-concorso-presepi-2025_thumb.png" length="2063654" type="image/png" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Video-Mostra-Presepi-2025.mp4" length="103781077" type="video/mp4" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?la-meraviglia-della-nativita</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/0000000A7</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Tessitori di Luce ]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000A6"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Incontri-d-Avvento-2025.png"  width="824" height="1165" /></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 06 Dec 2025 16:58:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Incontri-d-Avvento-2025_thumb.png" length="6370602" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?tessitori-di-luce--1</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/0000000A6</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[S. Eucarestia con dialogo biblico]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000A4"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-S_pvwgicmk.-Eucarestia-con-dialogo-biblico-2025.png"  width="824" height="1199" /></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 30 Nov 2025 16:39:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-S.-Eucarestia-con-dialogo-biblico-2025_thumb.png" length="1627827" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?s--eucarestia-con-dialogo-biblico</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/0000000A4</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Tessitori di Luce ]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000A3"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Incontri-d-Avvento-2024_mznt0n6z.png"  width="824" height="1165" /></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 30 Nov 2025 16:36:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Incontri-d-Avvento-2024_thumb_jxdu81lv.png" length="2547445" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?tessitori-di-luce-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/0000000A3</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Santa Lucia]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000A2"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-S_ws7njn4z.-Lucia-Scillato-2025.png"  width="824" height="1199" /></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 22 Nov 2025 16:48:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-S.-Lucia-Scillato-2025_thumb.png" length="3570614" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?santa-lucia-1</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/0000000A2</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Santa Lucia]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000A1"><img class="image-1" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-S_gmhdvzdl.-Lucia-Collesano-2025.png"  width="824" height="1199" /></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 22 Nov 2025 16:45:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-S.-Lucia-Collesano-2025_thumb.png" length="3630556" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?santa-lucia</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/0000000A1</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Immacolata]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000A0"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Immacolata-Scillato-2025_ya9xxfkk.png"  width="824" height="1199" /></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 22 Nov 2025 16:45:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Immacolata-Scillato-2025_thumb.png" length="3123213" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?immacolata-1</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/0000000A0</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Immacolata]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000009F"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Immacolata-Collesano-2025_bo9m9rro.png"  width="824" height="1199" /></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 22 Nov 2025 16:44:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Immacolata-Collesano-2025_thumb.png" length="3954018" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?immacolata</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000009F</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Solennità di tutti i Santi. Commemorazione di tutti i fedeli defunti]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000009E"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-tutti-i-Santi-2025_1o93hybc.png"  width="824" height="1199" /></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 30 Oct 2025 17:55:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-tutti-i-Santi-2025_thumb.png" length="4292124" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?solennita-di-tutti-i-santi--commemorazione-di-tutti-i-fedeli-defunti</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000009E</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Una candela in mezzo al buio per una pace disarmata e disarmante.]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000009D"><div>È stato particolarmente emozionante vedere tutta Collesano uomini, donne e bambini, riversata in piazza e tra le mura della nostra Basilica per chiedere la pace. Tra canti, silenzio e preghiera. Insieme alla comunità della chiesa evangelica. Insieme al fratello Abdelhafid, guida della comunità islamica di Catania e vicepresidente dell’unione delle comunità e delle organizzazioni islamiche in Italia. Con Abdelhafid, la moglie e la figlia abbiamo sperimentato &nbsp;la grande bellezza dell’essere figli di Dio. Di un unico Padre misericordioso che ci chiede di essere operatori e strumenti di pace. Una pagina di storia per noi. Per la nostra unità di pastorale sinodale. </div><div>Con il Padre Nostro, pregato prima in arabo da Piersanti, un giovane della parrocchia che ha studiato lingue orientali e, poi da tutti i presenti, è come se avessimo dato coralmente voce all’Amore. Alla Pace. </div><div><br></div><div>Un sincero grazie lo rivolgiamo &nbsp;a tutti i bimbi, ai ragazzi, alle loro famiglie, al preside, al corpo docente, alla sindaca e all’amministrazione comunale di Collesano, al Sindaco e alla rappresentanza dell’amministrazione comunale di Isnello, al coro parrocchiale, all’associazione musicale Pierluigi da Palestrina. </div><div><br></div><div>Possa il buon Dio posare il Suo sguardo benedicente su tutti noi, su quanti vogliono aprirsi all’Altro e agli altri. Al Padre e ad ogni uomo, riconoscendolo come vero fratello. E con il desiderio e la volontà di crescere nel nostro essere uomini, cristiani e cittadini del mondo condividiamo con voi tutti il bel messaggio che stamattina ci ha fatto pervenire il nostro fratello Abdelhafid: "Grazie di cuore per l’accoglienza affettuosa, la generosa ospitalità e il calore umano che ci avete donato durante la fiaccolata per la pace. Insieme abbiamo acceso non solo una fiamma di luce, ma anche una fiamma di fraternità e speranza che porteremo con noi.</div><div>Un abbraccio fraterno".</div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><i>don Franco e don Matteo</i></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 27 Oct 2025 11:11:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-marcia-della-pace-2025_thumb_sw4td465.png" length="5564192" type="image/png" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/1_ngb5q0hc.jpg" length="284547" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/2_xggu98lw.jpg" length="256371" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/3_5u3hbqrj.jpg" length="196096" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/4.jpg" length="522858" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/5_bwrrpw55.jpg" length="907429" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/6_unorcrgs.jpg" length="176466" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/7_kas3sqxt.jpg" length="98059" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/8_0i450n8w.jpg" length="234465" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/9_ostu9pn0.jpg" length="203544" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/10_bb0mkuje.jpg" length="153181" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/11_dax1yorl.jpg" length="183812" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/12_yyr6sz47.jpg" length="892066" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/13_er2jxmjv.jpg" length="906749" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/14_msrgqb85.jpg" length="771110" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/15_yqsqq7y0.jpg" length="667109" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/16_08vbxh7c.jpg" length="126666" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/17_7s8ts0gq.jpg" length="165123" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/18_r1e5waun.jpg" length="185003" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/19_pm727dh6.jpg" length="718853" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/20_s1ipr7y5.jpg" length="613091" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/21_kf9x3fdy.jpg" length="190262" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/22_91zots4q.jpg" length="127922" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/23_e7laa55t.jpg" length="138780" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/24_b10qhrzj.jpg" length="168237" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/25_29lg1wk9.jpg" length="228295" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/26_98t5escz.jpg" length="204850" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/27_xsajlnuf.jpg" length="221573" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?una-candela-in-mezzo-al-buio-per-una-pace-disarmata-e-disarmante--1</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000009D</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Una candela in mezzo al buio per una pace disarmata e disarmante.]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000009C"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-marcia-della-pace-2025_x5u2w8fl.png"  width="824" height="1165" /></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 18 Oct 2025 14:12:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-marcia-della-pace-2025_thumb.png" length="5564192" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?una-candela-in-mezzo-al-buio-per-una-pace-disarmata-e-disarmante-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000009C</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Festa di San Pio da Pietrelcina]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000009B"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-San-Pio-Scillato-2025_kwoyw5s3.png"  width="824" height="1165" /><div><br></div><div><div>Per la festa di San Pio, l’Unità di Pastore Sinodale Collesano Scillato Piano Zucchi, ad iniziare dalla Comunità di Scillato, ha provato a comprendere che la pace, per vivere in questo mondo, ha bisogno del nostro respiro. Noi siamo la sua aria e i suoi polmoni. Un polmone è quello della nostra preghiera e l’altro quello del nostro No incondizionato alla guerra. Uomini e donne, papà e mamme, con una fiaccola in mano si sono lasciati guidare dalla preghiera dei bambini. Per essere tutti ed insieme il “respiro della Pace”. Commovente e carico di speranza il videomessaggio inviato da Yassine Lafram, Presidente delle Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia, da una delle navi della Global Sumud Flotilla in rotta verso Gaza. </div><div>Dopo la preghiera del Sindaco Giulio Cortina, a nome di ogni &nbsp;cittadino, tutti, intonando le parole della canzone “Dio è morto”, hanno preso l’impegno di essere facitori di pace. Perché è nel mondo che faremo che Dio è risorto.</div></div></div><a href="https://youtu.be/6MO9CD66Rs8">https://youtu.be/6MO9CD66Rs8</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 16 Sep 2025 16:26:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-San-Pio-Scillato-2025_thumb.png" length="3579476" type="image/png" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/WhatsApp-Image-2025-09-24-at-11.09.14.jpg" length="182555" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/WhatsApp-Image-2025-09-24-at-11.09.15.jpg" length="148667" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/WhatsApp-Image-2025-09-24-at-11.09.16--1-.jpg" length="407555" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/WhatsApp-Image-2025-09-24-at-11.09.16.jpg" length="496374" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/WhatsApp-Image-2025-09-24-at-11.09.18--1-.jpg" length="113411" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/WhatsApp-Image-2025-09-24-at-11.09.18--2-.jpg" length="155589" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/WhatsApp-Image-2025-09-24-at-11.09.18.jpg" length="310737" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/WhatsApp-Image-2025-09-24-at-11.09.19.jpg" length="363076" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/WhatsApp-Image-2025-09-24-at-11.09.20--1-.jpg" length="309217" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/WhatsApp-Image-2025-09-24-at-11.09.20--2-.jpg" length="271845" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/WhatsApp-Image-2025-09-24-at-11.09.20.jpg" length="333758" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/WhatsApp-Image-2025-09-24-at-11.09.21--1-.jpg" length="180226" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/WhatsApp-Image-2025-09-24-at-11.09.21--2-.jpg" length="250895" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/WhatsApp-Image-2025-09-24-at-11.09.21.jpg" length="104760" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/WhatsApp-Image-2025-09-24-at-11.09.22.jpg" length="477645" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/WhatsApp-Image-2025-09-24-at-11.09.24.jpg" length="531931" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/WhatsApp-Image-2025-09-24-at-11.10.17.jpg" length="437501" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/WhatsApp-Image-2025-09-24-at-11.10.27.jpg" length="162038" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/WhatsApp-Image-2025-09-24-at-11.10.34.jpg" length="289885" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/WhatsApp-Image-2025-09-24-at-11.10.38.jpg" length="78122" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?festa-di-san-pio-da-pietrelcina</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000009B</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Solennità di Maria SS. della Catena.]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000009A"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Maria-della-Catena-2024_wj9wt38q.png"  width="824" height="1199" /></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 12 Aug 2025 11:15:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Maria-della-Catena-2024_thumb_vgkixam0.png" length="2715811" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?solennita-di-maria-ss--della-catena--1</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000009A</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Fresche conversazioni sotto le stelle con Giulio Albanese.]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000099"><div>Carissima sorella e carissimo fratello,</div><div><br></div><div>vogliamo con te compiere un viaggio tra le infinite ”galassie di etnie” del nostro universo. Un viaggio che ci farà scoprire volti e storie della nostra Casa Comune. Con le sue miserie e le sue luci. Il suo sapere millenario e i tanti semi di speranza per un futuro che sia umanamente globalizzato. Ad esplorarlo con occhi nuovi ci guiderà la mano sapiente di &nbsp;P. Giulio Albanese, missionario comboniano e giornalista, che vuole testimoniaci e insegnarci che ogni continente ha la forma di un cuore: quello di Dio. </div><div><br></div><div>Inoltre, a ricordarci che quel giorno è la festa di Santa Chiara, saranno le sorelle minori di San Francesco che si uniranno a te e noi tutti. </div><div>Ti aspettiamo. Lunedì 11 Agosto alle ore 22:00 a Piano Zucchi. Presso la chiesetta di San Paolo Apostolo. </div><div><br></div><div>p. Franco e p. Matteo</div><div><br></div><div><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Fresce-conversazioni-Piano-Zucchi-2025.png"  width="824" height="1165" /><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 26 Jul 2025 15:16:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Fresce-conversazioni-Piano-Zucchi-2025_thumb.png" length="3377207" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?fresche-conversazioni-sotto-le-stelle-con-giulio-albanese-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000099</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Insieme per connetterci... 2.0]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000098"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/WhatsApp-Image-2025-07-13-at-19.47.25.jpg"  width="824" height="1166" /></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 15 Jul 2025 20:20:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/WhatsApp-Image-2025-07-13-at-19.47.25_thumb.jpg" length="157974" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?insieme-per-connetterci----2-0</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000098</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Celebrazioni Eucaristiche. Piano Zucchi | Estate 2025.]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category="><![CDATA[]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000096"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Piano-Zucchi-2025_6fgj6ca0.png"  width="824" height="1165" /></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 02 Jul 2025 16:15:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Piano-Zucchi-2025_thumb.png" length="5056161" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?celebrazioni-eucaristiche--piano-zucchi---estate-2025-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000096</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Corpus Domini | Collesano 2025]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000094"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Corpus-Domini-Collesano-2025_brlstt38.png"  width="824" height="1199" /></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 19 Jun 2025 08:45:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Corpus-Domini-Collesano-2025_thumb.png" length="4664361" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?corpus-domini---collesano-2025</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000094</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Corpus Domini | Scillato 2025]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000093"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Corpus-Domini-Scillato-2025_eaj7onax.png"  width="824" height="1199" /></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 19 Jun 2025 08:43:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Corpus-Domini-Scillato-2025_thumb.png" length="5521588" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?corpus-domini---scillato-2025</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000093</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[A partire… dalle “umane” briciole eucaristiche]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000095"><div>Cara Comunità di Collesano, Cara Comunità di Scillato,</div><div><br></div><div>ci stiamo preparando a celebrare la Solennità del Corpo e Sangue di Cristo. La macchina dei preparativi è già in moto: altarini, fiori, coperte, piante, strade che profumano di incantevole pulizia. </div><div><br></div><div>Tutto questo ci commuove profondamente. Sono i segni loquaci della bellezza della nostra fede nell’Eucarestia. Del nostro credere che il Signore è venuto ad abitare nella terra degli uomini. In un pezzo di Pane. Pane Spezzato. E il pane ci fa subito pensare alle molliche, alle briciole. Quelle che i nostri nonni ci invitavano a non buttare. Ma a raccogliere. A prendere tra le mani. Perché preziose. Anche noi, cara sorella e caro fratello, siamo delle “umane” briciole eucaristiche. Lo siamo tutti. E vorremmo che quest’anno a fare “lievitare” evangelicamente la nostra fede nell’Eucarestia fosse il ricordo di tutte quelle “umane” briciole eucaristiche più fragili. Quelle che si sono “sbriciolate”. Che sono scomparse dalla madia della storia. Delle relazioni. Della comunità. Perché scartate. Una di queste, una tra le tantissime è Andrea Spazzacatena. Si è tolto la vita. A soli 15 anni. A Roma. Era il novembre del 2012. È stata una vittima del bullismo. A scuola. I compagni di classe avevano creato una pagina Facebook contro di lui. Lo etichettarono come “il ragazzo dai pantaloni rosa”. Dopo la sua morte la madre ha scoperto dal suo profilo social che Andrea era vittima di cyberbullismo. Ci viene in mente una bellissima poesia di Alda Merini. “Io ero un uccello dal bianco ventre gentile: qualcuno mi ha strappato le ali. Io ero un gabbiano grande e volteggiavo sui mari: qualcuno ha fermato il mio viaggio. Senza nessuna carità”. Dalla drammatica storia di Andrea è stato tratto un film. La canzone di Arisa ”Canta ancora” ne fa meravigliosamente da colonna sonora. Arisa ha voluto dedicare questa canzone a tutte le mamme che portano sulle spalle il peso del mondo per i propri figli e che farebbero qualsiasi cosa per proteggerli. Ma che in certi momenti si trovano impotenti di fronte all’odio e all’ignoranza. La loro bellezza e la loro forza, anche nel dolore più atroce, non svanisce mai. Perché una madre non smette mai di abbracciare il proprio figlio: la sua più bella “umana” briciola eucaristica. Ascoltiamo insieme la canzone di Arisa. Sia la nostra preghiera pregata che bisogna pregare nel prepararci a questa bellissima festa. Dove le “umane” briciole eucaristiche più fragili ci fanno ascoltare il grido muto delle generazione dei nostri adolescenti. A noi il compito di trasformarlo in un grido. Ma di luce. </div><div><br></div><div>don Franco e don Matteo</div><div><br></div><div><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Semplice-Foto-Motivazionale-Meditazione-Post-Instagram_4js27lfn.png"  width="824" height="1030" /><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 18 Jun 2025 08:53:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Semplice-Foto-Motivazionale-Meditazione-Post-Instagram_thumb.png" length="1850072" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?a-partire--dalle--umane--briciole-eucaristiche</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000095</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Solamente per amore. Rosario Livatino: l'Uomo, il Giudice, il Beato.]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000092"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Livatino-2025--1-_azst9qsf.png"  width="824" height="1199" /></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 16 May 2025 14:36:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Livatino-2025--1-_thumb.png" length="3606315" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?solamente-per-amore--rosario-livatino--l-uomo,-il-giudice,-il-beato-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000092</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Quando il presente diventa già futuro.]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000091"><div>Cara sorella e caro fratello,</div><div><br></div><div>con la scelta a Vescovo di Roma e a Pontefice della nostra Chiesa Cattolica di Robert Francis Prevost i nostri Cardinali ci hanno stupito. Letteralmente lasciati a bocca aperta. Per il loro illuminato e lucido discernimento. Ci hanno dato prova altissima di saggia e profetica apertura alla storia. Al nostro tempo. Con evangelica prudenza. Sono stati sentinelle in ascolto simultaneo del grido dei drammi e del canto delle speranze del mondo intero. Di un’umanità che invoca pace e giustizia. Che vuole davanti a se il Risorto, Colui che ancora può aprire le chiuse porte &nbsp;dei cuori dei potenti della terra che rifiutano la Sua pace disarmata e disarmante. Ci hanno consegnato il volto di una Chiesa dinamica. Creativa. In perfetta salute. Che non soffre di tachicardia o brachicardia. Ma non basta. Con una saturazione perfetta. Una Chiesa pronta a costruire ponti ad intra e ad extra. Lo Spirito Santo ha così riaperto i Suoi cantieri di lavoro per pianificare un vero e proprio laboratorio di speranza pronto a raggiungere ogni angolo della terra. Con tutte le sue periferie. I porporati ci hanno insegnato che quando si china il capo per permettere allo Spirito Santo di aleggiare sulle nostre intelligenze e volontà, soltanto allora il &nbsp;presente diventa già futuro. Per tanta grazia, per il nuovo Papa Leone XIV vogliamo ringraziare il Buon Dio. Lo faremo come Unità di Pastorale Sinodale. Come una briciola di tutta la Chiesa Universale. Lo faremo celebrando insieme la Santa Messa. </div><div><br></div><div>A Collesano in Basilica domani sera alle ore 18:30. A presiedere la Messa ci sarà fra Giuseppe Pulvirenti, Servo Generale dei frati mirnori rinnovati. </div><div><br></div><div>A Scillato stasera alle ore 21:00 “O Paraturi”. A presiedere l’Eucarestia sarà don Luca Crapanzano, Rettore del Seminario di Piazza Armerina e Professore alla Facolta teologica di Palermo. </div><div>Non mancare! </div><div>Ti aspettiamo.</div><div><br></div><div>don Franco e don Matteo</div><div><br></div><div><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/CITTNUOVAPAMOM_20250508195009902_443da372cc4ea5f6ae7deefedfa1bc34-scaled-720x0-c-default_6fxo956h.jpg"  width="720" height="480" /><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 09 May 2025 15:33:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/CITTNUOVAPAMOM_20250508195009902_443da372cc4ea5f6ae7deefedfa1bc34-scaled-720x0-c-default_thumb.jpg" length="59917" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?quando-il-presente-diventa-gia-futuro-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000091</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Extra omnes. Tutti fuori]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000090"><div class="imHeading2" role="heading" aria-level="2">L'ingresso dei cardinali nella Cappella Sistina, un tempo sospeso e di mistero in cui discernere il servo dei servi di Dio.</div><div>Paolo Ruffini</div><div><br></div><div>Succede, in questo tempo sospeso, che tutti nel mondo si interroghino su chi sarà il 267° vescovo di Roma. Tutti coinvolti, anche se fisicamente esclusi dal luogo dove i successori degli apostoli divenuti cardinali, raccolti e custoditi nel segreto di una Cappella, sceglieranno il servo dei servi di Dio chiamato a guidare la Chiesa.</div><div><br></div><div>Servo. Servo di un unico Popolo di cui Pietro faceva e continuerà a far parte, anche dopo essere stato chiamato a guidarlo.</div><div><br></div><div>Servo. E qui è il mistero. Come può un servo essere a capo di un popolo? Di una Chiesa?</div><div>Una domanda alla quale Gesù rispose con parole che ancora oggi fatichiamo a comprendere: “Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano, e i loro grandi esercitano su di esse il potere. Fra voi però non è così; ma chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti. Il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti” (Mc 10, 42-45).</div><div><br></div><div>Servire dunque. A questo sono chiamati i successori di Pietro per guidare la Chiesa. E questo paradosso disorienta. Confonde sia i media che i tanti centri di potere, piccoli e grandi, del mondo nel mentre che si arrovellano sull’identità e sul nome che prenderà chi potrà essere il prescelto, e provano magari anche ad influenzare la decisione, disegnando scenari e chiavi di lettura che appaiono scritti sulla sabbia.</div><div><br></div><div>Extra omnes. Questa regola scompagina questo tempo sospeso fra l’ora e il non ancora in cui &nbsp;anche i cardinali (il popolo di Dio che attende il suo pastore lo sa, lo crede, lo chiede) sono chiamati a entrare nel mistero; e lasciare non solo tutti, ma tutto fuori dalla Sistina: dunque se stessi, i loro pensieri, i loro ragionamenti; e a svuotarsi totalmente per lasciare spazio solo allo Spirito, a una dinamica che li trascende, e al mistero di Pietro.</div><div><br></div><div>Ma Pietro è questo. Un mistero che ci affida una certezza.</div><div><br></div><div>Pietro è il pescatore al quale Gesù promise che il male non avrebbe vinto: "Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa, e le porte dell'inferno non prevarranno contro di essa" (Mt 16,18).</div><div><br></div><div>E’ l’apostolo per il quale - nell’affidargli la sua Chiesa - il Figlio di Dio pregò rivolgendo una raccomandazione speciale al Padre. Perché lo sorreggesse nel portare sulle spalle un peso altrimenti troppo grande.</div><div><br></div><div>Pietro è un uomo sorretto da questa preghiera che si è estesa nel tempo e nella storia sui suoi successori per arrivare sino a noi, oggi. Una preghiera concreta, speciale appunto: perché la fede non venisse mai meno di fronte alle prove che avrebbe dovuto affrontare, così diverse e così simili a quelle del nostro di tempo, secolarizzato, diviso, polarizzato, confuso, incattivito; pieno di desiderio di comando e povero di amore, incapace di capire il valore di un servizio e del bene comune, gonfio di certezze fragili e di false verità, imbevuto più di rancori che di misericordia, così tanto spesso desideroso più di vendette che di perdono: “Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli” (lc 22,31-32).</div><div><br></div><div>Pietro è un mistero di misericordia e di amore; di comunione e di ascolto.</div><div><br></div><div>Un pescatore che sbaglia i suoi calcoli; che turbato se ne sta tutta la notte in mare senza prendere un solo pesce; che poi getta le reti dall’altra parte, solo sulla parola di uno sconosciuto. E che alla fine comprende che chi parla è il suo Maestro.</div><div><br></div><div>Pietro è un peccatore perdonato: è il prescelto che prima di gioire ha pianto amaramente, dopo aver tradito. Come Giuda. Ma lui piange. Ha pianto.</div><div><br></div><div>Nelle sue lacrime c’è tutto il suo mistero. E c’è il mistero della Chiesa. &nbsp;Quelle lacrime sono forse le chiavi del Regno. Sono le chiavi di Pietro e del suo mistero: una fragilità potente proprio perché non brilla di luce propria. Una roccia anche se non lo era. Che proprio per questo ci conferma tutti nella fede.</div><div><br></div><div>Sitografia</div><div><div>www.vaticannews.va</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 06 May 2025 19:05:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/cq5dam.thumbnail.cropped.750.422_thumb.jpg" length="82965" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?extra-omnes--tutti-fuori</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000090</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[In cammino con Maria...]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000008F"><img class="image-1" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-In-cammino-con-Maria-Scilato-2025.png"  width="824" height="1199" /></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 03 May 2025 13:23:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-In-cammino-con-Maria-Scilato-2025_thumb.png" length="3128357" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?in-cammino-con-maria----1</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000008F</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[“Solamente per Amore” nelle Parrocchie di Collesano e Scillato. ]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000008E">“In fede” in TV su Rai 1. <div>“Solamente per Amore” nelle Parrocchie di Collesano e Scillato. </div><div>Due imperdibili &nbsp;appuntamenti per conoscere il beato Livatino.</div><div><br></div><div>Il 9 maggio 2021 il giudice Rosario Angelo Livatino veniva proclamato beato. </div><div>A non permettere di cancellarlo dalla nostra memoria ci ha pensato “mamma” Rai. </div><div>Infatti, domenica 4 maggio alle ore 22:50, Rai 1 trasmetterà il docufilm “In fede: Rosario Livatino”. </div><div>Il documentario, oltre a ripercorrere la vita del giudice con la testimonianza di familiari, amici e colleghi, si avvale di una intervista esclusiva a Piero Nava, il testimone oculare che ne denunciò i Killer. Lo ha fatto con grande coraggio: ancora oggi è costretto a vivere sotto copertura e con una nuova identità. </div><div><br></div><div>Il docufilm non solo ci farà conoscere &nbsp;la figura del &nbsp;giudice “ragazzino”, ma ci farà incontrare il cuore e il volto della Chiesa: la Sua maternità. Quella che non si lascia inquinare dalle tossiche nubi del potere. Da quei diversi “Caino” che alzano la mano contro i fratelli più “piccoli”, contro quella schiera di “Abele”, miti, indifesi, disperati. Con Rosario Livatino vedremo le braccia della Chiesa aprirsi alla ricerca della giustizia e della verità. Vedremo &nbsp;le Sue mani accarezzare sempre il volto della dignità di ogni uomo. Che va sollevato dal nero fango dell’ingiustizia. È proprio vero,la nostra “madre” Chiesa ci stupisce sempre. Come solo le mamme riescono a fare. E per noi lo ha fatto additandoci come beato il giudice Livatino. Ce lo ha donato con lo “scomodo” titolo di beato. Ci tocca, infatti, assumere la non facile postura dei figli per conoscere questo fratello maggiore. Ci tocca salire con le nostre gambe arrugginite, gli ultimissimi gradini della scala che poggia sulle pareti dei ventricoli e degli atri del Suo cuore di madre. Sì, perché i beati e i santi sono quelli che stanno più in alto. A noi il travagliato compito di iniziare questa scalata. Per osservare. Per contemplare. Per imitare.</div><div><br></div><div>Nella beatificazione di Saro, nelle scelte della sua vita dobbiamo scorgervi la via “stretta” che la Chiesa ci addita per non permettere che per noi il tempo della quotidianità sia la mesta celebrazione dell’isolamento, dell’individualismo, delle martellanti paure, delle speranze mascherate. Il tempo che consenta al peccato, al male e a ogni forma di criminalità organizzata, di accovacciarsi alle porte delle nostre Comunità. Vi è senz’altro a monte una sapiente e coraggiosa scelta pastorale-spirituale. La Chiesa ci vuole educare a rendere attuale e più evangelico il culto dei santi: roccaforte inespugnabile di fedeltà, di sicurezza per tutti. E a volte anche occasione di incassi ragguardevoli…</div><div><br></div><div>Oggi, Rosario Livatino, tra dazi, intelligenze artificiali, toto Papa, tregue e promesse di pace sanguinanti, tra laceranti isolamenti, inarrestabili forme di analfabetismo affettivo ed emotivo, è il beato della giustizia e dell’amicizia sociale. Il giudice ”ragazzino” ha sempre saputo ascoltare la persona che gli stava difronte, fosse anche un criminale. Era solito all’inizio di ogni processo dare la mano a ogni imputato. Ha visto tutti come fratelli. A un poliziotto che manifestava un pavoneggiante compiacimento per l’uccisione di un mafioso, il giudice lo ammonisce severamente così: «Chi crede prega. Chi non crede sta in silenzio».</div><div><br></div><div>Leggiamo le pagine della breve vita di Livatino anche attraverso la visione di questo documentario, ma non a mo’ di rifioriti fioretti agiografici, non come eventi da annoverare negli archivi della tetra cronaca mafiosa. In esse vi sono delle scelte ragionate e pregate che hanno ricevuto solo dal Vangelo e dal Crocifisso, sempre sulla sua scrivania, la luce e la forza per diventare azioni non contaminate dal caso, da misture di compromessi politici, sociali, culturali, familiari. Scelte che portano l’impronta di Dio. Proviamo a “calpestarne” con infinita delicatezza qualcuna. Onorati di poterlo fare.</div><div><br></div><div>Nel frontespizio della sua tesi, dopo la dedica ai genitori, compariva per esteso la scritta Sub Tutela Dei. Era il nove luglio del 1975. Da quel giorno le tre lettere siglate, S. T. D., le troveremo scritte in rosso in tutte le agende annuali. Il neodottore aveva intuito perfettamente che, con la brillante laurea in giurisprudenza, si chiudeva, per certi aspetti, il tempo </div><div>della sua vita “nascosta” a Canicattì, la sua Nazareth. Dove era stato custodito dalle cure di mamma Rosalia e di papà Vincenzo e cresciuto culturalmente tra i banchi del liceo classico.</div><div>La luce della Verità che già infiammava la sua coscienza di uomo e di cristiano, con l’ingresso nel mondo della magistratura, lo conduceva pian piano tra le mura dei palazzi di giustizia prima di Caltanissetta e poi di Agrigento, la sua Gerusalemme.</div><div><br></div><div>Saro non teme la morte. Ad essa si prepara come all’ultimo e personalissimo atto di ubbidienza a Dio. L’arrivo, già messo in conto, l’ha nascosto al cuore del suo prossimo. Un nascondere per proteggere la vita dell’altro. Ha rinunciato alla scorta, alle auto blindate per non permettere ad altri padri di famiglia di subirla a causa sua. Ha chiesto ai superiori di affidargli i processi più pericolosi per custodire i colleghi sposati. Ha eclissato il sogno di una moglie e dei figli per non lasciare una vedova e degli orfani. Ha protetto gli anziani genitori da ansie e tremori nascondendo accuratamente i laceranti e incalzanti travagli interiori che gli facevano da ombra in ogni movimento del corpo e dell’anima. Non ha mai fatto richiesta di trasferimento. Si muove, è in cammino verso Gerusalemme. Decisamente.</div><div><br></div><div>Le tante notti insonni avranno trasformato la sua stanza in un pezzo dell’orto degli ulivi. Sicuramente Saro sentiva i passi e le voci dei suoi Giuda. Sicuramente avrà bagnato le lenzuola con le tiepide gocce del sudore della sua pelle. Quelle gocce che erano le lacrime silenziose di tutto il corpo. Quelle lacrime che i suoi occhi nascondevano a tutti. Quelle lacrime conosciute solo dagli occhi di Dio. Un vegliare a occhi aperti. Un chiedere a Dio la Sua protezione nel lavoro di </div><div>giudice. Questa, anche tra le mura del suo Getsemani, non è mai stata una supplica intimistica e pietistica tesa a scansarlo dalla morte di una mano assassina. Un grido martellante e stordente che si trasformasse in una assicurazione salvavita. Gli orizzonti sono altri. Il cultore dell’amicizia sociale chiedeva di porsi sempre e solo, sotto lo sguardo illuminante di Dio e della sua grazia, per sapere giudicare correttamente il fratello.</div><div><br></div><div>Ne troviamo delle rocciose conferme in alcune dichiarazioni e scritti. A soli quindici anni in un tema in classe scriveva: «Leggendo e comprendendo la Bibbia, l’uomo ne riceve i migliori consigli perché la sua vita spirituale si svolga serena e senza compromessi, e chi ha spirito pacato affronta la vita con un coraggio e una abnegazione che ogni ostacolo viene eliminato». Ancora, il diciotto luglio del 1978, il giorno del suo eccomi ufficiale al servizio della giustizia, annotava nell’agenda: «Ho prestato giuramento. Da oggi sono in magistratura. Che Iddio mi accompagni e mi aiuti a rispettare il giuramento e a comportarmi nel modo che l’educazione che i miei genitori mi hanno impartito esige». Più avanti negli anni dirà ancora: «Il compito del magistrato è quello di decidere. Scegliere è una delle cose più difficili che l’uomo sia chiamato a fare. Ed è in questo scegliere per decidere, decidere per ordinare, che il magistrato credente può trovare un rapporto con Dio. Un rapporto diretto, perché il rendere giustizia è realizzazione di sé, è preghiera, è dedizione di sé a Dio».</div><div><br></div><div>Proviamo a “calpestare” gli ultimissimi passi dell’ultima corsa di appena ottanta metri del nostro beato. Siamo sulla statale tra Canicattì e Agrigento. Saro, raggiunto da una prima pioggia di proiettili, lascia la &nbsp;sua Ford Fiesta addossata al guardrail. Perde, nel </div><div>saltarlo, il mocassino del piede sinistro e gli occhiali. Lo hanno già raggiunto tre colpi di pistola. Ma di fronte al volto crudele degli assassini, non perde la forza di fare quell’ultimo salto di qualità che per lui univa giustizia e fede, il magistrato e il cristiano. Fino all’ultimo respiro, versando il suo sangue, vuole restare fedele al suo credo che metteva insieme il diritto al Vangelo: «La giustizia è necessaria, ma non è sufficiente e, può e deve essere superata dalla legge della carità che è la legge dell’amore verso il prossimo e verso Dio». «Gesù ha elevato il comandamento della carità a norma obbligatoria di condotta, perché è proprio questo salto di qualità che connota il cristiano».</div><div><br></div><div>Le ultime parole sono quelle proferite al termine della corsa della sua vita sul letto del torrente San Benedetto: «Cosa vi ho fatto, picciotti?». Una domanda. Quella che unisce la verità alla carità. Quella che invoca la redenzione, ma che invita alla conversione. Li chiama picciotti. Li riconosce e li invita a riconoscersi come coloro che sono la manovalanza della mafia. Sono degli esecutori. Devono e possono ravvedersi. Lui ha fatto solo il giudice. Il giudice cristiano. Fino alla fine.</div><div>Grazie alla Chiesa, madre e maestra, dal 9 maggio 2021 possiamo averLo come nostro amico, un caro compagno di viaggio. Quest’anno possiamo conoscerlo di più e meglio visionando, domenica 4 maggio su Rai 1 alle ore 22:50, il docufilm “In fede: Rosario Livatino”. </div><div><br></div><div>E con l’incontro <span class="fs14lh1-5"><b>“Solamente per Amore”</b></span>, <span class="fs14lh1-5"><b>Martedì 20 maggio a Collesano</b></span> presso la Sala della Misericordia e <span class="fs14lh1-5"><b>Mercoledì 21 maggio a Scillato</b></span> presso il Santuario Maria SS. della Catena. Alle ore 21:30. Ascolteremo Tony Mira, giornalista dì Avvenire, ha scritto sul beato siciliano una completa biografia “Il giudice giusto”. Lo ha fatto raccogliendo le testimonianze di quanti gli sono stati accanto e hanno avuto l’onore di restare fulminati dalla luce della sua coscienza evangelica. </div><div><br></div><div>Intanto, da Rosario Livatino cerchiamo di imparare che “la preghiera è solamente amore. Da cercare anche quando e dove cade il sole”. Questo per il giudice ragazzino lo hanno cantato “Artisti riuniti” in una bellissima canzone “Solamente per amore”. Da cantare come una preghiera.</div><div><br></div><div>don Franco e don Matteo</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 02 May 2025 14:54:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/cq5dam.thumbnail.cropped.1000.563_thumb.jpg" length="86131" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/WhatsApp-Video-2025-05-02-at-11.39.17.mp4" length="2650801" type="video/mp4" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?-solamente-per-amore--nelle-parrocchie-di-collesano-e-scillato--</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000008E</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Da Risorti con Francesco…]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000008D"><div>Mia cara sorella, mio caro fratello, </div><div>il Risorto decide di “ritornare” tra i Suoi discepoli. Tra i suoi fratelli. Tra coloro che erano fuggiti, scappati. E che per la paura si erano pure nascosti. Come i conigli nelle buie tane. Eppure, Gesù, prima di raggiungere il Padre, li vuole rivedere &nbsp;per dare loro fiducia. Speranza. Per illuminarli con la fedeltà immutata del Suo Amore. Così, nonostante le chiuse porte, rieccolo tra le mura e le braccia della Sua Famiglia. Della Sua Comunità. Perché è inarrestabile in Lui il bisogno di amarli. Di amarli ancora. “Fino alla fine”. Vuole riabbracciarli. Farsi toccare da loro. Mangiare con loro. Ritornare a camminare in mezzo e accanto a loro. </div><div><br></div><div>In un orizzonte quasi opposto, alla vigilia della Sua dipartita, anche &nbsp;il nostro amato Papa Francesco prima di lasciarci ha “consapevolmente” voluto stare in mezzo alla Sua gente. Al suo popolo. A una briciola visibile della Sua Comunità. A iniziare dai carcerati. Ha messo da parte il peso di ogni sofferenza. E, con l’umiltà dei “piccoli”, ha benedetto nel giorno di Pasqua noi tutti, la Chiesa, il mondo intero, l’uomo. Una sorta di icona straordinariamente visibile di un progetto divino che stava per concludersi. Basta semplicemente ricordare che alla Sua prima “apparizione” come Pontefice dalla loggia di piazza San Pietro, scandalizzando tanti, aveva chiesto al Suo popolo di benedirLo. Francesco da vero discepolo del Risorto ci insegna che non ci può essere Resurrezione senza la relazione. Quella che passa e si dona attraverso il corpo. Con il nostro stare, o meglio, abitare la nostra Comunità. Allora, se la Pasqua è la festa della Speranza e della Pace, Francesco ci ha testimoniato che Essa va prima celebrata e “incarnata” nel presente della nostra vita. E nella nostra comunità. Comunità “attraversate” e servite con i nostri fragili corpi. Con mani, braccia, gambe, bocche, occhi … e intelletto benedicenti. Con cuori e coscienze aperti alla Speranza e ai suoi sorrisi: il perdono, la carità, la misericordia, la benevolenza . Ogni ultimo gesto e ogni ultima parola di Francesco, &nbsp;siano per noi un testamento “pasquale”. Dove troviamo le istruzioni per una nuova vita. Che abbraccia tutti. Se solo ci lasciamo governare, qui ed ora, dall’Amore Crocifisso. Dall’Amore Crocifisso del Risorto. In gioiosa attesa della Pasqua eterna. </div><div><br></div><div>Intanto, auguri a te, caro fratello e cara sorella, di una Santa Pasqua quotidiana!</div><div><br></div><div>Franco Mogavero</div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 23 Apr 2025 16:10:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/18addadb-7445-4821-aef7-2497e6ae95f0_thumb.jpg" length="58592" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?da-risorti-con-francesco-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000008D</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Madonna Nica. Maria SS: dei Miracoli | Collesano]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000008C"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Madonna-Nica-2025_zv3pbgk3.png"  width="824" height="1165" /></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 09 Apr 2025 13:36:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Madonna-Nica-2025_thumb.png" length="5323160" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?madonna-nica--maria-ss--dei-miracoli---collesano</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000008C</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Settimana Santa]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000008A"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Lacandina-Settimana-Santa-2025_z5lcpdvi.png"  width="824" height="1199" /></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 09 Apr 2025 13:34:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Lacandina-Settimana-Santa-2025_thumb.png" length="2403025" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?settimana-santa-1</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000008A</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Via Crucis | Scillato]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000089"><div><div>Carissima sorella e carissimo fratello,</div><div><br></div><div>abbiamo un invito da rivolgerti. Vorremmo che ti unissi a noi per un breve percorso, da farsi &nbsp;per le vie della nostra Scillato. </div><div>Ti assicuriamo che non potrai stancarti. Perché sarà breve. Ma c’è di più. Sono previste anche delle pause in alcune “stazioni particolari”. Sono state pensate e &nbsp;preparate anche per te. </div><div>Saranno delle stazioni veramente particolari. Non vi troverai, infatti, &nbsp;porte scorrevoli, binari, treni intercity o ad alta velocità, treni merci, ma dei segni. </div><div>Segni che potremo decodificare con gli occhi della solidarietà e della fede. Segni che ci aiuteranno a capire che l’Amore non uccide mai. E che dovunque c’è Amore trovi solo e sempre Vita e Salvezza. Speranza e Domani. </div><div>Tra le mura di queste stazioni “speciali” le nostre orecchie non saranno raggiunte da voci che annunciano arrivi, partenze, ritardi o scioperi. Ma dalla sola voce di fratelli e sorelle che hanno vissuto l’esperienza della ”crocifissione” dei loro corpi. Per “mali” spesso incurabili. O perché sono stati travolti dalle violente onde del male. Quelle che ti fanno sprofondare negli abissi di errori che ti inchiodano a scontare delle pene. </div><div>Ascolteremo anche la voce di qualcuno che, con ”le mani” della carità, della compassione, della cura e del servizio ha cercato di “schiodarli” o li ha già “schiodati”. Li ha aiutati a scendere dalla croce della disperazione e del buio, donando loro la luce della vera consolazione e l’abbraccio della speranza. </div><div>Ascolteremo il canto dei nostri bambini. Ascolteremo una loro preghiera. Che solleciterà le nostre coscienze spesso false e malate. Saranno proprio i bambini ad additarci una “nuova via” da percorrere per cambiare il mondo. Ha una sua unica stazione di partenza dove vi è collocata la scritta: dare fiducia all’Amore. </div><div>Ti aspettiamo. </div><div>Per questo piccolo viaggio. </div><div><br></div><div>p. Franco, p. Matteo, fra Loris, Rosella, Nino, due sorelle “schiodate”.</div></div><div><br></div><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Via-Crucis-Scillato-2025_ni92ma46.png"  width="824" height="1165" /></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 09 Apr 2025 13:29:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Via-Crucis-Scillato-2025_thumb.png" length="1194612" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?via-crucis---scillato</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000089</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Sa Giuseppe | Scillato]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000088"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-San-Giuseppe-2025_27yytnbl.png"  width="824" height="1165" /></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 11 Mar 2025 17:35:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-San-Giuseppe-2025_thumb.png" length="2375442" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?sa-giuseppe---scillato</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000088</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[La parola alle/delle donne.]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000087"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Donne-2025-_jyry8buk.png"  width="824" height="1159" /></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 26 Feb 2025 20:24:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Donne-2025-_thumb.png" length="3494452" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?la-parola-alle-delle-donne-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000087</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Disarmiamoci]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000086"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-disarmiamoci_zpwdhq4w.png"  width="824" height="1165" /></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 20 Feb 2025 22:55:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-disarmiamoci_thumb.png" length="1764617" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?disarmiamoci</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000086</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Gli arresti. Giulia, sposa a 12 anni, schiava sessuale e madre a 14: choc a Latina]]></title>
			<author><![CDATA[avvenire.it]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000085"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">Sposa bambina a 12 anni, incinta alla stessa età, una prima interruzione di gravidanza al quinto mese, nuovamente incinta dopo meno di tre mesi, una seconda interruzione di gravidanza, e infine a 14 anni la nascita di una figlia. Non è una storia da Terzo mondo ma italianissima. Storia di Giulia (nome di fantasia), bambina campana trasferita con la famiglia a Latina, dove finiscono in contatto con ambienti criminali.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>È stata infatti scoperta dai carabinieri che indagavano su una piazza di spaccio di cocaina a Campo Boario, nel capoluogo pontino, gestita dal clan Di Silvio, famiglia rom sinti, italianissimi, riconosciuta da anni come famiglia mafiosa, con attività illecite in molti territori del Lazio, da Ostia alle province di Latina e Frosinone.<div><br></div><div>Un’inchiesta durata più di quattro anni e che si è occupata in particolare dei coniugi Ferdinando Di Silvio detto “Gianni” e Laura De Rosa, detta “Puccia”, famosi anche per i due enormi leoni dorati davanti alla loro casa. Intercettandoli i carabinieri hanno scoperto «una realtà di abusi di carattere sessuale a danno della minore infraquattordicenne».</div></div><div><br></div><div>Emerge così che la bambina nel mese di agosto 2021 era in stato di gravidanza «dovuta al concepimento, avvenuto quando era ancora dodicenne, con Armando Di Silvio», figlio della coppia indagata, all’epoca diciassettenne. Durante la gravidanza, nel settembre 2021, viene celebrato «il matrimonio, non consacrato, dei due giovani, come da tradizione Sinti». Gli sposi avevano 17 e 13 anni. Due mesi dopo, una visita medica accerta che il bimbo che Giulia portava in grembo era morto.<div><br></div><div>Essendo alla 22ma settimana è necessario un intervento. Ma le famiglie dei due ragazzini, che erano a conoscenza dei rapporti sessuali tra i due e «consapevoli dell’illiceità della situazione», per evitare denunce, portano a minore presso l’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia (Napoli) dove avviene l’intervento, senza che nessuno segnali l’evidente illegalità dello stato della bambina, malgrado si tratti, oltretutto, di una struttura pubblica.</div></div><div><br></div><div>Dopo l’intervento Giulia viene riportata dai Di Silvio malgrado la madre sia preoccupata del suo stato psicofisico. «È solo una bambina», dice in un’intercettazione, insistendo nel riportarla a casa. Ma la famiglia del clan si oppone perché, dicono, è stato celebrato un matrimonio. La stessa ragazzina telefona al padre per dirgli che vuole tronare a casa, perché solo dai suoi genitori può trovare l’affetto di cui ha bisogno dopo il trauma della perdita del figlio. La mamma così la va a prendere ma provoca la reazione della De Rosa che dice di sentirsi offesa, così alla fine il papà di Giulia convince la moglie a desistere.<div><br></div><div>E la bambina non solo deve restare a casa Di Silvio accettare di avere rapporti sessuali già pochi giorno dopo l’aborto perché, diceva il giovane compagno, la doveva mettere incita subito. Giulia è usata «come una marionetta» dice ancora la madre all’altra figlia. E lei stessa racconta che le hanno buttato via i vestiti, jeans e pantacollant, perché deve indossare solo gli abiti tradizionali Sinti. Inoltre la obbligano a collaborare nello spaccio, come documentato, dalle videoriprese dei carabinieri.</div></div><div><br></div><div>E ha 13 anni. Un’età che evidentemente non conta. Niente scuola, niente svaghi. Lei serve per altro. Così dopo trenta giorni dall’aborto è nuovamente incinta. Mentre lei è preoccupata, perché il ginecologo le aveva sconsigliato una nuova gravidanza dopo poco tempo, la famiglia Di Silvio fa i complimenti al ragazzo per le sue doti sessuali. Ma, come prevedibile, dopo pochi giorni arriva la seconda interruzione di gravidanza nel dicembre 2021.<div><br></div><div>La storia non finisce qui e non finiscono le insistenze per farle fare un figlio. Che alla fine arriva, una bimba nata ad aprile, 2023, quando Giulia ha ancora 14 anni. Lo scorso 4 febbraio scatta l’operazione dei carabinieri, coordinati dalla Procura di Latina, che porta all’arresto dei coniugi Di Silvia sia per il traffico di stupefacenti che per violenza a un minore. Indagati anche i genitori di Giulia. Il gip nell’ordinanza parla di «inconcepibili e assolutamente non giustificati usi e costumi» della famiglia Di Silvio «che non può trovare ingresso nel nostro sistema giuridico e desta particolare allarme ove si tenga conto dello stato di evidente sottomissione della minore e delle pressioni psicologiche attuate sulla stessa dagli indagati, tali da indurre la vittima, che era solo una bambina, a subire passivamente le vessazioni descritte e che, tutt’oggi risulta vivere con gli indagati». Fino al 4 febbraio.</div></div><div><br></div><div>Ora, infatti, Giulia, che è nuovamente incinta di 4 mesi, è ospitata con la figlia in una casa famiglia protetta. Qui è stata ascoltata dai magistrati, alla presenza di una psicologa. Un colloquio difficile, tra ammissioni e paure, la difesa, apparsa non convinta, degli usi Sinti, ma anche la conferma del suo desiderio di tornare nella sua famiglia. Una vicenda ancora da chiarire fino in fondo, anche sulle responsabilità dei servizi sociali e delle istituzioni scolastiche e sanitarie che non hanno mai segnalato nulla al Tribunale per i minori di una bambina cresciuta troppo in fretta, di due gravidanze e di due aborti. Neanche il matrimonio celebrato in uno dei locali più lussuosi di Latina, con oltre cento invitati, e malgrado le riprese dei carabinieri, ha suscitato interesse su quella bambina, quasi un fantasma.<br></div><div><div><br></div><div>Sitografia: <span class="fs14lh1-5">www.avvenire.it</span></div></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 09 Feb 2025 16:38:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Aumento-dei-casi-di-v--23043423-_thumb.jpg" length="58893" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?gli-arresti--giulia,-sposa-a-12-anni,-schiava-sessuale-e-madre-a-14--choc-a-latina</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000085</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Presentazione del Signore al tempio.]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000084"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Presentazione-Signore-al-Tempio-2025_b227sbgz.png"  width="824" height="1165" /></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 28 Jan 2025 13:55:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Presentazione-Signore-al-Tempio-2025_thumb.png" length="3318997" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?presentazione-del-signore-al-tempio-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000084</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Il mio - "nostro" presepe...]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000083">Da giorni ho finito di allestire il mio presepe. Ma per la notte di Natale 2024 ho deciso di aggiungervi qualche altro “personaggio”. O meglio, qualche altro fratello o sorella. Altri amici. <div>Non li ho trovati e non stanno nelle pagine dei Vangeli della natività di Gesù. </div><div>Si tratta, a dire il vero, di amici che abitano le pagine del libro della mia vita. Vi hanno lasciato il loro autografo trasformandole in pagine che profumano di Vangelo. Che portano con se l’odore del popolo. Del popolo di Dio. Il profumo della vita: del bambino e del vecchietto. Del ricco e del povero. </div><div><br></div><div>Il primo amico a cui ho pensato è il caro fra Girolamo dei frati minori rinnovati. L’ho conosciuto negli anni novanta. Tra le mura del convento di Corleone. Fra Girolamo dal 30 aprile del 2003 è un cittadino del Cielo. Utilizzando il preziosissimo canale della preghiera con un”invisile” messaggio whatsapp gli ho fatto pervenire il mio invito. Fra Girolamo mi ha subito risposto con due emoticons: una faccina sorridente con gli occhi a forma di cuore e le mani in preghiera!! Ma per esaudire il mio desiderio il frate si è dovuto rivolgere alla Luce della Gerusalemme Celeste: al Buon Dio. Dal Quale, utilizzando soltanto il suo disarmante sorriso, è riuscito a farsi rilasciare un permesso speciale. Un permesso di soggiorno per una trasferta temporanea da Lassù a quaggiù! Con alcune condizioni da rispettare: rimettere sulle sue spalle le sue bisacce. Quelle della questua, le sue inseparabili compagne. Quelle che riempiva di ogni “ben di Dio” da portare nelle case dei poveri. Dai formaggi, ai salumi, alla frutta, ai biscotti. Alle caramelle, penne, colori e quaderni che distribuiva ai bambini. Quei poveri e quei bambini dovevano stare con lui ad abitare il “nostro” presepe. </div><div><br></div><div>E ancora di ritornare ad assolvere al delicatissimo compito di educatore-maestro nella cura degli ammalati, in special modo degli allettati. Di quelli da pulire con pannoloni e traverse inzuppati di pipì e con piaghe da curare. Per me il religioso lo è stato. Infatti, quando ho iniziato a cambiare il pannolone a mio papà ho provato a chiedermi chi me lo avesse insegnato e dove lo avessi imparato. A primo acchito non trovai una risposta. Poi è arrivata la luce: fra Girolamo. È stato lui… Ogni sera mi portava dai genitori di Fifetta,“u zu Tanu e a za Giuvannina” per cambiarli. Io lo osservavo… A distanza. Seguivo passo passo ogni suo gesto. Con stupore e curiosità. Fotografavo la delicatezza e la devozione con le quali le mani di fra Girolamo toccavano quelle carni. Per lui sacre e “divine”. Per me era un mondo nuovo. Passai bruscamente dall’essere invaso dai profumi Armani e Valentino dei miei maglioni, giacche e cravatte di studente universitario a quelli ”veri e belli” prodotti artigianalmente nel laboratorio della carità e del servizio. Quelli a costo zero. Profumi che oggi dopo oltre trent’anni voglio riodorare ai piedi del mio presepe. Con fra Girolamo e tutti i suoi, “i nostri angeli” senza ali.</div><div><br></div><div>Franco Mogavero</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 23 Dec 2024 11:26:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/470566215_122184496622093079_7238687818444951219_n_thumb.jpg" length="139881" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?il-mio----nostro--presepe---</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000083</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Natale del Signore. Collesano e Scillato 2024.]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000082"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Natale-2024_c025fbhn.png"  width="824" height="1199" /></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 18 Dec 2024 18:23:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Natale-2024_thumb.png" length="3943677" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?natale-del-signore--collesano-e-scillato-2024-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000082</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[XXV Anniversario di ordinazione presbiterale di don Matteo]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000081"><div><span class="fs18lh1-5">Carissimi fratelli e sorelle,<br>sarei immensamente onorato se vi uniste a me nel Rendimento di Grazie al nostro Onnipotente e Misericordioso Dio e Padre, nel giorno del XXV anniversario della mia ordinazione presbiterale.<br>don Matteo Castiglione</span></div><div><i class="fs16lh1-5"><br></i></div><div><span class="fs14lh1-5"><i><br></i></span></div><div><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-anniversario-don-Matteo_qkphkvrh.png"  width="824" height="1199" /><span class="fs14lh1-5"><i><br></i></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 18 Dec 2024 18:17:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-anniversario-don-Matteo_thumb.png" length="2838094" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?xxv-anniversario-di-ordinazione-presbiterale-di-don-matteo</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000081</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Santa Lucia | Collesano 2024]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000080"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-S_fvzwtvqn.-Lucia-Collesano-2024.png"  width="824" height="1199" /></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 17 Dec 2024 23:27:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-S.-Lucia-Collesano-2024_thumb.png" length="4502017" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?santa-lucia---collesano-2024</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000080</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Santa Lucia | Scillato 2024]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000007F"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-S_9ysci5yd.-Lucia-Scillato-2024.png"  width="824" height="1199" /></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 17 Dec 2024 23:25:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-S.-Lucia-Scillato-2024_thumb.png" length="4139377" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?santa-lucia---scillato-2024</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000007F</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[La pietà del boia]]></title>
			<author><![CDATA[don Luca Crapanzano]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000007E"><div class="imHeading2" role="heading" aria-level="2">L'umanità sembra smarrire se stessa ogni volta che dimentica la "ietas", anche di fronte al nemico colpevole.</div><div><div>Shalom Nagar, l’uomo che nel 1962 eseguì la condanna a morte di Adolf Eichmann, è morto la scorsa settimana in Israele all’età di 86 anni. Giovane guardia carceraria, Nagar ebbe la vita sconvolta quando fu estratto a sorte come boia e gli toccò di premere il pulsante per l’impiccagione di Eichmann, l’ideatore delle camere a gas e della soluzione finale di milioni d’ebrei nei lager tedeschi. &nbsp;Colpisce molto la sua testimonianza nelle pagine del libro Jerusalem Suite di Francesco Battistini, edito per Neri Pozza e uscito da poco. Nel testo dice di essere stato scelto “Perché non avevo la sete di vendetta degli altri. Io sono uno yemenita, mentre la Shoah è una cosa che ha colpito soprattutto gli ebrei europei. All’inizio, Eichmann, io non sapevo nemmeno chi fosse. L’avevo scoperto solo dopo. Un giorno il comandante venne da me, si chiamava Merhavi, e mi chiese: “Shalom, ti va di schiacciare il bottone?”. Credeva di farmi un grande onore. In fondo nelle Scritture è questo il più grande dei comandamenti: “Cancella la memoria di Amalek”, il nemico degli israeliti, e di chi vuole sterminare gli ebrei… Però io dissi che no, non volevo. C’era qualcuno che se la sentiva, altroché. Io invece ero l’unico secondino che diceva di non volerlo schiacciare, quel bottone. Tirarono a sorte. E il comandante mi disse: “È un ordine. La sorte ha detto che tocca a te. Lo farai tu”.</div><div><br></div><span class="fs14lh1-5">Shalom aveva 26 anni quando uccide Eichmann e inizia a vivere un dramma di coscienza che durerà tutta la sua vita: la compassione per i suoi nemici e la banalità del male, che non si trova nei reportage di Hannah Arendt, ma che può essere trovata ovunque, anche oggi tra guerre considerate “giuste” e guerre “sbagliate” dimenticando la radice malata di entrambe. Nagar ci testimonia che dall’ascolto della profondità dell’umano riecheggia l’eco genesiaco di quella domanda ancestrale che chiede conto della morte del proprio simile: Caino, dov’è tuo fratello? (Gen 4,9) riconsegnando all’uomo il suo rapporto originario con il proprio simile che è quello di fratello. Ogni omicidio è sempre un fratricidio. Non si può scindere la dignità personale da quella dell’altro.</span><div><span class="fs14lh1-5"> </span><br></div><div>Nella storia di Nagar emerge anche ciò che Giovanni Paolo II aveva definito come “sistema di peccato” quelle realtà dove, volente o nolente, collabori a una scia di peccato e di male perché inserito come anello di una catena di morte. Lo sono le fabbriche di armi, possono diveltarle tutte quelle realtà – anche apparentemente pacifiche – dove si è ostinatamente contro la vita propria e degli altri. Schalom in un passaggio della sua testimonianza dice: “Io avevo pietà dei miei carcerati, anche se erano terroristi. Gli arabi sono stati creati pure loro a somiglianza di Dio. Sono un popolo, hanno un’anima. Proprio come noi. E la legge ebraica dice che non devi uccidere. Non dice: non devi uccidere Mosè o Maometto. Dice che non devi uccidere. E basta”. Ecco la testimonianza estrema e drammatica di chi ha ucciso per “mestiere”, ma che è rimasto uomo allontanandosi piano piano da quel mondo fatto solo di odio. Cosa rimane dell’uomo quando la dignità dell’uomo è svenduta per qualche manciata di kilometri di territorio, come nel caso del conflitto in Ucraina? Cosa rimane ancora dell’umanità quando la scena politica si divide con parole da striscioni da stadio e blocca le manifestazioni a favore della Palestina perché schierati politicamente pro Israele?</div><div><br></div><div>La pietà di Nagar ci ricorda la pietas secondo la sensibilità greca, qualità che Virgilio sceglie di attribuire all’eroe Enea, e questa lo è per ogni uomo e non solo per gli amici. Il personaggio della mitologia greca rappresenta un nuovo tipo di eroe: le scelte che è costretto a compiere lo trasformano in un nuovo tipo di eroe, che sceglie la fuga senza più sentirla come una viltà, ma come una dolorosa necessità imposta dal fato, in previsione di un futuro per il suo popolo. Dinanzi al bene del popolo e dinanzi ad un esercito più potente, il vero leader fa un passo indietro. E questo per salvare il proprio popolo. Lezione antica e scomoda politicamente, ma che richiama il bene supremo della vita che mai può essere barattata, neanche per un ipotetico e legittimo bene superiore. Anche la fuga e il conseguente esilio vengono vissuti da Enea con pietà e per amore del proprio popolo. La pietas è anche per i vinti, fenomeno poco presente nei poemi epici. Sotto quest’aspetto l’Eneide rappresenta un’eccezione: Enea prova compassione per gli uomini che uccide proprio come Shalom Nagar. I due personaggi lontani millenni hanno entrambi una profonda umanità che li spinge ad esitare davanti a un gesto crudele e a soffrire tanto quanto le vittime di tali gesti: esempi sono le vicende di Lauso e Pallante, di Eurialo e di Niso per Enea e l’uccisione di Adolf Eichmann per Nagar.</div><div><br></div><div>Dov’è finita la nostra pietà? Dai commenti sui social pieni di odio e livore alle trasmissioni televisive dove l’opinione, non accettando il confronto con la complessa realtà, assurge a dogma (è stato creato anche il termine e il mestiere di opinionista), dai giochi della playstation, dove vince chi sconfigge, mischiati, di rovescio, ai borghesi discorsi di apparente accoglienza dell’altro; ecco, in tutto questo marasma dove abitiamo quotidianamente, emerge una umanità che ha smarrito la propria identità umana. Ed oggi un boia drammaticamente ce lo ha ricordato.</div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Sitografia: </span>www.vinonuovo.it</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 06 Dec 2024 21:56:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/i__id11991_mw600__1x_thumb.jpg" length="74122" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?la-pieta-del-boia</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000007E</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Andiamo dove la luce si fa camminare.]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000007D"><div>Carissima sorella e carissimo fratello,</div><div><span class="fs14lh1-5"> </span><br></div><div>Il santo Natale è già alle porte. Vorremmo prepararci a celebrarlo insieme a Te. In tutta la sua bellezza e con evangelico stupore.</div><div><span class="fs14lh1-5"> </span><br></div><div>Come Comunità che attende con gioia il ritorno glorioso del Figlio di Dio. </div><div><span class="fs14lh1-5"> </span><br></div><div>Per riuscirci non ci aspettano sudate fatiche penitenziali. Ne impegni a tempo indeterminato. Dovremmo semplicemente impegnarci a “ritagliare” qualche briciola del nostro tempo tutta per noi. Ti anticipiamo che si tratta di soli 180 minuti. Addirittura, pensa un po’, frazionati in due incontri “di famiglia” da 90 minuti ciascuno. Con esattezza la sera &nbsp;del 9 e del 14 dicembre. Ci sarà provvidenzialmente facile memorizzarli: saranno l’indomani della Solennità dell’Immacolata e della festa di Santa Lucia. Ci attende soltanto “una corsa” per riuscire a varcare la porta del nostro amato santuario. “Dove la luce si fa camminare”. Dobbiamo farlo. Per “trovare noi stessi”, “qualche sentiero nuovo”. “Per prendere il volo e non sentirci più soli”. Lo faremo sotto lo sguardo benedicente della nostra Madonna della Catena. Lo sappiamo bene che il Suo Volto materno “brilla anche nel buio” e “ci fa pensare al futuro…Anche quando la nebbia sembra un oceano”. Guardando il volto della nostra Madonnina si fa viva la consapevolezza che noi non siamo capaci di realizzare nessun miracolo. Ai suoi piedi comprendiamo che “poi è bellissimo sperare che non sia tutto qui”. </div><div><span class="fs14lh1-5"> </span><br></div><div>Qualche giorno fa un nostro caro amico ci ha esortato ad ascoltare San Luca, una bellissima canzone interpretata da Cesare Cremonini e Luca Carboni. Ci siamo trovati di fronte ad una bellissima preghiera. Da meditare. Potrebbe essere la nostra preghiera di Avvento. Una sorta di inno alla fede, generata dalla catarsi del silenzio e lievitata dall’attesa. Quella che abbraccia il presente e ne odora i suoi profumi. Fede che vuole attraversare “i portici” della vita con i suoi “temporali”. Fede che ci chiede di rimanere connessi gli uni agli altri. </div><div><span class="fs14lh1-5"> </span><br></div><div>Se per i bolognesi la Madonnina di San Luca e il suo santuario restano i luoghi dove il futuro incontra la Speranza. Per noi scillatesi lo è la Madonna della Catena e il nostro santuario.</div><div><span class="fs14lh1-5"> </span><br></div><div>Ti aspettiamo, per il primo dei due incontri, lunedì 9 dicembre dalle ore 21:00 alle ore 22:30 nel nostro santuario. </div><div><span class="fs14lh1-5"> </span><br></div><div>Il caro don Luca Crapanzano con il suo sapiente sorriso ci aiuterà a non sentirci soli. A toccare con le mani della fede l’oceano della speranza. </div><div><span class="fs14lh1-5"> </span><br></div><div>Prima ascolta e prega, se lo vuoi, con la canzone San Luca. Riesce a dar voce ai nostri sentimenti, ai nostri “desideri inconfessabili”. </div><div><span class="fs14lh1-5"> </span><br></div><div>Al nostro voler camminare in cerca della felicità. </div><div><span class="fs14lh1-5"> </span><br></div><div>Che in Cielo diventa Beatitudine. </div> &nbsp;<div>Grazie.</div> &nbsp;<div><span class="fs14lh1-5"><i>p. Franco e p. Matteo</i></span></div></div><a href="https://www.youtube.com/watch?v=U69k5PymUrw">https://www.youtube.com/watch?v=U69k5PymUrw</a>]]></description>
			<pubDate>Fri, 06 Dec 2024 19:28:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/4dcd68f0-75a9-4a44-a937-12b2325f6492_thumb.jpg" length="264541" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?andiamo-dove-la-luce-si-fa-camminare-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000007D</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Incontri d'Avvento 2024]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000007C"><img class="image-1" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Incontri-d-Avvento-2024_gtfve02u.png"  width="824" height="1165" /></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 05 Dec 2024 17:28:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Incontri-d-Avvento-2024_thumb.png" length="2948437" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?incontri-d-avvento-2024</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000007C</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Immacolata | Collesano 2024]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000007B"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Immacolata-Collesano-2024_68wmttwc.png"  width="824" height="1199" /></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 25 Nov 2024 19:56:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Immacolata-Collesano-2024_thumb.png" length="4709788" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?immacolata---collesano-2024</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000007B</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Immacolata | Scillato 2024]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000007A"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Immacolata-Scillato-2024_hp1mwraj.png"  width="824" height="1199" /></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 25 Nov 2024 19:55:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Immacolata-Scillato-2024_thumb.png" length="4328080" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?immacolata---scillato-2024</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000007A</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[IV Centenario del ciclo pittorico del Cappellone della Basilica di Collesano.]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000079"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Zoppo-di-Ganci-2024_z5gadont.png"  width="824" height="1199" /></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 04 Nov 2024 16:15:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Zoppo-di-Ganci-2024_thumb.png" length="2635647" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?iv-centenario-del-ciclo-pittorico-del-cappellone-della-basilica-di-collesano-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000079</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Il sorriso della speranza.]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000077"><div class="imHeading2" role="heading" aria-level="2">Lettera ai cittadini della Gerusalemme celeste e ai nostri cari defunti.<br></div>Care cittadine, cari cittadini della Gerusalemme celeste, care defunte e cari defunti tutti,<div><br><span class="fs14lh1-5">alle prime destinatarie e ai primi destinari di questa lettera scriviamo che proprio ieri, il giorno della vostra festa, vi abbiamo solennemente ricordate e ricordati. Anche se ricordarvi tutte e tutti ci è stato veramente impossibile. Siete miliardi e miliardi. Non siamo in grado di fare un preciso censimento della popolazione della vostra città. Forse perché nella metropoli dell’eternità, “governata” da Dio, nessuna cittadina e nessun cittadino è considerato semplicemente “un numero”. Da addizionare, sottrarre, moltiplicare o dividere secondo gli sporchi interessi “dell’economia della non vita”. Quella legata alla produzione e al traffico di armi. Quella che ha avviato la “silente” gara tra i potenti della terra su chi fosse il Caino più fantasioso. Inoltre, a guidarvi non c’è un governo di destra, di centro o di sinistra. Da voi mancano i palazzi con le poltrone vellutate del potere. Con i colori accesi dei loro incancellabili privilegi. Da voi non c’è la nutrita casta di onorevoli, deputati, senatori, eminenze, eccellenze, canonici, monsignori, vip. La vostra città è la sola "al mondo” dove anche la più “nobile” e “vantaggiosa” forma umana di esercizio del potere è “oscurata” dalla luce di un popolo che vive in pienezza l’essere figlie e figli di Dio. Voi tutte e tutti siete le testimoni e i testimoni invisibili in questa dimensione, eppure presenti per sempre, di quella assemblea sinodale che si ciba sui tavoli e sui banchetti della santità. Della vostra Urbe, care cittadine e cari cittadini, non conosciamo i numeri del codice di avviamento postale. Eppure, siamo certi che questa epistola vi sarà ugualmente recapitata perché la vostra Gerusalemme è l’unico luogo “dell’universo” dove i numeri non riescono a penetrare. E, mancando le cifre con i loro “paradisiaci” zeri, non c’è neanche il denaro. Niente portafogli, assegni, carte bancomat, carte di credito, bancoposta. Niente mutui, prestiti, investimenti in borsa. Niente debiti, interessi. Possibili pizzi da pagare, bustarelle da consegnare, usurai da temere. Non c’è spazio per il malaffare. Voi conoscete solo l’economia della salvezza. Insomma, a pensarci bene, la vostra è proprio una vita da favola. Da beati e santi. Ma c’è di più. Voi tutte e tutti, in questa “altra patria”, siete diventati immortali. Quasi uguali a Dio.</span><div><br></div><div>Oggi dobbiamo e vogliamo commemorare anche le nostre care defunte e i nostri cari defunti. Lo facciamo con quest’unica epistola. Potremmo dire due piccioni con una fava. E per commemorarle e commemorarli dignitosamente, è d’obbligo fare in modo che questa seconda parte della lettera non sia bagnata dalle salate lacrime del dolore, ma dal dolce pianto della gratitudine. Dal delicato silenzio dei passi della memoria che si fa preghiera. <span class="fs14lh1-5">Oggi, pur abbracciando la vostra “sedia vuota”, vogliamo trovare nel cammino della fede quei sentieri da attraversare per essere, con voi, figlie e figli del Risorto. Ecco perché il “corpo” della nostra lettera viene unificato. Si fa preghiera rivolta alle sante, ai santi, a tutte le nostre care defunte e a tutti i nostri cari defunti, nostri angeli custodi. Siate presenti nel “corpo” della vita della nostra fede quotidiana. Siate presenti soprattutto nel cuore, nella mente e nella coscienza di chi si sente un fallito, di quanti sono arrabbiati con Dio. Di chi non sa più cosa sia la speranza. Di ogni disperato. Ricordateci che agli occhi di Dio per noi che siamo quaggiù: «Mille anni sono come il giorno di ieri che è passato, come un turno di veglia nella notte».</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div>Lo chiediamo in special modo a voi mogli e a voi mariti che nei giorni della vita su questa terra avete visto bruciare il giardino del vostro amore dalle scintille laceranti delle incomprensioni o dalle fiamme violente dell’infedeltà. A voi che, solo per amore, siete riusciti a spegnerle con le lacrime del pentimento e del perdono. A voi che avete continuato ad amarvi raccogliendo in quel vostro giardino le violette profumate e nascoste della misericordia. </div><div><br></div><div>Lo chiediamo anche a quelle spose e a quegli sposi che “quaggiù”, di fronte al dono della maternità e paternità, si son trovati innanzi un semaforo acceso col solo rosso fisso. A voi, che nel buio di questo dolore, avete fatto risplendere l’amore per la vita con le fiammelle del servizio di educatrici e di educatori delle figlie e dei figli non “vostri” ma che avete trattati come vostri. A voi che ci avete insegnato a gioire per quanto di bello non ci viene dato o ci viene tolto. </div><div><br></div><div>Lo chiediamo ancora a quanti hanno raggiunto, anche all’ultimo secondo, il capezzale di una mamma, di un papà, di un figlio, di un fratello, di un parente o di un amico per stringer loro la mano con la forza del perdono. Da dare o da ricevere. A voi che ci insegnate che si può dare respiro all’amore fino all’ultimo respiro. Lo chiediamo anche alle mamme e ai papà che “quaggiù” lo sono stati “eternamente”.</div><div><br></div><div>A voi che avete lasciato sulla terra i vostri figli chiamati diversamente abili. A voi genitori da 110 e lode che avete generato e cresciuto quei “piccoli” ai quali Dio non ha nascosto i misteri del Suo Regno.</div><div><br></div><div>Venite, cari cittadini di lassù, venite care defunte tutte e cari defunti tutti, venite ad abitare le nostre Eucarestie. A illuminarle. Perché nelle nostre Eucarestie abbiamo spento la luce dell’eternità. Quella che ha il suo sole nella sapienza del cuore che Dio ci dona insegnandoci a contare i giorni della nostra vita. </div><div><br></div><div>Grazie allora per il dono della vostra presenza. </div><div><br></div><div>La ricosciamo subito. Perché possiede il sorriso della Speranza, della Speranza eterna. </div><div><br></div><div>I vostri parroci.</div><div>Franco e Matteo</div><div><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 04 Nov 2024 15:38:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/WhatsApp-Image-2024-11-02-at-20.12.33_thumb.jpg" length="311485" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?il-sorriso-della-speranza-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000077</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Solennità di tutti i Santi e commemorazione dei defunti.]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000076"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-tutti-i-Santi-e-defunti-2024_r4r1mv7w.png"  width="824" height="1199" /></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 30 Oct 2024 18:56:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-tutti-i-Santi-e-defunti-2024_thumb.png" length="2957206" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?solennita-di-tutti-i-santi-e-commemorazione-dei-defunti-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000076</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[A vincere è sempre l'Amore.]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category="><![CDATA[]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000075"><div class="imHeading2" role="heading" aria-level="2">Inizio anno catechistico 2024/25</div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5">A vincere è sempre l’Amore.</span><br></div><div><br></div><div>È questo il messaggio che ieri ha raggiunto i cuori e le coscienze dei bambini e ragazzi della nostra Unità di Pastorale Sinodale di Collesano, Scillato e Piano Zucchi.</div><div><br></div><div>Abbiamo dato inizio al nuovo anno catechistico cercando di conoscere il beato don Pino Puglisi. Bambini e ragazzi, parroci, catechisti, organizzatori della giornata, insegnanti e genitori, siamo stati raggiunti dal Suo luminoso sorriso. Grazie anche a quanti ci hanno aiutato ad “incontrarlo”: il Vescovo di Palermo don Corrado Lorefice, il Preside della Facoltà Teologica don Vito Impellizzeri; Pino Paliaga, uno dei “figli” di 3 P; il vice parroco della parrocchia di San Gaetano, don Gabriele; le sorelle della Congregazione delle Figlie della Croce. </div><div><br></div><div>Sui passi di don Pino abbiamo compreso che bisogna partire dai bambini. Perché dai bambini comincia la vita e la Speranza. E in ogni bambino il mondo ricomincia la sua vita.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 27 Oct 2024 16:45:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/1_thumb.jpg" length="511809" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/1_zgbugp4u.jpg" length="387648" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/12_1ji6y9eb.jpg" length="372369" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/13_ntvnbw2x.jpg" length="349437" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/14_70kxdfuy.jpg" length="309009" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/15_kz1d9pw8.jpg" length="296011" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/16_ehqxd4qp.jpg" length="394540" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/17_pgiy77s3.jpg" length="333482" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/18_eenf47gl.jpg" length="262209" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/19_ojly711y.jpg" length="192984" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/20_wm8u54j2.jpg" length="183654" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/21.jpg" length="158969" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/22.jpg" length="227131" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/23.1.jpg" length="179858" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/23.jpg" length="152252" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/24.jpg" length="241977" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/25.jpg" length="347157" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/26.jpg" length="317974" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/27.jpg" length="350626" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/28.jpg" length="205576" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/29.jpg" length="263733" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/30.jpg" length="230266" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/31_av7xxwqd.jpg" length="367491" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/32.jpg" length="240505" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/33.jpg" length="293765" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/34.jpg" length="213422" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/35.jpg" length="210024" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/1_058tirhn.jpg" length="511809" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/2.jpg" length="381610" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/3.jpg" length="372050" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/4.0.jpg" length="376789" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/4.1.jpg" length="310714" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/5.jpg" length="288904" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/6.jpg" length="301987" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/6b5b7422-9a8a-49c6-a3e3-77f5b6ab1c01.jpg" length="290773" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/7.jpg" length="313372" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/8.jpg" length="280834" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/9.jpg" length="225852" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/10_fk1lyxxa.jpg" length="269022" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/11_uk49zjos.jpg" length="306140" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/12_t8r935wf.jpg" length="241148" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/1_7qp3qk81.jpg" length="371327" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/21733690-989f-41a8-944b-c970b0b0b7c9.jpg" length="265004" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/a40d2e72-e687-4542-b79a-9e2dcd85a0ce.jpg" length="241131" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/bee10e1c-41f0-4690-9aed-23e5bc0bf3d5--1-.jpg" length="237865" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/bee10e1c-41f0-4690-9aed-23e5bc0bf3d5.jpg" length="237865" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/cf7b16f2-086e-4516-a423-8067029372ce.jpg" length="244599" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/d01641ee-c962-44d2-8a5f-16fa364d0e56.jpg" length="204097" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/d84435c0-c149-402a-b2c7-75d8d5cab999.jpg" length="230701" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/dca2c8d1-ccf6-46c3-a82c-4c3290dc052b.jpg" length="252905" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/eed298ea-93a4-4faf-8716-05cd9217d169.jpg" length="229516" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/f4aab54d-b29d-436b-b2f8-1b7f6eef9f10.jpg" length="200967" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/WhatsApp-Image-2024-10-27-at-10.37.56--1-.jpg" length="357558" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/WhatsApp-Image-2024-10-27-at-10.38.49--1-.jpg" length="352908" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/z.jpg" length="151562" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/1_058tirhn.jpg" length="511809" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/2.jpg" length="381610" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/3.jpg" length="372050" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/4.0.jpg" length="376789" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/4.1.jpg" length="310714" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/5.jpg" length="288904" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/6.jpg" length="301987" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/7.jpg" length="313372" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/8.jpg" length="280834" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/9.jpg" length="225852" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/10_fk1lyxxa.jpg" length="269022" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/11_uk49zjos.jpg" length="306140" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/12_t8r935wf.jpg" length="241148" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/13_yu1x4js3.jpg" length="187508" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/14.1.jpg" length="237378" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/14.2.jpg" length="254103" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/14.3.jpg" length="339889" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/14.4.jpg" length="289303" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/6b5b7422-9a8a-49c6-a3e3-77f5b6ab1c01.jpg" length="290773" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/15_f8kxozaa.jpg" length="328979" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/16_vs93uuof.jpg" length="304486" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/17_m68epvrv.jpg" length="310006" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/18_47e8akn8.jpg" length="174510" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/19_ku2yt3s7.jpg" length="355182" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/20_ff8xb474.jpg" length="162784" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/21_5laxaddj.jpg" length="276837" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/22_hotgl1za.jpg" length="240723" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/23_50jzrqli.jpg" length="215406" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/24_d1yantkz.jpg" length="218061" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/25_0a2o9px6.jpg" length="196935" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/27_hjh4acmd.jpg" length="281602" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?a-vincere-e-sempre-l-amore-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000075</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Sulle orme di Padre Pino Puglisi.]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000073"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Inizio-anno-catechistico-2024_axwfyteu.png"  width="866" height="1225" /></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 10 Oct 2024 16:02:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Inizio-anno-catechistico-2024_thumb.png" length="2414816" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?sulle-orme-di-padre-pino-puglisi-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000073</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[San Francesco | 2024]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000071"><div>Le comunità dell'Unità di Pastorale Sinodale Collessano, Scillato e Piano Zucchi a Tusa presso il Convento delle sorelle minori di San Francesco.</div><div><br></div><div><div><span class="fs14lh1-5"><i>Laudato si', mi' Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione.</i></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><i>Beati quelli che 'l sosterrano in pace, ca da te, Altissimo, sirano incoronati.</i></span></div></div></div><a href="https://www.youtube.com/watch?v=N7CaWBmSgp8">https://www.youtube.com/watch?v=N7CaWBmSgp8</a>]]></description>
			<pubDate>Sun, 06 Oct 2024 15:28:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/WhatsApp-Image-2024-10-06-at-17.17.37--3-_thumb.jpg" length="214140" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?san-francesco---2024</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000071</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Segui i social media dell'Unità di Pastorale Sinodale]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000070"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-social-medie-ups-cospi-2024_k4mum8iv.png"  width="866" height="1225" /></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 25 Sep 2024 20:20:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-social-medie-ups-cospi-2024_thumb.png" length="2034302" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?segui-i-social-media-dell-unita-di-pastorale-sinodale</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000070</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Sacramento della Confermazione.]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000006E"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">Cari Sofia, Domenico, Giorgia, Dalila, Melania, Chiara, Beatrice, Liborio e Arianna,</div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5"><br></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">quando nei nostri ambienti ecclesiali e formativi si parla e si straparla di voi adolescenti, a volte, fa capolino la figura di un parroco “speciale”: don Lorenzo Milani. Prima di morire nel testamento per i suoi “alunni” di Barbiana scrisse: «Cari ragazzi ho voluto più bene a voi che a Dio, ma ho speranza che Lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto al Suo conto. Un abbraccio, vostro Lorenzo». </div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>È una testimonianza pastorale e pedagogica profondamente bella per noi parroci, per i genitori, il padrino, la madrina, per ogni educatore. Per tutta la Comunità di Scillato. Di quelle capaci di raccogliere subito migliaia e migliaia di like. Infatti, siamo sicuri che anche voi, che amate tanto Instagram, avete già il vostro ditino pronto a premere sull’icona del cuoricino. Quella collocata, se ricordiamo bene, in basso a destra. </div><div><br></div><div>Però, a pensarci bene, è una testimonianza sapientemente scomoda soprattutto per noi educatori. Perché zittisce le loquaci e accese discussioni su di voi, le mille analisi “da tuttologi”. Quelle aridamente giudicative che “blabbeggiamo” sulla vostra fatica a lasciarvi “incapsulare” in percorsi formativi che non vi entusiasmano. Perché ingessati e arrugginiti dalle paure di noi “grandi”, specialmente dalla paura di “perdervi”. Perché un po’ troppo distanti dai bisogni dei vostri cuori. Dalle vostre vite. </div><div><br></div><div>Per questo nostro “limite affettivo” vi chiediamo di perdonarci. Purtroppo, senza rendercene conto, siamo stati un po’ avari nel donarvi fiducia. Una cattiva cataratta protettiva ci ha quasi convinto a scegliere le facili vie della benevola imposizione e del “si è sempre fatto così”. Abbiamo visto solo le vostre fragilità che poi in parte, vi confessiamo, sono anche le nostre. Ci impegneremo a stilare con voi un “patto educativo” che sappia ascoltare la voce della vostra intelligenza, il respiro delle vostre aspirazioni, le pulsazioni della vostra sensibilità. Vogliamo utilizzare l’alfabeto della vostra creatività, per scrivere nuove pagine della storia della “nostra” crescita umana, spirituale e culturale. Utilizzando anche la punteggiatura dell’autoresposabilizzazione.</div><div><br></div><div>Papa Francesco ci insegna che: «Quella che stiamo vivendo non è semplicemente un’epoca di cambiamenti, ma è un cambiamento di epoca». Quest’assembramento di cambiamenti, continui e celeri, ci ha confusi e disorientati. Ci sta cogliendo impreparati. Serve anche il vostro aiuto per sincronizzare il passo delle nostre storie, figlie di diverse generazioni. Indossiamo insieme gli scarponi della consapevolezza e non le morbide babbucce da notte del disinteressato comodismo.</div><div><br></div><div>Sociologi ed esperti della comunicazione ci parlano di voi come i nativi digitali. È una sorta di “battesimo” laico che avete ricevuto fin dal grembo materno. A voi, “nativi digitali”, chiediamo per questo nuovo patto educativo, di essere nostri maestri. Fateci scoprire e conoscere i doni che sgorgano dalle sorgenti di questo battesimo social. Permetteteci di unire la nostra esperienza alla vostra, per leggere insieme le insidie nascoste tra le maglie della “Rete”. </div><div><br></div><div>Siamo nell’era dell’AI, dell’intelligenza artificiale. Quella che, per coloro che ne parlano in modo entusiastico, può tutto e cambierà tutto. Potrebbe diventare la “madrina” del vostro affacciarvi alla vita adulta. La vostra “confermazione” alla vita “socialvirtuale”. Nel tempo ne scopriremo la bellezza e i limiti.</div><div><br></div><div>L’attuale dibattito, con le sue attese, non ci distragga mai dal comune dovere di “coltivare” le vostre intelligenze. Quelle unte dal crisma, quel crisma che emana il profumo dell’Amore del Creatore. </div><div>Vi chiediamo, pertanto, di metterci insieme alla scuola dell’Amore. È sull’amore che si fonda la potenza educativa. Non nel giudicare. </div><div><br></div><div>Se questa sarà la nostra scuola, sarete voi i primi cristiani e cittadini capaci di fare di Scillato, con le vostre vite, un “ambone” sul mondo.</div><div><br></div><div>Vi abbracciamo.</div><div><span class="fs14lh1-5">I vostri parroci</span></div><div><span class="fs14lh1-5"><i> Franco e Matteo</i></span></div><div><br></div><div>PS: Ci piace concludere questo nostro messaggio invitandovi ad ascoltare, col vostro cuore e la vostra intelligenza, Alfa e Vecchioni. Intreccio di generazioni e di poesia, che credono nei sogni da farsi insieme. Sia il canto del nostro presente e del nostro domani.</div><div><br></div></div></div><a href="https://www.youtube.com/watch?v=g64A9bjPK6o">https://www.youtube.com/watch?v=g64A9bjPK6o</a>]]></description>
			<pubDate>Mon, 23 Sep 2024 15:36:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/WhatsApp-Image-2024-09-22-at-20.17.29--1-_thumb.jpg" length="174948" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/1.jpg" length="318687" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/02.jpg" length="268651" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/03.jpg" length="257576" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/04.jpg" length="274534" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/05.1.jpg" length="226743" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/05.jpg" length="182245" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/06.jpg" length="213318" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/07.jpg" length="177133" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/08.jpg" length="222490" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/09.jpg" length="174948" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/10.jpg" length="179575" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/11.jpg" length="260720" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/12.jpg" length="288764" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/13.jpg" length="168600" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/14.jpg" length="256725" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/15.jpg" length="184332" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/16.jpg" length="195266" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/17.jpg" length="187949" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/18.jpg" length="242250" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/19.jpg" length="246252" type="image/jpeg" />
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/images/20.jpg" length="295573" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?sacramento-della-confermazione-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000006E</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[A Palermo, il consumo di crack sta dilagando tra gli adolescenti.]]></title>
			<author><![CDATA[FiloRosso Revolution]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000006D"><div class="imHeading4" role="heading" aria-level="4">Filorosso Revolution 03/09/2024. Rai Play.</div></div><a href="https://www.youtube.com/watch?v=2Zoiukfas0s">https://www.youtube.com/watch?v=2Zoiukfas0s</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 17 Sep 2024 19:13:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/mercato-di-ballaro-3-1_thumb.jpg" length="103156" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?a-palermo,-il-consumo-di-crack-sta-dilagando-tra-gli-adolescenti-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000006D</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Foggia. Khady Sene: «Io, prima donna immigrata a capo di una Caritas».]]></title>
			<author><![CDATA[avvenire.it]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000006C"><div class="imHeading4" role="heading" aria-level="4">La scelta del vescovo Ferretti. In Italia dal 2012, senegalese, 31 anni, ultima di sette fratelli, ha operato nei ghetti della Capitanata prima come volontaria poi come operatrice.</div><div><br></div><div>Un’immigrata alla guida della Caritas di Foggia. È Khady Sene, 31 anni, del Senegal, in Italia dal 2012, da più di dieci anni volontaria e poi operatrice accanto agli ultimi. L’ha nominata l’arcivescovo di Foggia-Bovino, don Giorgio Ferretti.<div><br></div><div>È la prima donna immigrata a ricoprire questo incarico in Italia e in assoluto il più giovane direttore di una Caritas diocesana. Immigrata, donna, giovane. E presto sarà anche cittadina italiana. «L’Italia è la nazione che mi ospita e dove vengo sostenuta nelle mie battaglie per i diritti degli ultimi e quindi mi sento al 100% sia senegalese che italiana», dice in un italiano perfetto.</div></div><div><br></div><div>Ultima di sette fratelli, dopo il diploma in lingue (parla quattro lingue, oltre ad alcune africane) decide di venire in Italia per gli studi universitari. Ma a Foggia scopre che il suo titolo di studio non è riconosciuto. «Così ho fatto gli esami di scuola media da privatista e poi ho seguito una scuola serale perché la mattina lavoravo come receptionist in un B&amp;B. E vivevo ospite di una famiglia. Così mi sono diplomata in finanza e marketing e poi mi sono iscritta a Giurisprudenza. Il lavoro mi assorbe tanto ma la laurea è un obiettivo che raggiungerò».<div><br></div><div>Nel 2013 comincia a fare la volontaria in Caritas. «Guardandomi intorno, mi sono resa conto che non ero la sola, migliaia di migranti meno fortunati di me vivono nei ghetti, stretti nella morsa della criminalità organizzata. Non potevo stare a guardare, dovevo fare qualcosa. Il Signore deve aver ascoltato il mio cuore, perché presto la Caritas mi ha proposto un lavoro, prima come mediatrice e poi come operatrice».</div><div><br></div><div>Fino a diventare responsabile dei due progetti, Presidio e Sipla. «Ho da subito fatto attività di sportello nei ghetti perché sentivo il bisogno di non stare chiusa in un ufficio ma di uscire, di vivere quella realtà». Con una precisa convinzione: «Mi sono occupata molto dei temi del lavoro, con rapporti con le imprese e con le istituzioni. Con la Questura e con la Squadra mobile abbiamo fatto un bel lavoro per i permessi di soggiorno».</div></div><div><br></div><div>Come per la vicenda di Kemo, vittima nel luglio 2019 di una gravissima aggressione razzista, seguito da Khady già in ospedale, poi accolto in Caritas e ora autonomo con un lavoro e una casa. Ora toccherà a lei organizzare la “squadra” Caritas. «Il vescovo ha a cuore molti progetti, continuando quello che Giusy Di Girolamo ha fatto prima di me, ma anche creando nuove iniziative. Piano piano le realizzeremo ma non da soli».<br></div><div><br></div><div>Perché Khady ha un sogno per Foggia. «Vedere una città unita, capace di vivere insieme. Da sempre il mio lavoro non è quello di dividere ma di unire. Per questo sposo l’idea del vescovo di coinvolgere tutti, sempre in comunità, con le parrocchie e le organizzazioni del territorio». Sa di essere conosciuta come «la direttrice degli immigrati ma non mi occuperò solo di immigrati».<div><br></div><div>Assicura di non aver subito problemi di razzismo. «Sicuramente ci sono state occasioni spiacevoli, sguardi e parole che ti fanno sentire diversa. Ma non ci ho fatto caso, non mi sono mai sentita diversa. Questo è stato come uno scudo che mi ha aiutato a superare alcune difficoltà ed è quello che ho sempre cercato di insegnare ai ragazzi immigrati». Ed anche il rapporto con gli italiani che ha aiutato sono positivi. «Sono sempre stata accettata. Temevo qualche commento negativo degli italiani alla mia nomina. Invece non ce ne sono stati. C’è molta gente che va al di là del colore della pelle. Questo mi rassicura e mi dà forza per andare avanti». Un impegno certo non facile. «Sono tante le storie che ascolto, tutte dolorose ed emozionanti. Sono ben consapevole che il mio ruolo di operatrice umanitaria deve essere svolto con il cuore, perché bisogna fare tua la sofferenza del fratello che stai ascoltando altrimenti è solo assistenzialismo. Queste emozioni mi ripagano del lavoro che svolgo ed io, che sono stata fortunata, sono fiera di potermi prendere cura di loro».</div></div><div><br></div><div>Non tutte storie finite bene. «Sono tante quelle che ricordo con tristezza. Ma quella che mi ricorderò sempre è quella di un ragazzo del Ghana, Emmanuel, che ho assistito fino all’ultimo respiro. Altri grazie a Dio sono salvi, autonomi, hanno un percorso bellissimo, lui invece non ce l’ha fatto e lo ricorderò sempre». Ma ci sono anche tante storie belle. «Vedere riemergere tantissimi ragazzi che hanno sofferto. Come una ragazza che ho salvato dalla tratta insieme al suo bambino e oggi ha una casa, lavora, il bimbo va a scuola, è diventata davvero una vera donna, una mamma. Proprio due giorni fa mi ha telefonato dicendomi una cosa che mi ha colpito tantissimo. “La tua nomina non è solo un riconoscimento per te ma per tutti noi. Per questo dobbiamo dire grazie a monsignor Ferretti perché ha saputo guardare lontano”. Sentire le sue parole mi ha emozionato perché è qualcosa non solo tua ma di tutta la comunità che tu hai abbracciato e hai fatto tua».<br></div><div><br></div><div>A cominciare dal dramma dei ghetti che Khady non pensava di trovare in Italia. «Mio fratello per due anni ha vissuto per strada a Barcellona ma lì non ci sono ghetti. La prima volta che ho messo piede nel “gran ghetto” di Torretta Antonacci per una settimana non ho dormito sul letto perché mi sentivo male. Io comunque tornavo a casa, trovavo un letto, stavo bene, mentre nel ghetto ci sono persone che non hanno neanche l’acqua calda per farsi una doccia».<div><br></div><div>Per questo, aggiunge, «il nostro impegno sta andando avanti. Pochi giorni fa c’è stato un tavolo molto importante col prefetto Maurizio Falco, Commissario straordinario per il superamento dei ghetti. C’era anche l’arcivescovo e varie organizzazioni. Sono fiduciosa che si vada avanti e che quello che si realizzerà non diventino dei ghetti d’oro ma realmente delle abitazioni e questi ragazzi possano finalmente trovare l’Europa che sognavano».</div></div><div><br></div><div>E proprio i ragazzi di uno dei ghetti, quello enorme di Borgo Mezzanone dove vivono in più di duemila, sono venuti in Caritas a festeggiare la sua nomina. «È stato un momento molto speciale con loro». L’ultimo pensiero è per la famiglia lontana. «A casa sono più che felici e vogliono festeggiare. Anche perché nella mia famiglia sono la prima che ha continuato gli studi, che si sta laureando, che lavora e si batte per i diritti degli ultimi».<br></div><div><br></div><div>Sitografia: https://www.avvenire.it<br></div><div><br></div><div><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/IMG-20240916-WA0037--002-.jpg"  width="585" height="390" /><br></div><div><i class="fs12lh1-5">Khady Sene con il Papa.</i><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 17 Sep 2024 18:50:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/IMG-20240916-WA0038--002-_thumb.jpg" length="79005" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?foggia--khady-sene---io,-prima-donna-immigrata-a-capo-di-una-caritas--</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000006C</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Festa di San Pio da Pietrelcina.]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000006B"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-San-Pio-Scillato-2024_q5oze47v.png"  width="866" height="1225" /></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 17 Sep 2024 18:43:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-San-Pio-Scillato-2024_thumb.png" length="3529077" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?festa-di-san-pio-da-pietrelcina-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000006B</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Le Inquietudini pastorali e l’esaltazione della Croce.]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000006A"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">Ci sono sante inquietudini pastorali. Profondamente vere. Perché bagnate e impastate di umanità. Straordinariamente belle. Perché hanno come lievito il Vangelo. Sono quelle che arrivano a rubarti perfino lunghi pezzi di sonno nella notte. Sono generate da “piccole” voci che parlano all’intelletto, al cuore, alla coscienza. Anche agli occhi e alle orecchie.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Inquietudini che ti esortano a non essere una guida cieca, un educatore sordo che non conosca l’autorevolezza della compassione. A non lasciarti schiacciare dalla paura di guardare in faccia i cambiamenti del tempo presente. Anzi di cercarli. Di ascoltarli. Di tessere con loro un dialogo i cui destinatari siamo noi tutti, i figli dell’oggi. Di questo mondo. Di questa società liquida dove corriamo il rischio di essere assunti come operai, anche a tempo indeterminato, nella fabbrica della cultura del malessere e delle passioni tristi. In quell’azienda della “non cultura” che vuole radere al suolo la Comunità, le Relazioni, il nostro essere Chiesa e la Comunicazione. Quella “non cultura” che ha confezionato infiniti lotti di produzione di “famiglie perfette”. Dove però ci si sente corpi estranei, vuoti. Lacerati dall’oppressione, dal disagio. Vite in cerca della libertà che si lascia stringere e imprigionare dalle mani “inaridite” dell’edonismo e del nichilismo.</div><div><br></div><div>A tal proposito, penso a Riccardo. Da giorni tra le mura del carcere minorile Beccaria di Milano. Lo ricordo, raggiunto dalle “piccole” voci delle mie sante inquietudini che si fanno “sudata” preghiera. Lo ricordo come figlio di Dio. Di questo tempo. Della Chiesa. Lo ricordo come il mio fratello. Con lui penso alla mamma Daniela. Al papà Fabio. Al fratellino Lorenzo. Questi ultimi li ricordo come cittadini del Cielo.</div><div><br></div><div>Parte del mondo mediatico li sta triturando, “strapazzando”. Vuole ridurli a figli della cronaca. E non della storia. Del gossip macabro. Che fa impennare lo share e gli indici di ascolto. Con la caccia ai migliori psichiatri, psicologi e criminologi chiamati giustamente a trovare, alla luce delle loro competenze, cause e moventi sull’“evento” e sul gesto omicida. Ma quando l’analisi diventa morbosamente e squallidamente cronachismo, come una fiction con i suoi attori principali e secondari, aleggia il rischio di trovarsi di fronte ad una ennesima e lacerante spettacolarizzazione del dolore. Dove a fare da regia su tutto vi è l’onda oceanica dell’emotività. Quella che riesce perfino a saziare il nostro bisogno di essere soggetti “pensanti”. Ma non basta. Che ci allontana dall’uso dell’intelligenza della fede la cui fonte principale resta la Parola di Dio. Quella proclamata dagli amboni. Da ascoltare non solo tra le mura delle nostre chiese, ma per le vie della storia. Delle storie di vita. Anche di Riccardo, Fabio, Lorenzo e Daniela.</div><div><br></div><div>Chi sono loro per noi? Forse ha provato a dircelo il profeta Isaia proprio domenica scorsa, quando parla “degli smarriti di cuore”. Come lo sono tanti figli di questo tempo. Come tanti di noi. Smarrito di cuore è colui che, pur essendo circondato da moglie, marito, figli, amici e conoscenti, vive l’amara esperienza dell’analfabetismo affettivo. Anche nei suoi spazi vitali resta un perfetto sconosciuto. Un anonimo. La sua quotidianità conosce il regime sociale del mutismo relazionale. È colui che non si sente amato da Dio e dal suo prossimo più prossimo. Il suo cuore si è smarrito in una sorta di “stare pandemico” che celebra solo l’esaltazione di se stesso. La macchina della sua vita si è fermata nel tunnel buio del vittimismo esistenziale.</div><div><br></div><div>Senza la presunzione di analisi esaustive, proviamo a leggere con le luci dell’intelligenza della fede la vita dei tanti “Riccardo” di “quest’ora”. La loro vite hanno bisogno di essere abbracciate dal coraggio generato dalla consolazione della fede. Ai nostri figli non riusciamo più ad annunciare, di fronte alla ricerca di un senso da dare alla loro vita, che Dio è venuto a salvarli. A salvarci. Col suo Amore: un Amore “coraggioso”. Con cui il Padre “esalta” il Figlio e tutti i suoi figli.</div><div><br></div><div>Oggi celebriamo la festa dell’esaltazione della Croce. Nei nostri paesi è diventata la festa del Crocifisso. Una scelta che, per certi aspetti, le consegna un taglio un po’ più devozionale e meno esistenziale. Che tiene a bada e anestetizza la profezia della Croce.</div><div><br></div><div>Ma come parlarne ai nostri figli? Non è per nulla facile. Esaltazione e croce è un binomio difficile da unire. Sembra “pane” per mistici. Partiamo dai testimoni. Oggi chi può insegnarci a celebrare con uno sguardo esistenziale, e non devozionale, la festa dell’esaltazione della Croce? Penso ai nonni di Riccardo. Non li conosco. Non so neanche se hanno alle spalle un cammino di fede cristiana. So soltanto che il loro nipote ha ucciso brutalmente i loro figli e il nipotino. Eppure, di fronte alla sua richiesta di incontrarli la loro risposta è stata immediata. Ha dato voce all’Amore e al perdono. «Noi ci saremo. Non lo abbandoneremo». Questi nonni oggi si fanno maestri di vita. Catechisti dell’Amore che si innalza. Che vince il male. Che esalta la Vita. Che fa risorgere.</div><div><br></div><div>Don Franco Mogavero<div><span class="fs14lh1-5"><i>Pubblicato su ilcefalino.it il 14/09/2024</i></span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 14 Sep 2024 14:18:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/cross-1623184_1280_thumb.jpg" length="111005" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?le-inquietudini-pastorali-e-l-esaltazione-della-croce-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000006A</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[“Maria, maestra nella comunicazione”.]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000069">Anche nella difficile arte del comunicare Maria ci è madre e maestra. Lo è stata per il Figlio Gesù. Lo è stata per ogni Suo discepolo, soprattutto dopo la Sua morte e resurrezione. Lo è per ognuno di noi. Sempre.<div><br></div><div>Maria di Nazaret nel mondo della comunicazione si consegna o, meglio, si dona a noi come la donna del dialogo. Con Dio e con la storia. Con gli uomini e con gli angeli. Col il tempo fatto di secondi, minuti, ore, giorni, mesi ed anni. E con il “tempo” tutto impastato e lievitato dall’invisibile grazia divina. Quella che genera e illumina la storia della salvezza. </div><div><br></div><div>Maria è la “signora” del dialogo con il kronos e con il kairos. Il dialogo nel comunicare resta la sua corsia preferenziale. È attraverso il dialogo che nella coscienza dell’uomo fanno scalo quei messaggi di “vita” che uniscono il Cielo alla terra. Il dialogo è il ricamo più “eloquente” che Maria ha saputo tessere con l’eleganza propria del genio femminile. È possibile “leggerlo” e contemplarlo in modo specialissimo, nella pagina del Vangelo dell’Annunciazione. Dove anche l’annuncio “più divino” di tutta la storia dell’umanità indossa l’abito del dialogo. Questo prezioso dialogo-ricamo Maria l’ha tessuto sul telaio della fede, utilizzando le candide bende di lino dell’umanità. Ma non basta. Per questo Suo pregiatissimo ricamo ha scelto anche dei coloratissimi fili di seta. Quelli che oggi è sempre più difficile reperire e acquistare tra le vetrine dei grandi centri commerciali, delle tante mega metropoli della comunicazione virtuale. Quelle di Facebook, YouTube, Instagram, TikTok. Sono i fili di seta del turbamento che passano per la cruna dell’ago della lucida riflessione. Quelli della ragione che non temono di intrecciarsi con quelli dell’intelligenza della fede. Del domandare. Dell’ascolto attivo. Della fiducia. Fili dorati che hanno evitato ogni incrocio con i like dell’autocelebrazione. Del narcisismo che magnifica se stesso. </div><div><br></div><div>Maria ci addita la via della dinamicità del dialogo anche con Dio. Un dialogo che mai potrà “oscurare” la bellezza e la dignità della nostra umanità. Proviamo a pensare un po’ di più a Maria come donna del dialogo. Quello che non teme la ricerca. Quello che implora la conoscenza della Verità a partire dalla Parola e secondo la Parola. Forse ci è più facile accogliere e subire il fascino della Madre di Dio come la donna del silenzio, dell’abbandono e dell’ubbidienza senza se e senza ma. È la spiritualità mariana vincente. Ma se assolutizzata ci porta fuori strada. Anche perché il Suo “Eccomi” si fa cammino con i passi del dialogo. L’eccomi di Maria sgretola ogni possibile forma di pietismo devozionale, di intimismo mistico perché si è cibato della potenza rivoluzionaria della Comunicazione. Quella tra Dio e le Sue Creature. Tra i suoi figli e figlie tutte. Tra di loro. Sulle pagine del tempo.</div><div><br></div><div>Don Franco Mogavero</div><div><span class="fs14lh1-5"><i>Pubblicato su ilcefalino.it il 31/08/2024</i></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 04 Sep 2024 14:47:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/DSC_1718-scaled_thumb.jpg" length="899589" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?-maria,-maestra-nella-comunicazione--</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000069</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Incontro testimonianza.]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000068"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-da-Efeso-a-Istanbul-2022_rzd3h70v.png"  width="866" height="1225" /></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 14 Aug 2024 14:50:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-da-Efeso-a-Istanbul-2022_thumb.png" length="3378023" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?incontro-testimonianza-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000068</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA["Il miracolo" di fare ed essere Comunità.]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000067">Carissime figlie, carissimi figli, sorelle tutte e fratelli tutti della nostra amata Scillato,<div>da sempre ogni festa e, in modo speciale quella patronale, consente alle nostre Comunità di vivere la bellezza gioiosa dello stare insieme. Del sentirsi ancor di più una piccola-grande famiglia. Tutto questo lo sperimentiamo puntualmente ogni anno anche noi tutti per la festa della Madonna della Catena. Improvvisamente ci ritroviamo ad avere come nostra casa comune il santuario e la piazza. Due luoghi con identità completamente differenti eppure luoghi dove ancora nei nostri paesi le relazioni, la prossimità e la comunione trovano il loro volto, le loro mani e le loro braccia. Il loro cuore e la loro coscienza. I segni di un sorriso. Restano i luoghi della festa. </div><div>Alle feste, cara sorella e caro fratello, ci si prepara. Hanno una loro luminosa dignità che tutti insieme siamo chiamati a custodire e a far brillare. E poi, la nostra è una festa tutta dedicata “a Marunnuzza”. Alla Madre di Dio e del Signore nostro Gesù Cristo. A Colei alla quale ci siamo sempre rivolti per ogni necessità, aiuto, conforto. Soprattutto nei giorni della sofferenza e del dolore. Proprio perché sappiamo che Lei, come Madre, non solo sa pazientemente ascoltarci, ma ancor prima comprenderci e perdonarci. Il Suo cuore ha due grandi occhi che riescono a leggere tutto. A volte, non serve aprire bocca perché Lei vede e sa. </div><div>Ma non basta. Sta sempre ad aspettarci. È la Madre dell’accoglienza che aspetta te, cara sorella e caro fratello, come Suo figlio e come figlio della Chiesa. Ti attende alle ore 19:00 dei giorni 16, 17, 18 e 19 agosto. Per prepararti alla Sua festa. Celebreremo l’Eucarestia per le vie della nostra Scillato.</div><div>Le Sante Messe saranno presiedute da Vescovi e presbiteri che ci aiuteranno a fare festa accanto e con Maria. A farlo come comunità cristiana che ha scelto di camminare nella carità. Maria, da noi invocata come la Madonna della Catena, attende i nostri bambini e ragazzi. Sarà compito dei genitori e dei catechisti esortarli a essere presenti. A educarli a interrompere un po’ prima il tempo del gioco. Della partita al pallone, della corsa in bici. Aspetta te, cara moglie, cara mamma. Attende te, donna che hai trascorso la giornata tra impegni lavorativi e familiari. Magari, prima di pensare alla cena, vorresti riposarti un po', possibilmente sdraiata su un comodo divano e accarezzata dalla fresca aria di un condizionatore. Aspetta te, caro marito e padre che hai appena concluso la tua giornata di lavoro e che, al tramonto del sole, dopo una salutare doccia, vorresti non uscire più di casa. Aspetta voi tutti che siete in vacanza. Voi che tornate dal mare e che pensate, dopo cena, di fare una passeggiata o di gustare un gelato o assaporare una birra fresca al bar con i vostri amici. Attende anche voi, nonni e nonne, i nostri amati e insostituibili “vecchietti”. Presenze che ammantano di saggezza anche la celebrazione dell’Eucarestia. Voi che faticate a muovervi per le forme svariate di artrosi e artriti delle vostre gambe e ginocchia. Voi che non siete più autonomi nel muovervi e che dovete chiedere a figli, nipoti o vicini di casa di accompagnarvi. Attende te, cara sorella e caro fratello, che sei arrabbiato con tutti e con te stesso. Anche con Dio. Attende te che hai scelto la solitudine o lo schermo della tv o del tuo smartphone come compagni di vita. Aspetta te, che sei deluso, amareggiato dalla vita, dai parenti, dagli amici più cari. Desidera te, che hai il cuore ferito e che non riesci più a versare una lacrima e neanche a donare un vero sorriso. Ci aspetta tutti. Per riempire di speranza la vita della nostra Comunità e il suo domani. </div><div>Vi siamo ancora grati per la vostra bella presenza quella meravigliosa sera del primo giugno in occasione della Solennità del Corpus Domini. È stato un “miracolo”. Compiuto da voi. Dalla fede, dalla generosità e dalla pronta risposta di ciascuno. Ci auguriamo che lo stesso miracolo possa ripetersi in queste sere. Per la sua realizzazione serve la tua presenza che si fa dono per tutta la comunità.</div><div>I vostri parroci.</div><div>p. Franco e p. Matteo</div><div><br></div><div><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-In-cammino-con-Maria-Scillato-2024_oeq2ak82.png"  width="866" height="1225" /><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 13 Aug 2024 18:22:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-In-cammino-con-Maria-Scillato-2024_thumb_mrrnqd6h.png" length="3311617" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?-il-miracolo--di-fare-ed-essere-comunita-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000067</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Discorso del Vescovo di Cefalù]]></title>
			<author><![CDATA[Diocesi di Cefalù]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000066"><div><span class="fs14lh1-5"><b>S.E.R. Mons. Giuseppe Marciante</b></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Discorso alla Città di Cefalù e alla Chiesa Cefaludense nella festa del Santissimo Salvatore</span><br></div><div><br></div><div>Sagrato della Basilica Cattedrale</div><div><span class="fs14lh1-5">Cefalù, 06 agosto 2024</span><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Carissime sorelle e fratelli, </span><div><span class="fs14lh1-5">carissimi figli e figlie della nostra amata Cefalù,</span><br></div><div><span class="fs14lh1-5">la nostra città è conosciuta in ogni angolo del mondo per la sua bellissima Cattedrale, per il suo pregiatissimo Pantocratore, per le acque limpide e azzurre del suo mare.</span><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Sappiamo bene che Gesù nella sua predicazione ha utilizzato l’acqua come metafora della vita vera. Come non ricordare l’affascinante dialogo al pozzo di Giacobbe tra Gesù e la samaritana?</span><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Stasera ci sarà utile ricordare, anche, quanto la riva e il mare siano presenti nelle pagine dei Vangeli. Il mare viene utilizzato dallo stesso Gesù come luogo e “via” privilegiata per comunicare.</span><br></div><div><span class="fs14lh1-5">É il luogo dove ogni umana paura con le sue tempeste vengono inaspettatamente placate. Il mare diventa per noi porta che Dio apre per accogliere e incontrare “l’altro”. Per fare delle differenti culture “i ponti a costo zero”, di quel processo “eterno” di globalizzazione che ci invita a gettare sempre le reti della speranza, nelle acque del mare delle relazioni.</span><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Stasera vogliamo coralmente presentare a Gesù Salvatore le nostre invocazioni partendo dall’acqua e dal mare.</span><br></div><div><span class="fs14lh1-5">La siccità nel nostro territorio, in tutta la Sicilia, in tutto il nostro Paese è diventato un fenomeno insostenibile. É a rischio l’intero settore agricolo, zootecnico e forestale. Pastori e agricoltori sono nella disperazione. Non piove più da mesi e, purtroppo, le previsioni metereologiche non sono confortanti.</span><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Al Salvatore, stasera, accanto al dono della pioggia, chiediamo che le nostre coscienze comprendano come l’essere custodi del patrimonio della creazione, a partire dall’acqua, ha avuto delle ingiustificabili battute d’arresto. Ci siamo lasciati governare e “sostenere” non più dalla maternità della terra, ma da ingiustificabili omissioni, cattive pigrizie, da sporchi interessi economici e di mercato.</span><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Le nostre coscienze di uomini, di cittadini e di cristiani hanno urgente bisogno di essere bagnate e irrigate dal senso di responsabilità personale e comunitario. Dalle acque che sgorgano dalla sorgente del bene comune, ultimamente sempre più difficile a trovarsi, perché coperta dalle pietre, dalle spine e dai rovi dei nostri egoismi, opportunismi e individualismi.</span><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Gesù Salvatore, illumina le nostre menti.</span><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Donaci Tu quella sapienza che ci è utile per comprendere che il dramma dell’attuale situazione idrica, è aggravato da deficienze strutturali e da manutenzione carente. Si spreca oltre il 50% delle risorse idriche tra continui guasti e condutture vetuste, mentre sempre più cittadini devono fare ricorso alle autobotti il cui costo è triplicato.</span><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Nelle nostre Madonie esiste l’incompiuta diga di Blufi, un vero e proprio “monumento dello spreco”. Quest’opera avrebbe dovuto raccogliere le acque del fiume Imera e così dissetare le province che soffrono maggiormente la siccità: Agrigento, Caltanissetta ed Enna.</span><br></div><div><span class="fs14lh1-5">I lavori iniziati negli anni '90, furono interrotti nel 2002. È stato espropriato e distrutto un patrimonio agricolo e generazioni di sapienza contadina. Si farà mai? Nel decennio 1950-1960 il sociologo Danilo Dolci condusse una appassionante battaglia: sotto il dominio della mafia, l’acqua era diventata un affare e la si elemosinava. Il sociologo fece comprendere che la lotta per l’acqua aveva un alto valore simbolico, come atto di liberazione dal potere mafioso.</span><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Chiediamo a Gesù Salvatore che tutti gli Enti preposti continuino la loro attenta opera di vigilanza su eventuali “speculazioni”, che possono danneggiare i cittadini, il lavoro, “il pane” di agricoltori e allevatori, il futuro di aziende e cooperative gestite dai nostri giovani.</span><br></div><div><span class="fs14lh1-5">La città di Cefalù è posta in un’isola che sta al centro del Mediterraneo. La sua cultura, le sue radici hanno sempre avuto nella diversità culturale un canale di ricchezza. I cittadini di Cefalù conoscono bene il valore dell’accoglienza, del dialogo, del confronto. Non temono le nuove idee. Di generazione in generazione sono stati immersi dalle onde delle tante trasformazioni epocali. Accolte come sfide da governare con saggezza e audacia.</span><br></div><div><span class="fs14lh1-5">La presenza di tanti turisti è ricchezza culturale ed economica, ma è una presenza che va governata per non impoverire, fino alla sua scomparsa, la cultura locale con i suoi residenti.</span><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Viene chiamato overtourism il sovraffollamento turistico che va a impattare negativamente sulla qualità della vita percepita dai cittadini residenti sia sulle esperienze dei visitatori. Non sono segno di civiltà alcune reazioni contro i turisti, ma occorre governare il fenomeno.</span><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Cefalù ha come suo distintivo una dichiarata vocazione internazionale, che si muove tra le azzurre acque del mare nostrum. Cefalù ha tutte le potenzialità per diventare una città. Non mi piace che venga indicata come “borgo”, anzi penso che sia arrivato il momento per non indicare i nostri paesi delle Madonie come borghi.</span><br></div><div><span class="fs14lh1-5">E qui faccio mio il pensiero di uno studioso, il Prof. Vito Teti, già ordinario di Antropologia culturale dell’Università della Calabria, il quale afferma ed è vero perché lo constatiamo, i borghi con una economia residuale, ci hanno portato allo spopolamento e di conseguenza alla perdita di tanti servizi essenziali per la vita di una comunità come la scuola, la farmacia, i trasporti locali, le vie di comunicazione, la connessione ad internet, il servizio sanitario di prossimità. Cefalù deve essere l’esempio di un paese che cresce culturalmente, socialmente, urbanisticamente, e che ha tutti i numeri per diventare il capoluogo delle Madonie. Non credere a questo significa impoverire Cefalù e i comuni delle aree interne. Ecco perché saluto e incoraggio benevolmente l’arrivo di una sede universitaria di medicina: un investimento “profetico” perché guarda con occhi sapienti al domani delle nostre comunità, delle nostre vite.</span><br></div><div><span class="fs14lh1-5">L’approdo di una sede universitaria a Cefalù spalancherà le porte ai sogni di tanti giovani, che non possono permettersi un corso di studi fuori sede. La presenza di una sede universitaria certamente determinerà una attesa e salutare crescita culturale, capace di coinvolgere tutto il nostro territorio. E alimentare la “restanza”.</span><br></div><div><span class="fs14lh1-5">O Salvatore del mondo, a Te affidiamo i sogni e le speranze di tutti i nostri giovani.</span><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Le nostre speranze sono tante, e le affidiamo tutte a Te. Donaci sempre più energie e creatività, per produrre iniziative e avviare processi che pongano un freno allo spopolamento, alla inarrestabile desertificazione di tutti i nostri Comuni. Percorsi che riescano a smorzare l’emorragia dei cervelli di quell’esercito di giovani talentuosi e “pensanti”, costretti a investire altrove, anche oltre oceano, la bellezza dei loro carismi.</span><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Aiutaci a diventare facitori di proposte che gettino fari di luce sui nostri facili pessimismi, alle tante note funebri di disfattismo e di immediata rassegnazione che consegniamo alle nuove generazioni.</span><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Al Salvatore con fede chiediamo di farci capire che dove si coltiva la cultura, dove si attivano tutti gli strumenti tesi a favorire lo studio e la ricerca, che hanno come destinatari privilegiati il bene dell’uomo e della vita, si giunge sempre alla contemplazione del volto di Dio.</span><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Come ha ben affermato Fernand Braudel: «Attorno al Mediterraneo tutto si mescola e si ricompone in una unità originale». Ecco perché la complessità dell’area del Mediterraneo non può oggi incuterci paura.</span><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Gesù Salvatore, ecco la nostra ultima invocazione di stasera.</span><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Fa che ogni cittadino cefaludese, si adoperi affinché Cefalù veda nelle acque del mar Mediterraneo la “sorgente” di quel cammino che aggreghi popoli e culture, dando così alla storia il sorriso della speranza che ci fa essere sorelle e fratelli tutti. Amen.</span><br></div><div><span class="fs14lh1-5">Evviva Gesù Salvatore! Evviva Cefalù!</span><br></div></div><div><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/marciante_yilxctl0.png"  width="698" height="870" /><span class="fs14lh1-5"><br></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 11 Aug 2024 14:38:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/marciante_thumb.png" length="1081277" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?discorso-del-vescovo-di-cefalu</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000066</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Solennità di Maria SS. della Catena.]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000065"><div><div>Carissime sorelle e carissimi fratelli,</div><div>condividiamo con tutti voi il programma con gli appuntamenti che ci vedranno comunitariamente impegnati nella preparazione alla festa di Maria SS della Catena, Patrona della nostra amata Scillato. Che siano per ciascuno celebrazioni che rendano bella e vera la nostra Comunità di Scillato e di tutta l’Unità di Pastorale Sinodale. In un clima di festa, di gioia, di pace, di amicizia. E di crescita nella fede e nell’amore verso la Madre di Dio e il Figlio Suo Gesù, il Cristo.</div><div><br></div><div>Un abbraccio benedicente.</div><div>p. Franco e p. Matteo</div></div><div><br></div><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Maria-della-Catena-2024_4b7yb5ct.png"  width="866" height="1260" /><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 07 Aug 2024 17:11:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Maria-della-Catena-2024_thumb.png" length="2642390" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?solennita-di-maria-ss--della-catena-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000065</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA["... Per sora luna e le stelle".]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000064"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Piano-Zucchi-09_lkqi5nk6.08.2024.png"  width="866" height="1225" /></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 05 Aug 2024 17:52:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Piano-Zucchi-09.08.2024_thumb.png" length="1543901" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?-----per-sora-luna-e-le-stelle--</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000064</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Ad Ain Arik, dove si vive sul crinale dell'odio con la speranza dei santi]]></title>
			<author><![CDATA[Famiglia Cristiana]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000063"><div><span class="fs14lh1-5"><b>Ad Ain Arik, paesino sulle sponde di un wadi, cioè un torrente in secca, il campanile suona il mattutino e il minareto risponde. È un villaggio di mille anime, che ospita le famiglie dei più antichi cristiani del mondo, e una maggioranza di musulmani. Sul limitare, un convento, dove vivono sei sorelle e tre fratelli della Piccola Famiglia dell’Annunziata</b></span>, figli spirituali di don Giuseppe Dossetti. Una succursale della loro casa madre, a Marzabotto, nella nostra Emilia, terra martire bagnata dal sangue di una strage.</div><div>Ospitati in una terra di dolore e odio, la Cisgiordania, cinta da un muro, marchiata da povertà e paura. È il destino del paese del popolo eletto, del paese di Gesù, e pare una pietra d’inciampo, un punto geografico provocante e segno di contraddizione, che brucia la nostra indifferenza, la nostra solidarietà muta. Nessun idillio né zuccheroso buonismo immemore. <span class="fs14lh1-5"><b>Eppure la verità è che ad Ain Arik il muktar, cioè il sindaco, è cristiano, e fa da mediatore nelle liti familiari, prima che sfocino in querele o faide</b></span>. I bambini vanno al catechismo al convento, tutti, e le suore insegnano e donano pacchi alimentari e vestiario. Le partorienti portano i loro nati in parrocchia, ma loro dicono al Tempio, al 40° giorno, e i giovani si sposano presto, e hanno voglia di avere ­ figli, anche chi studia all’università, dove si fa amicizia con ragazzi e ragazze israeliani, fratelli carissimi.</div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>Ad Ain Arik si vive sul crinale, sull’orlo della miseria, sull’orlo di una guerra perenne, di un confine doloroso che impedisce gli scambi liberi e le comunicazioni</b></span>, anche se devi correre in ospedale, e il più accogliente e sicuro è a Gerusalemme. I monaci sono rispettati come uomini di Dio, e l’imam invita le donne velate a rivolgersi a loro per un consiglio, un aiuto. Sono solo mille anime, e la realtà urge, preme, con il suo carico di violenza e rabbia. Si teme che sfondi e invada la comunione quotidiana, sempre più spesso si è chiamati al funerale di qualche giovane dei paesi vicini che è caduto in scontri con i soldati.</div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>I monaci pregano in arabo nella cappella, animano la Messa, lavorano e studiano mentre si intensificano i sibili dei missili sulle loro teste</b></span>. Si teme, ma questo non signi­fica che il radicalismo e l’odio nascano per reazione, perché il male si sceglie, è la coscienza in noi che accoglie la legge morale, e si apre o si chiude al bene. Non sono le condizioni del vivere che ci portano alla perdizione, come ci mostrano tanti fratelli perseguitati che non sanno odiare, non sanno imbracciare un’arma e non farebbero mai del male a un bambino. Si teme, e tuttavia ad oggi nulla cambia nei rapporti, nelle amicizie, per­fino nei sogni, che sembrano spenti e uccisi dalla disperazione di questo tempo, di troppo tempo. Non è un idillio, ma vivere da uomini si può. Un germe di bene cova in angoli sperduti, e germoglia. Se non ci fossero i santi, anche senza altari, ogni nostro sforzo sarebbe vano, ogni volontà di opere cadrebbe nella fatica, e nello sconforto.</div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><b>Sono i santi, i testimoni noti e sconosciuti, nascosti, a cambiare la storia, a lasciar trasparire, nonostante tutto, la luce della speranza.</b></span></div><div><span class="fs14lh1-5"><b><br></b></span></div><div><span class="fs14lh1-5">Sitografia: </span><span class="fs14lh1-5">https://www.famigliacristiana.it</span></div></div><a href="https://www.youtube.com/watch?v=4RWRJc-O9nU">https://www.youtube.com/watch?v=4RWRJc-O9nU</a>]]></description>
			<pubDate>Thu, 25 Jul 2024 15:43:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/foto_credere_3340989_thumb.jpg" length="26196" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?ad-ain-arik,-dove-si-vive-sul-crinale-dell-odio-con-la-speranza-dei-santi</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000063</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[San Giacomo]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000061"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-San-Giacomo-Collesano-2024_i4sslzsw.png"  width="866" height="1225" /></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 22 Jul 2024 20:13:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-San-Giacomo-Collesano-2024_thumb.png" length="4588476" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?san-giacomo</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000061</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA["... Intorno alla tua mensa"]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000060"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Piano-Zucchi-21.07.2024.png"  width="866" height="1225" /></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 17 Jul 2024 16:29:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Piano-Zucchi-21.07.2024_thumb.png" length="4184954" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?intorno-alla-tua-mensa</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000060</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Famiglia e conversione ecologica.]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000005E"><img class="image-1" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Piano-Zucchi-2024_3fs4wygu.png"  width="866" height="1225" /></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 07 Jul 2024 20:17:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Piano-Zucchi-2024_thumb.png" length="4976027" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?famiglia-e-conversione-ecologica-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000005E</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Laudato si'. Estate alla Stazione Missionaria.]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000005D"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Estate-Piano-Zucchi-2024_gyahommt.jpg"  width="866" height="1218" /></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 06 Jul 2024 16:31:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Estate-Piano-Zucchi-2024_thumb.jpg" length="191541" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?laudato-si---estate-alla-stazione-missionaria-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000005D</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Solennità del Corpus Domini]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000005C"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Collesano-Corpus-Domini-2024.png"  width="866" height="1260" /></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 27 May 2024 20:44:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Collesano-Corpus-Domini-2024_thumb.png" length="4519277" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?solennita-del-corpus-domini-1</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000005C</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Solennità del Corpus Domini]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000005B"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Scillato-Corpus-Domini-2024.png"  width="866" height="1260" /></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 27 May 2024 20:42:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Scillato-Corpus-Domini-2024_thumb.png" length="3727648" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?solennita-del-corpus-domini</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000005B</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Festeggiamenti in onore di Maria SS. dei Miracoli]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000005A"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/manifesto-maria-ss-dei-miracoliweb.jpg"  width="870" height="1239" /></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 14 May 2024 12:31:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/manifesto-maria-ss-dei-miracoliweb---Copia_thumb.jpg" length="938217" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?festeggiamenti-in-onore-di-maria-ss--dei-miracoli</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000005A</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Maria donna della Pentecoste]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000059"><div><div>Carissima sorella e carissimo fratello, </div><div><br></div><div>amare la “Mamma” per come merita non è mai facile. Se proviamo attentamente a guardarci nello “specchio” della nostra coscienza potremmo possibilmente capirlo un po’ di più. </div><div><br></div><div>L’Amore per la nostra “Mamma” ha sempre le sue imperfezioni, i suoi “buchi”; le sue dimenticanze. I suoi errori. A volte, anche non voluti. Facciamo tutti un po’ fatica, nonostante i nostri desideri più belli, ad amare la Madonna con infinita e costante gratitudine. Siamo in debito continuo col Suo Amore, con la Sua Tenerezza. </div><div><br></div><div>Ecco perché abbiamo pensato, per prepararci bene alla Sua festa, di ritrovarci tutti insieme. Ai Suoi piedi. Per chiederLe scusa per le nostre “leggerezze”, le nostre mormorazioni. </div><div>Per ChiederLe soprattutto di intercedere per noi presso il Padre per ogni debito d’amore rimasto in sospeso o mai saldato. E per invocare per noi il perdono di Dio. Per gustare così la bellezza del Suo abbraccio benedicente come voce del perdono del Padre nostro. </div><div><br></div><div>Ti aspettiamo domani sera, giovedì 9 Maggio alle ore 21:00 in Basilica. Per un momento di catechesi e di preghiera guidato da Fra Felice e dalla comunità “In Spirito e Verità”. Alle 20:30 le campane &nbsp;della nostra Basilica suoneranno a festa. È il modo più semplice per ricordarci e per ricordati che a chiamarci e a chiamarti è Maria, la Madonna dei Miracoli. Colei che ci chiede di farci discepoli del Suo Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo.</div><div><br></div><div>p. Franco e p. Matteo</div></div><div><br></div><div><br></div><div><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Pentecoste-Collesano-2024.png"  width="870" height="1231" /><br></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 07 May 2024 20:43:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/icone-pentecote_thumb.jpg" length="697239" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?maria-donna-della-pentecoste</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000059</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[In cammino con Maria...]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000058"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-In-cammino-con-Maria-Scillato-2024.png"  width="870" height="1231" /></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 06 May 2024 17:24:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-In-cammino-con-Maria-Scillato-2024_thumb.png" length="3165660" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?in-cammino-con-maria---</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000058</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Maria SS. dei Miracoli. Madonna Nica | Collesano]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000055"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Madonna-Nica-2024.png"  width="870" height="1231" /></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 10 Apr 2024 15:05:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Madonna-Nica-2024_thumb.png" length="5036601" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?maria-ss--dei-miracoli--madonna-nica---collesano</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000055</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Settimana Santa]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000054"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Pasqua-2024.png"  width="870" height="1265" /></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 23 Mar 2024 16:02:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Pasqua-2024_thumb.png" length="2506728" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?settimana-santa</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000054</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[San Giuseppe | Scillato]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000053"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-San-Giuseppe-2024.png"  width="870" height="1231" /></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 11 Mar 2024 16:00:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-San-Giuseppe-2024_thumb.png" length="2312352" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?san-giuseppe---scillato</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000053</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Mantenere, continuare, riparare: leggere le ferite in vista della Pasqua]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000052"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-esercizi-spirituali-2024.png"  width="870" height="1231" /></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 08 Mar 2024 15:57:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-esercizi-spirituali-2024_thumb.png" length="3911251" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?mantenere,-continuare,-riparare--leggere-le-ferite-in-vista-della-pasqua</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000052</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Con gli occhi della misericordia]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000050"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-con-gli-occhi-della-misericordia-2024.png"  width="870" height="1231" /></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 26 Feb 2024 15:55:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-con-gli-occhi-della-misericordia-2024_thumb.png" length="1054180" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?con-gli-occhi-della-misericordia</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000050</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Quaresima... in preghiera]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000004F"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-QUARESIMA-2024.png"  width="870" height="1231" /></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 15 Feb 2024 15:53:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-QUARESIMA-2024_thumb.png" length="2422359" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?quaresima----in-preghiera</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000004F</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Quaresima: il risveglio della coscienza cristiana]]></title>
			<author><![CDATA[Diocesi di Cefalù]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000004E"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/424955002_401937125793528_262816208587729793_n.jpg"  width="870" height="1234" /></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 15 Feb 2024 15:52:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/424955002_401937125793528_262816208587729793_n_thumb.jpg" length="435582" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?quaresima--il-risveglio-della-coscienza-cristiana</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000004E</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Primerear! Prendi iniziativa, porta frutto e fai festa]]></title>
			<author><![CDATA[Diocesi di Cefalù]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000004D"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/421932362_392195540101020_22278321793198346_n.jpg"  width="509" height="720" /></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 14 Feb 2024 15:49:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/421932362_392195540101020_22278321793198346_n_thumb.jpg" length="85491" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?primerear--prendi-iniziativa,-porta-frutto-e-fai-festa</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000004D</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[In nome dell'amore]]></title>
			<author><![CDATA[Diocesi di Cefalù]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000004C"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/428223785_122134389398093079_5362791408014156032_n.jpg"  width="870" height="1231" /></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 14 Feb 2024 15:46:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/428223785_122134389398093079_5362791408014156032_n_thumb.jpg" length="203519" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?in-nome-dell-amore</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000004C</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[La strada dà luce al cammino. Abitiamo questa storia.]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000004B"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-quaresima-2024--Scillato-.png"  width="870" height="1231" /></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 31 Jan 2024 15:44:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-quaresima-2024--Scillato-_thumb.png" length="3623340" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?la-strada-da-luce-al-cammino--abitiamo-questa-storia-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000004B</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Presentazione del Signore al tempio]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000004A"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Presentazione-del-Signore-al-Tempio-2024.jpg"  width="870" height="1231" /></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 28 Jan 2024 15:42:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Presentazione-del-Signore-al-Tempio-2024_thumb.jpg" length="211675" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?presentazione-del-signore-al-tempio</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000004A</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Nomina a Preside della Facoltà Teologica di Sicilia del prof. don Vito Impellizzeri]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000049">Al caro fratello e amico Vito, <div>del quale conosciamo i doni preziosi che fanno volare il suo ministero sui pinnacoli della profezia; quei doni che danno luce e voce al Vangelo, alla Storia e alla Vita; quei doni che risvegliano e nutrono la crescita della fede e la rivestono dei colori della gioia e della pace.</div><div>A te, che riesci sempre a riempire cuori e coscienze di emozioni belle e vere che portano a guardare al domani col sorriso della Verità.</div><div>A te, che ci insegni ad amare Dio e il prossimo senza distinzione.</div><div>A te, che ci fai conoscere che cosa meravigliosa è l’uomo quando è veramente uomo.</div><div>A te i nostri auguri per la nomina a Preside della Facoltà Teologica di Sicilia. </div><div>Siamo certi che saprai aprire vie nuove che daranno alla sapienza il passo della speranza.</div><div>Auguri.</div><div>Le Comunità parrocchiali dell’Unità di Pastorale Sinodale di Collesano, Scillato, Piano Zucchi</div><div> e i parroci don Franco e don Matteo</div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 19 Jan 2024 15:39:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/don-Vito-Impellizeri_thumb.jpg" length="25039" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?nomina-a-preside-della-facolta-teologica-di-sicilia-del-prof--don-vito-impellizzeri</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000049</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Tra gli ultimi di Roma. Guardare i poveri negli occhi e scoprire un mare profondo]]></title>
			<author><![CDATA[Roberta D'Angelo]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000048"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">«Chi sei?», domandano sacerdoti e levìti a san Giovanni Battista: la loro è una provocazione a cui il cugino di Gesù risponde dicendo chi non è. «Come ti chiami?», domanda la giovane Anna all’uomo steso nel sacco a pelo. Lui il nome non vuole dirlo. Quel nome dietro il quale si scoprirebbe un’identità, una vita dura e avara, percepita con rabbia, forse come un fallimento. Ma il sorriso di Anna è troppo dolce e alla fine l’uomo, un italiano che ha già superato la mezza età, butta lì un nome, probabilmente inventato al momento, perché l’occasione inattesa non se la lascia sfuggire.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Dietro alla ragazza c’è un bel gruppo di persone, attrezzate con pasti caldi, bibite, frutta e panettoni. Chi siete, chiede con un sorriso furbo e simpatico. I volontari di sant’Egidio non lo hanno mai visto lì in zona Repubblica-via Nazionale. Loro si dividono le strade durante tutto l’anno, e lui conferma di essere «di via del Corso», ma solo per la notte di Capodanno si è spostato. Probabilmente di là c’è troppo viavai e tanti controlli delle forze dell’ordine, dispiegate nella Capitale per l’occasione.</div><div><br></div><div>Il senzatetto prende tutto volentieri, chiacchiera un po’, poi “si congeda”, infilandosi sotto alle sue coperte. Per il folto gruppo è il momento di andare, di muoversi alla ricerca di altri bisognosi da scovare, appunto perché tutti si spostano nelle sere come quella di fine anno.</div><div><br></div><div>Ma non è difficile trovarli. I bivacchi sono tra buio e penombra, a pochi metri dalle sfarzose luci dei grandi alberghi, dei ristoranti pieni di gente allegra, più allegra del solito. Ci si fa strada tra gli spettatori che stanno uscendo dal Teatro dell’Opera, abiti lunghi, completi eleganti. In cartellone Lo Schiaccianoci. Il contrasto è forte. Senza giudizio o moralismo. È solo un contrasto molto evidente. Poco più in là un gruppo di immigrati. Si direbbero eritrei. Anche loro sono molto diffidenti all’inizio. Poi quando il primo cede alla proposta del pasto caldo, tutti gli altri gli vengono dietro. Sorridono, sfoderano un’allegria tutta loro, probabilmente lo specchio di un momento di grazia.</div><div><br></div><div>Più in là la miseria sembra farsi più dura. È quella da cazzotto nello stomaco.</div><div><br></div><div>Si concentra davanti alla stazione, nella parte buia della piazza, presa di mira dagli stormi di uccelli che lasciano un tappeto di guano a terra. E lì ci sono i giacigli a cielo aperto occupati dagli invisibili. Invisibili per chi non vuole guardarli. Molti di loro non è che ci tengano troppo a farsi vedere e se ne stanno lì, sotto ai loro fagotti bagnati dalla pioggia del pomeriggio. Qualcuno aiutato dall’alcol sembra più disponibile, e la fame vale per tutti.</div><div><br></div><div>Anche per la donna scontrosa che vuole solo il pasto caldo. Panettone e frutta non le interessano. L’ex detenuto invece è un fiume in piena, e davanti ai sorrisi affabili del gruppo, racconta dettagliata la sua esperienza di “innocente”. Chissà. «Ho pagato», dice, disperato per il futuro che vede davanti. A Sant’Egidio casi come questo sono ben noti e la risposta non è solo il cestino col cibo. Il responsabile del gruppo gli lascia una brochure con un indirizzo. La comunità si è attrezzata per cercare di offrire un’alternativa alla strada, un lavoro quando si riesce. E comunque ha la sua “Guida Michelin” dei poveri, dove mangiare, dormire e lavarsi.</div><div><br></div><div>Il gruppo è formato per lo più di giovani. Molti i volontari occasionali del Capodanno. Inesperti, con tanta voglia di fare, curiosità e un pizzico di preoccupazione. Accanto i più avvezzi raccontano e spiegano come muoversi in questo mondo “sommerso”. Nel gruppo anche meno giovani come la sottoscritta, non del tutto neofita, con l’occhio da cronista che non riesce a non raccontare. Ma lì in veste di volontaria per una notte di festa, quella speciale delle 365 dell’anno. Una delle ragazze mi chiede scherzando se sono “infiltrata”, visto che anche nella passata esperienza non sono riuscita a non raccontare il giro di Sant’Egidio sempre sulle pagine di questo giornale.</div><div><br></div><div>«Chi sei?», era la domanda posta ai fedeli in una domenica di Avvento. Non che fai, che spesso è la prima risposta che ci viene, anche se quello che fai rispecchia l’essere dentro di noi. «Chi cerchi?», mi sono chiesta nel tragitto, in mezzo a tanti ragazzi volontari con uno sguardo pieno di vita. Chi cerchi negli occhi di questi poveri, tu che sei abituata a guardare quelli dei disabili, un mondo familiare da 26 anni a questa parte. E perché non sei rimasta con i “tuoi” disabili, non meno poveri di vita, o almeno di quella sfarzosa che ci è passata accanto la notte di Capodanno?</div><div><br></div><div>Negli anni ho visto alzare l’asticella, negli anni mi è stato chiesto di guardare sofferenze sempre più grandi. Il disabile bambino si trasforma in adulto e la sofferenza si fa più dura per lui e per i suoi compagni di viaggio. Gli occhi dei poveri sono un mare profondo in cui la paura di chi li guarda si confonde con la loro. La risposta è lì, in una sofferenza che si fa specchio. Cerco il coraggio di fissarla per vedere cosa risponde il suo riflesso.</div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><i>Roberta D'Angelo</i></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 03 Jan 2024 15:36:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/robertadangeloSF02000000_54795894_thumb.jpg" length="184872" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?tra-gli-ultimi-di-roma--guardare-i-poveri-negli-occhi-e-scoprire-un-mare-profondo</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000048</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Natale del Signore]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000047"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Natale-2023.png"  width="870" height="1265" /></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 19 Dec 2023 15:14:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Natale-2023_thumb.png" length="3352795" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?natale-del-signore</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000047</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Inizio del Ministero di Parroci in solido don Franco Mogavero e don Matteo Castiglione]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000046"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-presentazione-UPS--Collesano-2023.png"  width="870" height="1265" /></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 17 Dec 2023 15:12:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-presentazione-UPS--Collesano-2023_thumb.png" length="2728428" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?inizio-del-ministero-di-parroci-in-solido-don-franco-mogavero-e-don-matteo-castiglione</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000046</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Figlio mio, Dio mio!]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000045"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Incontri-d-Avvento-2023--Impellizzeri-.png"  width="870" height="1231" /></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 09 Dec 2023 15:09:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Incontri-d-Avvento-2023--Impellizzeri-_thumb.png" length="3234550" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?figlio-mio,-dio-mio-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000045</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Incontro con fra Felice e la Fraternità "In Spirito e Verità"]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000044"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Incontri-d-Avvento-2023--Fra-Felice-.png"  width="870" height="1231" /></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 09 Dec 2023 15:07:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Incontri-d-Avvento-2023--Fra-Felice-_thumb.png" length="2639654" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?incontro-con-fra-felice-e-la-fraternita--in-spirito-e-verita-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000044</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Risvegliare il desiderio di Dio. Istruzioni per l'uso.]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000043"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Incontri-d-Avvento-2023--Crapanzano-.png"  width="870" height="1231" /></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 09 Dec 2023 15:05:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Incontri-d-Avvento-2023--Crapanzano-_thumb.png" length="2753272" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?risvegliare-il-desiderio-di-dio--istruzioni-per-l-uso-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000043</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Santa Lucia | Scillato]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000042"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Santa-Lucia-Scillato-2023.png"  width="870" height="1265" /></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 02 Dec 2023 15:03:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Santa-Lucia-Scillato-2023_thumb.png" length="3591553" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?santa-lucia---scillato</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000042</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Santa Lucia | Collesano]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000041"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-S.-Lucia-Collesano-2023.png"  width="870" height="1265" /></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 02 Dec 2023 15:02:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-S.-Lucia-Collesano-2023_thumb.png" length="3325760" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?santa-lucia-v-m----collesano</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000041</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[L'Unita di Pastorale Sinodale]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000040"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-presentazione-UPS-2023.png"  width="870" height="1265" /></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 02 Dec 2023 14:59:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-presentazione-UPS-2023_thumb.png" length="2669681" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?l-unita-di-pastorale-sinodale</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000040</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Immacolata | Collesano]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000003F"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Immacolata-Collesano-2023.png"  width="870" height="1265" /></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 02 Dec 2023 14:55:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Immacolata-Collesano-2023_thumb.png" length="4405081" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?immacolata---collesano</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000003F</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Immacolata | Scillato]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000003E"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Immacolata-Scillato-2023.png"  width="870" height="1265" /></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 02 Dec 2023 14:53:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Immacolata-Scillato-2023_thumb.png" length="4243838" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?immacolata---scillato</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000003E</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Cammino di formazione, di catechesi biblico e liturgica]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000003D">Cara sorella, caro fratello,<div>Ogni volta che riceviamo un invito sperimentiamo la gioia di sapere che l’altro si è ricordato di noi. Di me. Di Te.</div><div>Comprendiamo bene come l’altro desideri incontrarci. È una richiesta di relazione. Di comunione. Di condivisione. </div><div>Ci fa sentire subito “importanti”. Pensati e voluti bene. </div><div>Al contrario, è successo a noi tutti, talvolta, di avere pure sofferto e pianto per un invito atteso, desiderato e non arrivato. Ci siamo sentiti scartati. Messi da parte. Inaspettatamente traditi. </div><div>A volte, l’epilogo finale con il “Giuda” della situazione approda ad una amara e repentina rottura di ogni tipo di relazione. Tanti anni fa, col dirsi faccia a faccia: “Un siemu chiu nenti”. “Cu tia nun ci vuogliu aviri chiu a chi fari”. Oggi, invece, le modalità sono altre. Si sono “virtualizzate”. Ti cancello subito dalla lista dei miei contatti telefonici. Ti tolgo da “amico” su Facebook. Abbandono immediato da quei diversi gruppi whatsapp dove, insieme a tanti altri partecipanti alle comuni “comitive” social, ogni mattina ci siamo scambiati il nostro buondì. Con l’incalzante postare di immagini di tazzine di caffè e cappuccini fumeggianti con deliziosi biscottini, cuoricini pulsanti, rose e fiorellini a costo zero. </div><div>E perfino con &nbsp;immaginette mozzafiato di Madonnine, Gesù e angioletti benedicenti. </div><div>Caro fratello e cara sorella,</div><div>anche adesso sei raggiunto da un invito. A dire il vero, è un po’ diverso da quelli affettivo-tradizionali. Da quelli legati a eventi che meritano una festa particolare: compleanni, lauree, addio ai celibati, matrimoni. Non vogliamo deluderti, ma è corretto che ti diciamo che non è previsto un pranzo o una cena con antipasti, primi e secondi piatti, contorni e mega torte con candeline. Non avrai un tavolo con un posto già assegnato per te. Niente giochi d’artificio a conclusione e bomboniere da ritirare. Però siamo già in grado di comunicarti che stiamo provando ad abbozzare una sorta di menù anche se privo di portate da consumare. Ti diamo qualche ragguaglio su quelle che chiamiamo le “degustazioni battesimali” da condire con l’intelligenza della fede.</div><div>Sei invitato a partecipare, se lo vuoi, a un cammino di formazione, di catechesi biblico e liturgica. A un percorso che cercherà, per quanto ci sarà possibile, di dare “vita” alla nostra fede, a ogni sacramento ricevuto e celebrato, a partire dal nostro battesimo. Cercheremo insieme di scoprire senso e significato del nostro essere figli di Dio, popolo di Dio, discepoli di Cristo e figli della Chiesa. Comunità cristiana. </div><div>Lo faremo ponendoci all’ascolto della Parola di Dio e del Signore. Lo faremo insieme cercando di entrare a poco a poco nella comprensione più bella e vera del nostro celebrare l’Eucarestia. Ci lasceremo guidare in questo iter sinodale dalle materne mani della liturgia &nbsp;e dalla voce profetica dei documenti del Concilio. Ti aspettiamo martedì 21 novembre alle ore 21:00 a Scillato o martedì 28 novembre alle ore 21:00 a Collesano. </div><div>La porticina del nostro Santuario e la porta &nbsp;della nostra Sala della Misericordia saranno aperte anche per Te. Lo sarà per tutti coloro che cerchiamo quel cibo che possa far circolare nel nostro sangue tutte le piastrine e l’emoglobina necessaria per potere amare noi stessi e il prossimo. Quel cibo che nessun ristorante superstellato e con gli chef più rinomati potrà mai offrirti. Perché darà “ristoro” alla mente, al cuore, all’ intelletto, alla coscienza. A ogni corpo che vuole già sperimentare nell’oggi le primizie della Resurrezione.</div><div>Ti aspettiamo, invitandoti caldamente ad estendere l'invito anche ad altri.</div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><i>P. Franco e p. Matteo</i></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 20 Nov 2023 14:51:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/402495559_122116173560093079_460979685297174748_n_thumb.jpg" length="45659" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?cammino-di-formazione,-di-catechesi-biblico-e-liturgica</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000003D</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Chi è l'ultimo?]]></title>
			<author><![CDATA[don Luca Crapanzano]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000003C">Chi e' l'ultimo?<div>Entrando nella sala d'attesa dello studio medico, la domanda che risuona perentoria da parte di chi varca la porta ingresso e' sempre la stessa: chi e' l'ultimo? Nessuna prenotazione, nessun ordine, solo il turno fisico. La persona e il suo spazio sono l'unico e certo ancoraggio all'ordine. Nel caso in cui ci si dovesse allontanare per un qualche motivo, può capitare di lasciare anche una sostituzione vicaria o una reliquia, l'importante e' esserci con qualche cosa di personale, vuoi una sciarpa per i signori o la borsa nel caso delle signore. E ci sono pure molti mariti e padri che aspettano al posto delle loro mogli o delle loro figlie: un altra sostituzione vicaria, un "esserci per gli altri". Ebbene, una volta conosciuto il volto "dell'ultimo" o del suo feticcio o sostituito, ci si accoda a lui, liberandolo dall'ultimo posto e succedendo a lui in una sorta di danza redentiva. L'ultimo diventa il penultimo e l'ultimo a cui aveva ceduto il posto lo sarà solo per un po', in attesa di passare l'ultimo posto ad un altro. Il suo limite diventa un dono e il suo esserci diventa un servizio: puoi entrare dopo di me, sono io la tua certezza. E questo per tutto il tempo dell'attesa. Il volto dell'ultimo diventa l'unico appiglio per trovare un punto di riferimento nel marasma della caotica folla che riempie lo studio medico. Accomunati da una necessità ci si ritrova per discutere di cose ovvie, tanto per riempire il tempo: tra ricordi nostalgici ed elenco di malattie in una gara dove vince chi prende più pillole al giorno, ci si vede passare avanti e dietro la porta. Tutti in attesa per essere ricevuti, mentre fuori le macchine si attardano imbottigliate nel traffico in un paesino del centro Sicilia dove sarebbe più ovvio camminare a piedi. L'ultimo diventa il mio unico volto conosciuto che mi da sicurezza, il mio timoniere e il mio Caronte che mi permetterà di passare dalla soglia per entrare nella stanza del medico ed essere ricevuto. L'attesa diventa una tensione verso qualcosa ed io in realtà attendo che l'ultimo a cui mi sono legato come fratello entri prima di me. Questo permetterà il mio passaggio che a sua volta farà defluire la stanca fila dei pazienti. Chi attendo dunque? Il medico o che l'ultimo che mi precederà passi avanti? E' sempre così la vita: ogni attesa ne svela sempre altre. Intanto il medico viene raggiunto da una chiamata per una visita urgente e si riveste in fretta e furia congedando l'ultimo paziente che aveva appena finito di visitare. Mentre scappa si rivolge all'ultimo arrivato dicendogli: aspettatemi, sto tornando! Reversibilità dei termini e della condizione umana, l'ultimo salva e chi scappa dice di tornare e anche in una semplice sala d'attesa di un medico di base si viene raggiunti dal tumulto d'angoscia suscitato dall'attesa dell'essere amato in seguito a piccoli ritardi.</div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><i>don Luca Crapanzano</i></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 17 Nov 2023 14:45:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/402242153_122115317228093079_8124130792414438286_n_thumb.jpg" length="39206" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?chi-e-l-ultimo-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000003C</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Solennità di tutti i Santi]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000003B"><img class="image-0" src="https://www.ups-cospi.it/images/Locandina-Santi-e-Defunti-UPS-2023.png"  width="870" height="1265" /></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 30 Oct 2023 14:43:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Locandina-Santi-e-Defunti-UPS-2023_thumb.png" length="3026603" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?solennita-di-tutti-i-santi</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000003B</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[“Così vuole Dio”]]></title>
			<author><![CDATA[Unità di Pastorale Sinodale]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Attivit%C3%A0_Pastorale"><![CDATA[Attività Pastorale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000003A">Scillato, domenica 22 ottobre 2023<div><br><div>Cara Comunità di Scillato,</div><div><br></div><div>mancano ormai pochissime ore e saremo insieme, tra le mura di quel santuario che abbiamo spesso osservato a distanza dalla corsia dell’autostrada. </div><div><br></div><div>Saremo da te. Per stare in mezzo a tutti i Tuoi figli. Per essere anche noi Tuoi figli.</div><div><br></div><div>Conosciamo il volto bello e luminoso della Tua maternità; il Tuo cuore “dilatato” di mamma che non si è mai risparmiato nella generosità verso gli ultimi a Te prossimi e i bisognosi di ogni angolo della terra. Conosciamo anche la forza e il calore del Tuo abbraccio che sa stringere a se ogni figlio di fronte al dolore, alla sofferenza, alla malattia e alla morte. Di Te, cara Scillato, era profondamente innamorato un sacerdote nostro amico, don Giuseppe Bellia. Ci diceva che avrebbe voluto concludere la sua vita nella Tua accogliente canonica. Si è spento invece, stroncato da una tremenda leucemia, nella fredda stanza di un ospedale catanese. In piena pandemia da Covid. Nel silenzio della solitudine.</div><div><br></div><div>Tanti di voi hanno avuto il dono di ascoltarlo e apprezzarlo. Lui conosceva l’arabo. Supponeva che probabilmente il significato del termine Scillato potesse essere: “così vuole Dio”. Se così fosse, cara Scillato, porti un nome che ti fa onore. Che ti riveste di una bellezza quasi divina che ci fa sentire il suo profumo. O meglio, i Tuoi profumi. Perché, se così fosse, non ci inebrieresti solo con il pungente odore della zagara delle Tue arance, ma anche con quello della profezia, quello che porta addosso un popolo che vuole vivere il battesimo in pienezza e che vuole camminare verso la santità. Quello di una comunità che sa abbracciare ogni sfida evangelica col coraggio contagioso della fede perché: “Così vuole Dio”.</div><div><br></div><div>Sappiamo che alcuni dei Tuoi figli saggiamente si son chiesti e si stanno chiedendo perché a Scillato ci saranno insieme due parroci. Perché il Vescovo Giuseppe ha scelto proprio Scillato, con Collesano e Piano Zucchi, come le prime parrocchie designate a costituire una unità pastorale, pur appartenendo a Comuni diversi. Sai, ce lo siamo chiesti anche noi. Una possibile risposta l’abbiamo trovata e la troviamo nell’etimologia del Tuo nome: “Così vuole Dio”. Sia questo il nostro piccolo e fiducioso atto di fede. Il nostro punto di partenza. Il nostro primo passo sinodale.</div><div><br></div><div>Per il cammino da farsi, a guidarci, ci sarà il Buon Dio, la Madre di Dio, la nostra Maria, la Vergine dell’ascolto che spezza ogni catena di male, il nostro Vescovo Giuseppe. Poi abbiamo pensato per noi tutti, a tre possibili intercessori, a tre angeli custodi per l’intera unità di pastorale sinodale di Collesano, Scillato e Piano Zucchi. Te li presentiamo. Portano tutti il nome di Giuseppe: Bellia, Dossetti e Puglisi. Di quest’ultimo due giorni fa ne era la festa.</div><div><br></div><div>Poi per Te, cara Scillato, abbiamo pensato anche a una possibile “madrina”. L’abbiamo trovata. Oggi è una cittadina del Cielo. Ma è stata in terra una donna forte che Tu, col cuore da sempre aperto all’ospitalità, hai adottato come Tua figlia. Si chiamava Eva. Era venuta da Te dalla lontana Russia per avere del pane da mangiare. Faceva la badante. Sembrava una roccia indistruttibile. Un brutto male l’ha “rasa al suolo” come un violento terremoto distrugge una torre che sembrava incrollabile. I Tuoi figli, cara Scillato, nel tempo della sua malattia l’hanno accudita, servita e amata. Giorno e notte. Eva si è spenta stringendosi al Tuo cuore di madre. Riposa nel Tuo camposanto.</div><div><br></div><div>Oggi, infatti finita la celebrazione che da inizio al nostro ministero sinodale, poseremo delle rose bianche sulla tomba di Eva. Affinché Scillato possa essere sempre di più la casa di tutti e la piccola Betania della nostra Chiesa di Cefalù.</div><div><br></div><div>Da stasera, non guarderemo più il Tuo santuario dalla corsia dell'autostrada. Perché sarà pure la nostra casa, la nostra casa di preghiera.</div><div><br></div><div>I tuoi parroci</div><div><span class="fs14lh1-5"><i>don Franco e don Matteo</i></span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 29 Oct 2023 14:34:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/396150014_122101428104093079_6459936919209909535_n_thumb.jpg" length="73903" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?-cosi-vuole-dio-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000003A</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[L’eredità di un sorriso]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000005">Mio caro padre Puglisi,<div><br></div><div>sono certo che anche in Paradiso siano già pervenute copie della bellissima lettera di papa Francesco, per ricordare i 30 anni della tua nascita al cielo. A voi tutti cittadini di “lassù” è stata inoltrata per conoscenza, con la raccomandazione di pregare affinchè, per noi pastori “di quaggiù”, le sue esortazioni diventino il capitale d’investimento per una futura identità presbiterale, che sappia mangiare e digerire il “duro” pane della sinodalità. Anche perché i diretti destinatari, pensa un po’, siamo proprio noi preti, o meglio, i pastori di tutta la Sicilia. Per il papa tu sei: «figlio e pastore dell’amata Chiesa palermitana e dell’intera Sicilia». Figlio e pastore: un binomio che in te dà voce e volto ad una sola identità, tutta evangelica, che il papa ti ha cucito addosso. Forse perché informato della tua allergia a ogni “signorile” titolo canonico.</div><div><br></div><div>icordandoci così saggiamente l’alfa e l’omega del tuo battesimo e del tuo martirio. Sono convinto che, se ne avesse utilizzato qualcuno, seppure solo per pochi minuti, dal tuo sorriso si sarebbe offuscata “quella luce gentile che scava dentro e rischiara il cuore”. Quel sorriso che, talvolta, ho visto scomparire dalle tue labbra. Accadeva quando, nello spezzare la Parola, col tuo silenzio che si colorava di rosso sulle tue guance, ci facevi intuire la distanza tra il Vangelo e le nostre scelte di vita. La nostra “leggerezza”, ogni nostro mordi e fuggi di fronte alla Parola e alla “Vita” era il tuo “martirio bianco”. Quello che rendeva “pallido” il tuo sorriso di sempre. Al suo posto, a scavare e raschiare i nostri cuori, vi era il tono della tua voce: un sottile pungolo diamantato, ma sempre accompagnato dalla carezza benedicente della compassione. Questa carezza l’ho ricevuta anche io. L’ho “mangiata”, me ne sono nutrito e mi ha fatto crescere. Proprio in quel pomeriggio del 17 settembre 1993, quando a Palermo si celebravano le tue esequie. Non mi fu possibile parteciparvi. L’ubbidienza mi chiese di rimanere a Cefalù, in cattedrale, per un “pontificale”. Inoltre, se la memoria non mi inganna, in quella celebrazione dovetti assolvere, come servizio liturgico, quello di reggere il pastorale. Per me, che ho sempre amato la libertà di movimento, un mero e arduo esercizio di pazienza, quella consegna di rimanere all’interno del perimetro di ben 4 mattoni di quel sacro pavimento. E così mi avevi fatto dono di una briciola di quel “martirio bianco”, che aveva fatto lievitare il tuo ministero fino al martirio “rosso”. La tua carezza benedicente raggiunse il mio cuore di seminarista con il tocco della compassione e il tuo sorriso gentile: l’anima visibile del tuo servizio presbiterale. Quel sorriso che non hai perso di fronte al tuo assassino. È stato il tuo “Amen” finale al Vangelo, divenuto la preghiera quotidiana del tuo ministero. Quella preghiera che ti ha rivestito di profezia e che, prima ancora, ti ha permesso di essere l’uomo che possedeva “sapienza concreta e profonda”. Non sei riuscito a trattenerla per te. Era l’unico patrimonio che possedevi, l’hai donata tutta, l’hai lasciata in eredità al tuo Caino con e in quel: «Me lo aspettavo». È stato il tuo ultimo testamento d’amore, sigillato dalla firma indelebile del tuo sorriso.</div><div><br></div><div>Francesco nella sua missiva ci invita a coltivare un’opzione preferenziale verso i poveri. «Sono volti che ci interrogano e che ci orientano alla profezia». Io il volto del povero l’ho contemplato anche nel “volto” del tuo corpo e nel passo mite e umile della tua evangelica “contemplazione” pastorale. Ricordo il tuo vestire sobrio, “pulito” e dignitoso. Nel tuo armadio dovevano starci poche camicie, alcuni pantaloni; possibilmente nessun cappotto: non te ne ho mai visto indossare; preferivi i giubottini blu, ne avevi uno per l’estate e uno per l’inverno. A volte, questi ultimi, a furia di essere stati lavati e rilavati, si erano “leggermente” rimpiccioliti, ma continuavi a usarli. Ai tuoi polsi niente bracciali d’oro, di legno con madonnine e santi o braccialetti di pezza con nodi da sciogliere. Sulle tue dita nessun anello o coroncina.</div><div><br></div><div>ualche anno fa ho letto un libro Il vestito parla, di Nicola Squicciarino. Per l’autore il nostro abbigliamento è icona della vita interiore, della nostra “anima”. Il tuo, caro don, mi ricorda quel «Beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei Cieli». Mi rimanda a quella libertà di chi sa rimanere fedele alla Parola e conosce la Verità. Insegnaci, caro padre, ad amare e difendere i poveri dismettendo nella quotidianità, come tu hai fatto, “gli abiti” del perbenismo ecclesiale e pastorale, per indossare i paramenti del pastore. Le tue foto più belle sono quelle con stola e casula. In esse il tuo viso irradia la luce della tua vita battesimale in cammino, schiodata dalla croce della rassegnazione e in cerca della Luce del Risorto.</div><div><br></div><div>’epistola papale sembra essere tutta attraversata dal tuo sangue versato, per avere deciso di andare «fino in fondo nell’amore». Francesco sembra volerci ricordare che per celebrare nell’oggi il tuo martirio, serva «il camminare insieme, il sentirsi corpo, membra unite». «Don Pino si è battuto perché nessuno si sentisse solo di fronte alla sfida del degrado e dei poteri occulti della criminalità». Lo ha fatto non solo per la sua Brancaccio, la città di Palermo, la chiesa di Palermo, la nostra isola. Ma lo ha fatto come discepolo di Cristo. Come quel profeta che oggi, a trent’anni dal suo martirio, ci addita nel sinodale discernimento evangelico, la via per donare alla chiesa e al mondo, il sorriso dell’Evangelo.</div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><i>don Franco Mogavero</i></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 10 Sep 2023 18:19:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Beato-Don-Pino-Puglisi_thumb.webp" length="32536" type="image/webp" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?l-eredita-di-un-sorriso</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000005</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[C’è tempo…]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000006"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">Alla figura del maestro abbiamo quasi sempre associato quella della scuola, delle classi con cattedre, lavagne e registri. Eppure, nell’iter della nostra crescita c’è stata una scuola senza un tetto e un portone d’ingresso: la nostra comunità di appartenenza. Delle aule prive di pareti, banchi e sedioline: le strade del paese. Dei docenti che non hanno mai conseguito diplomi o lauree, superato concorsi di abilitazione e conseguito master di specializzazione da incorniciare. Oggi, questi maestri “speciali” apparterrebbero alla categoria dei diversamente abili. Io ne vorrei ricordare alcuni: Filippo ”u mutu”, Turiddu ”bumma” e Nunziatina “a puddaredda”. Da diversi anni sono in Paradiso. Ma sono sempre stati a un passo dal Cielo. Per il loro essere rimasti “piccoli”, per quelle note di eterna fanciullezza mai scomparse dal pentagramma della loro vita. Questo semplice scritto vuole essere un modo per farne brillare il ricordo con la veste e i colori della gratitudine.</div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5"><br></div><div>Filippo lo incontravi, l’abbiamo incontrato sempre per le vie del paese; aveva un passo veloce, doveva possedere una nutrita collezione di sandali color marrone: erano le sue scarpe, sempre lucidissime, estive e invernali. La sua voce era inconfondibile: la riconoscevi a distanza. Riusciva a pronunciare poche parole, ma si faceva capire da tutti con lo sguardo e ogni possibile movimento del suo corpo. Negli anni della sua infanzia mancavano gli insegnanti di sostegno e i logopedisti, eppure, Filippo ”u mutu” ci ha insegnato come l’uomo, anche con un linguaggio verbale ridottissimo, sia “la voce” della relazione. Lo ha insegnato benissimo a noi bambini e ragazzi degli anni 70-80. Con quello che era il suo punto di forza nella comunicazione verbale: riusciva brillantemente a fare uscire dalla sua bocca i suoni e i rumori delle macchine da corsa. Noi bambini lo cercavamo anche per questo. Ne eravamo magicamente affascinati.</div><div><br></div><div>Lui ne era contento. E, puntualmente, a ogni nostra martellante richiesta, indossava per noi i panni di un abilissimo guidatore delle più famose macchine da rally. Si trasformava in un pilota della Ferrari, della Formula 1, della Targa Florio. Così, senza mai averne avuto la consapevolezza, nella semplicità più bella di questa sua riuscitissima simulazione, Filippo diventava per noi un campione della corsa della vita. Di quella vita che incontrerà il volto della morte. Anche in questo doloroso momento che, raggiungeva figli e famiglie della nostra comunità, Filippo “u mutu” ci è stato da maestro. Infatti, ancora prima del mesto suono delle campane, era la sua voce “arrabbiata” a darne il triste annuncio al paese tutto. Non era più quella gioiosa e frizzante del pilota in corsa, ma quella che sgorgava dal cuore di un uomo che viveva la sua esperienza di pena e di dolore. Uno sfarfallio armonico di suoni che riusciva a unire le lamentazioni alle preghiere. Un pianto non degli occhi, ma di tutto il corpo. Era come se Filippo ti chiedesse di seguirlo per raggiungere con lui la casa del defunto, del quale spesso faticavi a comprenderne il nome articolato dalle sue labbra. Intanto, la notizia della nascita al cielo di un collesanese aveva come sua attendibilissima fonte quella di Filippo ”u mutu”. Con un privilegio prezioso e oggi rarissimo : non ha mai commesso l’errore di una bufala o di una fake news. Filippo era il nostro WhatsApp reale. Senza le emoticon virtuali.</div><div><br></div><div>Da lui abbiamo imparato a conoscere il tempo dei sogni e quello della loro fine. Filippo, col suo farsi “vero” pilota senza una macchina tra le mani, ci ha testimoniato che sognare qualcosa è un modo saggio per possederla o raggiungerla. Con il pianto della sua voce ci ha insegnato che “c’è un tempo sognato che bisognava sognare”. È per questo che a Filippo vogliamo dedicare la bellissima canzone di Ivano Fossati C’è tempo. Parleremo più avanti degli altri nostri maestri che stavano a un passo dal Cielo e che hanno saputo mostrarcelo col loro essere “bambini nel tempo”. Santa domenica.</div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><i>don Franco Mogavero</i></span><br></div></div><a href="https://www.youtube.com/watch?v=hs5x6ZQEWi4&t=113s">https://www.youtube.com/watch?v=hs5x6ZQEWi4&t=113s</a>]]></description>
			<pubDate>Sat, 09 Sep 2023 19:17:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/orologio-da-parete-vista-dall-alto-natura-morta_thumb.webp" length="22692" type="image/webp" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?c-e-tempo-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000006</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[U zu Micu. U parrinu]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000007"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">Mi è successo. Ho invitato qualche cittadino del cielo a lasciare la sua festosa assemblea degli angeli e dei santi, per raggiungere, quel pezzo di popolo di Dio in terra che celebra l’Eucarestia. I miei invitati favoriti sono quanti, nella vita di quaggiù, hanno vissuto l’esperienza dell’abbandono, della solitudine, dello scarto e della “sanguinosa” lapidazione giudicante. A costoro mi piace aggiungere quelli che in questa vita sono stati simili agli angeli, ma con un’ala soltanto. Quelli che non sono riusciti a far volare i loro sogni, i loro progetti, gli amori del cuore. Perché una grande e invisibile forbice, tenuta in pugno dal male, ne ha spezzato l’ala. Sono tutti loro, quegli invitati speciali e “invisibili”, che occupano subito i posti in prima fila. Qualcuno addirittura mi sta a fianco, ai bordi dell’altare.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Lo ha fatto Domenico. L’ho invitato a raggiungermi l’altro ieri per la festa del suo onomastico. L’ho conosciuto da bambino, insieme a tantissimi altri bambini e ragazzi del mio paese. Da tutti era chiamato con profondo rispetto “u parrinu”. Di lui si diceva che fosse stato un presbitero appartenente alla grande famiglia dei salesiani, e che avesse lasciato il ministero. Si raccontava che la mamma e la sorella ne morirono quasi di crepacuore. E che, addirittura, per qualche tempo lo avessero “custodito” tra le mura di casa, facendolo uscire di rado. Lo ricordo come una persona silenziosa, delicata. Vestiva sempre di grigio, tutto di grigio. Dalle ciabatte a quella scialletta che in inverno gli copriva le spalle. Quel grigio uguale uguale a quello in uso nelle figlie e nei figli di don Bosco. Forse a sigillo di una scelta mai cancellata dalle corde della sua anima. Ma che, nei giorni della sua vita in terra, aveva perso un’ala, quella destra. “U parrinu”, con sola ala sinistra cercava di volare ugualmente. Ci riusciva magnificamente con noi bambini.</div><div><br></div><div>La sua modesta casa, quasi ogni pomeriggio, si trasformava in un piccolo oratorio. Oggi diremmo in una ludoteca, a costo zero, le cui porte erano sempre aperte. Capitava che si andava a gruppetti, alternandoci con degli orari. Giocava con noi. C’era il gioco dell’oca, la tombola, la dama, gli scacchi, le carte. C’era il rispetto delle regole. C’erano i premi: caramelle, confetti, matite, gomme e quaderni. C’era il suo sorriso.</div><div><br></div><div>’era il suo sguardo paziente. Spesso il suo silenzio. Apprese e rispettate le regole dei giochi, a volte ci guardava a distanza. Lui tornava al suo “lavoro”. Era abilissimo nel riparare orologi, sveglie, ferri da stiro, asciugacapelli. Così si guadagnava il pane. Con la moneta della semplicità. E con il rossore in viso quando doveva chiedere il compenso. Questi erano gli unici momenti in cui si relazionava con gli adulti e il loro mondo. Con garbo e gentilezza. Col saluto dato a tutti. Per il resto c’erano solo i bambini e i ragazzi, che davano luce alle “grigie” ore di quel tempo vissuto nelle stagioni della solitudine. Ogni giorno Domenico lasciava tutto e tutti per partecipare all’Eucarestia. Lo ha fatto fino agli ultimi giorni della sua vita, quella con un’ala soltanto. Quella che lo ha fatto camminare, trascinando i piedi per terra. In chiesa non occupava mai le prime file e neanche la navata centrale. Si appartava nell’ultima o penultima fila, lato cappella Santissimo Sacramento. C’era un dettaglio bello, anzi “profumato”, della sua fede. Nel balcone di casa aveva una sola pianta. Quella di gelsomino. Nei giorni della fioritura ne raccoglieva i fiori, li avvolgeva in un fazzolettino di carta. Li sistemava ai piedi del tabernacolo. La sua piccola e candida composizione profumata per il Signore. A circa trent’anni dalla sua morte, nel balcone della sua casa chiusa e abbandonata, possibilmente sarà rimasto solo il vaso di quella pianta. Ma l’odore di quel gelsomino è come se l’avessi sentito, in quell’Eucarestia alla quale lo avevo invitato a partecipare.</div><div><br></div><div>Vorrei che con questo semplice racconto, noi tutti chiamati a essere educatori, ne sentissimo il profumo. A volte ci convinciamo che siamo i migliori “maestri”, secondo le sole prospettive edonistiche, quando sappiamo tutelare i nostri allievi da ogni possibile sconfitta, sempre e dovunque. Lo facciamo con tenacia, con tutte le forme di paternalismo “spazzaneve”, che ne impediscano dolorose cadute o inaspettate scivolate. Dimenticandoci che, si è maestri di vita e di sapienza, quando, anche con un’ala soltanto, abbiamo educato i discenti a rialzarsi. Questa è l’essenza del profumo del gelsomino di Domenico, come educatore. Quel profumo che non sappiamo più riconoscere nel vivere quotidiano.</div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><i>don Franco Mogavero</i></span><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 08 Sep 2023 19:36:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/WhatsApp-Image-2023-08-11-at-08.27.50-437x428_thumb.webp" length="18036" type="image/webp" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?u-zu-micu--u-parrinu</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000007</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Il pensiero si riprende la parola. Alice canta Battiato]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000008"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">C’ero anche io. Con il mio corpo e la mia “anima”. Al concerto Alice canta Battiato di domenica 30 luglio, tenutosi a Palermo nella splendida cornice di Villa Filippina. L’artista raggiunge il palco “in punta di piedi”.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Col passo dell’eleganza. Che l’accompagnerà durante tutto lo spettacolo, in ogni suo movimento. Ogni suo gesto, infatti, sempre ordinato ed essenziale, sembrava diventare un ricamo prezioso ai testi e alla musica. È stato questo il primo canale empatico che, come una tenera carezza, ha raggiunto il pubblico.</div><div><br></div><div>Al pianoforte il maestro Carlo Guaitoli e al violoncello Chiara Trentin con i loro primi delicatissimi accordi, ti spingevano a immaginare che le loro mani sulla tastiera e sulle corde fossero guidate da una divina Mano invisibile. Lentamente tutto diviene un crescendo armonico di emozioni. Con la calda voce di Alice ogni canzone è simile a “un frammento di cielo” che raggiunge cuore e coscienza . Pur restando seduto su una scomoda sedia di plastica, alcune “meccaniche celesti” si mettono silenziosamente in moto. Ed è il tempo della “sospensione catartica”. Quella che ha il sapore e l’odore contemplativo della preghiera. La musica sembra dare voce al silenzio. Alla meditazione. Anche la voce di Alice quando diventa “narrante” sembra volere custodire quest’atmosfera. Lei presenta Battiato come colui che ha voluto tracciare una via illuminata nel nostro percorso evolutivo-spirituale. E puntualizza: « Franco lo ha fatto fin da bambino».</div><div><br></div><div>Lo ha fatto ponendosi la domanda io sono. Io chi sono?». Si comprende bene quanto siamo lontani dal chiasso assordante di certe kermesse, dalle esibizioni estive di effervescenti karaoke, dagli spettacoli “liquidi” delle nostre piazze. Qui tutto sembra dare voce all’Infinito. Ne da esplicita conferma un singolare dettaglio: anche durante le canzoni più famose di Battiato non c’è nessun coro di voci che copre quella di Alice. A cantare sono soltanto le labbra. È solo il movimento delle labbra. Un coro di voci “petalose”. Tutto si arresta volutamente nel clima dell’ascolto di un “maestro che ti insegna quanto è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire”. Anche i forti e caldi applausi non conoscono sbavature, tripudi e schiamazzi da stadio. Alice li accoglie. Li condivide con Franco. Con Chiara e Carlo, i suoi musicisti. Alla fine sembra volerli “ridonare” al suo pubblico. Lo fa con un “serafico” inchino e con il delicatissimo sorriso della gratitudine.</div><div><br></div><div>Tante canzoni sono come delle rondini che sfrecciano il cielo dei tuoi ricordi, sono per me delle salite piacevoli sulle montagne “verdi” della gioventù. La cima la raggiungo quando Alice canta: E ti vengo a cercare. Ricordo una veglia di preghiera di giovani in parrocchia. Ricordo la mano tremante del mio amico Nuccio che schiacciava i tasti di un registratore per pregare con “E ti vengo a cercare”. Temevamo tutti una brusca reazione del nostro vecchio parroco. Lui non ne era stato avvisato. Ma da uomo saggio comprese che l’arte quando è “bellezza” ha il passo della preghiera.</div><div><br></div><div>Alice ha cantato Battiato. Ci attendiamo che presto Alice ritorni a cantare Alice. Da maestra e signora della bellezza. Con testi e musiche che ci siano da guida e sostegno nell’ascolto del Silenzio.</div><div><br></div><div>La serata con Alice, in questo caldo luglio, è stata una boccata di sano ossigeno.</div><div><br></div><div>Ha permesso al pensiero di riprendersi la parola, dopo le devastanti fiamme causate dalla voce dell’ignoranza, “dei tanti parassiti senza dignità” del nostro presente.</div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><i>don Franco Mogavero</i></span><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 07 Sep 2023 19:40:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Alice_foto-di-Cristina-Paesani-b_thumb.jpg" length="106930" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?il-pensiero-si-riprende-la-parola--alice-canta-battiato</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000008</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Le potenti fiamme della rassegnazione e i “ Vangeli Canadair” in cerca di piloti]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000009"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5"><div>Iniziano a spegnersi i riflettori, seppure un po’ lentamente, sulla “nera” tragedia incendi. Si potrebbe, a tal proposito, asserire che: «Il passaggio dal “fuoco” alla “cenere” è breve». Assai breve.</div></div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Per quasi un’intera giornata i nostri smartphone sono stati invasi da immagini e video. Ci mostravano nei dettagli, passo passo, le funeste conseguenze delle gesta dei diversi “Neroni” anonimi non dell’impero romano, ma della nostra bella e sempre più “povera” e “disperata” terra di Sicilia.</div><div><br></div><div>Non di quella lontanissima notte del 18 luglio del 64 aC, ma di quel martedì 25 luglio del 2023.</div><div><br></div><div>Il faro del dolore consente a tanti, di passare repentinamente dal ruolo di spettatori a quello di registi “di professione”. A testimoni narranti. È così, nel giro di una manciata di secondi, tutto viene postato e visualizzato. Con un polpastrello e un semplice click su un “inoltra” si attiva una sorta di “catena di Sant’Antonio informativa”. Con una sostanziale differenza: cancellata la promessa di possibili benefici da ricevere al termine dell’operazione.</div><div><br></div><div>Senza la conduzione di un elegante Alberto Matano o di una vispa Barbara D’urso, come per magia, tutti diventiamo conduttori e autori di una Vita in diretta o di un Pomeriggio cinque che ha come suo unico canale la Rete. In quel fugace copia e incolla c’è concessa una sola nota di creatività: la stesura delle possibili didascalie che illustrano le foto e i video. A seguire, qualche noticina a mo di commento che ha come” firma d’autore” una o più faccine, le irrinunciabili emoticon.</div><div><br></div><div>Nei nostri cuori e nelle nostre coscienze si aprono i link dell’emotività, della rabbia, del pietismo, della solidarietà, della denuncia, della protesta. Ma alla fine dello “spettacolo” a vincere su tutto è la rassegnazione. Senza rendercene conto è questo l’incendio le cui fiamme non siamo riusciti a spegnere dalla nostra cultura, dalla nostra fede, dal nostro modus vivendi e operandi. È questo l’incendio che falcia , a partire dalle loro radici, la speranza, la giustizia,la progettualità, il futuro. Il Vangelo. È questo l’incendio che brucia ogni processo educativo diretto alla custodia della casa comune, alla carità che si rifiuta di camuffarsi in sterile assistenzialismo e alla fede che rinnega fatalismo e idolatria.</div><div><br></div><div>Le potenti vampe della rassegnazione ci accerchiano, con le basse e le alte temperature, col fumo dell’ infantilismo esistenziale e dell’immobilismo pastorale.</div><div><br></div><div>I nostri occhi bruciano per queste nocive nubi di fumo nero, ma le sole lacrime” virtuali” dei propositi non potranno mai spegnerle. Occorre riflettere seriamente e sinodalmente sul modo con il quale abbiamo annunciato il Vangelo. Chiediamoci se alle nostre comunità cristiane siamo riusciti a donare L’Acqua Viva della Parola. Quella del Vangeli. Quei “Canadair” in cerca di piloti che li facciano volare…</div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><i>don Franco Mogavero</i></span><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 06 Sep 2023 19:47:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/chiesa-in-fumo-e1690610924164_thumb.webp" length="57016" type="image/webp" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?le-potenti-fiamme-della-rassegnazione-e-i---vangeli-canadair--in-cerca-di-piloti</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000009</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Auguri alle mamme, a partire da quelle con la lacrima “congelata” nel cuore.]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000A"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">Per la festa della mamma vorrei ricordare quelle madri che portano nei cuori una lacrima. Quella che non si scioglierà mai e che non potrà mai scomparire. Dal loro tempo e dalla loro vita. Mi piace chiamarle le mamme con la lacrima “congelata”nel cuore. Così penso al dolore di quelle madri che, dopo avere concluso il tempo gioioso della gravidanza, han partorito un figlio senza vita: ma con un nome già dato, con una storia iniziata e bruscamente recisa. Alle donne che han visto dare alla luce il buio della morte. Ricordo ancora le piccole bare bianche con i loro fiori bianchi. Bagnate dalle bianche lacrime delle neo-mamme che si univano alle goccioline di acqua benedetta appena aspersa. A pensarci bene, quelle bare custodiscono le reliquie degli angioletti più belli. I cuori delle loro madri ne furono e ne sono la prima culla. In quei cuori-culla resta congelata la lacrima della vita. Un ricordo, mai e poi mai solcato dal giudizio umano, voglio donarlo alle mamme che han congelato nella coscienza del cuore l’amara lacrima dell’infedeltà matrimoniale. A quelle donne che, illuminate dalla luce sempre accesa dell’amore materno, sono riuscite a uscire dalla galleria buia di storie” parallele”. Di quelle storie reali e di quelle costruite solo “virtualmente”. Storie che si sono sciolte con le lacrime del pentimento. Quelle versate silenziosamente, possibilmente stringendo tra le braccia o accarezzando il volto dei propri pargoletti. Con ancora addosso, il profumo, diventato nauseante, di fronte all’amore pulito dei bambini, di fragilità e ferite mai curate. Ferite, che han trovato nel soave profumo della maternità, un inaspettato farmaco salvavita. Sono le lacrime del perdono materno, che non ha utilizzato il registro delle parole “volanti”, ma della promessa, saldamente mantenuta: di tagliare dal giardino della maternità l’alta siepe dello smarrimento coniugale. Di reciderla con la falce del per sempre. Una preghiera vera, fatta promessa di vita. Per essere madri e mogli insieme. Senza maschere. Infine, un ricordo, baciato dalla bellezza senza fine dell’amore materno, va a tutte quelle mamme su sedie a rotelle, allettate e senza la memoria della maternità. Madri che non riescono più a parlare, a capire. Con lo sguardo perso nel vuoto di una vita nuova. Di un mondo tutto nuovo e fatto di ricordi, di nostalgie, di favole ascoltate e mai raccontate. Alle mamme colpite da demenza senile, morbo di Parkinson, Alzaimer. Non riconoscono più i propri figli con lo sguardo e con l’intelletto. Ma restano pulsanti i loro cuori di mamme. L’ho visto con i miei occhi. In quella lacrima che è copiosamente sgorgata dal volto di una di loro. Quando il figlio l’ha baciata e accarezzata. Per lei, a dire il vero, era il papà. Lo ha chiamato, lo chiamava ripetutamente papà. Eppure, da quella “perla bianca” che volava giù, brillava la luce di una maternità “fatta bambina”. Una lucida testimonianza di come non potrà mai esistere una maternità vegetativa. Ecco perché quella lacrima, quelle lacrime “congelate” nei loro cuori sono la voce parlante e narrante della dolcezza dell’ intimità, della quiete dell’interiorità di un amore che è come la luce: una presenza segreta che da vita. Auguri, a tutte le mamme. Solo loro, anche con il sorriso di una lacrima, possono mostrarci il volto della vita. Dell’amore non congelato.</div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5"><br></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5"><span class="fs14lh1-5"><i>don Franco Mogavero</i></span><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 05 Sep 2023 19:50:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/3252206-760x428_thumb.webp" length="34160" type="image/webp" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?auguri-alle-mamme,-a-partire-da-quelle-con-la-lacrima--congelata--nel-cuore-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000000A</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Auguri ai papà. Ad ogni padre misericordioso.]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000B"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">L’ odierna festa del papà mi ha fatto pensare a un padre “speciale”. A lui, inoltro i miei auguri. Che si fanno preghiera. </div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>È il papà di Agostino. </div><div><br></div><div>Questo è stato il suo biglietto di presentazione la prima volta che l’ho ”incontrato”, o meglio, che ne ho ascoltato la voce al telefono. </div><div><br></div><div>Ricordo ancora che mi trovavo in campagna a contemplare il tramonto di una caldissima giornata d’agosto. Di quelle dove un forte vento di scirocco stava spogliando i miei alberi di tutti i suoi frutti e le sue foglie. Questo papà era come uno di quei grandi alberi. Per il violento vento dell’alcolismo e per la sua conseguente ed inarrestabile tempesta. Quella che aveva fatto precipitare il figlio nel baratro della perdizione. Anche lui, il papà di Agostino, si stava spogliando di tutto. Perfino della sua identità. Del suo nome e cognome. Era solo il papà di Agostino. </div><div><br></div><div>Il figlio da qualche giorno era scappato da casa nella disperata ricerca di un senso da dare o da restituire alla sua vita. Sul lastrico della vergogna per un nuova “caduta”, era scomparso. Da solo. Con la sua vecchia auto. Possibilmente con “il rosso quasi fisso”. Con il cellulare appositamente spento. Il papà lo aveva cercato. Per mare e per monti. Dall’alba alla triste ora del crepuscolo. Agostino lo aveva fatto più volte in passato. Il suo babbo era sempre riuscito a farlo rialzare, prendendolo tra le sue braccia. Con le braccia di quel grembo “paterno” che sa allungare le sue mani: quelle della misericordia e del perdono. Con la tenera carezza della compassione. </div><div><br></div><div>Al telefono la voce e le lacrime del padre di Agostino erano come i tronchi robusti di quegli alberi che mi stavano di fronte. Con le loro invisibili ma profonde radici. </div><div><br></div><div>La sua voce era il tronco della paternità dell’albero della vita, le sue lacrime le radici profonde della sua fede. </div><div><br></div><div>Il papà di Agostino mi chiedeva soltanto di pregare per il figlio “perduto”. &nbsp;&nbsp;</div><div><br></div><div>A distanza di qualche ora, il vento dello scirocco si era placato. Squilla il mio telefono. Era lui, il padre di Agostino. Ha ritrovato il figlio. Entrambi sono già al pronto soccorso dell’ospedale. </div><div><br></div><div>Dopo qualche giorno padre e figlio mi raggiungono in parrocchia. Per ringraziarmi per la preghiera fatta. I volti di entrambi sono radiosi. Non vedevo Agostino da anni e anni. Sebbene sulla fronte e sotto gli occhi vi si intravedesse il sorgere di qualche ruga, il suo viso era ancora quello di un bambino. Inoltre, era profumatissimo. Quel profumo mi ha ricordato l’acqua di Colonia che si usa per i bambini dopo un caldo bagno. Sapeva di freschezza, di primavera. Di vita. Di resurrezione.</div><div><br></div><div>A dire il vero, Agostino sta continuando “il bagno della sua rinascita” per vivere la primavera della sua vita. In una apposita comunità di recupero per alcolisti. Il papà veglia su di lui con la sua preghiera, aspettando fiducioso il suo ritorno a casa. Auguri a ogni papà. Auguri a ogni padre misericordioso. </div><div><br></div><div>Dopo avere finito di scrivere questo testo, il nostro Vescovo Giuseppe, sul gruppo whatsapp dei presbiteri e diaconi della diocesi, condivide una bellissima immagine. Con la quale ci fa dono del suo grazie “paterno” per l’affetto dimostratogli nel giorno del suo onomastico. Nel dipinto che mi ha profondamente commosso vi ho rivisto il cuore di ogni papà misericordioso. A iniziare da quello di Dio. Lo condivido con voi tutti.</div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><i>don Franco Mogavero</i></span><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 04 Sep 2023 19:57:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/large-2585733_thumb.jpg" length="139921" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?auguri-ai-papa--ad-ogni-padre-misericordioso-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000000B</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[San Giuseppe e le note “stonate”]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000C"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">In un centro commerciale alle porte di Palermo, dopo anni e anni, rivedo Salvo, un compagno di studi di mio fratello. Con i carrelli stracolmi ci dirigiamo entrambi verso le casse. Ci attende una lunga fila. O meglio, una ordinatissima processione dove nessuno ha tra le mani la monetina per il santo, ma un bancomat o una carta di credito per le sorridenti cassiere. Dallo schermo del suo smartphone, che casca per terra per ben tre volte, Salvo scorrendo una mirabile galleria di foto e video, si improvvisa abile regista, ricucendole con le sue “narranti didascalie”. Così in pochi minuti mi ha fatto conoscere il figlio Edoardo, il suo unico figlio. Una conoscenza virtuale, che si interrompe quando mi fa sapere che quello era anche il giorno del compleanno del suo bambino. Ma un problema lo angustia, e deve risolverlo nel più breve tempo possibile: non riesce a trovare un regalo da fargli. Mi confessa che ha tutto. La sua stanza è piena di giocattoli: «Quasi come l’apposito reparto del centro commerciale che stiamo per lasciare».</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Con un pizzico di ironia, gli suggerisco di pensare a quello che forse potrebbe essergli il dono più gradito: il regalo di un fratellino o una sorellina. La risposta di Salvo è immediata e secca: «Sua madre non vuole altri figli.» Usciti dal grande magazzino, in macchina ad attenderlo c’è la moglie. È impegnata, “tra le mura dell’auto” nel seguire uno di quei costosissimi corsi online che ti abilitano a essere insegnanti di sostegno.</div><div><br></div><div>Nel nostro fugace saluto, pure a lei inoltro l’invito a pensare a un altro figlio-figlia come regalo per Edoardo, stuzzicandola sull’avanzare degli anni. Anche la sua risposta è tempestiva. Ha il tono dell’accusa e del lavarsene le mani alla Ponzio Pilato: «Suo padre non ne vuole sapere nulla». Rimango spiazzato.</div><div><br></div><div>Papà e mamma di Edoardo mi hanno lasciato senza parole. A volte, inconsapevolmente, amiamo scegliere le note “stonate” dell’egoismo. Quelle che non potranno mai farci cantare il canto dell’amore. E quello della paternità e maternità. L’indomani in un’area di servizio della Palermo-Catania incontro un mio caro amico. Entrambi dobbiamo fare carburante. Entrambi abbiamo tra le mani i nostri bancomat. Da sempre ha avuto una passione sviscerata per la politica. Nel travaglio della stesura delle liste da ultimare per l’elezione del sindaco del suo paese, mi fa una sintesi di tutte le sue fatiche e i suoi programmi. Anche lui è felicemente sposato con due bambine. Le chiedo della moglie e di Gaia e Ginevra. Subito lo vedo sconvolto in viso. Con la mano destra si dà un forte pugno in testa. Era al cinema con moglie e bambine. Ha ricevuto una telefonata di un collega di partito che lo invitava a tornare in paese per un’urgente riunione. Uscito dal cinema, per rispondere al telefono e, messosi in macchina per raggiungerlo, si era dimenticato della moglie e delle figlie. Le quali, inconsapevoli di essere state “abbandonate”, proseguivano serenamente la visione del film. Dopo avere fatto il pieno, fu costretto a ritornare indietro. Nel darmi il suo abbraccio mi chiede di pregare per lui.</div><div><br></div><div>Così rifletto sulle mie corse. Sulle tante corse per le autostrade della gratificazione e dei mille impegni di noi tutti, di tante mamme e papà. Corse che possono causare “gravi incidenti” e mettere “a rischio” le relazioni con le vite che ci appartengono. Con quelle che amiamo e che ci amano.</div><div><br></div><div>Questi due incontri con due papà e con le loro famiglie saranno i semi della mia riflessione e della mia preghiera in preparazione alla festa di San Giuseppe, che è anche la festa dei papà.</div><div><br></div><div>Nel portare avanti, in preparazione alla festa del santo, le nostre rispettabilissime novene, coroncine, tridui, processioni e tavolate in piazza, non perdiamo di vista il presente, la vita; le gioie, le tristezze, le speranze e le angosce degli uomini del nostro tempo. Dei papà di oggi. Quel “vino nuovo” e quegli “otri nuovi” che troviamo nei banchetti imbanditi per noi dalla storia. Tra le mura delle nostre case. Delle nostre parrocchie. Della nostra comunità.</div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><i>don Franco Mogavero</i></span><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 03 Sep 2023 20:06:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/large-2616673_thumb.jpg" length="121407" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?san-giuseppe-e-le-note--stonate-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000000C</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[L’urlo muto dei nostri fratelli immigrati raggiunge anche le nostre Eucarestie]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000D"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">O Dio, Creatore della terra, del cielo e del mare, dell’uomo che hai fatto poco meno di Te; di ogni uomo che ha una dignità divina, coronata della Tua stessa gloria e del Tuo stesso onore.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Ieri, come ogni giorno, sono stato ai piedi di un grande e pregevole altare di marmo per celebrare la “nostra” Eucarestia. Con Te, il Tuo Figlio Unigenito, lo Spirito Santo e un frammento, una “mollica” del Tuo popolo.</div><div><br></div><div>Su un altare coperto da una bianchissima e profumatissima bianca tovaglia, le cui estremità sono adornate da raffinatissimi merletti.</div><div><br></div><div>Ancora una volta, dopo avere indossato i violacei paramenti e atteso il suolo delle campane, ho chiesto alla mia memoria di non lasciarsi sfuggire il nome del defunto da ricordare.</div><div><br></div><div>Ma l’arrivo di un’improvvisa ed inaspettata pioggia battente, accompagnata da forti tuoni, stravolge “silenziosamente” il mio tradizionale protocollo da seguire.</div><div><br></div><div>Il suono di quell’acqua che cadeva giù dal Tuo cielo, pareva “chiedere” di unirsi alle voci, quasi tutte “rosa” che davano il via al canto d’ingresso. Di diventarne un’originale colonna sonora. Quell’assembramento di rumori e suoni era simile al riecheggiare del toc toc di tante mani; mani che bussavano, con il tocco riconoscibilissimo della fraternità, ad un “invisibile” portone e che chiedevano di entrare. Stavolta, non in una tanto sognata “terra promessa” chiamata Europa o Italia, neanche tra le mura della chiesa della mia parrocchia, ma in quell’angolo, in quel perimetro di eternità universale, chiamato Eucarestia. In quel “fazzoletto” di terra e di cielo che sa abbracciare ogni dolore e raccogliere ogni lacrima dell’uomo. Di ogni uomo.</div><div><br></div><div>Le sentivo accanto a me. Erano tutte con me ai bordi di quel bianco altare. Erano le braccia, le mani e le manine che solo poche ore prima si erano alzate tra le acque del mare Ionio, a soli 150 metri dalla riva, per chiedere Vita.</div><div><br></div><div>Braccia, mani, cuori e cuoricini, corpi di Vita e “divini” uccisi dal peso delle onde della nostra cieca indifferenza e non, come si legge in qualche pezzo di sterile cronaca, da una secca fatale. Tanti “alter Cristus”. Pochi minuti prima dal Tg1 avevo appreso che fossero 67. Tra questi con precisione vi erano 33 donne e 20 bambini. A differenza del defunto, il cui nome continuavo a ricordare, quasi tutti loro sono senza un nome. Di un bambino si era detto che aveva solo sette anni e di una ragazza di 14 anni che portava capelli neri e ricci.</div><div><br></div><div>All’Eucarestia che stavo per celebrare si univa così un altro, un nuovo frammento di “storia della salvezza” a firma di poveri anonimi. O meglio di altri 67 angeli, ma di quelli, avrebbe scritto don Tonino Bello, con un’ala soltanto. Di quelli che Tu, o Dio, hai fatto “volare in Cielo”, nel Tuo mare azzurro; abbracciandoli con la Tua ala. Perché la loro ala, possibilmente quella destra, è stata falciata dal nostro egoismo; si è spezzata ed è annegata tra le acque di quel mare che ci chiede di essere la Tua porta, la porta di Dio tra di noi.</div><div><br></div><div>Intanto, i miei occhi si posano su quell’oceano di eternità, chiamato Eucarestia. Da dove Tu, o Dio, mi chiedi di leggere ad alta voce gli autografi di ognuno di loro, scritti con il sangue e l’acqua, sgorgati dai loro costati, trafitti dalle lance dei nostri barbari e corrotti giochi politici. Firme “gridate” con l’urlo della supplica fatto diventare muto: le loro bocche sono state zittite con spugne bagnate dall’aceto del nazionalismo e dal fiele di ogni sporco e possibile interesse economico.</div><div><br></div><div>Le firme sono tutte uguali: figlio di Dio.</div><div><br></div><div>Intanto, comprendo come quell’Eucarestia, ogni Eucarestia sa accogliere, o meglio, sa abbracciare ogni crocifisso del nostro tempo, ogni angelo con una sola ala, ogni nuovo cittadino della storia della salvezza.</div><div>Così ieri l’altare e la tovaglia della Basilica di San Pietro di Collesano sono state “sostituite” da quel “fazzoletto” di spiaggia del mare di Cutro. Vi ho visto i “mille” pezzi di quel vecchissimo e fragilissimo barcone partito da Smirne. Frammenti di legno che continuavano a sbriciolarsi come la speranza dei nostri fratelli e sorelle che sognavano di passare dall’inferno della non vita al paradiso della vita. In tanti affermano che si tratti di “uomini in cerca di fortuna” e che non debbano partire, ma rimanere nei loro paesi. Ai loro diktat, generati dalla sola forza del potere, il potere assoluto dei potenti, io preferisco quella del Padre Nostro, del Padre di ogni cristiano, di ogni fratello appartenente a qualsiasi religione, di ogni uomo di buona volontà. Quella forza dell’Amore che si fa Creazione di ogni cosa visibile e invisibile; continua, quotidiana ed eterna. Quella forza dell’ Amore che diventa compassione “bella” che fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi, fa scendere la pioggia sui giusti e sugli ingiusti. Quella forza che si fa gratuità totale nel darci “potere” su ogni opera delle Sue mani, nel porre tutto sotto i nostri piedi.</div><div><br></div><div>Ti chiedo, o Buon Dio, di fare in modo che ogni Eucarestia celebrata diventi per ognuno di noi “pane di vita”. Pane che diventi cibo capace di fare in modo che ogni “potere” che Tu ci doni, anche sull’uomo da Te creato, diventi servizio. Fa che ogni nostra assemblea eucaristica viva nell’attualità di una fede e di una carità non ipocrita.</div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><i>don Franco Mogavero</i></span><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 02 Sep 2023 20:08:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/naufragio-crotone-760x428_thumb.webp" length="40926" type="image/webp" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?l-urlo-muto-dei-nostri-fratelli-immigrati-raggiunge-anche-le-nostre-eucarestie</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000000D</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Il saluto a tutti come password per una Quaresima Cristiana]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000E"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">Mia cara Quaresima,</div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5"><span class="fs14lh1-5">anche quest’anno ritorni ad abitare in mezzo a Noi.</span><br></div><div><br></div><div>Ti è concesso di poterlo fare per soli quaranta giorni. A dirla in poche battute, ti abbiamo dato una breve vita. Ti abbiamo, inoltre, attribuito il viola come simbolico colore di identificazione. Quel colore che indica mistero e paura. Il colore, insieme al nero, della morte. Quello che nel mondo dello spettacolo nessuno vuole mai indossare perché il diktat della superstizione ha sancito che porti sfortuna. Ma non basta. I tuoi giorni di vita dovrebbero essere per noi quelli siglati dalla penitenza e dalla rinuncia. Un tempo, quelli della “grande” mortificazione e riparazione. Di quest’ultime oggi, a dire il vero, ne restano solo delle “arrugginite” ceneri. Depositate, raccolte e infiorettate su quei vassoi e piatti di quanti, con il loro “sudato” impegno, fanno a meno di dolci e dolcini, di fettine di prosciutto e pezzetti di würstel su calde pizze e gustosi condimenti. Soprattutto nel giorno di venerdì.</div><div><br></div><div>Insomma, mia cara Quaresima, non sei nata con la camicia, non hai avuto una vita facile. E non riesci ad averla anche oggi.</div><div><br></div><div>Abbiamo creato un forte distanziamento spirituale, pastorale/sacramentale e culturale tra il tuo cammino e l’unica tua “meta”: la meta pasquale. Si è pianificata su di te una sorta di permuta, biblicamente ed evangelicamente illegittima. Quella tra la gioiosa via “lucis” della conversione del cuore e della coscienza e, il “cieco” vicolo dei precettini e delle devozioncine fai da te dal dolce gusto del mordi e fuggi. </div><div><br></div><div>Possibilmente sarai fortemente arrabbiata con noi. Soprattutto perché abbiamo cancellato dalla tua carta di identità, come segni particolari, quelli della scoperta-riscoperta del battesimo, della coerenza alla vita battesimale, della speranza e della giustizia, apponendovi quelli delle “incipriate” cerimonie occasionali, del buonismo e della rassegnazione.</div><div><br></div><div>Eppure, la scorsa domenica, spiazzando tutto e tutti, hai deciso di fare capolino nelle nostre assemblee con una pre-visita lampo. Hai voluto, come nobile signora del perdono e dell’attesa, donarci il tuo biglietto da visita. In esso vi è contenuta la password per entrare nel tempo “santo” dei tuoi quaranta giorni e poi per partecipare al banchetto del Risorto. L’hai presa in prestito dal tuo e nostro Maestro. Dalla Sua Parola della scorsa domenica: «E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?».</div><div><br></div><div>La password che oggi, all’inizio dei tuoi quaranta giorni, tutti dobbiamo digitare con i polpastrelli della carità e le labbra del nostro cuore è “il saluto va donato tutti”. Cliccandola, come uno tra i primi impegni quotidiani di vita cristiana, avremo la gioia di poter cominciare a celebrare una quaresima cristiana. E non pagana. Ovvero, una Pasqua Santa che indossa solo il bianco “paramento” della Pace.</div><div><br></div><div>Santa Quaresima.</div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><i>don Franco Mogavero</i></span><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 01 Sep 2023 20:10:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/passwordpecora-760x428_thumb.webp" length="13148" type="image/webp" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?il-saluto-a-tutti-come-password-per-una-quaresima-cristiana</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000000E</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[A Dio, l’eternamente innamorato]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000F"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">O Dio, che ti sei innamorato dell’uomo ancor prima di averlo creato;</div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">a Te che sei il Volto “bello” dell’Amore, quel volto dove l’innamoramento non è mai stato “coperto” dalle rughe delle corse del tempo.</div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">A Te che sei l’Amore eternamente innamorato di ogni Tua creatura, a Te ci accostiamo nel giorno della festa degli innamorati, o meglio, della festa dell’alba dell’Amore e dell’amore.</div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">Ti chiediamo: non farci vivere l’innamoramento come amore a tempo determinato.</div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">Fa’ che alle nostre firme digitali di una società follemente liquida: quelle della vulnerabilità, dell’egoismo, della paura, dell’orgoglio e dell’apparenza, sappiamo sostituire quelle scritte sulla carta della memoria storica con la penna della gratitudine senza tempo.</div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">Fa’ che nell’epoca della saturazione comunicativa e dell’inarrestabile dilatazione dei contatti virtuali, riusciamo tutti a innamorarci ancora della connessione col silenzio, con la voce della coscienza, delle relazioni meno social e più sociali.</div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">Aiutaci a saperci innamorare della vita, del tempo, del sapere, del cercare la Verità, dell’intelligenza e della volontà. Del sorriso e del pianto di un bambino. Della creatività e della testarda ribellione di un adolescente: per noi possono diventare il parto di un nuovo spiraglio di sapienza. Dei dubbi, degli ideali, delle ondulazioni dell’anima e del vagheggiamento nebuloso del credere dei nostri giovani.</div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">Facci comprendere che il loro sguardo sul mondo e sulla fede degli adulti, è come quello degli innamorati. Ci chiedono di non rivendere mai la speranza e l’amore al mercato dell’usato, tra gli oggetti seppelliti nella polvere del passato. Ci chiedono di essere donne e uomini “di qualità” che, prendendoli per mano, sappiano accompagnarli nei tanti ospedali da campo e nelle numerose periferie esistenziali del nostro tempo. Di farlo con cuori che conoscono le pulsazioni e le emozioni dei primi passi della conoscenza affettiva che, attraverso la via della bellezza dell’innamoramento del prossimo, ci rende capaci di fronteggiare lo tsunami dell’individualismo.</div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">Aiutaci ad abbracciare, come i veri innamorati sanno fare, questo tempo storico dove si respira un diffuso sentimento di nostalgia del totalmente Altro, un bisogno di umanizzazione e di santificazione del tempo e della realtà da noi abitata.</div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">Aiutaci a fare dell’innamoramento la nave da dove fare partire la crociera delle beatitudini. Facci innamorati della vita, innamorati che non scelgano di stare seduti sulle panchine della passività, ma dai cuori sempre in movimento verso l’Altro e il prossimo.</div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">Concedici, infine, di essere quegli innamorati sul cui volto brilli lo stemma dell’amore col motto: Cor ad cor loquitur. Ovvero, solo il cuore parla al cuore.</div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5"><br></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5"><span class="fs14lh1-5"><i>don Franco Mogavero</i></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 10 Aug 2023 20:14:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/large-2561053_thumb.jpg" length="144073" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?a-dio,-l-eternamente-innamorato</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000000F</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Diamo il Pane della Parola ai bambini. Mettiamo il Vangelo sulle loro mani. E saremo “facitori” di Speranza]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000010"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">Saggi maestri ci hanno insegnato che per essere concreti “facitori” della Speranza occorre partire dal porsi delle domande, senza scivolare mai nel tetro pessimismo. Senza mai lasciarsi bagnare dalle avvolgenti e coinvolgenti onde dello scoraggiamento. Perché, come affermava Sant’ Ignazio di Loyola: «Ogni scoraggiamento viene dal demonio». E se, l’icona per eccellenza della Speranza sono i bambini, dobbiamo iniziare il nostro percorso di riflessione a partire da loro.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Chiediamoci, che cosa dobbiamo donare ai bambini in questo “difficile” tempo storico per una sana e fruttuosa educazione cristiana. Che cosa deve essere prioritario nel loro percorso di formazione? Insomma, cosa dare loro da mangiare? A pensarci bene, infatti, i bambini potrebbero essere la nostra minoranza creativa capace di fare rinascere la nostra esperienza di popolo in cammino. Tuttavia, anche la Speranza ha bisogno del suo Pane per non morire di fame. Ultimamente dei “bravi” nutrizionisti pastorali le hanno imposto una ferrea dieta. Per conferirle il look della “bella” velina. Questo è uno dei frutti di quegli immediati e quasi “naturali” processi di osmosi o mimetizzazione con le mode del vivere sociale quotidiano. Mode il cui peso si deposita anche sulle bilance del pensare e agire pastorale.</div><div><br></div><div>Un “attento” percorso dietetico che ha sostituito la fede, come madre della Speranza, con “madre” apparenza. Quest’ultima, a sua volta, resta sottomessa ad una cattiva matrigna chiamata vulnerabilità. Essa, approfittando delle tante fragilità e ferite aperte, si è estesa a macchia d’olio, infettando l’esistenza, la società, la spiritualità, la politica, la morale. Le categorie della vulnerabilità e dell’apparenza hanno favorito un continuo processo di “indebolimento” della Speranza. Così la speranza cristiana è stata asfaltata dalla speranza “loquace”.</div><div><br></div><div>Alla Speranza nutrita dalla Parola si è imposta quella che divora solo parole e che poco conosce il traguardo dell’azione. Possibilmente ci sfugge di mano che i bambini non solo sono i primi maestri della speranza, ma sono coloro che masticano e digeriscono subito il pane che la nutre: la Parola di Dio e del Signore. Dobbiamo imparare a lasciarci evangelizzare dai bambini. Ai bambini dobbiamo dare da mangiare prima di tutto la Parola. Mettere il Vangelo sulle loro mani. Dobbiamo farli incontrare con la Parola. Farli pregare e dialogare con il Pane della Speranza. Almeno settimanalmente. Costruire con loro delle ”piccole” omelie dialogate. Ne avremo delle sapienti sorprese.</div><div><br></div><div>Quello che esce dalla loro bocca può stordirci, portarci a riflessioni mai preventivate. Noi adulti sappiamo tessere sulla Parola anche chiacchiere autoreferenziali, chiacchiericci macchiati di moralismo, stendere vellutati tappeti di erudizione esegetica, ma non sappiamo farne lo strumento che afferma la potenza di Dio. In questo i nostri maestri sono e restano i bambini. È questa una verità contenuta in un versetto del salmo 8: «Con la bocca dei bambini e dei lattanti, affermi la tua potenza contro i tuoi avversari, per ridurre al silenzio nemici e ribelli». È una verità che si è oscurata . Questa è l’ecclissi pastorale del nostro tempo.</div><div><br></div><div>Ci siamo impantanati attorno ad un iter catechistico sempre più povero di “emoglobina” evangelica. I bambini hanno fame di Parola e sete di Chiesa. A noi il compito di nutrire il corpo della loro fede a partire dalla Parola che fornirà globuli rossi, piastrine e sideremia e che non renderà mai pallido o anemico il volto del loro futuro. Del futuro della Chiesa. I bambini sono il fiato di Dio nel mondo.</div><div><br></div><div>Se oggi vogliamo cristiani impastati di Speranza dobbiamo attingere alla Parola e ai bambini. Alle parole che escono dalla loro bocca. Ne ho avuto una conferma luminosa domenica. Ho chiesto loro se sapessero chi fosse Biagio Conte. Dono a voi la risposta di un bambino: «Colui che si è fatto povero per amore di Gesù». Tra le centinaia lette o ascoltate, è la più bella, la più vera. Fatta di Vangelo. Quella che avrà reso ancora più sorridente il volto di Biagio. Che fratello Biagio sia per noi non il “santino” da far girare sui social, ma colui che è rimasto ”bambino” perché ha sempre nutrito la Speranza e la sua missione col Pane della Parola che genera la Carità . È stato colui che ha preso le distanze dalla speranza “loquace” che da voce solo all’ amen della rassegnazione. Ha scelto la Speranza Cristiana che porta con se il canto eterno dell’Alleluia.</div><div><br></div><div>Nutriamoci del Pane della Parola, “facciamoci bambini”. Accantoniamo le diete e prendiamo le distanze da quella catena di “integratori” alimentari non notificati dal ministero “evangelico” della salute pastorale.</div><div><br></div><div><div><i><span class="fs14lh1-5">don Franco Mogavero</span></i></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 09 Aug 2023 20:17:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/large-2086910_thumb.jpg" length="234030" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?diamo-il-pane-della-parola-ai-bambini--mettiamo-il-vangelo-sulle-loro-mani--e-saremo--facitori--di-speranza</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000010</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Per osare nel presente e non imbalsamare il passato…]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000012"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">All’inizio di quest’anno ho rimesso piede, dopo più di vent’anni, tra le mura della casa di una distinta e nobile signorina. Nel salirne i primi gradini percepii subito come, con lo scorrere del tempo, tutto fosse profondamente cambiato. C’era odore di muffa, di chiuso, di umido. Era del tutto scomparso quel piacevole e delicato profumo di lavanda, che già sulla rampa delle scale prendeva possesso del tuo corpo, portandolo con te per ore ed ore. Trovai la signorina, oggi quasi novantenne, con una grande gobba al collo, qualche dente mancante, solo i capelli “colorati” erano quasi uguali a prima. Ma era parecchio invecchiata. Anche un po’ stanca. Il suo viso era un tenero assembramento di rughe. Alla poltroncina, al cotone e all’uncinetto tra le sue delicate mani, si erano sostituite una sedia a rotelle e uno stropicciato fazzolettino di carta bianco. Anche la voce era diversa, era tremante come una foglia d’autunno sul suo ramo. Sembrava accordarsi perfettamente col tremolio non più controllabile delle sue mani. La signorina, che ha sempre abitato da sola, era conosciuta da tutti i vicini e i parenti per il suo cinguettante e coloratissimo canarino. Era il suo “compagno” di vita. Due eterni e sereni innamorati.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>A tal proposito, c’è un simpatico dettaglio, impossibile a dimenticarsi, il canarino si chiamava, guarda caso, Romeo. Stava chiuso in una grande gabbia. Con i contenitori sempre pieni di mangime ed acqua. E, conficcati tra le sbarrette, pezzettini di mela, banana, anguria, grossi chicchi d’uva. Romeo, al fischio della sua “Giulietta”, rispondeva subito con un prolungato cinguettio: la sua lode cantata, il suo ripetuto piccolo “magnificat” per le cure e le attenzioni ricevute. Ma non basta. La padroncina era riuscita anche a farsi dare “il bacino” dal suo Romeo. Bastava che glielo chiedesse, che avvicinasse le sue labbra alla gabbia e il pennuto ne poggiava il becco sul suo viso. Un gelido inverno Romeo si ammalò per vecchiaia, cantava pochissimo, non mangiava più neanche le briciole dei biscottini che lo facevano impazzire e svolazzare di gioia. Alla sua morte, la signorina, pur di non privarsene del tutto e per sempre, decise di farlo imbalsamare. E Romeo è ancora lì, nella sua grande gabbia. Senza vita. L’ho rivisto, dopo vent’anni, insieme alla sua padroncina. Lei, che solo per “amore”, pur di evitarne la sepoltura, continua a trattenerlo con se. Tra le braccia del suo cuore. La raffinata signorina, nel salutarmi, mi ricordò del suo indelebile impegno di preghiera per le vocazioni in seminario. Mi disse: «Da quando ero beniamina in Azione Cattolica».</div><div><br></div><div>Quelle parole, quel sottile filo di voce riempito dal suo zelo quasi “immortale”, mi fecero subito pensare al seminario e alla pastorale vocazionale. Metaforicamente e con un eccesso di fantasia accostai la nobile donna e il suo “inseparabile” canarino alla pastorale vocazionale e al seminario. Mi chiesi se non fosse giunto il tempo di provare a separarle. Idealmente l’abbiamo compreso, ma nella realtà, dalla pastorale vocazionale si spera che arrivino quelle tanto attese vocazioni per il seminario. Forse è giunto il tempo di iniziare a far volare la speranza dell’arrivo di nuovi operai, per la vigna del Signore, &nbsp;senza più pensare a “Romeo”, alla sua gabbia, al suo canto incantevole e alla sua bellezza. Il cielo è ancora pieno di uccelli, tra gli alberi ci sono tanti nidi. Facciamo birdwatching. Iniziamo a guardarli. Mai a catturarli! Potrebbero insegnarci “qualcosa”… &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</div><div><br></div><div>Inoltre, caro lettore, so bene che nel leggermi la tua prima reazione sarà stata quella di provare tanta pietà per il povero “Romeo” in gabbia. E poi, lo abbiamo visto perfino imbalsamato. Però vorrei che pensassi che, come il canarino, una pastorale in gabbia, non libera e non aperta, non genera nulla. È sterile. Assente dalla storia, non potrà mai dare risposte “alla vocazione”. È questo il grave oblio pastorale del nostro tempo. Preferiamo imbalsamare il passato, pur di non osare nel presente.</div><div><br></div><div><div><i><span class="fs14lh1-5">don Franco Mogavero</span></i></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 08 Aug 2023 20:21:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/large-5285011_thumb.jpg" length="174458" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?per-osare-nel-presente-e-non-imbalsamare-il-passato-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000012</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Biagio Conte testimone della vita battesimale in crescita coerente e continua senza titoli e senza carriera]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000013"><div>Caro Biagio,</div><div><br></div><div>la Parola del Signore ci sollecita e ci “solletica”. Ci stuzzica. Riesce a dare voce a delle riflessioni che non avevamo assolutamente messo in conto. Ne ho fatto esperienza col Vangelo della scorsa domenica, quello della festa del battesimo del Signore. Un versetto in modo particolare: “Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento»”. Mi ha punzecchiato, mi ha invitato a cercare nel bagaglio delle mie esperienze il volto, un possibile volto “umano”, che fosse il simbolo della “paternità compiaciuta”. Perché sono pienamente convinto che su questa terra puoi “intravedere” il volto di Dio, solo se lo cerchi nei volti degli uomini. Mi son chiesto, pertanto, se l’avessi incontrato o almeno incrociato da qualche parte. Tante le ricerche nella lunga galleria dei ricordi, ma deludenti i risultati. Quando ho saputo della tua nascita al Cielo, improvvisamente i miei occhi si sono spalancati. Mi sono ricordato che il volto della “paternità compiaciuta” l’ho abbracciato con i miei occhi nel tuo volto. Quelle volte, purtroppo poche, che ho avuto il dono di incontrarti con i poveri: i tuoi figli e fratelli, i tuoi bambini e angeli. Erano per te lo specchio di Dio. Ognuno era il tuo piccolo specchio di Dio. Guardandoli, contemplandoli, avendone compassione, il Vangelo diventava quel lungo treno che attraversava ogni scelta della tua vita, sui binari della quotidianità e della prossimità. Senza mai conoscere il deragliamento causato dal culto osannante dell’apparenza e dalla vetrinizzazione della tua stessa persona. Non hai mai attraversato quel doppio e pericolosissimo binario del baccanale dell’esteriorità. Ma solo quello che dava il primato assoluto all’interiorità. Non sei mai stato il pellegrino che ha seguito mete e percorsi propri del turismo religioso. Hai girato in lungo e largo l’Italia. Senza sostare in hotel e alberghi stellati. Senza mai salire su bianche e maestose navi da crociera. Hai camminato a piedi. Con in mano il tuo immancabile bastone. Lunghe vie crucis. Con il piatto unico del digiuno e il peso di una croce “di legno” da portare. Col silenzio hai gridato al nostro mondo, che vive il tempo dell’inappetenza totale dei valori legati al povero e alla povertà, la tua fame di giustizia. Di Vangelo da incarnare. Di paternità da saziare. Rivedo ancora il tuo sguardo, il tuo sorriso, la luce dei tuoi occhi quando si posavano sul povero: erano l’icona della “paternità compiaciuta”. Il tuo sguardo lo era anche quando fissava o scrutava chiunque incontrassi, ma con un dettaglio diverso: era il volto della “ paternità compiaciuta” ancora in cammino. Perché per meglio definirsi serviva il suo aiuto, la sua solidarietà, la sua mano. Riuscivi a chiederlo senza parole. Ne faceva da eloquente megafono, la tenerezza mendicante del tuo sguardo. Dove si leggeva la bellezza di quel compiacimento, sempre incompleto, che possiede chi sa spogliarsi di tutto, per far indossare a ogni povero la bianca veste della dignità umana. Quella che tutti fin dalla nascita dovremmo portare addosso.</div><div><br></div><div>Tu, caro Biagio, con un tetto, un pasto, un letto, una doccia e una tua carezza hai permesso a migliaia e migliaia di poveri di diventare nuove creature, le hai rivestite della luce di Cristo. Lo hai fatto, poggiando sul corpo della loro vita, la veste della speranza generata dalla carità. C’è il battesimo sacramento. C’è il sacramento della vita. In te, caro Biagio, la vita battesimale ha avuto una crescita coerente e continua. È stata fino al tuo ultimo respiro, l’epifania della sequela pura e totale del Signore. </div><div><br></div><div>Pura, perché hai fatto del povero il destinatario privilegiato del tuo seguire il Maestro, e dai poveri, sapevi molto bene, di non potere ricevere mai nulla di materiale in cambio. Né oro né argento. Né titoli né carriere. </div><div><br></div><div>Totale, perché loro non solo sono stati i tuoi “secondi” maestri ma perché ogni povero è stato il tuo Cristo vivente e glorioso “in terra”. Perché ogni tua azione, anche la più piccola, destinata ad ognuno di loro, eri certissimo che fosse fatta direttamente a Gesù. </div><div><br></div><div>Da seminarista sono stato ospite per qualche giorno nella tua prima casa in via Archirafi. Con fra Paolo, allora maestro dei novizi dei frati minori rinnovati. Il mio letto era il banco della cappella. La notte si dormiva pochissimo. Arrivavano fratelli e sorelle da servire. In quell’amabile alternarsi del vegliare e del servire ho abitato la tua cittadella. Quella abitata da Dio. Tu che «Non hai mai pensato a una città senza Dio», come ha affermato il tuo vescovo Corrado, concedici, caro Biagio, di potere incontrare nelle nostre città, piccoli tratti della “paternità compiaciuta” di Dio. Quella che hai incontrato in pienezza, da ieri, nella Città eterna.</div><div><br></div><div><div><i><span class="fs14lh1-5">don Franco Mogavero</span></i></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 07 Aug 2023 20:25:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/biagio-conte-missione-speranza-e-carita-760x428_thumb.webp" length="36192" type="image/webp" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?biagio-conte-testimone-della-vita-battesimale-in-crescita-coerente-e-continua-senza-titoli-e-senza-carriera</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000013</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[In cammino con i Magi verso Betlemme, “il primo villaggio globale” della storia della salvezza.]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000014"><div>Cari Magi,</div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">la vostra storia, per certi aspetti, sembra essere la copia di mille riassunti con l’aggiunta di qualche differente dettaglio. Nel corso del tempo siete stati maghi, astrologi, astronomi, saggi e perfino re. Vi hanno ridotto all’esiguo numero di tre. Vi hanno dato perfino dei nomi. E a Baldassarre, il più giovane, nel lontano 1266, Nicola Pisano nella sua Adorazione dei magi del pulpito della cattedrale di Siena, attribuisce i tratti di una possibile identità africana. Tra qualche ora nei presepi troverete la vostra storica collocazione. Sono due i possibili posizionamenti che vi appartengono: in cammino verso la grotta di Betlemme o quasi alla sua porta. Tra le due opzioni a noi piace di più la prima. Ci permetterà di conoscervi meglio. Di dare un senso alla vostra missione, al vostro cammino. A dire il vero, siete arrivati a Betlemme con giorni di ritardo. Eppure la storia tutta, che non perdona certi ritardi, vi ha dato la sua meritata assoluzione. Senza alcuna penitenza riparatrice e addirittura con una liturgica compensazione. Infatti, siete “celebrati” e ricordati universalmente come coloro che, stranieri, hanno riconosciuto la prima grande manifestazione di Dio “dentro” la storia. Voi siete i pittori dell’anima di una specialissima e festosa solennità, quella dell’Epifania. Ne siete, a pieno diritto, gli autori-curatori principali. Ma non basta. Ne siete anche i primi educatori. Ci insegnate e testimoniate come vanno celebrate tutte le grandi e vere manifestazioni di Dio. Ce ne additate le più sante, le più sane modalità liturgiche e pastorali: quelle della prostrazione e dell’adorazione, fatte nel silenzio. Di fronte ai segni, per voi la famosa stella, ci ricordate col vostro esempio che basta solo provare «una grandissima gioia». Perché i segni rimandano ad Altro di più luminoso e prezioso. Tutto è stato, nella vostra contemplazione, sapientemente circoscritto. La via dell’arte dell’essenzialità è da voi amabilmente tracciata, percorsa e indicata. Ci piace, pertanto, assegnarvi il titolo meritatissimo di primi “cerimonieri” del primo “pontificale” veramente cristocentrico. Quello celebrato non tra le mura maestose e fastose di basiliche, ma nella prima “chiesa domestica” della storia del cristianesimo: la stalla di Betlemme. Voi, entrati nella casa, avendo visto il bambino con Maria sua madre, vi prostrate e adorate soltanto il bambino. L’annotazione, registrata dalla stessa Parola del Vangelo, non concede tentennamenti e non consente di dirottare su “altri”: «Si prostrarono e lo adorarono». Solo il Bambino, il Cristo.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Ma perché siete arrivati in ritardo, cari Magi?</div><div><br></div><div>La chiamata “segreta” del re Erode vi ha rubato del tempo. Ha mandato in aria i vostri meticolosi calcoli. Avete dovuto saziare la sua fame e sete di suprematistica egemonia; avete dovuto arginare il suo apparentemente celato turbamento da “poltrona”, ma che già aveva avuto la diabolica capacità di rovesciare su “tutta Gerusalemme”. Quella di Erode sarà stata una oculata indagine poliziesca. Di quelle a doppio gioco, furbe e false. Di quelle che sanno pilotare le manovre politiche a larga scala, di ogni tempo, e che tentano di “fare capolino” sulla via del “sacro”, e che hanno come loro unica “luminosa cometa” il potere su tutti e su tutto. Col re Erode voi avete scelto la via dell’ascolto e del saggio dialogo. Senza sconti o scorciatoie. «Con esattezza» avete risposto alle domande da lui poste. Vi siete congedati da lui, lasciandolo contento e soddisfatto. Lo avete rassicurato su tutto. A tal punto da convincerlo a donarvi il suo mandato “politico”, la sua “ragguardevole benedizione”. Quella che il Vangelo di Matteo registra magistralmente con la nota: «E li inviò a Betlemme». Benedizione che non ha portato i frutti attesi e desiderati da Erode. Con un epilogo non previsto, capovolto. Grazie ad un sogno che vi ha avvertiti dall’inganno “della volpe”, avete fatto ritorno ai vostri paesi d’origine per altra strada. In questo ci siete testimoni della “santa ironia” che accompagna chi si affida e si fida dei sogni, non di numeri da giocare, ma di percorsi di vita da intraprendere sotto la tutela di Dio. E, a proposito di Betlemme, voi cari magi, col vostro muovervi dall’Oriente, da differenti e distanti aree geografiche dell’universo fino ad allora conosciuto, voi, del profetizzato villaggio della terra di Giuda, ne avete fatto il primo villaggio globale della storia della salvezza. Per certi aspetti siete stati perfino i precursori di Marshall McLuhan, che ha utilizzato quest’ossimoro per definire come il gigantesco globo si sia ridotto ad un ambito facilmente esplorabile pari ad un villaggio. Il sociologo canadese lo ha coniato soprattutto per il sorgere delle nuove tecnologie, che hanno consentito un’accelerazione e una facilitazione delle comunicazioni umane. Voi, ci avete consegnato Betlemme come il primo villaggio globale, che ha comunicato al mondo l’irruzione nel tempo della salvezza universale. Il vostro arrivo a Betlemme dal lontano Oriente ha fatto abbattere i confini territoriali, culturali, religiosi di ogni villaggio della terra. Le distanze siderali, che separavano le parti del mondo, si sono ridotte. Il mondo ha smarrito il suo carattere di infinita grandezza, per assumere quello di un villaggio-culla della salvezza universale ed eterna. Da Betlemme, con la vostra prostrazione e adorazione, tutto il mondo si è connesso con la storia della salvezza.</div><div><br></div><div>A voi, cari magi, va attribuito il merito di essere stati i padri della prima connessione globale alla storia della salvezza universale. A noi, nella vigilia della solennità dell’Epifania, il compito di domandarci, se abitiamo questa Rete di salvezza universale che ormai nessuno può più distruggere.</div><div><br></div><div><div><i><span class="fs14lh1-5">don Franco Mogavero</span></i></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 06 Aug 2023 20:27:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/large-160632_thumb.png" length="131849" type="image/png" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?in-cammino-con-i-magi-verso-betlemme,--il-primo-villaggio-globale--della-storia-della-salvezza-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000014</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[La luce del Vangelo e la nostra umanità]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000019"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">Quella vissuta nei confronti della vita dei frati minori rinnovati si configurò nel tempo come una bella “cotta”. Me ne innamorai. Perdutamente e profondamente. Ma c’è di più.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Quest’amore aveva trovato anche la sua dimora nell’eremo del beato Bernardo di Corleone dove vivevano i religiosi. Per circa tre mesi fu la mia casa. Con una cella, un letto senza materasso e senza cuscino; un piccolo tavolo con i suoi piedi scricchiolanti, due sedie. Come capezzale, una nuda croce fatta con due pezzi di canne.</div><div><br></div><div>Lì trovai una nuova famiglia: padri, madri, fratelli e sorelle. Mangiai il pane della fraternità impastato con il lievito della carità. Quella non imbavagliata dai gradini gerarchici del carrierismo, dai segni del potere, dalle ombre grigie di quelle pericolosissime forme di autorità addolcite con l’irenico zucchero della diplomazia.</div><div><br></div><div>Lì tutto, sottovoce, mi parlava di servizio. Senza link da cliccare, numero di possibili visualizzazioni da attendere o like da aggiungere. I miei occhi osservano ogni cosa. O meglio, scrutavano tutto. Da innamorato.</div><div><br></div><div>Restavano fulminati nel vedere il servo generale stare ai fornelli, pelare le patate, indossare il grembiule e lavare i piatti, come un novizio o un postulante appena arrivato. Anche le mie orecchie si erano aperte all’ascolto. Della Parola, del Silenzio, dei fratelli tutti, dei poveri. Ricordo ancora quei minuti in cappella che precedevano compieta dedicati all’ascolto tra fratelli. Ad alta voce, chi ne avvertiva il bisogno, chiedeva perdono a Dio e ai fratelli per gli errori e le deficienze della giornata che volgeva al suo tramonto. Note di vita e di spiritualità che davano i primi accordi a un tenero concerto di umiltà con il sottofondo delicatissimo della correzione fraterna. Una palestra dotata degli attrezzi che consegnavano il feedback della misericordia di Dio e della comunità. Una realtà distantissima dai canoni che governano quelle “morbide” e “incipriate” accuse da corridoio o da sagrestia con i sapori e gli odori dell’infantilismo umano ecclesiastico. Erano l’eco del desiderio limpido di voler “essere fedeli nel poco per riuscire a esserlo nel molto”.</div><div><br></div><div>Fra’ Francesco chiedeva di essere perdonato perché, per una disattenzione, aveva rotto l’ago della macchina da cucire; fra’ Martino perché aveva fatto una telefonata un po’ lunga con lo sciupìo di qualche gettone in più rispetto al previsto. L’ascolto dei poveri non passò solo per le orecchie ma per la testa.</div><div><br></div><div>La domenica mattina, dopo la santa messa, si andava “alle Baracche”, una zona poverissima di Corleone. Andavamo nelle case per stare accanto ai bambini e aiutarli a fare i compiti scolastici. Erano bambini svegli, intelligentissimi. Ci aspettavano con grande entusiasmo. Non mancava il regalo delle caramelle, qualche penna o gomma profumata. Avevano tanto bisogno di affetto, come nelle freddissime giornate d’inverno si ha bisogno di una calda coperta. Avvenne che nella tarda serata di una di queste domeniche iniziai ad avvertire sulla mia testa un prurito incontenibile. Eravamo a cena e non potevo fare a meno, con grande disagio e rossore in viso, di grattarmi la testa.</div><div><br></div><div>Fra’ Barnaba mi guardava con uno strano sorriso sulle labbra. Dopo un po’ mi chiese se avessi mai preso i pidocchi. Capii subito cosa stava succedendo. I miei capelli ne erano già pieni. I bambini della baracca mi avevano contagiato. A dire il vero, ne ero felice. Era per me un condividere un tassello del mosaico di quella povertà. Le mie mani non si erano “ sporcate” ma si era “ sporcata” la mia testa. Aveva bisogno di un assalto di pidocchi per incontrare il volto della povertà dei piccoli. E per iniziare a prendere una virile consapevolezza del valore di avere vissuto in una famiglia che non mi aveva fatto mai mancare nulla.</div><div><br></div><div>A proposito di mamma e papà, porto nel cuore questo incancellabile ricordo. Chiesi loro di evitare di raggiungermi all’eremo. Tuttavia, assicurai che avrei dato notizie. Dovevo farlo io perché in convento non c’era telefono. Non rispettai la promessa di chiamarli ogni settimana.</div><div><br></div><div>Un pomeriggio vidi arrivare in convento un carissimo amico di papà, un suo collega Fiat di Corleone. Mi consegnò una pesantissima borsa di stoffa. Era piena di monete. Loro sapevano che con me non avevo un portafoglio con dei soldi. Vi era anche un biglietto con la scritta: “Solo per ricordarti di telefonarci. Abbiamo bisogno di sentire la tua voce. Tua mamma e tuo papà”. Per me non fu un fugace rimprovero ma una lezione di vita a due voci.</div><div><br></div><div>Imparai che certi slanci ascetici o voli di angelico misticismo sul distacco dagli affetti più cari possono fare inaridire i cuori, attivare lenti processi di loquaci sicurezze che accarezzano il tuo orgoglio. Si può scivolare in percorsi formativi che possono spegnere o ridurre la potenza dei tratti più belli della nostra umanità con i fili della figliolanza, dell’amicizia, dell’empatia, della compassione, della solidarietà, della prossimità. Di quei fili che sono i conduttori della “luce” del Vangelo che sa solo e sempre fare brillare la bellezza della nostra umanità e mai bruciarla. In quella frase vi lessi tutto il loro naturale desiderio-bisogno di accompagnarmi nel cammino di discernimento che avevo iniziato.</div><div><br></div><div>Mamma e papà devono starci. Con questi loro titoli. Ne sono membri di diritto. A condizione che tolgano dal cassetto sempre aperto della loro genitorialità la colla di una possibile affettività morbosa. Come anche quel possibile look spirituale con il suo luccichio di scintille per una sorta di sottile privilegio che li ha raggiunti perché un loro figlio è stato chiamato alla vita presbiterale o religiosa. Una sorta di “effetto aureola” a catena: siamo già tutti santi. O quasi. Dopo questo volo pindarico ritorno all’eremo. Anzi su un tratto dell’autostrada Palermo-Catania.</div><div><br></div><div>I frati non possiedono macchine. Ci si muoveva in autostop. Una sera di novembre tornavamo da Canicattì. Eravamo con fra’ Barnaba fermi allo svincolo di Villabate. Preceduto da una raffica di lampi e di tuoni si scatena un violentissimo temporale. Non avevamo ombrello nè un tetto dove ripararci dalla pioggia insistente e battente. Cercammo di trovare riparo sotto degli alberi di mimosa.</div><div><br></div><div>Fra’ Barnaba uscì il suo mantello dallo zaino. Coprì le nostre teste. Ma col tempo divenne pesantissimo perché inzuppato d’acqua che iniziava a gocciolare. I nostri piedi coperti dai soli sandali erano bagnatissimi. Nel buio passavano tante macchine. Per la pioggia nessuno riusciva a vederci o provava a fermarsi. Intanto, io a distanza, riconoscevo qualche macchina e chi la guidava. Passarono alcuni miei paesani. Anche un mio zio. Non si accorsero di noi, di me. Non mi hanno riconosciuto.</div><div><br></div><div>Per me erano i secondi, i minuti della perfetta letizia. Li racconto e li rivivo non come ricordi accartocciati tra le pagine del calendario del passato con i colori sbiaditi della nostalgia.</div><div><br></div><div>Non potranno mai esserlo perché frammenti della beatitudine che appartiene al tempo di Dio: l’eternità.</div><div><br></div><div><div><i><span class="fs14lh1-5">don Franco Mogavero</span></i></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 05 Aug 2023 20:43:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/frati-e1661761845409_thumb.webp" length="52146" type="image/webp" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?la-luce-del-vangelo-e-la-nostra-umanita</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000019</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[In cerca della “vera” gioia]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000016"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">Non mi hai mai entusiasmato comprendere il significato di un termine misurandosi con la sola lettura delle diverse definizioni, estrapolate dagli intramontabili vocabolari, quelli cartacei di un tempo e quelli online di oggi. La comprensione piena passa e si compie attraverso il canale dell’esperienza. Si completa quando dall’elaborazione mentale si traghetta a quella esperienziale. Quella che si vive sulla propria “pelle”. Se poi dalla “pelle” raggiunge il cuore, o meglio, la coscienza, siamo di fronte alla costruzione, sempre in movimento e in crescita, del sapere. Alla fine quest’ultimo, rivestito dalla luce della fede, diventa “sapienza”. Un incrocio di innesti, con tempi mai calcolabili o pianificabili che ha come tappa conclusiva “l’incarnazione” reale del significato della parola. Una comprensione “esistenziale”. </div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Oggi celebreremo la terza domenica di Avvento, la domenica della gioia. Abbiamo tanto parlato della gioia del cristiano. L’abbiamo sempre posta come una condizione necessaria a una testimonianza di fede che possa lasciare il segno nella vita degli altri. L’abbiamo considerata come il primo gradino da salire per attivare un’evangelizzazione che desse voce alla speranza. Purtroppo forse l’abbiamo circoscritta al materiale, al temporale, all’effimero. Come il battito di ali di una mosca. L’abbiamo resa svolazzante. L’abbiamo resa liquida, come la nostra società che non sa più distinguere l’eleganza e l’innocenza di un sorriso, dalla grassa e sguaiata risata. L’abbiamo “de-evangelizzata”. Forse anche inconsapevolmente. Per quell’insostenibile leggerezza che guida il nostro parlare, il nostro abitare i social, il nostro pensare e comunicare. Leggerezza che fa da argine al _modus vivendi_ dello “stare pandemico” della nostra fede nella società odierna. Quest’ultima con i suoi repentini e continui cambiamenti ha anche inquinato il significato della gioia. Quella evangelica in special modo. Ecco perché per celebrare con “sapienza” la terza domenica di avvento dovremmo prima di tutto chiederci cosa sia la gioia. Quella che dalla mente passa alla “pelle”, al cuore, alla coscienza. Quella che dona “esistenza” alla mia fede perché generata dalla Parola. Letta, studiata, ascoltata, meditata. Pregata. La prima fonte della gioia del cristiano è la Parola. I primi educatori e i testimoni della gioia ”vera” sono quanti la leggono, l’ascoltano, la studiano, la meditano, la pregano. La spezzano, senza distinzione alcuna, “sull’altare” della propria e altrui vita e della storia del mondo. Come il pane. Con l’accortezza meticolosissima che non se ne perda neanche una briciola. Ogni briciola è un visibile frammento di eternità che di posa sulle nostre mani, di vita divina che darà come suo frutto la gioia. Briciole che, col lievito della fede, diventeranno “pagnotte” di grazia. Di pace. Di gioia. Questa “pagnotta” l’ho masticata, l’ho mangiata. È stata mio cibo nelle ore più buie e tristi di tutta la mia esistenza. Quelle della morte improvvisa di mio fratello. Per un maledetto infarto acuto al miocardio. Appresa la tragica notizia chiamai subito i monaci di Montesole. Erano a pochi chilometri da Castiglione dei Pepoli dove il cuore di Giacomo aveva cessato di battere. Chiesi fraterno aiuto a loro per tutto. Chiesi a loro di dare l’ultima carezza al suo volto che continuava a sorridere. Io ero impossibilitato a partire. Dovevo stare accanto a mamma. A papà inchiodato su una sedia per un ictus. I monaci, dopo avere accolto e raccolto il grido delle mie lacrime, mi dissero che avrebbero fatto suonare “a festa “le campane del loro conventino. Ma anche quelle della chiesa di Castiglione. Indossarono per me e la mia famiglia il grembiule del servizio della consolazione della fede. Lo fecero col dono delicato e sapiente di questa “pagnotta” dove ogni briciola era un vocabolo raccolto dal lessico “gioioso” della Parola di Vita. Così mi fu annunciato che la mia casa era stata “visitata” da Dio. Il mio pianto così provava a dare voce anche a quell’annuncio, senza che io ne fossi pienamente consapevole. Era accompagnato dal suono di quelle campane “ in festa” che da Montesole e Castiglione arrivava anche a Collesano. Tra le mura della mia casa. Tra le pareti del mio cuore di cristiano che fin da bambino aveva professato la sua fede nella Resurrezione e nella vita eterna. Era come se ogni tocco di quelle campane portasse con se e incidesse sul pericardio della mia fede, del mio battesimo e del mio ministero presbiterale, tanti versetti, tante” briciole” di quella Parola che avevo per anni spezzato. Una, a mo’ di esempio, tra tutte: “Questa è la volontà di Dio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna. Quel pomeriggio del 21 ottobre del 2009 era come se mi trovassi a celebrare la prima domenica di avvento della mia vita. Dove “la gioia” ha abitato il mio cuore. Ho provato a raccontarla. A distanza di tanti anni. Con una “comprensione esistenziale”. Anche perché da quel giorno il mio tempo di Avvento continua. Sono in attesa della venuta del Signore. Indossando “i paramenti” dal colore rosaceo. Tra i colori liturgici resta il mio preferito. Perché possiede il segno della gioia.</div><div><br></div><div><div><i><span class="fs14lh1-5">don Franco Mogavero</span></i></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 04 Aug 2023 20:34:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/large-1868525_thumb.jpg" length="150740" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?in-cerca-della--vera--gioia</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000016</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Impariamo a guardare le stelle "divine"]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000017"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">Raccontare è condividere. È donare. Con la laboriosa fatica del sudato cercare quei vocaboli più esatti per dar voce e volto alle esperienze del cuore. In tutta la loro pienezza e bellezza. Ci si scontra però con gli invalicabili limiti propri delle parole e della narrazione. È come il volare con una sola ala. A volte, perfino spezzata. Volare nel cielo azzurro di quelle esperienze che l’abitano come le sue stelle. Tante brillano di luce. Di luce divina. Le puoi riconoscere con gli occhi della fede. Quando ero a Roma per i miei studi, grazie alla paterna presenza di padre Athos, allora superiore della Piccola Famiglia dell’ Annunziata di don Dossetti, ebbi il dono di conoscere suor Maria e suor Lucia. Le due anziane monache divennero per me due “grandi” madri. Attente e premurose. Si occuparono di custodire il mio ministero. Con la loro preghiera. Con la loro saggezza, tutta nutrita da una fede rocciosa saldamente ancorata alla Parola di Dio e agli insegnamenti ricevuti da don Giuseppe. Suor Maria spesso manifestava il suo amore per la Turchia. Pregava per don Andrea Santoro, missionario romano in quella difficile terra, dove nel 2006 sarà ucciso per mano di un sicario islamista. Forse desiderava anche lei raggiungere per un po’ di tempo quei luoghi. Per abitarli con la sua silenziosa e raffinata preghiera. Dopo alcuni anni dalla morte di Suor Maria, ebbi modo di andare a Modena. Rividi altre sorelle della comunità. La stessa Suor Lucia, Gemma e Anita. Quest’ultima, mi diede in dono il breviario che Suor Maria aveva usato a Roma. Un dono per me preziosissimo. All’interno vi era custodita l’immagine di Monsignor Padovese, anche lui martire in terra turca. Le pagine ingiallite di quel breviario era come se emanassero ancora il profumo soave della preghiera della monaca per la Turchia. Alcune settimane fa ebbi la gioia di accogliere a Collesano don Massimiliano Palinuro, attuale vescovo di Istanbul. Mio amico fraterno, compagno di studio a Roma negli anni in cui andavo dalle sorelle a celebrare Eucarestia. Ebbene, il breviario della “figlia” di don Dossetti l’ho donato a padre Massimiliano. Con l’immagine di Mons Padovese. È stato un dono dettato dal cuore. Non solo dal mio. Ma sicuramente anche da quello della cara Suor Maria. Il suo salterio adesso è nelle mani del Pastore di Istanbul. Di don Massimiliano che ha sostituito don Andrea Santoro a Trebisonda dopo il Suo martirio. Suor Maria ha così messo finalmente piede in Turchia! Questa è la prima stella. La seconda brilla in cielo dai tempi del Giubileo del duemila. Quell’ anno fu ospite a Roma al Collegio San Carlo, dove abitavamo io e Massimiliano, una signorina della mia parrocchia. Anche lei una donna forte nella fede. Con un amore sconfinato per la Madonna, il Papa e la Chiesa. Quelli che don Palinuro chiama i tre bianchi amori della sua vita. Tra i due fu immediata una luminosa empatia spirituale. Lo scorrere del tempo non l’ha mai offuscata perché ricamata dalle sole mani di Dio. Il loro saluto, su un taxi che da via del corso portava alla stazione di Roma Tiburtina, fu accompagnato da canti tutti dedicati alla Madonna. Li cantarono ad alta voce. Il taxista era senza parole. Per lui possibilmente erano dei matti. Dei folli. Ma di Dio. Da quel dicembre del 2000 non si sono più rivisti. Solo qualche telefonata. La scorsa estate la signorina è diventata una cittadina del Cielo. Era stata felicissima quando apprese la notizia dell’elezione a Vescovo di Istanbul di padre Palinuro. Prima di morire mi consegnò un desiderio : una delle sue tante corone del rosario doveva essere donata a padre Massimiliano. Alla prima occasione di un incontro futuro. Pertanto, nel contesto della sua visita a Collesano oltre al breviario di suor Maria, il vicario apostolico di Instabul prese con se la corona del rosario della pia signorina. Da un suo nipote abbiamo appreso che la grande e luminosa corona era quella che lei aveva comprato tantissimi anni fa nel suo primo pellegrinaggio a Fatima. Ma non basta. A giorni ad Instabul il suo vescovo avrebbe collocato in episcopio una statua della Madonna che giungeva direttamente da Fatima. La corona era stata consegnata al momento giusto. Per non stare più in un cassetto ma tra le mani della nuova statua della Madonna di Fatima in terra turca. Avrei voluto stilare subito questa piccola cronaca, ma una brutta frattura al femore di mia zia, non me l’ha permesso. Ogni cosa a suo tempo. Nell’ “ora “di Dio. D’altronde le Sue stelle in cielo brillano sempre. Qualcuna abbiamo provato a guardarla per pochi minuti.</div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5"><br></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5"><div><i><span class="fs14lh1-5">don Franco Mogavero</span></i></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 03 Aug 2023 20:37:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/large-2183637_thumb.jpg" length="299583" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?impariamo-a-guardare-le-stelle--divine-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000017</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Le aree interne “i piccoli fazzoletti di terra promessa del nostro tempo”]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000018"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">Cara Maria, piccola donna di Nazaret,da ieri sei entrata nel tempo e nel “tempio” della mia preghiera, come Colei che sa farci varcare la soglia dello scoraggiamento, per non lasciarci ghigliottinare dalla mannaia della rassegnazione pastorale e sociale. Ecco perché stasera sei nel “cuore” di questa lettera come la destinataria prescelta. Ho pensato, infatti, subito a Te, dopo avere letto, tutto d’un fiato, la dichiarazione finale condivisa da ben trenta vescovi italiani. Saprai sicuramente che si sono incontrati per elaborare una pastorale per le aree interne. Quelle aree dove la speranza fa le sue valigie con i tanti giovani che lasciano padri, madri, fratelli, sorelle, case e campi, in nome del lavoro per ricevere il pane quotidiano. Per vivere dignitosamente.Ti confesso che attendevo questo testo. Come i contadini e i pastori delle nostre terre aspettano le piogge dopo mesi interminabili di aridità. In questo documento le nostre “Eccellenze” hanno scritto che proprio le aree interne «Sono, per analogia, come la piccola Nazareth, marginale, eppure custode della realtà più preziosa». Tu hai abitato Nazareth. Lì l’arcangelo Gabriele ti ha dato l’annuncio della nascita di Gesù. In questo villaggio poi sei stata accanto a Lui negli anni della Sua infanzia e giovinezza. A tal punto che sul cartiglio posto sulla Sua croce fu identificato come il nazareno.Però sono convinto che oggi del Tuo villaggio, diventato città capoluogo di distretto della Galilea con quasi 80.000 abitanti, sei principalmente un’illustre e rispettabilissima cittadina onoraria. Anche perchè hai deciso di abitare le tante piccole Nazaret sparse per il mondo, quelle dell’Italia, quelle del sud, quelle della nostra Chiesa di Cefalù. Come ogni madre saggiamente scegli di stare accanto ai figli più bisognosi, a quelli che necessitano di cure particolari e speciali perché fragili e malati. Le nostre aree interne, purtroppo, sono quasi tutte ammalate; tantissime gravemente, molte, addirittura, sono già agonizzanti. E Tu stai in piedi, ai piedi dei loro capezzali. Da dove è come se avessi suggerito a squarciagola ai nostri vescovi di scrivere: «Non ci rassegniamo di accompagnarle alla fine in una sorta di accanimento terapeutico, ma vogliamo costituirci baluardo, forza per difenderle, dando vita a reti solidali capaci di attivare sinergie». E così i nostri vescovi ci hanno messo tra le mani la bozza, o meglio, i tenerissimi virgulti di un nobile e nuovo progetto pastorale che si specchia nella storia. Profeticamente. Senza le eterne ombre vaganti di campanilismi episcopali, parrocchiali, religiosi e laicali.A te, Maria, piccola donna e madre delle tante Nazaret del nostro tempo, chiediamo di non farlo incenerire tra cassetti e armadi di curie, di uffici parrocchiali; tra le tante cartelle dei documenti che popolano i nostri affollatissimi computer “presbiterali”. Aiutaci a farne un impegno evangelico. Quasi da “terra promessa”. Perché i paesi delle aree interne potrebbero essere, con l’alta qualità di vita, quei piccoli “fazzoletti di terra promessa” sui quali scommettere per il futuro della Chiesa; le sedi dei nuovi grembi materni delle nostre Chiese capaci di diventare, come il villaggio dell’Annunciazione, laboratori silenziosi e laboriosi da dove ripensare e dare nuovo volto all’esercizio del ministero presbiterale e al sacerdozio comune di tutti i battezzati, a partire dai primi vagiti formativi. A te, Maria, che a Nazaret ti sei mostrata come la piccola donna che ha avuto il coraggio di uscire da ogni schema sclerotizzato; a Te, chiediamo di educarci, come facesti a Nazaret con Gesù, ad attingere all’intelligenza della fede per: «Rompere con la logica del “si è sempre fatto così”, per ripensare il rapporto tradizione-innovazione». A Te, la Donna del vino nuovo e degli otri nuovi, ci rivolgiamo per sostenere il nostro impegno a non abbandonare queste piccole comunità, dove la fede resta l’unica luce che dona speranza. A restarci. Perché le Tue Nazaret, possono diventare quegli otri nuovi dove poter versare il vino nuovo. Quello che ancora testardamente continuiamo a riporre nei vecchi otri, che si rompono sotto i nostri occhi. Disperdendo, fatiche, forze. Speranza.</div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5"><br></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5"><div><i><span class="fs14lh1-5">don Franco Mogavero</span></i></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 02 Aug 2023 20:40:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/large-4661763_thumb.jpg" length="188774" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?le-aree-interne--i-piccoli-fazzoletti-di-terra-promessa-del-nostro-tempo-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000018</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Entriamo nella “Vita della Storia” e “nelle storie di vita” delle “tante” Betlemme del nostro tempo]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000015"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">Oggi celebreremo la festa della Sacra Famiglia. Tante parrocchie confezioneranno molteplici e rispettabilissime iniziative previste per l’occasione. Tra queste, qualche immancabile novena, “l’assembramento” cronologico degli sposi con i loro anniversari di matrimonio, la benedizione delle famiglie con a conclusione un “dolce” momento di fraternità. O meglio, l’apericena per chi è attento al lifting lessicale.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Parleremo della bellezza del sacramento del matrimonio. Della famiglia come piccola chiesa domestica. È unanime e santo il desiderio di fare in modo che famiglia e matrimonio restino i “pilastri indistruttibili” per il cammino di quei cristiani che hanno scelto di accogliere l’altro – l’altra come un dono da custodire per tutti i giorni della vita. Che continuino a rimanere quelle “alte istituzioni” attorno alle quali ruota una luminosa costellazione di valori umani e cristiani che non conosce la “leggerezza” dell’utopia ma la “consistenza” del laborioso travaglio che può condurre alla santità.</div><div><br></div><div>Alla vigilia di una festa tutta dedicata alla famiglia e alla sua ineccepibile bellezza, il Dio della storia ci chiede anche di entrare nella “Vita della Storia” e nelle “storie di vita” di una società definita da alcuni post-familiare. Di dialogare con la generazione dell’oggi. Di farlo come Chiesa. Perché una Chiesa che non parla alle nuove generazioni è una Chiesa che non parla a nessuno. Una Chiesa senza grembo materno.</div><div><br></div><div>Già nel 2020 Il Rapporto Internazionale Studi Famiglia aveva come titolo: “La famiglia nella società post- familiare”. Un titolo che non contiene esclusivamente una sorta di incrocio “incidentato” di soli sostantivi, ma che fotografa da vicino e nei dettagli come sia sempre acceso “il verde” dell’individualismo nel semaforo che regola l’accesso alle vie delle relazioni sponsali e familiari.</div><div><br></div><div>L’individualismo ha vinto sia sulla promessa del legame che sulla tenuta della relazione coniugale e anche “con-genitoriale”. Un titolo “a effetto” che ci esortava e ci invita a prendere consapevolezza di come la nostra società sarà sempre meno “familiare”. Almeno secondo quei moduli e parametri che l’hanno definita nel tempo. Nel passato prossimo.</div><div><br></div><div>Purtroppo, ai nostri giorni diverse famiglie vivono un inarrestabile processo di frammentazione. Si scompongono e ricompongono sulla base di dinamiche e tessuti relazionali che hanno abbandonato la struttura sociale della famiglia come intreccio tra relazione sponsale e genitoriale. Rotture precedute spesso da prolungati e tediosi mutismi. Con lunghe “degenze” in stanze singole che danno voce all’agonizzante esperienza del vivere separati in casa.</div><div><br></div><div>A tal proposito, ricordo ancora quella tenera domanda di un bambino sul perché il papà dormisse la sera sul divano e nel garage e non nel letto con mamma. Sono esperienze delle quali, a volte, i bambini odono i drammatici “rantoli”. Rotture che sovente conoscono il loro ultimo “faccia a faccia” tra gli schermi del mondo virtuale dei social, nella trafficata “digitalizzazione” delle relazioni. Gli ultimi “contatti” si consumano in Rete. Con messaggi che poi saranno cestinati. Definitivamente.</div><div><br></div><div>Oggi si è coppia senza varcare la soglia degli impegni matrimoniali. Come si può essere genitori anche senza avere generato figli con rapporti naturali, ma con l’uso delle molteplici e costosissime tecnologie riproduttive. La famiglia “classica”, quella costituita da padre, madre, figli naturali o adottivi rimane una delle tante possibilità di chiamarsi famiglia. Aleggia la tendenza, sebbene ansimante, a fare coincidere la famiglia con il privato delle relazioni affettive. La funzione sociale del nucleo familiare ha avuto un brusco arresto. Con il suo violento stridio di freni.</div><div><br></div><div>Si afferma che la famiglia stia vivendo il tempo dell’evaporazione. Con la pandemia si è standardizzata l’espressione “io resto a casa” oscurando o debellando “l’io resto in famiglia”. Appare chiaro come, nell’attuale contesto storico-sociale e culturale, la famiglia non sia più l’unico contenitore, o meglio, per usare un’immagine evangelica, l’unico “otre” dove versare il vino della gioia.</div><div><br></div><div>Dobbiamo trovare il coraggio evangelico di osare. Di provare a vedere “evangelicamente” in ogni contesto umano dove abita la comunione, la convivenza, la relazione, l’affettività e che non è più famiglia, un possibile otre nuovo. Degli otri nuovi potrebbero essere le piccole e fragili “Betlemme ribaltate” del nostro tempo. Dobbiamo raggiungerle. Con appositi e speciali percorsi pastorali che riescano a fare udire la voce della Paternità di Dio, a farne vedere il volto. Sono abitate da figli di Dio.</div><div><br></div><div>Quei figli che, da una fiorita primavera del loro amore, sono approdati al triste e scolorito autunno della paralisi relazionale. Fino a giungere al freddo e gelido inverno che ne ha bruciato gemme, fiori e teneri virgulti. Pensare a una pastorale non da rattoppo, non da mordi e fuggi, non da sanatorie canoniche anche a costo zero. Dobbiamo entrare in queste “grotte”, nella storia di queste vite.</div><div><br></div><div>Non possiamo fermarci a guardarle da lontano. Possibilmente con le posture “quaresimali” dell’amarezza, della sfiducia, del rimpianto. O con quelle da gelide e fredde statue cimiteriali tipiche degli esattori di dottrine solo umane. Il Dio della storia, che è anche il Padre misericordioso, ci chiede di correre verso di loro. Di raggiungerle. Di curare ferite profonde e cicatrici sanguinanti di quanti le abitano. Perché il violento terremoto dell’infedeltà con le sue ripetute scosse sismiche ha raso al suolo non case di pietra e di mattoni, ma cuori di vite da ricostruire.</div><div><br></div><div>Siamo chiamati a una corsa da farsi “in fretta” col passo di Maria. Quello del servizio. Della prossimità. Della cura con la carezza della compassione. Per “adagiare” nella mangiatoia delle tante “Betlemme rovesciate” la Parola di Dio e la Parola del Signore. Bisogna ripartire dalla Parola. Ma non basta. Dobbiamo guardare al domani. Alle “Betlemme del domani“. Alle future famiglie.</div><div><br></div><div>Attorno a noi, come in qualche occasione ci ha ricordato il nostro Vescovo Giuseppe, c’è fame e sete di famiglia. I nostri giovani hanno fame di famiglia. È nell’elenco dei loro sogni e dei loro bisogni primari. Come continuano ad averla quanti sono soli, quanti sono stati abbandonati.</div><div><br></div><div>Bisogna pensare a veri e propri corsi biblici. Incontri con la Parola. Pregati e dialogati. Imbandire la mensa della Parola per tutti. Con la “bianca” tovaglia dell’accoglienza. Per le Betlemme di domani, per quelle “in salute”, per quelle “rovesciate”, per quelle da ricostruire.</div><div><br></div><div>I corsi in preparazione al matrimonio, per quanto curati e variegati, presentano qualche limite. Mi fanno pensare ai nostri tamponi rapidi che dicono positività o negatività al Coronavirus. Un lasciapassare “alla celebrazione del sacramento”. Quel sacramento che va celebrato per tutta la vita. Nella solennità della quotidianità. Quella che è stata rubata alla vita. Alle famiglie. Quella che Maria, Giuseppe e il Bambino hanno saputo custodire. Perché custodi della Parola.</div><div><br></div><div>Che ritorni nelle “tante” Betlemme del nostro tempo il profumo del Pane. Il profumo soave della Parola. Che siano le case del “Pane”. Come ce lo ricorda l’etimologia stessa del minuscolo villaggio della Palestina. È una via da attraversare che può saziare “la fame” di famiglia che forse viene poco registrata nei campioni di ricerca e di studio sulla famiglia. Ricerche che sono sempre in “divenire”. Mutevoli. Ecco perché preferisco parlare di una società “meno familiare”.</div><div><br></div><div>Lasciamo aperta la porta alla Speranza. Che nella Parola trova sempre il Suo fondamento.</div><div><br></div><div><div><i><span class="fs14lh1-5">don Franco Mogavero</span></i></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 01 Aug 2023 20:31:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/large-802062_thumb.jpg" length="168060" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?entriamo-nella--vita-della-storia--e--nelle-storie-di-vita--delle--tante--betlemme-del-nostro-tempo</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000015</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[La festa “dell’addormentarsi della Tutta Santa” celebrata con “le Assunte del nostro tempo” rivestite di gloria]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000001A"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">Il nostro vescovo Giuseppe, con una profonda preghiera nel giorno della solennità dell’Assunzione di Maria, ci ha invitato a pregare con i fratelli cristiani d’Oriente. Ci ha ricordato che festeggiano “l’addormentarsi della tutta Santa”. Il verbo addormentarsi è un’ efficacissima metafora cristiana della morte. Lo utilizziamo quando dobbiamo dare notizia ai bambini della morte dei nonni e, con fatica infinita, di quella di mamma o papà. Sottovoce diciamo loro che dormono. Riposano con Gesù. Eppure, se paragonato a quello della Madre di Dio, quell’addormentarsi ha spalancato le porte a una nuova “alba” della mia riflessione e della mia preghiera.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Mi ha aiutato a celebrare, senza la presenza delle arrugginite scorie di dolci e ruffiani devozionismi, questa solennità tutta dedicata a Maria. Una solennità che associa la morte della Vergine di Nazaret alla vita eterna, al Suo essere madre senza tempo della Chiesa e dell’umanità intera. Di ogni figlio di Dio. Una solennità che si fa voce silenziosa e laboriosa dell’inarrestabile maternità di Maria. Lei abbandona i mega attici senza pareti del Cielo, interrompe il Suo dormire per visitare le stanze della nostra fede, specialmente quelle più buie e squallidamente vuote. Quelle prive delle finestre dalle quali “vedere” i beni invisibili che Dio ha preparato come Sua eredità per ognuno di noi. Beni che addirittura, come recitava l’orazione-colletta della scorsa domenica, superano ogni nostro possibile desiderio. L’addormentarsi di Maria è un’espressione bella, vera e straordinariamente delicata. Ha dato acqua al giardino delle mie riflessioni rendendolo fiorito. L’ho accolta come un’espressione “calda” che prende le distanze da quell’esperienza indescrivibile che tutti abbiamo vissuto. Quell’esperienza che ci ha fatto toccare con le nostre stesse mani il volto marmoreo, freddo e gelido della morte, ogni qualvolta abbiamo donato l’ultima carezza al viso, l’ultimo bacio sulla fronte a un nostro familiare o amico che ci ha lasciato per sempre. L’addormentarsi della tutta Santa è un’immagine vivida, illuminata e illuminante, ricamata con i fili dorati della sapienza divina. Eppure, a dire il vero, fino a ieri non riuscivo a pensare alla Madre di Dio, del Salvatore e del mondo intero come l’addormentata o la dormiente.</div><div><br></div><div>Però, se penso alla differenza abissale che vige tra il dormire e il morire e all’esatta lettura che il cristiano deve dare alla morte, la difficoltà subisce un brusco arresto. Viene cancellata. Un corpo che dorme è vivo. Custodisce il calore della vita. Basta un semplice rumore, una voce, un invito, una preghiera e si sveglia. Ecco perché mi lasciano senza parole certe statue di Maria colpita dal sonno della morte. Mi ricordano tanti corpi di cari defunti visitati nelle loro case prima di essere rinchiusi nelle bare, circondati da quei vasi e mazzi di fiori che restano le tracce visibili di un ultimo saluto che porta con sé il profumo della gratitudine. Però c’è il rischio annusabile che quello stesso profumo venga schiacciato dall’effluvio asfissiante della rassegnazione.</div><div><br></div><div>Per questo nel giorno della Solennità “dell’addormentarsi della tutta Santa”, ho provato a ricordare alcune delle infinite volte nelle quali ho visto Maria “interrompere il sonno della morte” per essere la madre della vita e della speranza. L’ho incontrata negli occhi azzurri di Enrica quando, dopo forti e continui schiaffi, si sono lentamente riaperti riempiendosi di lacrime. Si era imbottita di ogni tipo di farmaci. Aveva tentato il suicidio. Perché dopo 12 anni di assoluta fedeltà il suo compagno l’aveva cestinata di botto per una nuova fiamma. Dopo qualche anno ha incontrato il suo angelo. Oggi è mamma di tre bellissime bambine. Tre angeli biondi. Con gli occhi azzurri.</div><div><br></div><div>La incontro ancora negli occhi di tutte le madri che hanno i cuori frantumati per la morte dei figli. La intravedo nello sguardo ricco di vita di mia madre. Anche lei ha perso un figlio. Quando mi osserva col suo luminoso silenzio mi sussurra che continua ad amare la vita anche perché ama me e il mio domani con i nostri sogni.</div><div><br></div><div>La incontro ogni volta che raggiungo la mia amica Anna Laura. Il suo colon è stato “ baciato” da quel “Giuda maledetto” chiamato cancro. Da più di un anno ha iniziato la via Crucis della chemioterapia. Con le sue fermate. Nel suo fragile corpo c’è tutta la forza della vita. È avvolto e custodito dalla luce solare della fede. È come se quel brutto e maledetto bacio di “Giuda” fosse schiacciato dal quotidiano, tenero e benedicente bacio di Maria. La Madre della vita si alza di buon mattino, scende dai piani alti del Cielo per abitare anche quell’angolo di cielo che è il corpo di Anna Laura. Lo accarezza con le sue mani. Una della consolazione e l’altra della speranza. Mani che toccano anche il cuore e l’intelletto di Giovanni, il marito. Sì, perché lui oggi l’ama con la sapienza del cuore. Con quell’amore tenace e paziente che sa fare scomparire paure, affanni, scoraggiamenti. Quell’amore profondo che si fa attesa di quell’attimo mai fuggente della speranza perché nutrito di fede. Della forza vera della fede.</div><div><br></div><div>L’ho incontrata anche ieri. Nelle lacrime pure e oneste di Maria Chiara. Mi ha chiesto anche soli cinque euro mostrandomi il suo portafoglio vuoto. Le ho chiesto se avesse bisogno di ricevere un aiuto per pagare eventuali bollette di luce, gas e telefono. Con la purezza del cuore del vero povero mi ha detto che ce l’avrebbe fatta perché attendeva dei soldi per lavori svolti. Quella modestissima cifra le serviva per comprare il gelato ai suoi bambini. Da due giorni piangevano per averlo. Nel cuore di Maria Chiara ho visto il riflesso del cuore di Maria. Con la sua piccola corsa per strappare un sorriso anche ai figli più piccoli. Le mamme a volte sanno che per rendere felici un figlio basta veramente poco. Per amore dei figli sanno farsi bambine. Maria Chiara, per certi aspetti, mi ha fatto balzare in mente quella bellissima immagine della Madonna, tipica dell’iconografia orientale. Quella dove Gesù prende in braccio la madre, diventata piccola come una bambina per rivestirla di gloria.</div><div><br></div><div>Queste donne, insieme a tantissime altre voglio chiamarle “le Assunte del nostro tempo”.</div><div><br></div><div>Sono tutte donne rivestite di gloria. Come Maria, non prendono sonno.</div><div><br></div><div>Sono madri che vivono. Di amore.</div><div><br></div><div><div><i><span class="fs14lh1-5">don Franco Mogavero</span></i></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 10 Jul 2023 12:21:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Festa-dellAssunta_thumb.webp" length="140344" type="image/webp" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?la-festa--dell-addormentarsi-della-tutta-santa--celebrata-con--le-assunte-del-nostro-tempo--rivestite-di-gloria</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000001A</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Le sorelle minori e il campo degli ostensori e tabernacoli rovesciati]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000001B"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">Durante le confessioni per fra’ Umile l’orologio non aveva più le sue lancette. Cadevano giù con i loro battiti: il kronos cedeva il passo al kairos. Improvvisamente e invisibilmente. C’era un gesto che dava inizio alla celebrazione del sacramento della riconciliazione. Con le sue mani tremolanti, il religioso poneva sotto lo sguardo di ogni penitente un piccolo Crocifisso, senza pronunciare parola alcuna e con una magistrale delicatezza. Racchiudeva l’invito a lasciarsi guardare dal Suo Amore e, al contempo, a dilatare la pupilla degli occhi all’arrivo trasfigurante della luce della Sua misericordia; a non abbassare palpebre e ciglia di fronte alla gratuità del Suo perdono. E di volti trasfigurati uscire dalle buie gallerie del peccato ne ho visti tanti. Tra questi vi era anche il mio. Erano le 16:55 del giovedì santo del 1985.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Dopo la Pasqua di quell’anno la presenza di padre Umile e di tantissimi altri frati riempiva e animava il calendario pastorale della vita della comunità. Con incontri attesi e partecipati soprattutto per giovani. Poi ritiri, veglie, centri di ascolto, tavole rotonde, qualche piccola missione popolare. Divennero amici di famiglia. Padri e fratelli maggiori. A breve arrivarono anche le sorelle minori di San Francesco. Delle donne che, affascinate dall’ideale francescano, abbracciarono in tutto e per tutto lo stile di vita dei frati minori rinnovati. Proprio alle sorelle ci lega una breve ma preziosa avventura. Quella che ci ha permesso di abbracciare i poveri e di misurarci con la prima vera esperienza di carità. Non da scrivania, ma da strada o ancor meglio da mare.</div><div><br></div><div>Siamo nella primavera del 1991. Le coste della Sicilia si trasformano in non programmati grembi materni. Accolgono gli oceanici sbarchi di migliaia di fratelli albanesi. Assistiamo attoniti a una drammatica emergenza umanitaria senza precedenti. La spiaggia di Buonfornello diventa subito un grande ospedale da campo. Infatti, stavolta non è gremita da bagnanti in bikini e slip sotto i colorati ombrelloni ma da uomini, donne, da tantissimi bambini con le faccine sporche, i vestiti ridotti a strofinacci per pulizie, le testoline invase dai pidocchi e dai grappoli delle loro micro bianche uova: si erano depositate fin dietro le orecchie e sulle sopracciglia. Ricordo i nasini riempiti di muco secco, come le orecchie piene di giallastro cerume condensato. Dettagli che restano scritti tra le pagine di quell’antologia senza fine che raccoglie tutte le beatitudini evangeliche toccate con gli occhi delle mani nella storia della vita dei poveri e degli ultimi. Sulla sabbia del lido vennero piazzate tantissime roulottes, una appicciata all’altra. In una di queste roulotte si stabilirono, alternandosi di volta in volta, due sorelle. Divennero O.S.S., infermiere, baby sitter, assistenti sociali. Restarono le spose di Cristo. Per esplicita e ferrea disposizione di fra’ Umile. Quando fu richiesta la loro presenza a Buonfornello, il religioso – che le seguiva nel cammino spirituale – disse: «Possono andare, purchè con loro ci sia lo Sposo». Infatti, nella loro roulotte vi era un tabernacolo con Gesù. In quell’ospedale da campo vi era la piccola grotta di Betlemme. Gesù continuava, a distanza di migliaia di anni, a vivere la sua esperienza di profugo, di immigrato, di clandestino.</div><div><br></div><div>E noi la Sua voce, la Sua Parola la sentivamo. Non tra la scia del profumo di raffinatissimi incensi, l’odore gradevole di quelle cere per pavimenti che danno lustro al decoro e alla pulizia della casa del Signore. Ma tra gli acidi odori del sudore di corpi ammassati, stipati, arsi dalla fatica di una via crucis ancora senza resurrezione. Non dai microfoni dei maestosi amboni delle chiese con le solenni proclamazioni latineggianti di presbiteri e diaconi, ma dalla tenera voce degli esiliati accompagnata dai primi sorrisi di gratitudine che fulminavano i nostri cuori. C’era un sorriso e un grazie per ogni cosa: per un bicchiere d’acqua, un piatto di pasta, un sapone, un’asciugamani, una camicia, un paio di scarpe, una sigaretta. Un grazie che, dopo qualche giorno, aveva acchiappato la cadenza siciliana. Quel grazie, cucito dal sorriso sulle labbra, dava voce a quelle parole benedicenti di Gesù che vibravano e traboccavano all’unisono dai loro cuori ai nostri: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, sete e mi avete dato da bere, straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito…».</div><div><br></div><div>Capimmo che nel campo di accoglienza di Buonfornello non vi stava solo il piccolo ostensorio che le suore avevano portato dove esporre Gesù per l’appuntamento quotidiano dell’adorazione eucaristica notturna. Vi erano, invece, come avrebbe detto don Tonino Bello, tanti “ostensori rovesciati”. Infatti, lo era ogni fratello albanese. Capimmo pure che ognuna di quelle roulotte era un “tabernacolo rovesciato”. Le sorelle minori con la trasferta dal conventino di Tusa al “campo degli ostensori e dei tabernacoli rovesciati” ci insegnavano che il dramma del popolo albanese andava capito, mangiato, masticato. Come mangiamo e mastichiamo il Corpo di Cristo nelle nostre celebrazioni eucaristiche. Ci insegnavano che la loro adorazione allo “Sposo” non era il residuo della tenerezza della celebrazione del memoriale della morte e resurrezione del Cristo, ma la fonte, la via dell’adorazione, fatta servizio, al corpo e al sangue dei fratelli albanesi che cercavano accoglienza e riscatto. Abbiamo vissuto l’esperienza di un cristianesimo vivo, non ridotto a mera religione. Per alcuni giorni siamo stati nomadi dello spirito con le nostre salite e discese da Collesano a Bonfornello, da Bonfornello a Tusa. Da Tusa all’ospedale dei bambini di Palermo dove Suor Serena si fermò per qualche settimana con una bambina ammalata. Con i nostri risparmi, presi dagli storici salvadanai, facevamo il pieno di benzina alla macchina. Con le offerte di tanti fedeli ne riempivamo il cofano di tutto ciò che fosse utile per immediata assistenza. Con alcuni di loro organizzammo qualche cena. Trovammo qualche casa in paese che li ospitasse. Abbiamo spezzato il pane della carità. Insieme e grazie ai fratelli albanesi e le sorelle minori abbiamo sperimentato che il cristianesimo non è la religione dal cielo vuoto. Ai piedi degli scomodi tabernacoli della miseria e del bisogno attraverso il grido del povero la voce di Dio continuava a guidare il mio cammino verso il silenzio dell’eremo. Ne parleremo più avanti.</div><div><br></div><div><div><i><span class="fs14lh1-5">don Franco Mogavero</span></i></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 09 Jul 2023 12:25:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/sorelle-minori-frate-umile_thumb.jpg" length="186218" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?le-sorelle-minori-e-il-campo-degli-ostensori-e-tabernacoli-rovesciati</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000001B</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[I testimoni del Vangelo e la via della gratitudine]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000001C"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">È stata una notte fatta preghiera, quella dello scorso 8 luglio. Ricorreva il primo anniversario della nascita al cielo di frate Umile. È stata una di quelle lunghe notti d’estate trascorse in aperta campagna, respirando gli inconfondibili profumi del gelsomino e della citronella. Una di quelle notti dove ricordi, volti e storie, con la fastidiosa compagnia di intrepide zanzare, hanno preso il posto delle piume del cuscino. Un sinodo di ricordi. Belli. Vivi. Scolpiti nell’intelletto e nel cuore. Per pigrizia ancora privi del sigillo della gratitudine. Proprio quella sera compresi che c’era una sorta di santo debito da saldare, non solo con fra’ Umile ma con tutta la famiglia dei frati minori rinnovati.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Questo testo ne vuole essere lo strumento più semplice e più eloquente. La prima volta che ascoltai padre Franco Minola era la Quaresima del 1985. Giungeva a Collesano per la predicazione della settimana santa. Il parroco di allora, monsignor Angelo Onorato, non ne era affatto entusiasta; voci di corridoio, da raffinate stanze ecclesiastiche, lo avevano definito un frate fuori dal tempo, una sorta di intrepido sognatore. Il cambio di rotta avvenne per le insistenze di qualche laico fidato, ma soprattutto per le garanzie che diede il vescovo Emanuele Catarinicchia. Intanto, in paese si parlò subito e tanto del frate, come di un San Francesco “rinnovato” che arrivava da Corleone. In autostop. A piedi nudi. Con un solo zaino. Era alto. Con una lunga barba già brizzolata. Indossava un saio grigio cenere, di stoffa grezza. Era l’icona di quella povertà sine glossa che ti stordisce e ammutolisce. Le sue omelie nei giorni della settimana santa e le sue meditazioni per la Via Crucis della mattina del venerdì santo furono un “arsenale” di grazia. Riuscirono a fare bersaglio in ogni angolo dei cuori di tutti. Anche nel mio. Volevamo “acchiapparle”. Senza lasciarne scappare una parola. Ci affidammo, pertanto, all’uso di un modesto registratore e a delle miracolose cassette mangianastri. Per riascoltarle e trascriverle. La dizione di ogni parola non solo era perfetta, ma evidenziava nobili origini. Infatti, a distanza di qualche giorno, si fece strada la notizia che il papà Enrico fosse un torinese, intimo amico di Gianni Agnelli e socio della ricca FIAT. Il fascino di una scelta di vita scandita dalla radicalità evangelica traspariva dai tanti gesti quotidiani del frate. Venivano “fotografati” e raccontati da quanti in quei giorni gli stavano accanto. Sembravano rivisitare alcune pagine delle fonti francescane o dei fioretti di san Francesco. Mai come una sorta di rapido e formale copia e incolla perché generati dal fervore della fedeltà alla regola del poverello di Assisi.</div><div><br></div><div>Fra’ Umile a tavola “allungava” il vino con l’acqua, non beveva alcuna bevanda; puliva, meglio, faceva brillare il suo piatto con educazione e grazia utilizzando l’antico metodo della “scarpetta” con i bocconcini di pane. Quando ha visto per la prima volta il parroco si è prostrato ai suoi piedi e gli ha baciato la mano. Gesto che si è poi sempre ripetuto – io stesso ne sono stato testimone – quando veniva in parrocchia. La signorina che lo ospitava si accorse che il religioso, per dormire, non usava il letto, ma il nudo pavimento. Alla fine del soggiorno le lenzuola erano infatti rimaste pulitissime. Immacolate. C’era una scelta del frate e dei suoi compagni di avventura che fra tutte aveva preso il sopravvento: il non fare uso del denaro, non avere in tasca il celestiale portafoglio. Per la comunità, soprattutto per i giovani, fu una verità difficile a comprendersi. Anche per le sue ripercussioni concrete nella vita quotidiana. Divenne nel tempo oggetto e soggetto di tante discussioni, talvolta anche accese, sul vero significato della povertà e sul modo di incarnarla nel nostro tempo. Le differenti letture restavano tutte rispettabilissime ma sempre incomplete a fronte di una testimonianza che prendeva a calci la nostra sete di agiatezza, di sicurezza economica, di perbenismo. Era come se ci venisse posto dinnanzi un pozzo dove potere attingere una nuova acqua.</div><div><br></div><div>Non tutti potevamo berla nelle stesse quantità o in abbondanza, ma a tutti era consentito berla a piccoli sorsi. Ricordo che si smorzò in alcuni di noi quella spasmodica ricerca di indossare capi di abbigliamento firmati, di portare al polso gli orologi alla moda, di guardarsi nello specchio double face del piacere e del piacersi e di pensare di essere il principe o la principessa del momento. La presenza di quell’umile frate riuscì a portare tra le mura della basilica anche quanti appartenevano alla categoria dei “lontani”. Iniziarono le lunghe, le lunghissime file per le confessioni. Fra’ Umile passò intere giornate dentro il confessionale. Senza mai dare segni di stanchezza o di impazienza. Il suo volto profumava di serenità, gli occhi penetranti sembravano raccogliere le miserie e le povertà di ogni penitente. Inchiodato su una dura panca, arrivò a confessare fino alle quattro del mattino.</div><div><br></div><div>Negli anni futuri sia per padre Umile che per gli altri frati rinnovati che ci raggiunsero le confessioni si concludevano spesso a tale ora. A tal punto che qualcuno ebbe l’accortezza di preparare puntualmente del caldo caffè. Arrivava nei coloratissimi thermos che si svuotavano in un batter d’occhio. Dalla celebrazione del sacramento del perdono quasi tutti uscivano rinati. Alcuni non vi si accostavano più da venti, addirittura da trenta anni. L’immagine di tanti volti col viso bagnato dal pianto mi è ancora dinnanzi. Intanto, l’acqua di quelle lacrime silenziosamente si posava sul “terreno” dove la mia possibile chiamata al sacerdozio ministeriale iniziava a compiere i suoi primi lentissimi passi. Quell’acqua possibilmente ha contribuito a fare in modo che quel seme diventasse una pianticella. Adesso devo fare una pausa. È impellente il rischio che a breve anche il mio volto possa essere rigato dalle lacrime. Di gratitudine. Quella che tocca il Cielo. Quella che lo scorrere del tempo rende sempre più bella. Più vera. Come le radici di un albero sempre verde.</div><div><br></div><div>Continuerò sulle pagine di Percorsinodali a raccontarvi di fra’ Umile, dei frati rinnovati e anche delle sorelle minori di San Francesco. Lo farò. Per imparare insieme a scegliere la via della gratitudine come il primo passo da compiere per il nostro domani.</div><div><br></div><div><div><i><span class="fs14lh1-5">don Franco Mogavero</span></i></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 08 Jul 2023 12:26:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/frate-umile_thumb.webp" length="67894" type="image/webp" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?i-testimoni-del-vangelo-e-la-via-della-gratitudine</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000001C</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Ai nostri nonni e anziani. Per il dono del loro amore]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000001D"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">Oggi ci ritroviamo a celebrare la giornata mondiale dei nonni e degli anziani. Anche io voglio celebrarla. In punta di piedi. Con lo stesso passo col quale sono entrato nelle loro case. Dove ho trovato sempre porte spalancate. Ma c’è molto di più. Visitando “le stanze” della loro vita, mi hanno introdotto a conoscerne i segreti. Per amarla e custodirla. Più volte sono stato “afferrato dalle mani laboriose” del loro cuore e della loro anima. Hanno regalato schiaffi di sapienza e carezze di umiltà alla mia coscienza. Di uomo e di presbitero.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Hanno tolto dal suolo del campo del mio ministero le pietre “petalose” dell’accomodamento, del rattoppo, del quietismo. Di ogni volpesca furbizia pastorale che fa da hall all’hotel del carrierismo. I nostri vecchietti bucano le ruote delle nostre corse pastorali. Senza l’uso dei chiodi arrugginiti della vanità e dell’onniscienza. Di proprietà dei falsi maestri. Ma con i sottilissimi aghi della semplicità, dell’onestà, del sacrificio, dell’essenzialità e della fede. Di proprietà esclusiva dei “dottori” dall’intelletto coperto dalle rughe della saggezza. Quelle che portano i segni del santo timore di Dio.</div><div><br></div><div>I loro letti, dove si consumano spesso anni e anni della loro esistenza, sono le culle più belle per ascoltare il tenero canto della fede. Inchiodati tra le sbarre della sofferenza e del dolore, hanno sempre bagnato le mie mani con le lacrime cristalline della speranza. I loro rantoli mi hanno consegnato le primizie del respiro dell’eternità. Ma non basta. I nostri vecchietti nella società post familiare e dell’evaporazione delle relazioni coniugali, continuano a testimoniarci che non è impossibile amarsi e onorarsi fino all’ultimo respiro.</div><div><br></div><div>Me lo hanno insegnato, senza proferire parola alcuna e senza il tripudio osannante di foto sui social, Natale e Provvidenza. Di anni 87 e 86. Sono stato a casa loro dodici giorni fa. Per amministrare il sacramento dell’unzione degli infermi. Entrambi allettati da mesi. Dimorano nella stessa stanza che sembra una piccola e ordinata farmacia. Non hanno più il letto matrimoniale. Però dai loro lettini possono ancora guardarsi. O meglio, continuare ad amarsi. Sono moglie e marito dal 5 dicembre del 1960. Da ben 62 anni. Le nozze sono state benedette in sacrestia alle 5 del mattino. Di notte. Al buio. Con i soli testimoni. Era la triste regola punitiva per coloro che avevano scelto la via della “fuitina”. Non ne ho trovato neanche la trascrizione nel registro dei battesimi di ambedue.</div><div><br></div><div>Il 12 luglio del 2022 a Natale e Provvidenza io ho impartito l’unzione degli infermi, ma loro hanno celebrato alla mia presenza la bellezza degli ultimi passi della corsa del loro amore. Come se fossero i primi. Mi hanno reso testimone oculare della celebrazione delle loro nozze non più d’oro, di diamante, di ferro. Ma eterne. L’incrocio silenzioso ed empatico dei loro sguardi. I movimenti simultanei delle labbra nella recita del Padre nostro. Il gesto composto e concomitante del segno della croce, sono stati l’eco più solenne e più alto di quel versetto della Genesi che ho ascoltato in tanti matrimoni benedetti: «E i due saranno una carne sola». Natale e Provvidenza lo saranno sicuramente fino all’ultimo respiro. Con i loro corpi piagati e pieni di lividi, falciati da continui ictus che ne hanno bloccato i movimenti, con i fili dei cateteri e i tubicini della bombola d’ossigeno. Lo saranno, custoditi dall’amore della figlia, del genero, del nipote. Ne curano i corpi. Meglio, si prendono cura del corpo del loro amore. Fino a fare scomparire ogni ora del loro tempo.</div><div><br></div><div>La storia di Natale e Provvidenza non è la sola. Domenica ho visitato Maria. A casa sua. Dopo devastanti chemioterapie l’ho trovata che dormiva. Possibilmente la notte per gli atroci dolori che la inseguono, non aveva chiuso occhio. Non l’abbiamo svegliata. Col marito e la figlia abbiamo pregato ai piedi del suo letto. A bassa voce. Il marito ha pregato con le sue lacrime. Scendevano lentamente dagli occhi, ma sgorgavano dal cuore. Erano la voce narrante di una promessa fatta ai bordi dell’altare quasi sessant’anni fa: «Prometto di amarti e onorarti nel dolore…, nella malattia…, per tutti i giorni della mia vita».</div><div><br></div><div>Ieri, alla viglia della festa dei nonni e anziani, ho visitato Pina. Una nonna che ha svolto il ruolo di madre per tantissimi anni. Un nipote è rimasto senza mamma da piccolissimo. Anche lei la notte non sa più cosa sia il riposo. Non riesce più a muovere un passo. Mi ha riconosciuto. Era lucidissima. Ha fatto la Comunione. Con profondo raccoglimento. Ha voluto stringermi le mani. Con le deboli forze rimaste. Al salutarmi mi ha ripetuto per tre volte: «Infinitamente grazie». Lo sento ancora. Accarezza le mie orecchie. Come un saluto benedicente. Sul capezzale del suo letto vi era un piccolo Crocifisso. Senza croce. L’ha presa in prestito Pina. Per una collocazione provvisoria. Come succede a tanti nonni e anziani che forse non sapranno nulla di questa festa. Perché loro amano le feste fatte in casa. Nell’intimità.</div><div><br></div><div>In queste brevi cronache, ma ancora prima, in ogni visita “fatta in casa” ho avuto come preziosa compagna di viaggio un’omelia. Quella tenuta dal Cardinale Mario Grech a Gangi il 3 luglio nel contesto dell’annuale Statio Ecclesiae Cefhalocensis, fortemente voluta dal mio Vescovo Giuseppe. Le esortazioni del Segretario del Sinodo dei Vescovi sono state scintille di grazia. Il Cardinale ci ha indicato nella strada e nelle case i luoghi da abitare per vestire l’abito di una chiesa veramente sinodale. Ci ha ricordato che: «Anche Gesù ha mandato i discepoli per la strada e ha chiesto loro di entrare nelle case». Precisando che: «Le case sono ricche di esperienze umane vere». Ci ha consegnato il volto e i tratti somatici di una Chiesa sinodale: «Deve avere un cuore materno per ascoltare le narrative della gente. Deve prendere nota della storia della salvezza che si evolve nella quotidianità. Deve incarnare lo stile di Dio che cammina nella storia e condivide le vicende dell’umanità. Deve sapere fare alleanza col tempo. E sapere attendere il dipanarsi di una storia sacra che non si è mai interrotta, ma che avanza e guida la Chiesa». Ci ha aiutato a comprendere che il processo sinodale: «Non deve spingerci a immaginare una altra Chiesa. Ma ad una Chiesa altra». Confesso che negli anziani e nei nonni visitati questa Chiesa io l’ho incontrata. L’ho abbracciata.Ecco perché faccio festa con loro. Non solo oggi. Ma ogni giorno.</div><div><br></div><div><div><i><span class="fs14lh1-5">don Franco Mogavero</span></i></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 07 Jul 2023 12:27:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/WhatsApp-Image-2022-07-24-at-08.12.19-e1658657833287_thumb.webp" length="13558" type="image/webp" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?ai-nostri-nonni-e-anziani--per-il-dono-del-loro-amore</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000001D</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[I miei auguri pasquali quotidiani insieme a Tommaso, Kateryba, Lubomir e Darij]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000001E">Caro Tommaso,<div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>ogni anno, la seconda Domenica di Pasqua scendi dai piani alti della “tua” divina Gerusalemme celeste. Riesci a farlo con la puntualità dello storico orologio svizzero. Per stare in mezzo a noi. Per ritornare a essere quel discepolo che ha indossato la sudata tunica della ricerca della Verità. Calzato i sandali dalla doppia suola. Quella che ti ha permesso di prendere a calci la paura. Di uscire da quel luogo chiuso dove gli altri tuoi compagni di viaggio continuavano a sostare. Per paura dei Giudei. O meglio, per l’umana paura di perderci la pelle. Di fatto quando il Risorto li ha visitati per la prima volta, tu non eri con loro. Sono certo che non eri uscito di casa per concederti una rilassante passeggiata primaverile. Di quelle salutari che danno il buongiorno, con i colori fluorescenti delle loro tute, all’alba della domenica di tanti nostri cari amici. Tu, invece, eri scappato da quel luogo chiuso perché non tolleravi più il nero buio della tristezza da sepolcro. Quell’odore di umido da muffa che bagna le narici fino a raggiungere il palato. Le papille gustative della tua fede gridavano il bisogno di “mangiare” i sapori del “pane vivo”, del pane della Speranza. Detestavano il sapore acido generato dall’inarrestabile reflusso dei chiusi canali della rassegnazione. Avevi intuito il valore dell’uscire. Del cercare. Del cercare “la via nuova” tracciata dal Risorto anche tra le mura della storia. Del presente. È vero, dopo quella “fuga evangelica” sei tornato a casa. Dai tuoi fratelli. Lì anche tu hai visto il Risorto. Il Vivente. Ma c’è un dettaglio prezioso che non possiamo tralasciare. Tu, caro Tommaso, avevi chiesto al Risorto di mettere il tuo dito nel segno dei Suoi chiodi e addirittura anche la tua mano nel Suo fianco. Chiedevi un’immersione totale nel mare azzurro della Divina Misericordia. Ti facevi per noi icona di quella “curiositas” laboriosa della fede che non vuole restare nell’attico verdeggiante degli ideali. Tra gli scaffali dei ripostigli dove esponiamo le conserve dei nostri pii desideri. Chiedevi di sporcarti le mani con l’esperienza concreta del toccare. Quel metterci il cuore, la faccia, la schiena, il respiro. Quel bisogno di incarnare la fede. Di renderla onesta. Senza farla diventare spettacolo tra i palcoscenici delle solenni celebrazioni “virtuali”. Quei “pontificali” da scrivania che prendono le distanze dal prossimo e dal quotidiano.</div><div><br></div><div>Il Risorto, al vederti, illumina la tua richiesta. Da vero maestro ti invita a toccare con le tue mani le Sue ferite. Un’esortazione che porta con sé anche la folgorante ombra del richiamo. Però, a seguire, nella dinamica della narrazione dei fatti assistiamo ad una visibile paralisi completa di ogni tuo gesto. Un arresto lucido e non programmato. Fuori dal registro dei tuoi desideri. Si dà voce alla voce del tuo cuore Al cuore della tua fede: «Mio Signore e mio Dio». Forse perché tu, caro Tommaso, avevi già toccato i segni della passione e del dolore nelle ore della tua “fuga evangelica” in ogni fratello che avevi incontrato. Nei corpi, nelle menti dei nemici del tuo Maestro. Segnate dalle ferite dell’odio, del corale: «Crocifiggilo». Nei volti sfiduciati, costernati dalle ferite del dubbio, dai solchi profondi della delusione dei tanti che avevano seguito un Maestro che aveva visto posare sul Suo capo solo la corona del fallimento.</div><div><br></div><div>Oggi con la determinazione squisitamente evangelica di quell’ottavo giorno, sei venuto a spalancare porte e finestre delle nostre chiese. Per farle accarezzare dalla luce della fede Pasquale. Proprio tu, il discepolo “addetto” alle apparizioni, ci fai dono di una tua apparizione-lezione per darci le giuste direttive per incontrare il Cristo Risorto. Sottovoce ci dici che in quelle ore di “fuga evangelica” avevi incontrato tanti fratelli che, come Il Risorto, portavano sulla loro carne i segni dei chiodi del dolore, della sofferenza, della disperazione. Dai loro corpi questi chiodi erano stati tolti o bruciati dal fuoco della loro fede. Ma nelle cicatrici rimaste vive e aperte vi era impresso il segno del peso del coraggio della loro fede.</div><div><br></div><div>Questi chiodi li ho toccati con le mani dei miei occhi sui corpi crocifissi di una giovane mamma, Kateryna. Dei suoi bambini Lubomir, di 13 anni, e Darij, di due. Li ho incontrati qualche ora fa. Ho pranzato con loro. Li ha accolti e ospitati un mio confratello. Sono scappati dall’Ucraina. Dalla guerra. Per raggiungere la vicina Polonia sono stati in viaggio tra treni e macchine quattro lunghi giorni. Quel modesto refettorio oggi è diventata la stanza dove Tommaso, raccontandosi nel Vangelo della seconda domenica di Pasqua, mi ha condotto per incontrare il “Risorto” nelle loro fragili vite spezzate che portano le cicatrici col peso del coraggio della fede. Della forza della vita.</div><div><br></div><div>Caro Tommaso, prima di concludere devo fare una doverosa puntualizzazione. Questa lettera non è indirizzata solo a te. Ha come destinatari i miei amici, tanti compagni di viaggio, forse anche qualche conoscente, possibilmente anche qualcuno che non ho mai visto o incontrato. Sai, quest’anno non avevo ancora scritto nessun messaggio di auguri per la Santa Pasqua. Aspettavo di incontrare proprio Te, caro Tommaso, perché farli insieme a te con Kateryna, Lubomir e Darij ci insegna che ogni giorno può essere Pasqua. Auguri!</div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><i>Tuo e vostro fratello Franco.</i></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 06 Jul 2023 12:29:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/san-tommaso-caravaggio_thumb.jpg" length="109573" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?i-miei-auguri-pasquali-quotidiani-insieme-a-tommaso,-kateryba,-lubomir-e-darij</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000001E</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Il Vescovo Giuseppe alla Sua Chiesa: «Dobbiamo continuare a entrare nella storia per tracciare percorsi di speranza»]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000001F"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">Anche le pagine del calendario della vita di Monsignor Giuseppe Marciante portano le loro date memorabili. Due in modo particolare lo sono pure per tutta la Chiesa di Cefalù. Sono quelle del 16 febbraio e del 14 aprile 2018. Con la prima, ricevendo la nomina di Papa Francesco a essere il nuovo pastore della diocesi normanna, si concludeva il suo servizio di vescovo ausiliare a Roma per il settore est. Con la seconda prendeva il possesso canonico della diocesi, divenendone il settantaquattresimo vescovo.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>A distanza di quattro anni, ritorniamo a osservare col Vescovo Giuseppe i problemi presenti sull’intero territorio della Chiesa cefaludense. Lo facciamo a partire da quel registro della passione e della compassione pastorale che Monsignor Marciante ha sempre stretto tra le braccia del suo cuore.</div><div><br></div><div><b class="fs14lh1-5"><i>«Lo facciamo</i></b> – puntualizza subito il prelato – <b class="fs14lh1-5"><i>non nell’ottica di stilare possibili e facili bilanci. Ma con quella di continuare a entrare nella storia, nel nostro travagliato presente. Con l’inarrestabile desiderio di tracciare percorsi di speranza»</i></b>. E quando si parla di speranza il pensiero del vescovo fa la sua immediata rotta verso i giovani: <b class="fs14lh1-5"><i>«Arrivato a Cefalù avevo già i tratti dell’identità del territorio. Avevo letto parecchio. Mi ero informato e aggiornato. Avevo registrato la fuga dei giovani. Purtroppo, anche in questi anni l’esodo è stato inarrestabile»</i></b>. E continua: <b class="fs14lh1-5"><i>«Siamo di fronte a una lacerante desertificazione di tutti i nostri comuni. Dobbiamo arrestarne la fuga. Il mio, in questo preciso momento, vuole essere principalmente il grido di un padre che cerca di raggiungere anche il cuore delle coscienze dei nostri amministratori»</i></b>. Ed è proprio rivolgendosi a loro che Don Giuseppe ad alta voce consegna il suo accorato appello: <b class="fs14lh1-5"><i>«Se la politica non riesce a trattenere i giovani rischia di diventare una politica fallimentare. Mi pongo sovente una domanda. La inoltro a quanti amministrano: Quanti posti di lavoro sono stati per i giovani? So bene che il crearli non dipende solo dalla politica. Ma va precisato che a livello locale ognuno deve fare la sua parte»</i></b>.</div><div><br></div><div>La sofferta analisi del Vescovo non si arresta: <b class="fs14lh1-5"><i>«Non ho visto crescere l’imprenditoria giovanile. In quest’ambito non ho visto fantasia e creatività politica. Bisogna lavorare, invece, in questa direzione. Aprire nuove strade su questo versante»</i></b>. A tal proposito, asserisce: <i class="fs14lh1-5"><b>«Non sono stati assenti i segnali di speranza. Non sono mancati i timidi tentativi di rinascita»</b></i>. Una possibile via il presule l’ha intravista, infatti, nell’esperienza dello smart working esplosa nei dolorosi mesi del lockdown in tutta l’Italia e anche nei comuni delle Madonie. Su questa esperienza afferma: <i class="fs14lh1-5"><b>«É stato ed è un tentativo buono. Per certi aspetti anche ben riuscito. L’hanno inventato i nostri stessi giovani. La politica ha messo a disposizione alcuni locali per attività di coworking. Tutto questo ci insegna che il protagonismo giovanile è una risorsa. Può dare impulso alla vita politica dei nostri paesi»</b></i>. Sul travagliato percorso d’intesa tra giovani e politica il Vescovo espone un triste riscontro: <i class="fs14lh1-5"><b>«Ho chiesto a diversi giovani se intendessero impegnarsi nel mondo della politica. Ho provato a esortarli a intraprendere questo cammino. Hanno tutte le capacità e tutti gli strumenti per dare luce a nuove primavere del servizio alle nostre comunità»</b></i>. Eppure, prosegue con voce velata da marcata tristezza: <i class="fs14lh1-5"><b>«La maggior parte ha risposto di non volere spendere in questo specifico settore tempo e energie. Vedono la politica come un affare, un percorso impastato di sola e tanta burocrazia»</b></i>.</div><div><br></div><div>Le esortazioni del Vescovo per uscire dal buio di questo tunnel non mancano: <b class="fs14lh1-5"><i>«Serve una buona testimonianza da parte di coloro che sono impegnati nella politica. Va testimoniato che non è un mestiere ma una missione»</i></b>. A seguire, con tono fermo e deciso dichiara: <i class="fs14lh1-5"><b>«Per alcune comunità che non sono soltanto le piccole comunità, si è tentato di rinnovare il mandato per una terza volta. Questo sarebbe un grande errore. C’è il rischio di fare diventare i sindaci dei feudatari. Come coloro che non vogliono staccarsi più dalle proprie poltrone». «Dobbiamo pensare a dare spazio ai giovani, a nuove energie. Bisogna creare figure nuove di giovani politici». «La Chiesa deve riprendere la sua storica missione di formare uomini per la politica. Una volta lo facevano i partiti. Dobbiamo creare scuole di politica ispirate alla dottrina sociale della Chiesa. Essa resta una risorsa preziosa per tutta l’umanità. Lo è tutto il magistero di Papa Francesco. A iniziare dalle due encicliche Fratelli tutti e Laudato sì»</b></i>. E incalza: <i class="fs14lh1-5"><b>«Dobbiamo farlo. Con un nuovo metodo: quello di formare uomini appassionati della politica. Non dobbiamo creare lo strumento, ma l’anima. In questo iter formativo potrebbero inserirsi e dare il loro prezioso contributo, legato all’esperienza vissuta nel tempo, anche i politici “navigati”, ma senza l’anima dei feudatari»</b></i>.</div><div><br></div><div>Con Monsignor Marciante si parla anche della pandemia e delle pesanti conseguenze sulla vita delle persone. <b class="fs14lh1-5"><i>«Ci ha messi in ginocchio. Siamo tutti a terra. Lo sono tante famiglie. Terribilmente ferite dai venti devastanti della disoccupazione e cassa integrazione. Ho visto improvvisamente tanti ristoranti e alberghi chiudere. Chiudere posti di lavoro»</i></b>. Ma per il presule il covid non lascia solo tremende ferite. Ci sono degli insegnamenti da accogliere: <i class="fs14lh1-5"><b>«La pandemia ci ha dato conferma che non si può vivere solo di turismo. Resta sicuramente una grande risorsa. Ma non può essere l’unica. Infatti, ci ha fatto comprendere che è miope quella politica che orienta per il futuro tutte le sue attenzioni sul turismo, come se fosse l’unica risorsa presente sul nostro territorio»</b></i>. E aggiunge: <i class="fs14lh1-5"><b>«Il turismo per Cefalù è certamente una realtà trainante. Ma il mio sogno è quello che la nostra cittadina diventi, anche per il settore legato al turismo la porta delle Madonie. Cefalù non può e non deve chiudersi in se stessa. Bisogna pianificare in tal senso percorsi politici di mediazione e non solo autoreferenziali. Purtroppo, è presente quella tendenza che mira a volere trattenere a Cefalù tutto il flusso turistico in modo quasi egoistico. Bisognerebbe portare avanti iniziative che irradiano percorsi turistici anche nelle aree interne delle nostre Madonie. Sono quelle che soffrono di più. Sono le più trascurate, le più abbandonate». «Cefalù dovrebbe sentire alto e bello il peso di questa responsabilità. La leggo come un prezioso servizio da portare avanti a favore di tutto il territorio della nostra diocesi. Quasi come una sorta di consegna, un mandato da assolvere, legato alla custodia e alla piena valorizzazione dell’immenso patrimonio artistico che possediamo. Un’eredità straordinaria sulla quale dobbiamo investire in un circuito che sia sinodale e solidale»</b></i>.</div><div><br></div><div>Sono tante le speranze e i sogni che il Vescovo Giuseppe custodisce nel cuore per i nostri comuni. Tanti piccoli semi, alcuni virgulti, qualche pianticella. Ha scelto di farli crescere prima di tutto con la luce della preghiera. <b class="fs14lh1-5"><i>«La preghiera del Vescovo – afferma – segue il percorso del sole. Come il sole sorge al mattino e si conclude al tramonto. Affido al Signore il domani di tutti i nostri paesi, di ogni realtà sociale. Chiedo al Signore che attività e sogni legati al futuro siano ispirate e illuminate dalla luce del Vangelo»</i></b>.</div><div><br></div><div>Tra i tanti germogli di speranza il Vescovo con la pazienza del saggio contadino ne sta coltivando uno in modo speciale perché potrebbe dare una svolta di un certo spessore alla qualità dei servizi per la nostra salute. Con tono paterno e a tratti quasi confidenziale ci dice: <i class="fs14lh1-5"><b>«É quello legato alla Fondazione Giglio. É inarrestabile il mio bussare alle porte dell’Università Cattolica e dell’Università di Palermo affinché a Cefalù nasca, attorno al nostro ospedale, una facoltà di medicina. I primi passi pare siano stati fatti. Mi sto impegnando a chiedere all'Università Cattolica di investire anche al Sud. Ha trainato negli anni anche tanti giovani dal Sud. Tante intelligenze, un vulcano di talenti. Serve adesso una sorta di ritorno». «Dobbiamo fare crescere la scienza medica per fare crescere la qualità dei nostri medici. Ho appreso, partecipando a Palermo a una conferenza di Confindustria, che mancano medici e infermieri. Abbiamo una sanità in forte crisi. Come non ricordare i continui ritardi nell’organizzare le hub vaccinali, le tante disfunzioni a livello burocratico per far decollare la vaccinazione; come non denunciare l’agonia dell’Ospedale Madonna dell’Alto di Petralia Sottana»</b></i>.</div><div><br></div><div>Ma per monsignor Marciante c’è altro a cui bisognerebbe pensare. Le idee del presule, a tal proposito, sembrano abbastanza chiare: <i class="fs14lh1-5"><b>«Bisognerebbe pensare a un nuovo modello per l’accoglienza e l’assistenza agli anziani. Quella domiciliare è sempre da privilegiare. L’anziano va assistito a casa. Ci vogliono appositi operatori per prestare questo servizio. Dobbiamo preparare un personale che sappia accudire e offrire le dovute e possibili cure a casa dell’ammalato. Penso, legato alla facoltà di medicina, a un qualificato percorso di formazione per i futuri operatori a domicilio degli anziani, degli ammalati, dei diversamente abili». «I nostri paesi potrebbero accogliere case per anziani, piccoli villaggi dove i nostri “vecchietti” potrebbero avere anche spazi per ricevere parenti e amici. E lì ricevere ogni tipo di assistenza. È una alternativa alla ospedalizzazione. Parliamo di residenze assistite». «Gli anziani, come sostiene Papa Francesco, sono le nostre radici. Per cui con i giovani che trovino lavoro occupandosene, si creerebbe un rapporto tra le generazioni non solo straordinario ma soprattutto virtuoso»</b></i>.</div><div><br></div><div>Per favorire e accelerare la realizzazione di questi progetti è necessario il dialogo con le istituzioni: <b class="fs14lh1-5"><i>«Il dialogo</i></b> – dichiara il Vescovo – <i class="fs14lh1-5"><b>tra la Chiesa e le amministrazioni è vitale. La Chiesa non è dirimpettaia, non è concorrente dei sindaci o delle amministrazioni. Anche se ci fosse qualche possibile gesto di intraprendenza in qualche iniziativa da parte della Chiesa, non c’è mai una pianificazione che conosca la logica della concorrenza. La Chiesa non ha e non può avere mire a governare o a prendere il potere. Offre un servizio». «Penso che i nostri amministratori durante i diversi incontri hanno capito lo spirito della nostra realtà ecclesiale. La Chiesa a volte può anche pestare i piedi quando reclama determinati diritti o chiede di rispettare determinate norme. Può essere anche una Chiesa scomoda. Serve sincerità e lealtà. Un dialogo aperto». «D’altra parte i sindaci che ho incontrato sono di tutte le estrazioni politiche. Ormai i partiti vivono una crisi esistenziale. Inoltre, avverto fortemente come la classe politica cerchi il dialogo con la Chiesa. Si tratta quasi di un bisogno. L’importante è che non sia mai strumentale»</b></i>.</div><div><br></div><div>Ma la conversazione non può concludersi. Il Vescovo non riesce affatto a tacere sulla guerra. In special modo sulle cause e conseguenze: <b class="fs14lh1-5"><i>«Dobbiamo prendere le distanze da ogni possibile forma di nazionalismo. Questa guerra è frutto di un nazionalismo. Quando si esaspera il nazionalismo si arriva alla guerra. Anzitutto bisogna abbattere l’idea di nazionalismo. Insieme al populismo è un virus che alimenta la guerra. Ogni stato dovrebbe abborrire la guerra come strumento di soluzione. Genera solo e sempre l’inciviltà. Un popolo che fa la guerra ad un altro popolo regredisce. Non avanza culturalmente, politicamente e spiritualmente»</i></b>.</div><div><br></div><div>Si potrebbe continuare. Ma gli impegni di Monsignor Marciante sono tanti. Intanto, un luminoso raggio di luce si poggia sulla scrivania del Vescovo. Sembra accarezzare i tanti libri che vi si poggiano. Libri di esegesi, pastorale, sociologia. Un assembramento di luci che, insieme a quel raggio di sole che mi rimanda alla preghiera, fa del Vescovo Giuseppe l’uomo e il pastore che conosciamo.</div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><i>don Franco Mogavero</i></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 05 Jul 2023 12:31:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/vescovo_thumb.webp" length="55580" type="image/webp" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?il-vescovo-giuseppe-alla-sua-chiesa---dobbiamo-continuare-a-entrare-nella-storia-per-tracciare-percorsi-di-speranza-</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000001F</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[La pace un’eredità che viene dal futuro]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000020"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">Oggi è il mercoledì delle ceneri. Da piccoli ci hanno insegnato che è l’inizio della Quaresima. Tempo forte dell’anno liturgico. Tempo di preghiera e di penitenza. Quest’ultima addolcita per noi bambini dai famosi e indimenticabili “fioretti”. Rinunciare a dolci, caramelle, patatine. A ogni leccornia. Era un litanico ritornello che attraversava le nostre tenere vite. A casa, in parrocchia e a scuola. Facevano tendenza i peccati di gola. Da evitare soprattutto nei venerdì.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Crescendo, dai “fioretti” siamo approdati alle buie “mortificazioni”. A dire il vero, poco praticate perché bagnate solo dalle gocce dell’aridità. Crescendo ancora annegavamo tra le gelide acque del “sacrificio”. Da farsi perché si doveva fare. L’aveva fatto per primo Gesù. Un tautologico incrocio di parole al cui centro ruotava una “Verità” troppo alta per essere accolta e compresa tra le arrugginite griglie della dottrina del dovere.</div><div><br></div><div>Anche da seminarista ricordo che sentii dire ad un apprezzato predicatore quaresimale che il passaggio dal (s)offrire all’offrire non comporta grosse fatiche. Basta togliere solo una S iniziale. Frasi ad effetto. Acquistate a costo zero al mercatino spirituale delle pulci. Quello frequentato dai tanti pseudo contemplativi della “non” azione. Dell’usato senza passato. Dove, purtroppo, la storia non conosce la primavera delle evoluzioni, dei cambiamenti. Quelli che nella “hall” dei tanti convegni pastorali ci hanno insegnato a chiamare “i segni dei tempi”. Hanno un loro fascino. Lo sappiamo bene. Talvolta, siamo abili anche nel riconoscerli. Ma preferiamo guardarli a distanza. Come le stelle col telescopio.</div><div><br></div><div>Intanto, la storia cambia. Anche della Chiesa. Cambia quando c’è la profezia. Quella che, generata dall’ascolto filiale e fiduciale della Parola, ci fa essere umili cantori della vita. Dell’Amore. Autentici profeti di umanità. Costruttori, o meglio, facitori della pace. Come diceva don Tonino Bello: «Occorre precisare che la pace è dono di Dio affidato alla nostra responsabilità». Si scommette sulla pace non solo con fiaccolate, marce, striscioni e raduni. Sono dei segni rispettabilissimi di protesta alla guerra. Ma va anche puntualizzato che il cammino della pace parte da scelte concrete di pace che devono incontrarsi col mio prossimo. Con chi mi sta accanto. Con mio marito, mia moglie, il mio ex compagno-a, i miei figli. Mio fratello, mia cognata, mia nuora, mia suocera. Il mio vicino di casa, il mio collega di lavoro…</div><div><br></div><div>È un bluff, è un vecchio carnevale in maschera con tutti i suoi coriandoli e le sue trombette dell’ipocrisia, il chiedere la pace nella preghiera in chiesa e poi negare il saluto al prossimo più prossimo. Come è anche un bluff, asseriva il santo vescovo di Molfetta: «Pregare per la pace e poi non muovere un dito per denunciare la corsa alle armi, il loro commercio clandestino e la crescente militarizzazione del territorio». Poi diceva ancora che: «I nostri pozzi della pace sono le stimmate del Risorto». Un’affermazione per me nuova. Di prima mano. Mi ha incuriosito. Dato da pensare e “lavorare”. Per me, per ogni mio fratello e sorella.</div><div><br></div><div>In questi giorni di guerra ho compreso che le stimmate del Risorto posso toccarle con le mani della mia fede e dell’intelligenza della mia fede. Ogni volta che bevo acqua ai numerosi pozzi di pace che trovo ascoltando la Sua Parola. Per certi aspetti è una preziosa e potente scoperta. Dobbiamo educarci a pregare per la pace, sostando ai pozzi della Sua Parola. Perché sono questi i luoghi dove possiamo toccare le stimmate del Risorto. Quelle che sanano le ferite e le cicatrici della morte del nostro corpo e della nostra coscienza quando non sa riconciliarsi col suo prossimo più prossimo. Le uniche che sanno smascherare la logica di tanti volgari opportunismi pubblici e privati che hanno ridotto i crimini in opinioni. Le sole a gridare, direbbe il caro don Tonino, che: «Non bisogna mai scommettere sulla pace lontana dalla giustizia». Ce lo insegna Isaia, ce lo ricorda il salmo 85.</div><div><br></div><div>La guerra della Russia all’ Ucraina è il frutto amarissimo di vecchie macerie civili e morali. Le abbiamo seppellite con i nostri silenzi di fronte agli inizi di ogni sistema di male, di ogni forma di comodo e diabolico opportunismo. Bisogna ripartire dalle stimmate del Risorto. Ognuno deve toccarle entrando e sostando nel Silenzio della stanza dell’ascolto. Quella dove la Parola si fa nostra vita, cammino di vita. Dove la pace resta il quotidiano martirio “bianco” di ogni cristiano. Dove i fioretti, le mortificazioni e la campagna dei sacrifici soft cedono il posto a un cammino di fede che non conosce solo il colore viola dei paramenti quaresimali, ma anche il bianco-luce. Quello della Pasqua. Dei risorti in Cristo. Il colore della speranza cristiana tutta fatta di pace e giustizia, di giustizia e di pace.</div><div><br></div><div><div><i><span class="fs14lh1-5">don Franco Mogavero</span></i></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 04 Jul 2023 12:37:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/colomba-pace_thumb.webp" length="21630" type="image/webp" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?la-pace-un-eredita-che-viene-dal-futuro</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000020</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Papa Francesco, l’intellettuale del cuore]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000021"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">Con uno spot di soli trentatré secondi il mio scanzonato processo di “sanremizzazione” ha avuto una brusca e sorprendente battuta di arresto. Per colpa di Fabio Fazio che annuncia di avere “Sua Santità” Papa Francesco come ospite a Che tempo che fa. Subito la voce del conduttore ti trasmette i suoni di un’elegante e responsabile emozione; pare essere rivestita di sacralità. Nei giorni di accese polemiche lanciate al servizio pubblico sull’irruzione di “possibili” immagini e esibizioni offensive alla fede cattolica, Fazio con il suo scandito “Sua Santità” mette a tacere tutti. Ci insegna “sottovoce” cosa sia il servizio pubblico e il rispetto per l’uomo e il cittadino, senza misurarsi con i pallidi colori della politica che danza attorno ai propri interessi. Una impareggiabile lezione di saggezza e professionalità che delinea molto bene i confini dell’incontro con Bergoglio. Francesco ci sarà come Pastore di tutta la Chiesa Cattolica, come “Voce” della santità di Dio. Per annunciare la Sua Parola. Non come il vincitore di un premio Oscar o di un prestigioso Nobel, con tutta la sua dorata aureola di rispettabilità e notorietà, neanche come una popstar in cerca di consensi e applausi. Ci sarà come il Papa degli uomini che vuole parlare a tutti. Senza fame o sete di populismo.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Prima fugacemente lo spot e poi intensamente l’intervista mi hanno bloccato sulla sedia delle emozioni, quelle senza tempo. Con una bella carrellata di immagini mi hanno invitato a entrare nella stanza della storia del pontificato di Bergoglio. Una stanza luminosissima. Vi ho visto sul suo tetto una lampada sempre accesa. Quella del Vangelo. Il Papa degli uomini vuole illuminare l’oggi. Con la luce della santità di Dio. Luce che parla alla nostra coscienza di uomini e di cristiani guidandoci sulla via della Giustizia e della Verità. Luce che si fa voce e che ti sussurra col suo candore che non basta solo il vedere. Serve anche il sentire, il toccare, proprio come ha fatto Gesù. Occorre salire sulla barca della storia. Nel tempo della bonaccia e della tempesta.</div><div><br></div><div>Fazio apre e chiude il suo dialogo con Francesco ringraziandolo per essere salito “sulla nostra barca”. Una deuterosis dal sapore squisitamente biblico se pensiamo che nella pagina del Vangelo del giorno, “Gesù sedette e insegnava alle folle da una barca” (Lc, 5,3). Osservava anche i pescatori che lavavano le reti. Da lontano li aveva fotografati nel suo cuore con la pellicola impressa dalla compassione. Erano amareggiati, sfiniti nel corpo e nell’anima per avere faticato tutta la notte e non avere preso nulla. Sarebbero tornati a casa senza soldi in tasca, come tanti papà e mamme di oggi senza salario a fine mese. Ebbene, Gesù non si lascia vincere dalla brutta tentazione di accontentarsi del guardare “a distanza”. Dalla compassione “light” che resta ormeggiata sulle spiagge delle buone e pietistiche intenzioni. Non si lascia vincere da quel modus ruffiano e raffinato di predicare la carità che lascia le mani coperte dal morbido profumo della cipria del perbenismo. Da quel guardare l’altro dall’alto in basso con i piedi “blindati” dagli scarponi antiscivolo, che proteggono da ogni “scivolata” che, abbassandosi, doni aiuto al fratello per rialzarsi. Gesù. a piedi scalzi sale sulla barca, quella di Simone. Quella della storia. Per sedersi e ammaestrare le folle.</div><div><br></div><div>Questo è quanto ha fatto il Santo Padre domenica 6 Febbraio 2021. Di fronte a una folla di 6.731.000 fratelli e sorelle. In alcuni momenti sono stati addirittura 8.700.000. Ma c’è di più. Nelle prime ore successive, connessi a una “Rete” dove si parlano tutte le lingue del mondo, si sono registrate quasi 700.000 interazioni. Ha invitato tutti a spargere la Parola di Dio sulle reti della storia, per non rimanere maledettamente incastrati tra i neri scogli della guerra, dell’indifferenza, del non rispetto del creato, dell’aggressività distruttiva, della mondanità spirituale, del clericalismo. Lo ha fatto, direbbe Antonio Spadaro: «Scegliendo il linguaggio della prossimità, sempre innestato nel racconto acceso dalla vita, spesso con la concinnitas dei detti sapienziali, brevi, affilati, concreti e per questo in grado di raggiungere l’interiorità». Lo ha fatto abitando la barca della storia e da lì annunciando la Parola.</div><div><br></div><div>L’ascoltare il Santo Padre mi ha rimandato a quel nuovo giorno iniziato all’imbrunire del 13 marzo 2016. Quando Francesco dalla loggia di San Pietro ci ha donato il suo primo: «Buonasera». Quel saluto che ci ha fatto scoprire Papa Francesco come l’intellettuale del cuore, che vuole comunicare il messaggio trasgressivo del Vangelo agli uomini di questo tempo. Da allora ci ha sempre aiutato a leggere la Bibbia in termini nuovi, mettendo Dio al centro della nostra vita, dell’esistenza reale, senza fuggire dal mondo e dalla sua storia per facili viuzze spiritualistiche. Lo ha fatto col titolo di “Sua Santità”, anche da uno schermo televisivo a Che tempo che fa. Con lo sguardo del “papà” vero. Quel papà che, pur non sapendo rispondere a tutti i perché dei figli-bambini, sa che il solo suo sguardo li colma di amore, di sicurezza e di pace.</div><div><br></div><div><div><i><span class="fs14lh1-5">don Franco Mogavero</span></i></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 03 Jul 2023 12:39:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/papafrancesco-chetempochefa-rainews_thumb.webp" length="78900" type="image/webp" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?papa-francesco,-l-intellettuale-del-cuore</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000021</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Dall’attico della Speranza gli auguri per il nuovo anno]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000022">Caro amico,<div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>ti confesso che le gocce nerastre dello scoraggiamento hanno fatto capolino sul pavimento del grande attico della mia speranza. La temuta “perturbazione” Omicron ha invaso, adirata, ogni angolo della terra. Nel mega arcipelago globalizzato delle news, le parole umane della speranza si sono mosse pallide e stanche, come accompagnate da un doloroso rumore. Giunge invece sempre rassicurante e consolante la speranza di cui profumano le pagine della Scrittura, i cui effluvi intensi respiro nel quotidiano “lavoro” della lectio divina. Nel mettere accanto i tanti mattoncini in pietra della mia povera fede, intagliati dalla “Roccia”, dalla Parola di Dio. Con scalpello, martello, picozzina e tutti quegli arnesi che la Chiesa mi ha donato a Montesole, ai piedi dell’appennino tosco-emiliano, ben ventidue anni fa direttamente dalle sapienti mani dei fratelli e sorelle della Piccola Famiglia dell’Annunziata.</div><div><br></div><div>Pezzi e pezzettini di pietra raccolti con meticolosa attenzione. Con la cura certosina di recuperarne le scaglie, i frammenti più minuti. Come fanno devotamente tanti preti con le briciole del Pane Eucaristico. Mattoncini deposti nel grande paniere della storia. Quello intrecciato in questi due anni anche coi vimini invisibili di un virus che, con le sue ondate, genera insostenibili lockdown dell’anima, della vita e del domani.</div><div><br></div><div>Oggi il cielo delle nostre vite cerca il sole, la luce, l’azzurro. Vogliamo ritornare a osservare le stelle luminose della serenità, della “normalità”, della festa. Desideriamo ardentemente tutti la fine delle tempeste dei tracciamenti, delle restrizioni, delle ospedalizzazioni e delle terapie intensive. Per questo, stanotte, per la mia veglia di fine anno ho deciso di “disturbare” gli angeli. L’ho fatto dal cielo della mia stanza. Nel silenzio infranto dai tuoni dei petardi che si univano all’abbaio impaurito dei cani. L’ho fatto rincontrandoli nelle pagine di quei brani del Vangelo di Luca e di Matteo del calendario biblico di questi giorni. Li ho riletti. Pregati. Ad alta voce. Così, con magnifico stupore, gli angeli sono stati i primi commensali di una improvvisata e ricca “mensa della Parola”, gli amici del mio primo brindisi per il nuovo anno.</div><div><br></div><div>Li avevo incrociati nel tempo di Avvento, nella notte e nel giorno di Natale, nell’ottava del Natale. In quei giorni, hanno abitato la Parola del Signore. Hanno parlato a Zaccaria. Guidato il cammino di Maria, Giuseppe e dei pastori. Eppure, devo ammettere che non li ho mai cercati o incontrati con lo sguardo della fede. Come è successo stanotte.</div><div><br></div><div>Nel passato gli angeli li ho accolti con rispettoso “distanziamento sociale”. Sono stati i messaggeri di Dio legati alla buona letteratura dell’infanzia. Alla lezioncina della “dottrina” di suor Carmelina che mi ha parlato dell’angelo custode, che sta accanto a ogni bambino. Alla preghiera rivoltagli ogni mattina in classe con la maestra e la sera con mamma. Li ho visti, ricordando il testo di Lucio Dalla Se fossi un angelo nelle scatole dei presepi, nelle processioni. Stanotte, invece, sono stati miei interlocutori. Li ho invitati a scendere a bassa quota, a visitarci. A prendere contatto, con appositi voli di atterraggio, con le nostre vite, col nostro tempo, con la pandemia. A indicarci percorsi da compiere. A non farci smarrire nei bui labirinti dei nostri egoismi. A tracciare vie di speranza. A illuminarle, qualora non riuscissimo a vederle, perché accecati dalle bende dell’individualismo esasperato. A insegnarci e a educarci a camminare insieme. A incarnare sulla terra, come uomini, quel loro essere in cielo schiera di angeli che in coro canta ed esulta.</div><div><br></div><div>Quando la mia veglia di preghiera in compagnia degli angeli stava per concludersi, un’ordinata schiera di volti cari mi ha raggiunto. C’è quello di Gabriella e di Mariam. Gabriella ha scoperto di essere positiva al Coronavirus una settimana prima del parto. È andata subito in isolamento. Ha raggiunto l’ospedale con l’ambulanza del 118. Senza stringere la mano del marito o di un familiare. Mariam, appena nata, è stata “tamponata”. Il primo tenero bacio della madre è stato sostituito dal sussulto di un tampone nelle sue piccolissime narici. È risultata negativa. Ma la mamma non l’ha potuta tenere tra le sue braccia. Né la piccola ha potuto succhiare il latte dai suoi capezzoli. L’ha vista a distanza. Da una vetrata. Gabriella è ancora positiva. È rientrata a casa dove ha riabbracciato gli altri due suoi bambini, positivi anche loro. Mariam è accudita dalla suocera. Vede crescere Gabriella guardando le foto dallo schermo del suo smartphone. Sguardi “virtuali”. Spezzati. A distanza. Simili a quelli degli angeli su di noi. Mi piace chiamarli entrambi sguardi biblici. Sono quelli invisibili. Quelli che fissandoti ti indicano sempre, con la luce pura dell’amore, la via che ti riporta nel grande attico della speranza. Stavolta, entrandovi, sul pavimento non vi era più nessuna goccia nerastra. Solo tante impronte luminose. Quelle lasciate dai molti angeli senza ali che con il loro sguardo biblico hanno tracciato il disegno del volto di Dio nel cammino della mia vita. Auguro a me stesso e a te, caro amico, di ricevere e donare in questo nuovo anno tanti sguardi biblici. Per essere angeli di speranza nella storia di chi ti sta accanto. Auguri. Di cuore.</div><div><br></div><div><div><i><span class="fs14lh1-5">don Franco Mogavero</span></i></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 02 Jul 2023 12:40:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/pexels-neale-lasalle-631477_thumb.webp" length="199944" type="image/webp" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?dall-attico-della-speranza-gli-auguri-per-il-nuovo-anno</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000022</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Il profeta e il bambino. Un ricordo di don Giuseppe Bellia]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000023"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">Ho sempre creduto nella scomoda e inossidabile forza profetica della Chiesa. Così come credo nell’amore di mia mamma. Ciecamente. Fino al suo ultimo respiro. Quella forza che esplode. Come la lava incandescente dal cratere di un vulcano. La chiesa somiglia anche a un vulcano. Alcuni suoi figli sono dei vulcani. In special modo quelli che si alimentano della Parola di Dio. Quanti quotidianamente la pregano, la meditano, la studiano, se ne cibano, sperimentando ogni volta la sofferenza di quel fastidioso reflusso che la Parola provoca quando passa tra le pareti dell’esofago del proprio io. Per poi annunciarla. Spezzarla. Come il Pane della vita.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Questi figli della Chiesa fin dal primo incontro ti segnano la vita. Per tutta la vita. Ne porti addosso le impronte. Sono quelle di un abbraccio “infuocato” e luminoso. Dove c’è il volto della madre Chiesa. A iniziare dal loro modo di ascoltarti. Fatto silenzio. Con la cornice dorata di uno sguardo che ha tutte le rughe belle della sapienza. E di una voce che conosce le note e le pause del pentagramma della compassione e della misericordia. Questi sono i miei ricordi indelebili sul primo incontro, tra le pareti di un confessionale, con padre Giuseppe Bellia. A Palermo. In Cattedrale. Era il 15 ottobre del 1993. Si celebrava l’Eucarestia a un mese dalla morte di padre Puglisi. Quel giorno avevo la morte dentro l’anima. Cercavo il mite sorriso del mio padre spirituale ormai in parte sfigurato dalla sua nuova identità, quella del prete antimafia.</div><div><br></div><div>Compresi subito che la mente e il cuore di don Bellia erano dei mega ed invisibili pozzi sotterranei. Dove vi custodiva la Parola di Dio, “il magma” che alimentava ogni suo gesto: dai sorrisi ai sospiri; dalla pacca sulle spalle allo sgranare silenzioso tra le dita della coroncina del rosario. Da quel giorno continuai a cercarlo. L’ho sempre cercato. Per ben 27 anni. Per condividere gioie, emozioni, travagli, delusioni, paure, progetti. L’ho paragonato ad un grande vulcano. Sempre in eruzione. Tutto il suo ministero, la sua umanità portava il profumo pungente e graffiante di una sana e lacerante inquietudine. Era il suo angelo custode. Gli stava accanto giorno e notte. Camminava con lui. Nella laboriosa ricerca dell’identità che voleva imprimere al suo ministero e alla sua azione pastorale. Gli spaccava il cuore e la coscienza. Il suo vivere il senso del tempo secondo Dio.</div><div><br></div><div>Don Giuseppe era il prete evangelicamente irrequieto. Calpestava le orme del Figlio dell’Uomo. Come il Signore, il suo capo non riusciva a trovare una tana o un nido dove posarsi. Il suo corpo si cibava di poche ore di sonno. Diversi incontri sulla Parola di Dio in parrocchia o con tanti nostri amici si prolungavano fino alle due, alle tre della notte. Era instancabile. Noi pendevamo dalle sue labbra. Consapevoli di avere di fronte a noi un uomo dotato di una intelligenza che oltrepassava anche i canoni dell’eccellenza. Un gigante del sapere, ma anche l’icona di chi nell’aumentare la conoscenza vede aumentare il dolore. Demoliva senza raggiri diplomatici percorsi spirituali e pastorali, personali o comunitari che si allontanavano o erano in conflitto con la Parola di Dio. In questi casi non l’ho visto mai tacere, neanche di fronte ai teologi di spicco, ai laici “in carriera” e agli alti prelati. Con o senza lo zucchetto. Erano i contesti dove don Giuseppe riusciva a zittire, quasi sempre con paziente eleganza, l’interlocutore. Alla fine era solito citare a memoria diversi passi della Scrittura precisando libro, capitoli e versetti, preceduti dal suo puntuale e garbato: «Vuoi la riprova».</div><div><br></div><div>Lo zelo per la casa del Signore lo consumava. Un travaglio inarrestabile. Un martirio bianco. Spesso anche silenzioso e doloroso. Condiviso con pochissimi compagni di viaggio. Accompagnato da martellanti domande tutte tese a pensare un cammino per la chiesa che fosse lontano dalla logica del potere e appiccicato alla storia. Il suo è stato un percorso di vita e di fede baciato dalla sferza del tormento. Quel tormento luminoso che attraversa la vita del profeta, di colui che si lascia governare e consolare dall’ascolto intelligente, libero e creativo della voce di Dio, della Sua Parola. Un tormento che ha generato nell’uomo e nel presbitero Giuseppe progetti alti e di qualità tra le mura della sua parrocchia, della facoltà teologica di Sicilia, delle varie realtà culturali e sociali che lo interpellavano, nei cuori dei suoi figli.</div><div><br></div><div>Frammenti di consolazione gli giungevano dalla preghiera con i salmi. Quando eravamo in auto amava recitarli. Con la postura del bambino. Assistevo così ad una stridente e edificante dicotomia. Quella tra “il grande” Bellia che stava in cattedra e il “piccolo Giuseppe” che teneva tra le mani della sua oceanica memoria il salterio monastico. Tra il preparatissimo docente universitario, sempre sicuro di sé e pronto a rispondere a qualsiasi domanda e il discepolo della Parola fatta preghiera. Teneva la schiacciante postura del bambino anche tutte le volte che stava al telefono con la sua amata mamma. La chiamava ogni sera. A lei chiedeva la benedizione prima di iniziare la sua lectio per il popolo di Dio. Sento ancora tra le mie orecchie il suo dirle: «Mammuzza mia, sto andando a predicare a Collesano, dammi la tua benedizione e prega per me». Si affidava alle preghiere della madre. Ne chiedeva la benedizione. Anche in questo era stato suo insostituibile maestro don Giuseppe Dossetti. Aveva imparato da lui ad ubbidire alla mamma.</div><div><br></div><div>Don Bellia era soggiogato dalla Grazia. In lui l’amara via del tormento era costellata dalla forza e dalla gioia degli entusiasmi contagiosi, dai fermenti dei sogni, da una volontà di futuro incontenibile. Spesso i suoi interventi davano fastidio perché quasi ti obbligavano alla messa in discussione di te stesso, ti stimolavano ad aperture scomode e non pensate prima. Però la sua onestà intellettuale, la sua alta tensione morale, spirituale e pastorale, condite dalle gocce di rugiada dell’ironia e dell’autoironia, facevano di lui il portavoce della Sapienza del Signore. Una sapienza che non riusciva a trattenere per se stesso. Aveva deciso di donarla a tutti con la predicazione, la lectio, le conferenze, l’insegnamento, la direzione spirituale.</div><div><br></div><div>I primi di Luglio del 2017 registrano un inaspettato cambio di rotta. Il flusso piroclastico di una infuocata leucemia lo condurrà ad essere maestro e testimone della Sapienza di Dio, stavolta, lasciandosi bruciare lentamente dalle fiamme della malattia e della sofferenza. La legna che le alimentava è stata fino all’ultimo respiro quella della Grazia.</div><div><br></div><div>La postura del bambino ha accompagnato il tempo della sua passione. Il 30 Agosto del 2017 dopo i primi cicli di chemio, seguiti da febbri devastanti, stanchezza, nausea, orticaria e afte insopportabili, mi scriveva in un sms: «Mi pare di stare bene. Ma sono nelle mani del Signore anche se non so che cosa mi aspetta. Confido sempre nel Signore e nel volere fare la sua volontà. Chiedilo anche tu al Signore per me».</div><div><br></div><div>Riporto ancora qualche altro messaggio ricevuto che torni a evidenziare la crescita “del bambino” Giuseppe in cammino verso la Gerusalemme celeste.</div><div><br></div><div>«Questo è per me un tempo di silenzio e di reclusione che mi invitano a ricercare il centro e a fare riposare la mente dai molti pensieri nel cuore stesso di Cristo».</div><div><br></div><div>«Dopo quaranta giorni di ospedale sto cercando di ascoltare il Silenzio di Dio».</div><div><br></div><div>«Continuiamo a ringraziare il Signore anche quando non ci parla, come fa il Dio bambino di Betlehem che aspetta solo di essere accolto».</div><div><br></div><div>«Davanti al dono del battesimo se crediamo non abbiamo scampo. Siamo chiamati ad essere conformati a Cristo. Fino al Getsemani, al Golgota, fino alla tomba».</div><div><br></div><div>«Io vivo alla giornata e spero solo in Lui e gli ripeto: come vuole il Padre e decidi tu, Gesù. Grazie pace a te».</div><div><br></div><div>Don Giuseppe si è spento come un profeta. Quel profeta sentinella che qualche volta mi chiamava al telefono anche a tarda notte o alle prime luci dell’alba. Allora le sue prime parole erano: «Franco, ma che fai? Dormi?». La sua voce con queste sue parole, raggiungono ancora le orecchie della mia coscienza. Senza essere precedute dagli squilli di un cellulare. Questo semplice scritto è per me il modo più semplice per non lasciare sprofondare, nell’oblio dei soli ricordi, la voce di un padre che non mi ha mai permesso di far dormire il mio battesimo e il mio ministero. Una sinodia che non conosce i limiti del tempo.</div><div><br></div><div><div><i><span class="fs14lh1-5">don Franco Mogavero</span></i></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 01 Jul 2023 12:42:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/don-bellia_thumb.webp" length="57108" type="image/webp" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?il-profeta-e-il-bambino--un-ricordo-di-don-giuseppe-bellia</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000023</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Il sinodo della strada e le sue briciole eucaristiche]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000024"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">Da qualche anno un inseparabile e strano binomio fa da bussola al cammino della Chiesa. Asfalta la via del mio ministero: pandemia e sinodo. A esso si affianca, a più riprese, il verbo ripartire. Un trinomio “sinodale” ben collaudato, una sorta di “trinità” pastorale. Con la quale dobbiamo relazionarci per il futuro.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Le ripartenze e le vie da tracciare non sono mai facili. Non sono immediate. Necessitano, affinché siano nuove e percorribili, di lucide e tenaci osservazioni previe, fatte sul campo. Non a distanza. Ogni pianificazione, anche quella pastorale, deve essere saggiamente preceduta dal “vedere”. Quel “vedere” attento e responsabile, cadenzato dal nobile rigore della ricerca. Quel “vedere” acuto e lungimirante che scruta in profondità le realtà che ci circondano. Con i loro cambiamenti fugaci o prolungati, locali e globali. Quel “vedere” che sa scavare e che si impegna a cercare il vero con i propri occhi. A partire dai volti che ti raggiungono nel “sinodo quotidiano” degli incontri che dipingono la tela del tuo ministero. Con i pennelli del dolore e i colori della sofferenza. Con tutte le loro delicatissime sfumature. Incontri che permettono al corpo della tua anima di sperimentare cosa sia l’empatia. Quel vedere che cammina con l’ascoltare l’altro.</div><div><br></div><div>Ogni incontro con l’altro deve essere sinodale ed empatico. Ce lo ha saggiamente ricordato il nostro vescovo Giuseppe qualche giorno fa, inoltrandoci un pensiero sull’empatia di Edith Stein: «Solo chi si sperimenta come persona…, può capire altre persone. Se ci rinchiudiamo nella prigione della nostra particolarità, gli altri ci diventano un enigma, oppure, ancora peggio, li modelliamo a nostra immagine, e distorciamo così la verità».</div><div><br></div><div>Per essere autentici testimoni della storia e della verità, servono occhi e orecchie che le guardino e le ascoltino senza l’ausilio di lenti e apparecchi acustici, tesi a ripescaggi di voci e immagini passatiste. Cestiniamo negli appositi contenitori, come per la raccolta differenziata dei rifiuti, gli eterni gemiti e gli stucchevoli rimpianti su quello che non è più, che non può più tornare e che non è bene che torni. Respingiamo ogni percorso pastorale che rincorra la logica del rabberciare, dello scongelare; dello smaniare, come fanno i cani con le catene al collo, pseudo spazi di libertà che, invece, imbavagliano la profetica voce del Concilio.</div><div><br></div><div>Quanti si rifiutano di ascoltare la storia non ne saranno mai dei testimoni. Resteranno delle furbe volpi capaci di mordere la verità con le dentate della falsità. Volpi che, come Erode, si limitano a interrogare la storia solo per i propri mascherati tornaconti. Il sinodo è per ogni battezzato, il tempo del vedere, del cercare e del ri-cercare, dell’ascoltare. Del leggere la fede, i bisogni, i travagli, le ferite, le attese e i sogni degli uomini di questo tempo.</div><div><br></div><div>Per vivere il nostro battesimo con la veste sinodale, occorre procedere a una rapida tosatura del pelo della volpe, quello della furbizia e della menzogna, che copre possibilmente anche gli occhi della nostra coscienza. Dobbiamo guardare il volto del fratello con lo sguardo impastato di compassione. Per fissarlo e amarlo. Come ci insegna Gesù. Occorre fare lievitare la compassione per spezzare e donare il pane della misericordia. Per essere gli uomini e i cristiani della sinodalità e dell’empatia.</div><div><br></div><div>In potenza siamo tutti testimoni del presente. In atto lo sono solo coloro che, nel vedere e nell’ascoltare, non si lasciano incantare dal canto soave e sibillino della sirena dell’apparire. Gli effimeri selfie sul come siamo bravi per quello che facciamo, ce ne danno una osannante conferma. Colano dagli schermi dei nostri smartphone, come i mega manifesti pubblicitari tra le mura delle città. Hanno impaginato una sorta di “Ballarò” virtuale di prima classe. Con i suoi bravi venditori pastorali. Sono riusciti nel tempo del mordi e fuggi e del last minute, a sostituire senza alcun rimpianto, le targhe ricordo e le lapidi inchiodate sulle robuste mura degli spazi ecclesiastici e curiali.</div><div><br></div><div>Il sinodo sia il tempo che ci trasformi in cercatori dei semi di verità e di profezia. Sono sparsi per le vie delle nostre città, dei nostri borghi, delle nostre periferie. Raccoglierli e tenerli stretti tra le mani ci educherà a possedere l’arte del discernere. Quella propria dei facitori della verità.</div><div><br></div><div>La pandemia e il sinodo ci chiedono delle ripartenze. Come delle sfide sempre aperte. Ogni sfida pastorale ha la sua sudata vittoria se, le verità che ti consegna la storia, abbracceranno la grande Verità che possiede solo la Parola di Dio. Un innesto delicato che solo i veri vignaioli sanno realizzare. Quelli dalle mani innocenti e dai cuori puri.</div><div><br></div><div>Le verità il sinodo ce le presenterà tra le mura vive di ogni singola parrocchia. Perché la parrocchia si fa sinodo ogni giorno. Per fare il sinodo, come ci ricordano Papa Francesco e il Vescovo Giuseppe, si parte dal basso. Da quei cammini che consumano le suole delle scarpe. Per un vero percorso sinodale accanto ai tavoli, alle carte, alle bolle e decreti, alle pagine facebook e ai canali youtube, servono più suole di scarpe consumate. Il beato Puglisi affermava che: «Agli incensi usati in chiesa bisogna sostituire le suola delle scarpe». Forse il tempo del sinodo dovrebbe riportarci tra le strade. In mezzo al popolo. Dove si disperde ogni stimolo narcisistico e autoreferenziale. Dove il letame dei like e degli haters non trova terreno fertile.</div><div><br></div><div>Siamo ancora avvolti dal fascino della potenza della pastorale digitale. Dalla cultura della virtualità reale. La Rete ci ha permesso di non lasciare da soli i nostri fedeli, di accompagnarli, di custodirli. Non abbiamo consentito al Coronavirus di strapparci o rubarci l’arte del presiedere le celebrazioni eucaristiche. Il mondo dei social, in piena pandemia, ha toccato il picco per indice demografico e densità di popolazione di vescovi, preti, religiosi e religiose. Con larghi sorrisi sghembi e postazioni curate nei dettagli, gettonatissime le spiagge azzurre e le scrivanie degli ordinatissimi uffici parrocchiali, abbiamo creato assembramenti, quasi sempre salutari, di catechesi, lectio, messaggi, auguri. Una presenza dal tratto tutto materno, tesa a rassicurare.</div><div><br></div><div>Alle agghiaccianti immagini notturne dei carri militari con bare di cadaveri e delle stracolme terapie intensive si mescolavano quelle postate da una fetta di clero con corone di palloncini svolazzanti tra le nubi, processioni virtuali di Madonnine e santi protettori, solitarie benedizioni eucaristiche o con reliquie. Nell’emergenza il mondo virtuale ci ha permesso di garantire l’ordinarietà dei percorsi pastorali.</div><div><br></div><div>Nel solco di questa emergenza pastorale la pietà popolare ha tenuto banco. Anche virtualmente. Con un circuito di scudi protettivi contro la nuova peste. Si è aperto un “incantevole” ripescaggio dagli scaffali della memoria storica di rispettabili note della fede popolare. Quella dei semplici di un tempo. Da custodire. Forse non da riproporre. Possibili icone del “si invecchia e non si cresce mai”. Spie di cammini con le gambe arcuate.</div><div><br></div><div>Internet, i social tutti non vanno mai demonizzati. Assolutamente. Dobbiamo abitarli. Come Chiesa. Con il drammatico avvento del Coronavirus sono stati i preziosi salvavita della comunicazione, della didattica e di ogni relazione. Ma oggi bisogna ritornare a dare il primato al “sinodo quotidiano” degli incontri. Quelli reali. Carnali. Dove l’interazione e la connessione bella di tutti i sensi del nostro corpo ti fa sperimentare, in presenza e sulla pelle, i brividi umani e divini del nostro essere pastori e pecore.</div><div><br></div><div>Sul post, mai cancellato, delle mie letture preferite della “pagina facebook” della mia memoria rileggo qualche riga di Lettera sulla parrocchia di don Primo Mazzolari: «Lo stile dell’uomo: con molto fa poco. Lo stile di Dio: con niente fa tutto. Lo stile del Figlio di Dio, che è poi quello della Chiesa e che segue il mistero dell’incarnazione e della presenza eucaristica: la briciola diventa presenza». A seguire: «Senza corpo non c’è incarnazione, senza incarnazione non c’è salvezza». Al “sinodo quotidiano” dei miei incontri, mani, occhi, orecchie e cuore del mio ministero hanno abbracciato tante “briciole eucaristiche”. Frammenti, molliche luminose del Corpo di Cristo che raggiunge l’uomo.</div><div><br></div><div>“Briciole eucaristiche” sono state per me le tre bambine e il bambino di due giovani mamme morte qualche mese fa. La prima per un fulminante e devastante tumore, la seconda per un improvviso infarto. Durante il rito delle esequie le loro lacrime raccolte e la compostezza del loro dolore sono state per tutti i presenti l’omelia più bella sulla vita e sulla morte. Sull’amore terreno ed eterno che unisce i figli alla mamma. L’icona dei “piccoli”, all’anagrafe, e dei “grandi” campioni della speranza, di fronte alla tragedia più devastante che si potesse abbattere sulle loro vite. Osservavo dall’alto dell’ambone i loro volti, i loro occhi. Poche ore prima avevano visto il cadavere di colei che le aveva generate alla vita, allattati, cresciuti, amorevolmente sgridati, baciati. In quel momento osservavano smarriti una crudele bara. Eppure, quegli stessi occhi e quei fragili corpi, possedevano la luce, erano rivestiti della luce del Risorto.</div><div><br></div><div>Il mio non è stato un abbaglio, un salto mistico, una visione da paradiso. Restavo un uomo, un povero parroco. Con le suola delle scarpe appiccicate al pavimento della chiesa. Con il cuore spezzato dal buio di quell’ora nona. Con un nodo che si stringeva alla gola, togliendone il respiro. Il sole della vita, presente nella vita di due mamme e mogli, si era ecclissato. Le mie orecchie e quelle di tutta la comunità, erano ancora stordite dal boato che il terremoto della morte aveva provocato in quelle case. Il velo dell’amore che le copriva e custodiva si era squarciato. Eppure, i corpi di quei bimbi, provati da quell’ingiusto dolore, erano trasfigurati dalla luce del Risorto. La loro “luminosa presenza” apriva già le porte al “primo giorno” della settimana. Alla Pasqua. La luce del Risorto li raggiungeva anche con la forza dell’amore delle loro mamme e dei loro papà, a cui stringevano fortemente le mani. Senza parole contemplavo quell’assemblea, quella porzione del popolo santo di Dio, dove quei bambini erano la primizie del mistero della Resurrezione.</div><div><br></div><div>Ritornerò, spero presto, a farvi conoscere altre “briciole eucaristiche” dei sinodi quotidiani del mio ministero. Sono pezzi di Vangelo che si incarnano nelle vite. Nei corpi. Pagine del sinodo della strada.</div><div><br></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 10 Jun 2023 12:45:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/suola-scarpe-sinodo_thumb.webp" length="218784" type="image/webp" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?il-sinodo-della-strada-e-le-sue-briciole-eucaristiche</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000024</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Le luci di un’alba tra le fiamme]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000025"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">Sono le quattro e mezza del quattro agosto 2021. Suona il mio cellulare. Nel silenzio delle mura della stanza della mia casetta di campagna bastano pochi squilli per svegliarmi. È il sacrista. Penso a un furto in chiesa. La sua voce lascia cogliere subito che è successo qualcosa di grave. Mi chiede se è possibile suonare le campane. Quasi tutto il paese è circondato dalle fiamme. Si teme il peggio. Il fuoco è partito da Scillato. Anche lì la situazione è critica. Il pensiero e le prime confuse preghiere sono per quelle famiglie che abitano nelle campagne tra i due comuni. Le conosco tutte. Tanti amici. Diverse giovani famiglie. Conosco perfettamente quella strada, quei campi, quel territorio che si apre sul mare e che guarda le montagne. Li ho attraversati tutti i giorni per sei anni. Anche due, tre volte al giorno. Scillato è stata la mia prima parrocchia. In quelle ore la risento quasi mia. Il tempo non cancella l’amore per chi ti è stato figlio, fratello, sorella, padre e madre e neppure per chi lo è diventato successivamente. Ma non basta. Nelle situazioni di grave pericolo lo rafforza maestosamente e meravigliosamente. Una lievitazione d’amore tutta evangelica. Il popolo, le vite di due parrocchie sono in serio pericolo. Il mio cuore fa esperienza della tachicardia pastorale. Quella che ne fa esplodere arterie e valvole. Quella che, con i suoi lancinanti sussulti, lo solleva in avanti con le aritmie della compassione e le extrasistole della supplica gridata al Pastore dei pastori. Se ci fosse stato un saturimetro capace di misurare la quantità di ossigenazione pastorale paterna e fraterna in circolo nel mio sangue, i valori si sarebbero attestati, probabilmente per la prima volta, al cento per cento. Sono però anche e soprattutto una pecora, al momento al riparo da ogni pericolo ma che deve pensare, o meglio, trovare il modo per aiutare le altre pecore circuite dal fuoco. Il cuore del mio ministero è improvvisamente sbranato dalla preoccupazione, sento sulla mia pelle i morsi violenti e le dentate dell’angoscia, della rabbia. Quella devastante. Quella che ti ruba la pace. Esco dalla stanza. In aperta campagna, un vento caldissimo, da deserto africano, accarezza con prepotenza il mio viso. L’aria bollente fa cadere silenziosamente delle lunghe gocce di sudore sul mio corpo. Pare che scavino dentro di me. Dentro la mia anima. Di pastore e di pecora. Cadono giù leggere. Lentamente. Sono le mie lacrime. Bagnate dal sudore dell’amore. Vanno a unirsi a quelle dei pastori che corrono ansimanti per mettere in salvo il proprio gregge. A quelle dei contadini che aprono rubinetti di serbatoi e cisterne per buttare acqua su viti, olivi. Sui tanti alberi curati per anni e anni con quelle laboriose mani che adesso sembrano quasi impotenti a fermare le fiamme di un inferno voluto dalle mani dei tanti, troppi Caini che uccidono la terra. La voce del sangue della natura grida dal suolo alle loro coscienze. Insieme alla voce di Dio. Quella silenziosa pioggia di schegge di cenere che il vento, nonostante i tanti chilometri di distanza, fa cadere ai miei piedi è la raccolta degli ultimi rantoli di una natura che non respira più. L’ultimo urlo muto della madre terra e delle sue creature che raggiunge noi tutti suoi custodi. I miei occhi guardano in direzione di Collesano. Si alzano. Li sento bagnati. Vedono soltanto un cielo che ha perso il suo azzurro. Un cielo senza stelle. Un cielo rosso. Per la prima volta comprendo bene cosa sia il colore rosso fuoco. I miei due occhi l’hanno rubato al cielo. Quel cielo rosso fuoco sarà il mio “altare” per tante ore. Lo posso solo guardare a distanza, ma è come se ne stessi ai bordi. Iniziano le telefonate di amici e parenti. Agli amici, ai parenti. Arrivano le prime foto. Non hanno didascalie. Le immagini sono terrificanti. Raccontano il martirio della creazione. Ogni speranza umana è riposta saggiamente nei canadair. Questi non possono prendere il volo se non fa giorno. Lo scirocco incalza. Qualche famiglia lascia casa. L’allerta raggiunge il suo picco. Colore rosso rafforzato. Tutti mi invitano a pregare, chiedono preghiere. Un grido corale. Alla richiesta della preghiera si associa quella della protezione, del miracolo. Al miracolo si associa la salvezza per tutti, la vita per tutti. Passeggio pregando coi salmi. Ad alta voce. Leggo e prego ad alta voce con i brani del Vangelo di Marco, Matteo e Luca. Quelli che ci narrano l’evento della Trasfigurazione di Gesù. Proprio qualche giorno prima avevo letto un’omelia di don Giuseppe Dossetti, quella della festa della Trasfigurazione del 1992. Il monaco raccomandava di: «fare riferimento alle pagine di Vangelo che ci parlano della Trasfigurazione, ogni volta che vi trovate in difficoltà. Più che stare ad ascoltare le prove, i problemi, le difficoltà, leggete con insistenza il racconto della Trasfigurazione. Ha un potere enorme di consolazione, di ricarica». Erano il mio piccolo atto di fede. La mia preghiera per il mio popolo. Proclamavo ad alta voce quella Parola del Signore. Una nota quasi di “lucida” pazzia. Ad ascoltarmi c’erano solo i miei due cani. Comprendo che devo chiedere aiuto. Ognuno di noi ha i suoi amici. Quelli a cui puoi chiedere tutto. Con insistenza. Anche alle prime luci di un’alba senza “luce”. Guardo l’orologio. Sono le 4:50. Già i monaci e le monache di Montesole e Monteveglio sono in preghiera. Chiedo aiuto a loro. Alla mia “Piccola Famiglia”. Scrivo piccoli messaggi. Inoltro qualche foto. La risposta è immediata. I potenti canadair della preghiera si sono alzati da terra da un altro angolo dell’Italia, addirittura dall’appennino tosco-emiliano. Sono super veloci. Nella Santa Messa che stanno per celebrare, mi scrivono che: «Vi stiamo ricordando con tutte le nostre forze». E ancora: «La Messa è per voi». Alle 6:14 da Paolo, il superiore della Piccola Famiglia dell’Annunziata, mi giunge un messaggio con una foto. La foto è quella della tomba di don Dossetti al cimitero di Casaglia. Il testo del messaggio: «Ho pensato che saresti voluto venire qui ad affidare il tuo popolo all’intercessione di don Giuseppe e sono venuto a nome tuo». Paolo mi conosce bene. Ha letto il desiderio che albergava nel mio cuore. Per tutti i miei figli, fratelli, sorelle, madri e padri. In pericolo di vita. Altre volte, in passato, lo avevo fraternamente invitato a correre ai piedi della tomba del “vecchio” monaco. Per una preghiera di supplica per me. Per i miei sogni. Le mie scelte. Un mio problema. Stavolta la richiesta è stata tempestivamente esaudita. Nel silenzio che dà voce alle parole non dette. Intanto, quasi simultaneamente, al telefono una mia cara amica mi informa che le fiamme stanno cambiando rotta. Il vento cambia direzione. Segue altre vie. Si allontana dalle prime case che stanno alle porte di Collesano. E aggiunge «Sembra che “Qualcuno” stia con forza evitando che le fiamme invadano il paese». Lei è una donna razionale. Ha sempre preso le distanze da qualsiasi circuito emotivo. Ma non le sfugge questo segno. Un dettaglio osservato e raccontato. Arrivano i canadair. Con il loro ormai riconoscibilissimo rumore e le piogge d’acqua salva- vita. Siamo fuori pericolo. Lascio la campagna. Vado in paese. In Chiesa. Appena sceso dalla macchina mi viene incontro un signore, uno che conosce bene la campagna, la natura, i venti. Quegli uomini di un tempo che ti azzeccano le previsioni metereologiche ascoltando la voce della natura e osservandone i colori. Quest’uomo mi invita, vedendo che sto per entrare in Chiesa a ringraziare il Buon Dio. Le sue parole: «Stamattina solo una Grande Mano poteva riuscire a spostare in altra direzione la forza del vento che prima portava il fuoco verso il paese». «Solo una Grande Mano. Dal Cielo». Entrando in Chiesa, ringrazio il Buon Dio. Per quella Sua Grande Mano benedicente. Lo ringrazio per la preghiera di Paolo, di ogni fratello e sorella di tutta la Piccola Famiglia dell’Annunziata. Ringrazio la Madonna, la nostra Madonna dei miracoli, Maria l’Annunziata. Aggiungo un’altra preghiera. Per quelle mani criminali. Perché i loro cuori si convertano. Ma anche perché le istituzioni preposte, come ha scritto il nostro Vescovo Giuseppe: «Identifichino questi mostri». Per loro rileggo e prego ad alta voce il brano del Vangelo della Festa della Trasfigurazione. Sarebbe difficilissimo farlo con le mie parole. Con le nostre parole. È il Vangelo di Marco capitolo 9, 2-10. Se puoi e vuoi, anche Tu che hai letto la pagina di questa cronaca, ringrazia Dio pregandolo con questa Parola del Signore.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div data-line-height="1" class="lh1"><span class="fs14lh1"><i>don Franco Mogavero</i></span><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 09 Jun 2023 12:47:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/IMG-20210806-WA0007_thumb.webp" length="30490" type="image/webp" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?le-luci-di-un-alba-tra-le-fiamme</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000025</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Luci “bambine” per un sinodo che attraversi le vie della storia]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000026"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">Le nostre chiese vivono le loro stagioni. Dai gelidi inverni si passa alle fiorite primavere. Dalle torridi estati ai malinconici autunni. Sanno stare sedute. Sanno camminare. Il sinodo chiede alle Chiese di alzarsi, di alzarci e di camminare. Le sue gambe sono il tempo, o meglio, la storia e il popolo. Tutto il popolo di Dio. Un vero sinodo abbatte quel vecchio muro che lo divide in clero e laici. Fa inoltre a pezzi quelle porte chiuse che hanno creato le stanze o gli appartamenti dei tradizionalisti, dei progressisti. L’area di destra, di centro e di sinistra. Demolisce quelle caotiche sale d’aspetto abitate dai poco allineati, da chi ha la coda di paglia, da chi è rimasto aggrovigliato tra le matasse del tempo dei rimpianti o della sola stagione ribelle. Come anche gli attici dei crumiri pastorali o degli scrutatori non votanti, di quanti, pur avendo diritto al voto, lasciano la scheda bianca.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Col nuovo anno pastorale, per la nostra seconda tappa del sinodo vorrei umilmente provare a suggerire qualche possibile percorso pastorale e sinodale che generi o favorisca un coinvolgimento ancora più pieno e responsabile dei laici delle nostre comunità ai lavori del sinodo diocesano. Percorsi dove sia in movimento tutta la gamba del popolo di Dio, dal ginocchio al piede. Senza alcuna frattura, lesione o rigonfiamento tra laici e clero. Un coinvolgimento armonico, corale che consegni alla storia il vero volto della Chiesa. Dove tutti siamo popolo di Dio. Faremmo un bel salto di qualità se, dopo la ricca e entusiasmante fase formativa, il sinodo fosse vissuto come quel cammino “a due gambe” in cui la prima gamba attraversi le vie del tempo e della storia col passo dei figli di Dio, dei discepoli del Cristo. Le mie riflessioni restano delle semplici scintille “bambine”.</div><div><br></div><div>Bisogna instillare o rafforzare nelle coscienze di presbiteri e laici la consapevolezza che siamo tutti popolo in cammino. I nostri laici possono fornirci preziosi contributi. Possono additarci i bisogni e le necessità per un cammino di fede che sia più ancorato alla verità storica, ai tanti e repentini cambiamenti sociali e culturali sempre in movimento. Possono diventare i nostri navigatori per giungere alla scoperta delle sedi dove si annidano i segni dei tempi. Quei segni dei tempi tanto citati e predicati, ma spesso cercati soltanto tra le mura delle nostre sacrestie, dei nostri oratori e locali parrocchiali. Ci illudiamo, in questo nostro tempo, di poterli visualizzare anche tra i siti e le pagine Facebook di parrocchie e diocesi. Le nostre letture corrono il rischio di essere virali, veloci ed epidermiche. Talvolta, purtroppo, l’entourage di definita e stabile matrice ecclesiale fatica, da solo, a cogliere i travagli e le speranze del cristiano e dell’uomo di questo tempo. Le nostre letture del presente restano anche parziali e frammentarie, spesso ingabbiate tra le sbarre di una formazione teologico-pastorale che, nonostante il rispettabile e qualificato taglio accademico, presenta il limite di essere accompagnata da aggiornamenti limitati e tiepidi. Da scrivania. Non da strada. Con iI limite incalzante di non riuscire a generare pastori che vogliono sentirsi addosso il profumo delle pecore.</div><div><br></div><div>Il sinodo può fare scoccare “l’ora” della fine definitiva e completa del “distanziamento” ecclesiale e pastorale tra laici, clero, religiosi, consacrati e scandire quella del nostro camminare insieme. Tutti. Col passo del popolo di Dio. Dobbiamo andare alla ricerca delle possibili cause che hanno dato vita e che alimentano questo distanziamento, talvolta muto e mascherato. Con reciproche resistenze, diffidenze silenziose e una fiorita schiera di apatie ligth, moderate e forti. Una sua possibile fecondazione e conseguente sviluppo si potrebbe intravedere negli anni vissuti in seminario dal candidato agli ordini sacri. Come ben affermava don Mazzolari: «Il clero attraverso la formazione del seminario diventa sempre più “separato” e meno popolo, anche se proviene dal popolo, come è tutt’ora». I lavori sinodali potrebbero essere la via maestra per riattivare i contatti col popolo, per correggere o sanare quel distacco “signorile” che, con formule differenti ma mai azzerate, si mastica nella quotidiana vita dei futuri presbiteri. Urge per il popolo ritrovare un linguaggio cristiano ed evangelico, come urge per il clero conoscere la lingua del popolo. Dicotomia, separazione che può leggersi analizzando i modus comunicandi con i quali il clero abita il mondo della rete. Confezioniamo talvolta rap pastorali-spirituali sempre sullo stesso brano strumentale che pochi, purtroppo, riescono ad ascoltare e comprendere.</div><div><br></div><div>L’altra gamba del sinodo è quella del tempo. Il tempo è irripetibile. Per la nostra Chiesa di Cefalù è questo il tempo del sinodo. Ce l’ha “gridato” il nostro Vescovo Giuseppe con la sua profetica determinazione: non ha temuto blackout pastorali e lockdown sociali anche nel tempo più doloroso della pandemia. È questa l’ora del cammino sinodale. “A due gambe”. Il passato, anche per la Chiesa, è una droga. Ammaliati dalle umane nostalgie, in più occasioni abbiamo scelto di restare parcheggiati tra le cime dei nostri campanili e relativi campanilismi. Abbiamo preso “a noleggio” la macchina del tempo. Specialmente o esclusivamente in quelle occasioni che sembravano volerci strappare i segni dorati del potere. Segni che oggi appartengono ai resti rivestiti di polvere di una scenografia che con Papa Francesco sta vedendo un lento ma progressivo declino.</div><div><br></div><div>La seconda gamba, quella del tempo, col suo passo deve rendere il sinodo “l’ora” di quell’attesa “sanatoria” che sappia dare voce alla Parola di Dio tra le mura della storia, di questo tempo. Col cemento e i mattoni della storia e l’acqua della profezia che ha come sorgente zampillante la Parola, il sinodo, senza alcun “condono”, può essere “l’ora” del tempo sognato che bisognava sognare. Nella consapevolezza che “l’ora” dei sogni è bagnata di umiltà perché ci insegna che siamo in ritardo per dare lezioni a chi, invece, è in orario.</div><div><br></div><div>Il tempo del sinodo dovrebbe diventare lo spazio temporale nel quale la Chiesa di Cefalù permetta a ogni sua parrocchia di “fare casa” con l’uomo. Anche, direbbe Mazzolari, «con i semplici battezzati che non sanno neppure di avere una Chiesa». Si è verificato, nelle nuove generazioni, un esilio dalle mura della parrocchia. Lo abbiamo in parte giustificato legandolo al dolorosissimo e inarrestabile movimento emigratorio. Una vera verità storica. Va anche detto che non siamo stati capaci di introdurre e accogliere le loro voci tra le pagine eterne della misericordia e della carità evangelica. Anche quelle oneste. Intelligenti. Abbiamo preferito continuare a rileggere ad “alta voce” quelle dell’intransigenza dottrinale.</div><div><br></div><div>Che il tempo del sinodo sia anche “l’ora” dell’accoglienza cordiale dei nostri giovani con la loro mentalità viva, i loro occhi che guardano, le loro menti pensanti, le loro mai nascoste fragilità. Che il tempo del sinodo continui a vedere nelle nostre comunità il fiorire delle assemblee pastorali parrocchiali, già fortemente volute e incoraggiate dal nostro Vescovo Giuseppe. Si potrebbe pensare alla presenza di “inviati sinodali” e “moderatori sinodali” che le animino con l’intelligenza della fede e con passione e compassione pastorale e che raggiungano tutte le comunità della nostra Chiesa. Laici e presbiteri che presentino al popolo della parrocchia le tre vie del nostro sinodo: iniziazione cristiana, devozione popolare, unità pastorali sinodali. Vanno “calpestate” dai passi del popolo. Per diventare vie nuove. Percorribili da tutti. Laici e presbiteri che sappiano ascoltare e raccogliere senza essere muniti di possibili “mangiacarte” delle verità. Quelle scomode. Che le assemblee pastorali e il sinodo riescano a dare la battuta d’arresto a quel processo che ha portato alla clericalizzazione del laicato e alla laicizzazione dei presbiteri. Per essere uomini del proprio tempo. Come popolo di Dio. «E non duplicati di scarso rendimento» (don Mazzolari).</div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><i>don Franco Mogavero</i></span><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 08 Jun 2023 12:49:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/balloon-3206530_1920-e1627129677351_thumb.webp" length="78190" type="image/webp" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?luci--bambine--per-un-sinodo-che-attraversi-le-vie-della-storia</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000026</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Saro Livatino. Solamente per amore]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000027"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">Ho sempre creduto con fermezza nella maternità della Chiesa. Quella maternità che non si lascia inquinare dalle tossiche nubi di potere, che osano riempire di oscuro grigio l’azzurro vivo del suo firmamento. Da quei diversi “Caino” che alzano la mano contro i fratelli più “piccoli”, contro quella schiera di “Abele”, miti, indifesi, disperati. Alzano le mani per uscire dai fondali della schiavitù, dello sfruttamento, del male. Della morte annunciata.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Ho visto le braccia della Chiesa aprirsi sui dolori del mondo, le sue mani accarezzare e curare le ferite degli ultimi. Sollevare dal nero fango dell’ingiustizia i figli delle periferie del mondo, che mostrano alle nostre coscienze un orologio. Quell’orologio le cui lancette ci segnalano che l’ora della vergogna ci sta sempre dinanzi.</div><div><br></div><div>Ho ascoltato la sua voce che, nelle tempeste più violente e inaspettate, non ha mai smesso di donarci le note, i suoni e la melodia della speranza. Al tempo della pandemia, la “madre” Chiesa vuole ancora stupirci. Come solo le mamme riescono a fare. Ci presenta un figlio specialissimo: Rosario Angelo Livatino. Addirittura arriva a donarcelo con lo “scomodo” titolo di beato. Fortemente scomodo solo per noi. Ci tocca, infatti, assumere la non facile e fuori moda postura dei figli per conoscere questo fratello maggiore. Ci tocca salire con le nostre gambe arrugginite, gli ultimissimi gradini della scala che poggia sulle pareti dei ventricoli e degli atri del suo cuore di madre. Sì, perché i beati e i santi sono quelli che stanno più in alto. A noi il travagliato compito di iniziare questa scalata. Per osservare. Per contemplare. Per imitare.</div><div><br></div><div>Nella beatificazione di Saro e, ancora di più, nelle scelte della sua vita vi scorgo la via “stretta” che la Chiesa ci addita per non permettere ai suoi figli che il tempo della pandemia diventi il tempo dell’isolamento, dell’individualismo, delle martellanti paure, delle speranze mascherate. Il tempo che consenta al peccato, al male e a ogni forma di criminalità organizzata, di accovacciarsi alle porte delle nostre comunità. Non è un dettaglio da ripostiglio la proclamazione a beato del giudice “ragazzino” nell’anno dell’emergenza legata al Coronavirus e alle sue costanti varianti. Nell’anno in cui ogni corsa pastorale ha avuto il suo forzato arresto, i gruppi e i movimenti delle sofferte prigionie, le pie devozioni e tradizioni che entusiasmano il popolo una loro temporanea cancellazione dagli inamovibili palinsesti pastorali delle feste dei santi. Vi è senz’altro a monte una sapiente e coraggiosa scelta pastorale-spirituale. La Chiesa ci vuole educare a rendere attuale e più evangelico il culto dei santi: roccaforte inespugnabile di fedeltà, di sicurezza per tutti e a volte anche occasione di incassi ragguardevoli.</div><div><br></div><div>Rosario Livatino, tra le norme del quotidiano distanziamento sociale, degli altalenanti isolamenti e delle chiusure colorate, è il beato dell’amicizia sociale: ha sempre saputo ascoltare la persona che gli stava di fronte, fosse anche un criminale. Non ha mai calpestato la dignità di nessuno. Era solito all’inizio di ogni processo dare la mano a ogni imputato. Ha visto tutti come fratelli. A un poliziotto che manifestava un pavoneggiante compiacimento per l’uccisione di un mafioso, il giudice lo ammonisce severamente così: «Chi crede prega. Chi non crede sta in silenzio».</div><div><br></div><div>Leggiamo le pagine della breve vita di Livatino non a mo’ di rifioriti fioretti agiografici, non come eventi da annoverare negli archivi della tetra cronaca mafiosa. In esse vi sono delle scelte ragionate e pregate che hanno ricevuto solo dal Vangelo e dal Crocifisso, sempre sulla sua scrivania, la luce e la forza per diventare gesta, azioni non contaminate dal caso, da misture di compromessi politici, sociali, culturali, familiari. Scelte che portano l’impronta di Dio. Proviamo a “calpestarne” con infinita delicatezza qualcuna. Onorati di poterlo fare.</div><div><br></div><div>Nel frontespizio della sua tesi, dopo la dedica ai genitori, compariva per esteso la scritta Sub Tutela Dei. Era il nove luglio del 1975. Da quel giorno le tre lettere siglate, S. T. D., le troveremo scritte in rosso in tutte le agende annuali. Il neo dottore aveva intuito perfettamente che, con la brillante laurea in giurisprudenza, si chiudeva, per certi aspetti, il tempo della sua vita “nascosta” a Canicattì, la sua Nazareth. Dove era stato custodito dalle cure di mamma Rosalia e di papà Vincenzo e cresciuto culturalmente tra i banchi del liceo classico.</div><div><br></div><div>La luce della Verità che già infiammava la sua coscienza di uomo e di cristiano, con l’ingresso nel mondo della magistratura, lo conduceva pian piano tra le mura dei palazzi di giustizia prima di Caltanissetta e poi di Agrigento, la sua Gerusalemme.</div><div><br></div><div>Saro non teme la sua morte. A essa si prepara come all’ultimo e personalissimo atto di ubbidienza a Dio. L’arrivo, già messo in conto, l’ha nascosto al cuore del suo prossimo. Un nascondere per proteggere la vita dell’altro. Ha rinunciato alla scorta, alle auto blindate per non permettere ad altri padri di famiglia di subirla a causa sua. Ha chiesto ai superiori di affidargli i processi più pericolosi per custodire i colleghi sposati. Ha eclissato il sogno di una moglie e dei figli per non lasciare una vedova e degli orfani. Ha protetto gli anziani genitori da ansie e tremori nascondendo accuratamente i laceranti e incalzanti travagli interiori che gli facevano da ombra in ogni movimento del corpo e dell’anima. Non ha mai fatto richiesta di trasferimento. Si muove, è in cammino verso Gerusalemme. Decisamente.</div><div><br></div><div>Le tante notti insonni avranno trasformato la sua stanza in un pezzo dell’orto degli ulivi. Sicuramente Saro sentiva i passi e le voci dei suoi Giuda. Sicuramente avrà bagnato le lenzuola con le tiepide gocce del sudore della sua pelle. Quelle gocce che erano le lacrime silenziose di tutto il corpo. Quelle lacrime che i suoi occhi nascondevano a tutti. Quelle lacrime conosciute solo dagli occhi di Dio. Un vegliare a occhi aperti. Un chiedere a Dio la Sua protezione nel lavoro di giudice. Questa, anche tra le mura del suo Getsemani, non è mai stata una supplica intimistica e pietistica tesa a scansarlo dalla morte di una mano assassina. Un grido martellante e stordente che si trasformasse in un’assicurazione salvavita. Gli orizzonti sono altri. Il cultore dell’amicizia sociale chiedeva di porsi sempre e solo, sotto lo sguardo illuminante di Dio e della sua grazia, per sapere giudicare correttamente il fratello.</div><div><br></div><div>Ne troviamo delle rocciose conferme in alcune dichiarazioni e scritti. A soli quindici anni in un tema in classe scriveva: «Leggendo e comprendendo la Bibbia, l’uomo ne riceve i migliori consigli perché la sua vita spirituale si svolga serena e senza compromessi, e chi ha spirito pacato affronta la vita con un coraggio e una abnegazione che ogni ostacolo viene eliminato». Ancora, il diciotto luglio del 1978, il giorno del suo eccomi ufficiale al servizio della giustizia, annotava nell’agenda: «Ho prestato giuramento. Da oggi sono in magistratura. Che Iddio mi accompagni e mi aiuti a rispettare il giuramento e a comportarmi nel modo che l’educazione che i miei genitori mi hanno impartito esige». Più avanti negli anni dirà ancora: «Il compito del magistrato è quello di decidere. Scegliere è una delle cose più difficili che l’uomo sia chiamato a fare. Ed è in questo scegliere per decidere, decidere per ordinare, che il magistrato credente può trovare un rapporto con Dio. Un rapporto diretto, perché il rendere giustizia è realizzazione di sé, è preghiera, è dedizione di sé a Dio. Un rapporto indiretto per il tramite dell’amore verso la persona giudicata».</div><div><br></div><div>Proviamo a “calpestare” gli ultimissimi passi dell’ultima corsa di appena ottanta metri del nostro beato. Siamo sulla statale tra Canicattì e Agrigento. Saro, raggiunto da una prima pioggia di proiettili, lascia la sua Ford Fiesta addossata al guardrail. Perde, nel saltarlo, il mocassino del piede sinistro e gli occhiali. Lo hanno già raggiunto tre colpi di pistola. Ma di fronte al volto crudele degli assassini, non perde la forza di fare quell’ultimo salto di qualità che per lui univa giustizia e fede, il magistrato e il cristiano. Fino all’ultimo respiro, versando il suo sangue, vuole restare fedele al suo credo che metteva insieme il diritto al Vangelo: «La giustizia è necessaria, ma non è sufficiente e, può e deve essere superata dalla legge della carità che è la legge dell’amore verso il prossimo e verso Dio». «Gesù ha elevato il comandamento della carità a norma obbligatoria di condotta, perché è proprio questo salto di qualità che connota il cristiano».</div><div><br></div><div>Le ultime parole sono quelle proferite al termine della corsa della sua vita sul letto del torrente San Benedetto: «Cosa vi ho fatto, picciotti?». Una domanda. Quella che unisce la verità alla carità. Quella che invoca la redenzione, ma che invita alla conversione. Li chiama picciotti. Li riconosce e li invita a riconoscersi come coloro che sono la manovalanza della mafia. Sono degli esecutori. Devono e possono ravvedersi. Lui ha fatto solo il giudice. Il giudice cristiano. Fino alla fine.</div><div><br></div><div>Grazie alla Chiesa, madre e maestra, dal 9 maggio 2021, festa della mamma, ho incontrato, leggendo la sua biografia, il beato Rosario Angelo Livatino. Da Lui ho imparato che la preghiera è solamente amore. Da cercare anche quando e dove cade il sole. Questo per il “giudice ragazzino” lo hanno cantato Gli artisti riuniti in una bellissima canzone che vi invito ad ascoltare. Da cantare come una preghiera.</div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><i>don Franco Mogavero</i></span><br></div></div><a href="https://youtu.be/W-Ge0gx4vKA">https://youtu.be/W-Ge0gx4vKA</a>]]></description>
			<pubDate>Wed, 07 Jun 2023 12:50:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/livatino_thumb.webp" length="26046" type="image/webp" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?saro-livatino--solamente-per-amore</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000027</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Sinodalità light e stare pandemico]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000028"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">In tanti oggi utilizziamo il termine sinodalità. Forse anche un po’ troppo. Parlarne fa tendenza negli ambienti ecclesiali. Consegna un nuovo look ai “sempre verdi” piani pastorali. Va di moda. Come la minigonna negli anni sessanta, gli scarponi Timberland a metà degli anni ottanta, il colore rosso cardinale in questa primavera. Le mode sono fenomeni sociali che sanno solo di fast food. La sinodalità non potrà mai essere una moda. Perché è un cammino. È questo il primo serpeggiante “muretto” che tutti dobbiamo bypassare.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Così ce l’ha presentata Papa Francesco nel 2015 a Firenze nel discorso di commemorazione per i cinquanta anni dell’istituzione del Sinodo dei vescovi: «Il cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio». Inoltre, il Pontefice, riflettendo sul valore della sinodalità, nell’udienza dello scorso 25 novembre ha parlato: «Di strada sinodale che noi dobbiamo fare». Alla strada e al cammino si lega la cultura. Ecco perché ritengo che sia straordinariamente bello e azzeccato parlare di cultura della sinodalità. Potrebbe essere quasi una sorta di endiadi profetica ecclesiale e pastorale di matrice conciliare e bergogliana.</div><div><br></div><div>Ma affinché la sinodalità diventi cultura nel cammino della Chiesa c’è un secondo “muraccio” da scavalcare, quello della monarchia-dittatura dell’ascolto. Esigere di essere ascoltato senza poi provare ad ascoltare l’altro; il punto di vista dell’altro. La cultura della sinodalità riceve solo dall’ascolto dell’altro, di ogni battezzato, il suo primo “sacramento”, il suo “ eterno battesimo”. Si tratta di un ascolto “sacramentale” che sia capace di irradiare dall’albo della comunicazione il diabolico “per finta”.</div><div><br></div><div>Chi ascolta l’altro abita l’attico del grattacielo della comunicazione. Quel grattacielo sempre in costruzione i cui piani non riusciamo più a contarli. Perché infiniti. Virtuali. Spesso anche invisibili. Dall’attico dell’ascolto impari col passo della lumaca che ascoltare è comunicare. Ascoltare è la prima pagina della comunicazione. Così poi impari anche che comunicare è servire. Un cammino faticoso, ricamato dai fili dorati e argentati dell’umiltà e della pazienza. Un cammino che non ammette corse, fughe in avanti. Sbavature. Solo passi sinodali che spianino percorsi sinodali.</div><div><br></div><div>Non è facile ascoltare l’altro. Non è per niente facile ascoltare i giovani. Dalla giostra sempre in movimento del nostro orgoglio ci siamo convinti che debbano essere i giovani ad ascoltare gli adulti. Un gioco furbo e quasi egoistico di ruoli. Un secco e sterile pretendere di essere eternamente maestri. A tal proposito, mi è stato raccontato che un parroco parecchio avanti negli anni chiese a don Giuseppe Dossetti di donargli un consiglio che potesse essere prezioso e fruttuoso per la sua attività pastorale. Il monaco di Montesole lo esortò ad ascoltare i giovani che gli stavano attorno e a fare in modo che diventassero “la voce della sua coscienza”. Gli ha donato i semi da spargere nel campo del suo ministero per iniziare a “coltivare”la cultura della sinodalità. A partire dai giovani.</div><div><br></div><div>I giovani degli anni del Covid-19 appartengono tutti alla generazione dei nativi digitali. Per tanti di loro lo smartphone rappresenta il palinsesto della loro esistenza online tra le stanze di Facebook, Twitter, WhatsApp, Instagram, Skype, Tik Tok. Amano tanto narrarsi, rappresentarsi, condividersi. Hanno dato vita a quella tendenza, spesso anche morbosa, a mostrarsi, a diventare immagine, video. Quella tendenza a mettersi in scena. Il Professor Pier Cesare Rivoltella l’ha definita una retorica dell’esposizione. Sul web postano tutto. È il loro ambiente sinodale. Soltanto digitale e virtuale. Tutto questo pare che inizino proprio a comprenderlo. Con tiepida consapevolezza. Soprattutto a causa delle indescrivibili rinunce che la pandemia impone loro: niente abbracci, baci, gite, partite a calcio, movide, feste tra amici.</div><div><br></div><div>Il Coronavirus ultimamente ha dato una battuta d’arresto alla crescita digitale in tutte le sue forme con la riscoperta o scoperta del potere fenomenale della prossimità fisica. I nostri giovani scorgono così i limiti dei contesti esperienziali, delle dinamiche sociali e degli stili comunicativi che regolano e governano l’ambiente digitale. Ne ho avuta un’illuminante conferma nella scattante risposta datami da un giovane, un caro amico e anche il mio “maestro digitale”. Alla collaudata domanda del «Come stai?». Ha fatto eco un grido che traghettava sulla mia coscienza la sofferenza di una vita quotidiana per certi aspetti fortemente “asinodale”. «Il mio, il nostro è uno stare pandemico». Mi sono trovato improvvisamente di fronte ad un’altra nuova endiadi, sociale e comportamentale. Di matrice umana e virale. Lo “stare pandemico” ha evidenziato il bisogno relazionale e comunicativo della cultura della sinodalità. Ma non basta. Ci sta inducendo a guardare alla cultura della sinodalià come il presidio più potente contro l’analfabetismo della comunicazione e della comunione.</div><div><br></div><div>Dalla risposta del mio giovane amico ho imparato che la cultura della sinodalità è fatta di tante briciole di noi. La vera sinodalità è l’impasto ordinato di tante molliche di noi. Messe insieme generano il pane dei cambiamenti. Sono molliche che non possiamo fare ammuffire nelle nostre tasche. Sono i talenti, le voci di tutti. Quello “STARE PANDEMICO” del mio giovane “maestro digitale” ha lasciato una scia nella mia anima. Nella mia coscienza. Di parroco.</div><div><br></div><div>Ho pensato ai nostri giovani, al loro modo di abitare il mondo della fede, di viverla, di celebrarla e di comunicarla. Li ho associati subito a Tommaso, al discepolo assente quando il Risorto apparve agli undici. Lo abbiamo incontrato la seconda domenica di Pasqua nella pagina del Vangelo di Giovanni. Sappiamo che era da tutti chiamato Didimo, il gemello. Vorrei che imparassimo a chiamarlo Tommaso “il sinodale”. Lo abbiamo conosciuto come il discepolo dei dubbi. Proviamo ad accostarci a Lui pensandolo per un attimo come il discepolo che chiedeva al Suo Maestro e ai suoi compagni un cammino che fosse prima di tutto sinodale. Ai dubbi di Tommaso sostituiamo il suo desiderio di essere discepolo del Risorto a partire dalla cultura della sinodalità.</div><div><br></div><div>Tommaso sia per noi anche l’icona del discepolo che ha desiderato ardentemente la sinodalità. Quella bella. Quella vera. Non quella, magari, postata sui social a mo’ di un raccontino da tramandare, con le immagini del già visto da me per essere poi condiviso dagli altri. Tommaso ha ascoltato gli undici, ma non si è fermato a un accogliere una sinodalità che fosse per lui soltanto virtuale. Non ha scelto la via della partecipazione a bassa definizione o della sinodalità leggera che passa attraverso un semplice like. Lui l’aveva assaporata in presenza, ascoltando la parabola della pecorella smarrita. Ne aveva intuito il fallimento nel monito “ogni regno diviso in se stesso va in rovina”. Pertanto, chiedeva al Suo Signore di testimoniargli ancora una volta il Suo essere il Maestro della sinodalità. Stavolta da Risorto. E Gesù ha ascoltato la sua preghiera. Ritorna tra gli undici e si ferma davanti a Tommaso.</div><div><br></div><div>La sinodalità, la cultura della sinodalità ha bisogno di testimoni. Non solo di maestri. Ce lo ha testimoniato il Cristo Risorto. Ce lo chiedono i tanti giovani “Tommaso”della generazione Covid 19. Nel tempo dello “stare pandemico”.</div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><i>don Franco Mogavero</i></span><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 06 Jun 2023 12:55:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/iperconnessione_thumb.webp" length="178276" type="image/webp" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?sinodalita-light-e-stare-pandemico</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000028</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Il vescovo Giuseppe invita i Sindaci dei Comuni della diocesi a entrare “ nella Rete” della Sinodalità Sociale]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000029"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">Il vescovo di Cefalù, mons. Giuseppe Marciante, continua con tenacia e passione pastorale, a tessere il suo dialogo con tutti i Sindaci e gli Amministratori dei Comuni della sua diocesi. Un confronto avviato a partire dall’ottobre del 2018, a pochi mesi dall’ingresso come Pastore della Chiesa di Cefalù, teso a unire risorse, energie e strutture, per cercare di fare fronte ai numerosi problemi che attanagliano gli abitanti dell’intero territorio. Vescovo e primi cittadini, nel rispetto di ruoli e competenze, si sono dati appuntamento più volte presso il Santuario di Gibilmanna, per mettere a fuoco con un’azione sinergica, solidale e sinodale possibili vie d’uscita sulle emergenze che nel tempo hanno creato delle vere e proprie battute d’arresto su ogni forma di progettualità legata allo sviluppo economico e sociale di tutta quanta l’area madonita.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Tante le emergenze messe sul tappeto dei vari tavoli di studio avviati in questi anni: desertificazione dei Comuni per l’inarrestabile esodo dei giovani, disoccupazione e povertà, situazione precaria della rete viaria, soprattutto per le aree interne. Inoltre, dalla scorsa primavera è emersa l’emergenza sanitaria che asfalta gli ospedali della zona e che, prima dell’avvento del coronavirus, era ugualmente presente anche se silente. Diversi e qualificati sono stati i confronti con chi abita “i piani alti” della politica regionale. Da quello con il Dottor Mario Falcone, Assessore regionale alle Infrastrutture e Viabilità, a quello con il Dottor Salvatore Cordaro, Assessore regionale per Territorio e Ambiente insieme al Presidente del Parco delle Madonie, il Dottor Angelo Merlino. Piccoli passi sinodali che hanno favorito la cultura dell’incontro a tutti i livelli e che hanno trovato nel Vescovo Giuseppe un fedele promotore e sostenitore. Ce ne da una conferma anche l’ultimissima lettera che Mons. Marciante, Vescovo delegato per i problemi sociali, il lavoro, la giustizia e la salvaguardia del Creato presso la Conferenza episcopale siciliana, ha fatto giungere a tutti i Sindaci dei Comuni della Chiesa cefaludense.</div><div><br></div><div>Nella missiva il Presule invita i primi cittadini addirittura a uscire dai confini dell’Isola; a entrare in dialogo con Vescovi, Amministratori locali, Operatori socio- politici delle Chiese della Campania e di altre regioni come Molise, Abruzzo, Marche, Toscana e Lazio, per pianificare con l’aiuto di diversi esponenti del Governo, percorsi strategici che portino alla rinascita delle aree interne e più deboli del nostro Paese. Un appello paterno, quello di Mons Marciante, che vedrebbe i nostri Sindaci entrare “nella Rete” di un confronto dal taglio interregionale. Quasi nazionale. Una profetica esortazione: aprire e percorrere vie nuove in un particolare momento, come quello della pandemia, dove la sinodalità e la sinergia si trasformano in imperativi categorici di sostegno e salvezza comune per il domani. Un’entrare insieme nella storia. Per rinascere.</div><div><br></div><div>Il primo incontro in Rete è previsto per il 5 febbraio dalle ore 10.30 alle 12.30. Si tratta del primo di una terna di appuntamenti programmati con una serie di webinair, propedeutici ad un vero e proprio Forum sulle aree interne, da farsi la prossima primavera- estate. Traguardo ormai prossimo alla definitiva realizzazione che ha visto il lavoro e il cammino tracciato da qualche tempo dai vescovi della Campania, guidati da Mons. Felice Accrocca, Arcivescovo metropolita di Benevento.</div><div><br></div><div>Per il primo webinair Il Sud ci riprova è prevista la partecipazione del Dottor Giuseppe Provenzano, Ministro per il Sud; del Dottor Luca Bianchi, Direttore di Svimez e di Gabriele Uva, Studente del CdA dell’Università del Sannio.</div><div><br></div><div>La logica del “camminare insieme” del Vescovo Marciante con i sindaci della Chiesa di Cefalù continua la sua “marcia”. Stavolta entrando nella Rete che azzera confini e distanze e che può educarci a essere cittadini e cristiani che guardano gli ultimi con lo sguardo della solidarietà sinodale.</div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><i>don Franco Mogavero</i></span><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 05 Jun 2023 12:56:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/incontro-sindaci-gibilmanna-19dic20_thumb.webp" length="508138" type="image/webp" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?il-vescovo-giuseppe-invita-i-sindaci-dei-comuni-della-diocesi-a-entrare---nella-rete--della-sinodalita-sociale</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000029</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Lettera a don Athos, il discepolo di don Dossetti]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000002A"><div>Carissimo Athos,</div><div><br></div><div>sei scappato via. Di corsa. Hai terminato la tua corsa. Un feroce ictus ha sciolto improvvisamente le vele della barca della tua vita, attraccandola per pochi giorni a un lettino del reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Amman. Le sorelle della tua Piccola Famiglia dell’Annunziata di Main ci hanno raccontato che prima di salire sull’ambulanza dai tuoi occhi è scesa una piccola lacrima. Cercavi di parlare. Senza riuscirci. Lo hai fatto con i tuoi occhi. Con il tuo sguardo che tutti cercavamo perché riusciva a illuminare le vie e le viuzze del nostro passato e presente. Soprattutto ogni strada attraversata o calpestata dai passi delle tenebre dei nostri errori. Dalla notte del peccato. Ci raggiungeva. Come quella prima luce delicatissima che prepara l’alba di un nuovo giorno. Accarezzava con la materna mano della mitezza le ferite che abitavano nel corpo della nostra coscienza. Anche le più sanguinanti. Riusciva a curarle, a sanarle, medicandole con le bianche garze e bende della tenerezza e della misericordia di Dio che portavi sempre con te. A fasciarle c’era la tua preghiera d’intercessione. La incollavi nel cuore di Dio con le tue lacrime. Ecco perché quella ultima piccola lacrima è il pegno più nascosto e più eloquente dell’amore per tutti i tuoi figli, figlie, fratelli e sorelle. È l’autografo che sigilla il tuo testamento d’amore scritto per tutti quelli che hai incontrato. Anche una volta soltanto. Con quella lacrima hai voluto gridarci che avresti continuato a chiedere al Signore di custodirci come la pupilla dei Suoi occhi. Hai voluto ricordarci che con la morte la tua lingua e le tue labbra non avrebbero mai smesso di elevare a Dio la tua preghiera. Per noi, per il mondo intero.</div><div><br></div><div>Ci hai insegnato che non c’è paternità senza preghiera. Ci hai fatto ascoltare da vicino e da lontano i battiti della paternità del tuo cuore. Col passare degli anni, attorno a esso si è creato un assembramento di corpi e di anime. Tu ne portavi il peso senza mai lamentarti, custodendoci da possibili contagi sprigionati da virus cattivi. Al contrario, ci donavi gli anticorpi e i vaccini per riuscire a portare sulle spalle la croce. Per farci risorgere con la lenta morte del nostro io. La vita monastica l’ha fatto dilatare. Ancora di più. C’eri per tutti. Anche per quelli che non avevi mai incontrato faccia a faccia. Le tante aritmie, le potenti tachicardie, le fibrillazioni del tuo muscolo cardiaco sono state le vocali e le consonanti di ogni tua preghiera d’intercessione. Suppliche che partivano dalle tue viscere. Le attraversavano, bruciandole come i chicchi d’incenso tra i carboncini di un turibolo. Del grido delle tue suppliche, a noi giungeva il soave profumo. Sappiamo che anche le tue giornate di silenzio non sono mai state un mero rinchiudersi nello spirituale. Un trovare riposo. Una sorta di ritirata nell’intimità di un rapporto solo interiore con Dio. Tu, caro Athos, sei riuscito a stare in mezzo a noi. Sempre. Forse senza averne mai avuta una lucida consapevolezza. L’essere monaco è stato da te vissuto anche come un andare in mezzo, un abitare le nostre vite. Ci hai portato con te. Sei venuto in mezzo a noi. Nel tempo della gioia e nel tempo del dolore. Lo hai fatto dal silenzio della cella dei conventi, nella preghiera del salterio, ai piedi della tomba di don Giuseppe Dossetti. Quando piegavi l’orecchio all’ascolto della Parola di Dio. In ogni Eucarestia celebrata. Ce lo ricordano le tue email: «Questa mattina alle tre eri con noi». «Nella Messa eri con noi». «Diciamolo a don Giuseppe». Ai bordi dell’altare ci hai sempre chiamato per nome. A uno a uno. Lo facevi per vivi e per i defunti. Questi ultimi ci hai insegnato a incontrarli nell’Eucarestia. Per ogni anniversario della nascita al Cielo di mio papà e di mio fratello mi scrivevi «Nella messa con noi c’era papà Illuminato e nostro fratello Giacomo». Ci hai fatto scoprire la bellezza dell’incontro nella Santa Messa con i cittadini della Gerusalemme celeste. Un incontro vivo. Reale. Ammantato dalla Luce del Risorto. Ci hai fatto uscire dal “pungente” recinto della grigia memoria pietistica, dal buio dei loculi dello sterile intimismo. Dagli argini del suffragio e della mai evangelica rassegnazione.</div><div><br></div><div>T’incontrai la prima volta a Montesole. L’otto aprile del 2001. Era il giorno della domenica delle Palme. Quella stessa sera, nella pagina del mio diario con la penna del discepolo e l’inchiostro della gratitudine al Maestro, scrivevo: «In padre Athos ho incontrato l’uomo che è riuscito con i suoi occhi soltanto a disegnare Dio tra le pagine del libro della mia vita e della mia fede. Lo sguardo di questo monaco ti fulmina. T’inchioda. Ti scava dentro. Con delicatezza. Spazza via il male. Lo esorcizza». «Quando ha proclamato la Parola del Signore il suo viso si è arrossato. Durante l’omelia ha mantenuto la postura del discepolo, ancora piegato all’ascolto della Parola». Le prime impressioni lasciano il segno. Di te, caro Athos, porto i segni di tanti insegnamenti. Uno scorrere di lezioni dove tu hai mantenuto sempre la postura del piccolo discepolo della Parola e del piccolo discepolo di don Dossetti. Per ben venti anni mi hai fatto dono della tua paternità sempre saldamente unita alla maternità di tutta la Piccola Famiglia dell’Annunziata.</div><div><br></div><div>Hai amato il Sud. La Sicilia. Hai pregato in modo particolare per due Pastori delle Chiese della nostra Trinacria. Il mio Vescovo Giuseppe della Chiesa di Cefalù e il Vescovo Corrado della Chiesa di Palermo. Mons. Lorefice ha parlato di Te come colui che ha incarnato contemporaneamente due libri della Scrittura: Cantico dei Cantici e Qoelet. Un’immagine tutta da approfondire. Mons. Marciante ci ha fatto riflettere sul “privilegio” che meritatamente ti è stato concesso di essere stato sepolto sul monte Nebo, in compagnia del Patriarca Mosè. Un dettaglio prezioso, da non seppellire. Sono certo che dal silenzio del Nebo continuerai a stendere la tua mano benedicente sulla nostra isola. Lo farai col canto della tua preghiera. Da innamorato della Chiesa.</div><div><br></div><div>Alcuni saggi osservatori di questo particolarissimo momento storico sottolineano che stiamo assistendo al declino dei maestri e all’ascesa inarrestabile degli influencer. Si parla della dimissione dei maestri. Tu, caro Athos, smentici questo tramonto. Sei stato un maestro. Fino alla fine e fino a pochi giorni fa. Anche se sei scappato via di corsa hai trovato il tempo per impartirmi la tua ultima lezione. Da vero maestro. Ti rivedo tenendo tra le tue grandi mani la Parola, ti rivedo col capo chino sulle Scritture, seduto sulla scomoda panca della vita che mi scrivevi così in una delle ultime email «Tutte le conversazioni sono belle e necessarie. Possiamo trovarci nella stessa barca. Ma se non entra Lui con la Sua autorità non prendiamo nulla. Deve entrare nei nostri cuori la Sua Parola. Chiedi per me a Dio di insegnarmi ad ascoltare la Sua Voce di Maestro». Grazie Athos, perché fino alla fine ti sei presentato solo come un discepolo della Parola. Questo ha fatto di te un vero maestro di vita e di fede. Il maestro della Parola del Maestro.</div><div><br></div><div><div><i><span class="fs14lh1-5">don Franco Mogavero</span></i></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 04 Jun 2023 12:58:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/Athos-e1612157344743_thumb.webp" length="64730" type="image/webp" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?lettera-a-don-athos,-il-discepolo-di-don-dossetti</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000002A</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Il sogno di Antonio: un sogno che dona luce al nostro Natale]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000002B"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">Ci attendono dieci giorni di lockdown totale e quattro parziale. Gli attesi giorni di vacanza, lo stesso 25 dicembre e anche Capodanno potrebbero diventare giorni “muti”. Come quei giorni che restano scritti solo sulle pagine del calendario. Scorrono. Scivolano. È un pericolo che va scongiurato. Dobbiamo calpestare le strade lastricate dai sampietrini della ricerca, della fame di conoscere, della voglia di verità. Possiamo farlo. Sfogliando le pagine della vita di quanti ci hanno lasciato in eredità la realizzazione dei loro sogni. Anche attraversando “le vie” delle pagine di un libro. Possono trasformarsi in raggi di luce. Di vita.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Lo sono state per me quelle de Il sogno di Antonio di Paolo Borrometi. Le ho lette e rilette. Bagnate con caldissime lacrime. Hanno squarciato il tempo. Le scale delle vita e la mia anima. L’hanno rubata. Portandola subito a Strasburgo. Nel suo storico mercato natalizio. Dove mi sono ritrovato a sentire anch’io degli spari. Quelli dell’undici dicembre del 2018. Delle ore 19:45. Quelli che hanno tolto la vita a cinque persone. Chiedo perdono “alla storia” e a questi nostri fratelli se per me prima della lettura de Il sogno di Antonio quell’undici dicembre del 2018 era un giorno “muto”.</div><div><br></div><div>Borrometi ci racconta quella sera e l’alba che l’accompagna nelle prime densissime pagine del suo libro. Trascrive i ricordi di Luana, fidanzata di Antonio e di Caterina, la collega di Radio Europhonica. Senza sbavature. Pagine che trasformano ogni dettaglio in una corsa bagnata dal coraggio, dal sangue e dalla passione. Dalla speranza. Quella maledetta sera al mercatino con Antonio e Caterina c’erano anche Clara e Bartek. Un bel quartetto di colleghi. Di amici. Di sognatori. Sono investiti da un violento “temporale”. Una tempesta di proiettili cade impazzita. Le pallottole colpiranno Antonio e Bartek e altre tre persone: il francese Pascal, l’afgano Kamal e il thailandese Anupong. Cinque vite con i loro sogni. Verranno brutalmente sbattute per terra. Come accade ai fiori più belli spezzati da grossi chicchi di grandine. Uno di questi “fiori” è Antonio Megalizzi. A chinarsi per raccoglierlo con una smisurata delicatezza sarà il giornalista Paolo Borrometi. Lo farà rivivere con i suoi balsamici profumi e vivaci colori. Con i suoi ideali, i suoi sogni; la fulgida e sublime costellazione di valori che illuminava il suo quotidiano modus vivendi. Ci riuscirà magnificamente.</div><div><br></div><div>Ogni frase scritta su Anto, pur senza averlo mai incontrato, fa di Paolo un testimone responsabile della storia del giovane trentino. Ogni pagina ubbidisce a un ferreo imperativo categorico: bisogna dare voce alla coscienza di Megalizzi per conoscerlo. Il sogno di Antonio. Storia di un ragazzo europeo, è scritto con l’ inchiostro della compassione evangelica. Col pregio dell’assenza totale di ogni macchia di stucchevole pietismo e nauseante sentimentalismo. Sognare. Credere. Morire. Rinascere. Sono questi i quattro lati che fanno da cornice al mosaico della vita di “Mega”.</div><div><br></div><div>Il giornalista siciliano non ha permesso che la terribile strage e la stessa morte di Antonio calpestassero il suo amore per la vita. A vincere è sempre l’amore. Anche pochi minuti prima della morte la stanza dell’ospedale si trasforma in un utero che genera l’amore eterno. Ci attraversano i brividi dell’eternità quando leggiamo che Luana chiede a un sacerdote di benedire il loro amore. Antonio stava per lasciarla col suo corpo soltanto.</div><div><br></div><div>Ho pensato alle tante benedizioni date nei miei anni di sacerdozio: macchine, biscotti, pane, case, negozi, medaglie e coroncine. Ho benedetto diversi sposi. In questa benedizione c’è molto di più. Vi leggo il più nobile atto di fede che si possa professare verso il nostro Dio che è Amore. Con quella benedizione i cuori di Antonio e Luana si univano all’ eterno amore di Dio. Ho pensato a quel sacerdote. Non come facitore di una benedizione ma come testimone di un amore che chiedeva soltanto di non morire mai.</div><div><br></div><div>Lo scrittore nel prologo dichiara di non avere scritto un libro su Antonio, ma per Antonio. Gli presta la penna. Si tratta di una kenosi autentica. Rarissima nel mondo letterario e giornalistico. Vi è solo se si condividono gli stessi ideali, le stesse passioni; la stessa sete di giustizia che non teme di denunciare il male. Anche a costo della vita.</div><div><br></div><div>Nel sangue di Borrometi scorre il sangue di Antonio. Entrambi non si sono mai tirati indietro nel raccontare la verità. Il giornalista modicano, ancora oggi sotto scorta per le sue denunce, tiene per lui la penna. E Lo fa veramente. Dall’inizio alla fine. Nel libro, infatti, vi trovi il cuore, gli occhi, le mani, intelligenza, la volontà, il sorriso, la fede, l’umanità di Megalizzi. Non è una biografia. Non è una agiografia pettinata e vestita che avrebbe potuto trasformare Anto in un angelo da collezione.</div><div><br></div><div>Nel libro troviamo l’uomo Antonio che continua a vivere con i suoi sogni. Sogni che vanno difesi. Era un giovane che credeva nell’Europa. Unita. Un ragazzo europeo. Voleva “vivere” l’Europa. Il sogno di Antonio guarda al domani. È un testo da mettere tra le mani dei nostri giovani perché sa mordere la coscienza, lasciandone le dentate ma senza ferire. Sono pagine capaci di risvegliare coscienze. Vi trovi ricamate lezioni sulle nostre esistenze, sulle incertezze che appiattiscono la vita, sulle carenze di pensiero e di azione politica, sulla crisi dell’intelligenza.</div><div><br></div><div>Per tanti giovani potrebbero essere le pagine che ti spingono a cambiare strada, ad accogliere le tante sfide del nostro tempo: esistenziale, ecologica, digitale, della democrazia, del senso di umanità. Questo perché la vita di Antonio ha scelto di non lasciarsi mai trascinare dai venti ruffiani di possibili colonizzazioni ideologiche, che non dessero linfa alla dignità della vita.</div><div>Il sogno di Antonio è anche una cristallina antologia di vite che vogliono raccontarsi per raccontare Antonio. Per non farlo scomparire. Una raffica di parti d’amore e di gratitudine che vanno visti guardando verso l’Alto. Sì, perché i ricordi delle cognate, del cugino, degli amici mi fanno pensare al parto delle nuvole pesanti. Perché piene di acqua. Ogni loro ricordo diviene una pioggia di grazia che irriga i campi aridi della nostra fede.</div><div><br></div><div>I giorni che “Mega” ha vissuto su questa terra sono stati tutti bagnati dalla grazia di Dio. A iniziare dal grembo materno. Dai battiti del cuore della mamma, che in parrocchia era apprezzata catechista, avrà ascoltato il Vangelo delle Beatitudini. Antonio le ha incarnate. Tutte.</div><div><br></div><div>Ecco perché conoscerlo anche solo attraverso questo libro significa lasciarsi accarezzare dalle beatitudini della vita, dalle beatitudini del Vangelo.</div><div><br></div><div><div><i><span class="fs14lh1-5">don Franco Mogavero</span></i></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 03 Jun 2023 12:59:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/mega-54_thumb.webp" length="24786" type="image/webp" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?il-sogno-di-antonio--un-sogno-che-dona-luce-al-nostro-natale</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000002B</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Lettera a Gesù Bambino nel tempo della pandemia]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000002C">Caro Gesù Bambino,<div><br><div>Lo scorso anno Ti ho cercato. Con cocciuta insistenza. Avevo pensato di farti abitare, alle porte del Natale, tra le case dei bambini della mia parrocchia. Mi ero persuaso che Tu saresti stato il mio regalo per ognuno di loro. Mi proponevo di rompere il silenzio delle abitudini di un seducente mercato che, con le sue strenne natalizie, ha creato uno iato voraginoso col significato del Natale cristiano. Con l’Essenziale.</div><div><br></div><div>T’immaginavo come quella “Goccia” che con la sua acqua sarebbe riuscita a bagnare il seme dell’anima dei genitori. Di tanti adulti che passeggiano in lungo e in largo per le strade del tempo senza mai calpestare l’Eterno. Pensavo a una pioggia “bambina” o, meglio, a una pioggia di grazia che attraverso una Tua icona avrebbe raggiunto tanti. In Te, caro Gesù Bambino, il nostro Dio ha ricamato tutti i segreti del Suo amore. Del Suo cuore. Chiedevo di Te alle gentilissime commesse dei tanti negozi di due mega centri commerciali. La risposta, costantemente accompagnata dal tocco dell’eleganza, era sempre la stessa: «Ci dispiace, qui non ne abbiamo». Mi bruciava il petto. Avrei preferito che mi si dicesse: «Sono finiti». Avrei trovato ristoro di fronte a un sognato e atteso: «Li abbiamo venduti tutti». Invece, era come se mi ritrovassi ad ascoltare e riascoltare il testo di un inquietante referto medico sulle condizioni di salute del cristiano.</div><div><br></div><div>Nei templi del benessere, nelle cittadelle più popolate e più “illuminate” per gli acquisti natalizi non c’era posto per il “simbolo” della Luce. Quella vera. Ero quasi intontito. Soprattutto quando i miei occhi vedevano tra gli scaffali delle profumatissime boutique alberi di plastica e di specie differenti, candele di ogni forma e di diversi colori, babbi Natale di ogni taglia, mucchi di stelle filanti, angeli e angioletti dalle mille facce. C’era di tutto. Anche quei bastoncini che, una volta accesi, mandano in circolo gli orientaleggianti profumi d’incenso. L’unico eterno assente, caro Gesù Bambino, eri Tu.</div><div><br></div><div>In quelle stanze del regno della globalizzazione, dell’evaporazione dell’essenziale, per Te non c’era posto. Ma non basta. Non c’era più nessuno disposto ad accoglierti. Le scorrevoli porte delle “locande” del perbenismo e del consumismo con apertura e chiusura automatica non consentono l’accesso agli “scarti”. E Tu, caro Gesù Bambino, sei stato e sei “uno scarto”. Facciamo fatica, purtroppo, a comprenderlo bene nei nostri ambienti ecclesiali e parrocchiali, tra le potenti mura delle nostre basiliche e cattedrali. Ad alcuni piace, infatti, proprio la notte del Natale, coprire la tua nuda povertà con eleganti e pregevoli drappi, addirittura intessuti d’oro. Una sorta di reality o di fiction agiografica che cerca di addolcire una scomoda verità storica che potrebbe farci arrossire di fronte a certe fughe o corse sulla rotta di incassi o guadagni che calpestano la dignità dei poveri. L’urlo per noi continuamente “muto” degli ultimi.</div><div><br></div><div>Dopo un anno, caro Gesù Bambino, ritorno a cercarti. Per farti conoscere. Per donarti. Stavolta non percorrendo le ricche gallerie dei centri commerciali e neanche attraverso l’acquisto di icone. Quell’esperienza fallimentare ha fatto fuori uno stile matematico di vivere la fede, con le sue pallide metamorfosi commerciali. Ha morso il mio orgoglio. Ne restano le dentate. Racconterò ai miei bambini e ai nostri fratelli dove Ti ho incontrato, dove i miei occhi Ti hanno incrociato nei giorni amari della pandemia.</div><div><br></div><div>L’altro ieri mi sono ritrovato alle porte del camposanto a benedire la salma di un marito e padre falciato dal Coronavirus. Osservavo le lacrime composte che scorrevano dagli occhi della moglie e dei figli. Ne rigavano gli stanchi volti. A tratti era come se si fermassero con i loro respiri. Avevo introdotto la preghiera del Padre Nostro. Un freddo strano, intanto, arrivava alle mie mani. D’istinto posai il mio sguardo sulle mani di uno dei figli. Vidi che si aprivano lentamente. Delicatamente. Con una eleganza e compostezza che erano il riflesso di un’anima che apriva il suo cuore alla Paternità di Dio. Erano la voce visibile di quel pregato e balbettato “sia fatta la Tua volontà”. Ti consegnavano la pace che vive il cristiano che crede nell’eternità. Quelle mani che continuavano a restare aperte mi invitavano a guardare al domani confidando nell’aiuto del Signore. Continuavo a fotografarle. Con i miei occhi. Nella mia memoria. Erano il sigillo di un atto di fede che abbracciava tutta la storia della salvezza. Appiccicata alla loro pelle, era incisa una verità immutabile che va ricordata: erano anche le mani di quel figlio che non aveva potuto toccare, accarezzare quelle del papà costretto a morire desiderando stringere una sola di quelle mani.</div><div><br></div><div>Della Tua icona, caro Gesù Bambino, mi ha sempre fatto sorridere quella pioggia di capelli biondi o castani che stanno sul Tuo capo, mentre mi hanno sempre invitato alla riflessione e a sapienti domande le Tue mani. Quasi sempre aperte e che guardano verso l’Alto. Mani “bambine”. Quelle che cercano l’Amore e che frugano la verità. Ora forse sarà più semplice comprendere perché nelle mani di quel figlio distrutto dal dolore ho visto le Tue stesse mani. Ci è più facile vivere il tempo della pandemia sotto i riflettori della cronaca. Del “tutto scorre”. Del definire la sofferenza e la morte di migliaia e migliaia di persone prima ondata, seconda ondata. Del pensare egoisticamente che si possa andare avanti indossando la leggera mascherina dell’illusione.</div><div><br></div><div>La pandemia, invece, scrive le pagine della storia. Della nostra storia. Anche della storia della Salvezza. Voglio incontrarTi, ancora caro Gesù Bambino, “toccando” anche con i soli occhi i segni della tua presenza. Quella che trovi negli uomini che restano bambini come Te. Con le mani che abbracciano la storia.</div><div><br></div><div><div><i><span class="fs14lh1-5">don Franco Mogavero</span></i></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 02 Jun 2023 13:01:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/poesia-a-Gesu-Bambino_thumb.webp" length="74592" type="image/webp" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?lettera-a-gesu-bambino-nel-tempo-della-pandemia</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000002C</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Fratelli tutti: il Cantico dei Cantici di Francesco per tutta l’umanità]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000002D"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">Quando è arrivata sulla mia scrivania Fratelli tutti di Papa Francesco ho pensato al luogo e ai modi della possibile lettura. Ho compreso subito che bisognava individuare un “posto nuovo” dove potermi “ritirare”. Ha un suo prezioso valore la scelta di un luogo azzeccato. Per una lettura non epidermica ma capace di farmene comprendere bene il contenuto. Di ciucciarlo lentamente. Come fa un neonato che succhia il latte dal seno materno. Per crescere. Per raggiungere anche le midolla delle mie ossa. Della mia umanità. Della mia fede. Della mia coscienza.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Un luogo che arresti ogni possibile dispersione del profumo di pastore e di pecore che se ne sprigiona da ogni sua pagina. Ha già raggiunto e invaso le mie narici. Ne è bastata una fugace sbirciata all’introduzione e ai titoli dei suoi capitoli e paragrafi. L’odore è pungente. Quasi salato. Ha i suoi aromi. I suoi modi graduali di rendersi presente sul nostro corpo. Prima ti fa bruciare il naso, le narici. Poi diviene una sorta di balsamo che purifica i polmoni. Poi pare che arrivi fino al cervello. Una crescente catarsi. Ti libera da ogni affanno. Ne toglie ogni rantolo. Pastorale o spirituale.</div><div><br></div><div>Forse è lo stesso odore che stava appiccicato sulla pelle dei pastori che raggiunsero senza indugio Betlemme. Lo avrà sentito anche il Bambino che giaceva nella mangiatoia. Non ci avevo mai fatto caso: uno dei primi profumi avvertiti dal nostro Dio fatto di carne umana, è quello del pastore e delle pecore.</div><div><br></div><div>È questo il profumo che ci riporta a essere uomini che trovano il tempo per riposare sui pascoli erbosi della vita. Uomini che si lasciano condurre ai bordi delle acque che riescono a donare tranquillità. Ritengo che Fratelli tutti vada letta camminando sulle vie della storia, del mondo, guardando e sostando di fronte alle tante mangiatoie e stalle collocate nelle periferie e negli angoli più sperduti e nascosti delle nostre comunità. Pensandoci uomini. Lontani da corse ansimanti che inseguano onorificenze, titoli e gratificazioni. Con un sapiente distacco emotivo e affettivo dai ruoli sia clericali o laicali che ci legano alle nostre realtà ecclesiali e pastorali. Ai nostri palazzi vescovili, alle nostre curie, parrocchie, associazioni, movimenti.</div><div><br></div><div>Voglio ciucciare il testo di quest’enciclica sociale pensandola come una sorta di Cantico dei Cantici che il Papa ha stilato per tutta l’umanità, per me fatto della stessa carne umana di ogni figlio di questa terra. Pertanto, voglio andare incontro a Francesco come quella pecora che cerca il profumo del suo Pastore. Quello bello. Quello vero.</div><div><br></div><div>È un profumo che può evaporare celermente. Basta che mi lasci accarezzare o distrarre dalle morbide correnti generate dai venti moderati del perbenismo cattolico. Lo fanno disperdere. Scomparire. Fratelli tutti va letta e riletta respingendo con forza ogni possibile vento che in modo sferzante ha lanciato e lancia taglienti pietre su discorsi e gesti di Papa Francesco. Correnti che hanno confezionato pian piano una colonna sonora che conosciamo. Dove il canto sibillino e mieloso di alcune sirene è accompagnato da appositi arrangiamenti. Un’inarrestabile e impietosa danza. Soprattutto mediatica. Spesso si muove su monotoni e diplomatici passi di accusa che non hanno risparmiato nemmeno quest’ultima enciclica del Papa sulla fraternità e l’amicizia sociale. Eccone qualcuno: altro testo ecologista, solita minestra sociale riscaldata, una mezza replica che ha falciato nuove aspettative.</div><div><br></div><div>Questi sono i più nocivi. I più pericolosi perché si muovono e sono generati da correnti che “ inquinano” l’aria. Quella purissima che il Vescovo di Roma vuole farci respirare. Quella che alcuni rigettano con dogmatici assiomi apocalittici che mi ricordano certi batuffoli attorcigliati di zucchero filato. Li compravo da bambino nelle bancarelle per le feste di diversi santi. Si sciolgono ancora prima che li metti in bocca. Quell’aria “nuova” che ancora disorienta molti perché bisognosi di una “aerosolterapia” dove il “nebulizzatore” è il Vangelo con i suoi evangelici farmaci salva vita: verità, misericordia, libertà e giustizia.</div><div><br></div><div>Ecco individuato un possibile percorso con il quale ci si può accingere a leggere Fratelli tutti: immaginarlo come un salutare “aereosol”. Per debellare ogni forma di asma, tosse, infiammazione, bronchite, polmonite del mio apparato respiratorio, di quello della nostra Chiesa.</div><div><br></div><div>Fratelli tutti haun suo incipit. Dal quale bisogna partire. Tenendo tra le mani il telecomando della nostra memoria dobbiamo ritornare alle ore 20.15 di quel mercoledì di quel 13 marzo del 2013. A quel: «fratelli e sorelle, buonasera». Il saluto che ha cambiato il registro della comunicazione di un Papa e che ha rivestito la Piazza più famosa del mondo di un clima di casa, di famiglia. Di prossimità. Di concinnitas.</div><div><br></div><div>Con quel: «fratelli e sorelle, buonasera», Francesco si affacciava in punta di piedi sul mondo intero, sulla storia del mondo. Come un semplice fratello. Ne riceviamo una luminosa conferma nelle successive affermazioni: «Iniziamo questo cammino Vescovo e popolo. Cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi. Preghiamo per tutto il mondo perché ci sia una grande fratellanza». Dal grido delicato di questa preghiera iniziamo a “toccare” Fratelli tutti. Lo faremo a più riprese. Tra le pagine di Percorsinodali. Anche col prezioso contributo di altri interventi.</div><div><br></div><div><div><i><span class="fs14lh1-5">don Franco Mogavero</span></i></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 01 Jun 2023 13:03:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/papa-francesco_thumb.webp" length="268396" type="image/webp" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?fratelli-tutti--il-cantico-dei-cantici-di-francesco-per-tutta-l-umanita</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000002D</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[A don Puglisi chiediamo per la nostra Chiesa se scegliere il passo della lumaca o della lepre]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000002F">Caro padre Puglisi,<div><br><div>alle 20.40 del 15 settembre del 1993 il tuo corpo si accasciava per terra. Lentamente e silenziosamente. Sulla lapide del tuo ultimo respiro rileggo la secca cronaca scritta dalla voce di Salvatore che ha sparato alla tua nuca: «Morì sul colpo. Senza neanche accorgersene».</div><div><br></div><div>In una manciata di minuti con un luminoso sorriso accoglievi insieme fratello Caino e sorella morte. Tendevi la mano all’assassino e allo Sposo. Per te le lancette dell’orologio della vita si fermavano. Bruscamente. Bagnate dal sangue della Verità. Stavolta senza quei dieci e più minuti di ritardo che facevano da cornice a ogni tuo appuntamento. Con una puntualità disarmante era giunta la tua “ora”. Sul finire del giorno del tuo compleanno; all’alba dei cinquantasei anni. Una coincidenza possibilmente pianificata a tavolino, a mo’ di un vandalico sfottò, da quanti tramavano una congiura contro u “parrinu” della chiesa di San Gaetano, contro il mio padre Puglisi.</div><div><br></div><div>Non ho dubbi, caro don, sapevi già da tempo che la tua “ora” era vicina: il quartiere di Brancaccio che ti aveva generato era la tua Gerusalemme con il suo Getsemani e il suo Golgota. Dai quali mai hai pensato di potere o volere fuggire. Eri inchiodato dall’amore per la tua gente. Come quel fragile e scarno Crocifisso ricavato con dei sottili fili di ferro che stava al capezzale del tuo letto. La tua crocifissione è durata all’incirca tre anni. Il legno della croce lo hai abbracciato quel 29 settembre del 1990. Quando, per ubbidienza, hai proferito il tuo sì al cardinale Pappalardo che ti chiedeva di pascere il gregge di Brancaccio. Lì hai trovato tanti compagni di viaggio. Permettimi di chiamarli tuoi discepoli. O meglio, per non farti arrabbiare, discepoli del Tuo Maestro.</div><div><br></div><div>Sei stato un pescatore di uomini anche fuori dalle acque pulite e inquinate del mare della tua parrocchia. Hai gettato l’amo della tua schiacciante umiltà lungo gli scogli degli istituti scolastici dove hai insegnato. Con l’esca dell’autenticità e la canna della semplicità hai saputo scovare e portare a riva tanti ragazzi, giovani; professionisti e povera gente. Sei stato un talent scout capace di fare scendere sul campo dove si giocavano le partite della lotta all’analfabetismo e della legalità i migliori giocatori. A tutti hai fatto indossare le tue magliette preferite, quelle dell’eleganza nella relazione, dell’attesa per il risultato finale, della prudenza nel non oltrepassare la linea bianca del campo delle regole della vita, del servizio libero e benedicente come il tuo sorriso. Partite che talvolta erano interrotte da un fischio che faceva zittire tutti: quello di una misurata e intelligente comicità. Smorzavi certe fatiche, le addolcivi col racconto di barzellette, tante anche sui preti. Intervalli attesi perché consegnavano i rintocchi della vita fraterna. Per tanti dei tuoi ragazzi una scoperta che non aveva prezzo. Bisogna dirlo. Gridarlo ad alta voce. Tutti loro col tuo martirio, la tua eterna vittoria, sono diventati gli allenatori di nuovi giocatori. Un mandato che continua le consegne.</div><div><br></div><div>Caro don, non voglio farti arrossire o infastidire, però permettimi che ti dica che sei stato un coach di prima classe per diversi studenti, li hai portati alla scuola del Vangelo, li hai fatti sedere tra i banchi della carità e solidarietà. Senza alcun distanziamento sociale. Alcuni li hai condotti perfino sull’alto monte delle Beatitudini della tua Brancaccio: il Centro Padre Nostro. Con un semplice invito. Senza alcun video promozionale. Li hai presi per mano. Da vero educatore. Da padre. Non da “padrino”. Sei stato un padre anche tra le mura del Seminario di Palermo. Ricordo l’ultimo incontro dell’anno formativo. Lo hai iniziato e concluso con un canto Ecco sto alla porta e busso. Tanti non lo conoscevamo. Lo hai insegnato. Ci hai distribuito delle fotocopie per leggerne il testo. Non ci aveva entusiasmato. Forse ci sembrava una canzoncina adatta ai bambini. Non per candidati al presbiterato.</div><div><br></div><div>Oggi, dopo ventisette anni, la considero “l’arrivederci” ai tuoi seminaristi. In modo velatissimo ci annunciavi la tua morte. Scegliendo un canto. Come un padre con i suoi bambini. Lo eravamo. Infatti, dovevamo ancora finire il primo anno di teologia. È stato un saluto dalle note profetiche. Lo avevi scritto chissà quanti mesi prima tra le righe di un pentagramma, quello della tua passione. La sua musica l’hai nascosta nel silenzio del tuo corpo e della tua anima. Saggiamente. Quasi a tutti. Con le sue pause rivestite da laceranti e sferzanti inquietudini che ti avranno fatto vegliare per notti intere. Ore riempite dalla Sapienza che allagava il tuo intelletto e nutriva la tua fede e il tuo ministero. Sapienza divina. Quella che possiede solo chi, come te, scrutava e meditava la Scrittura giorno e notte. Penso alle lunghe ore che hanno trasformato la tua stanza in un nuovo orto degli ulivi che dalla Palestina si era trapiantato in un angolo della nostra Palermo. In quell’orto anche dalla tua fronte più volte saranno scese giù gocce di sudore che bagnavano insieme a copiose lacrime pastorali il tuo bianco cuscino.</div><div><br></div><div>Dopo pochi mesi, infatti, davanti alla porta della tua casa Qualcuno veniva a bussare. Ti ha portato in una stanza che non ha pareti. La chiamiamo Cielo, Paradiso, Eternità. L’azzurro di questo Cielo tu, caro padre, ce lo hai fatto intravedere in ogni Eucarestia da te presieduta e che abbiamo celebrato insieme. Il tuo volto, il tuo corpo sembravano trasfigurarsi. L’Eucarestia era il tuo Tabor. Diventavi luminoso. Raggiante. Lo erano i tuoi occhi, il tuo sguardo, ogni tuo gesto. Anche le casule che indossavi con una solennità divina sembravano inondarsi di luce. Il tuo parlare, la tua voce aveva tutto il sapore della mitezza. Non c’era fretta. Ogni frase pronunciata si concludeva con un tenero sorriso. Come il punto che mette fine a ogni proposizione. Il tuo occhio era penetrante, acuto, cristallino. Contemplava il Volto del Maestro presente nel Pane che spezzavi. Si assisteva a un incrocio silenzioso di sguardi. Impastato solo di silenzi. Senza la brezza piacevole e ruffiana di possibili forme di pseudo-misticismo o le calde ondate dello scirocco del devozionismo. Imperava il Silenzio dell’eternità che parlava alla storia, al cuore di ciascuno. Senza filtri.</div><div><br></div><div>Mi hai insegnato che si inizia ad amare la Chiesa dall’altare. Dallo schermo del mio computer mi fermo a guardare qualche tua foto. Sei sempre in azione pastorale o ai bordi di un altare, anche improvvisato. Sei sempre in piedi. A te, caro padre Pino, al termine di questa lettera affido una laboriosa preghiera per il cammino di tutta la nostra Chiesa. Perché stia all’impiedi. In un momento tanto delicato. Dove i propositi, i progetti più belli devono misurarsi con un virus che cammina con noi e che uccide. A volte, siamo impreparati, non sappiamo se scegliere il lento passo della lumaca o quello celere della lepre. Ascoltiamo possibilmente tante belle voci confuse in un playback, dove potrebbe mancare la voce dello Spirito Santo.</div><div><br></div><div>A te, chiedo di intercedere presso il Padre Nostro affinchè sappiamo essere Chiesa generata dalla Parola e discepoli in ascolto lungo le strade. Come lo sei stato tu per le vie di Brancaccio, in modo specialissimo, quella sera del 15 settembre del 1991, davanti il portone di casa tua, sul piazzale Anita Garibaldi. Lì abita il tuo cuore. Col suo sangue che nessuno riuscirà ad asciugare.</div></div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><i>don Franco Mogavero</i></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 09 May 2023 08:26:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/pino-puglisi-2-2_thumb.jpg" length="53730" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?a-don-puglisi-chiediamo-per-la-nostra-chiesa-se-scegliere-il-passo-della-lumaca-o-della-lepre</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/00000002F</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[La goccia della speranza, quella luce bambina che riempie la vita]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000030"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">La goccia della speranza è piccolina. Una piccola gocciolina. Eppure, riesci sempre a guardarla. È quella che ti attraversa dai piedi all’anima. Forse è per questo che è come un mondo che non fa rumore. Resta appesa alle nostre albe e ai nostri tramonti. Ti “bagna” anche di notte. Anche quando dormi, la senti insieme ai ritmi del tuo stesso cuore. Due battiti all’unisono. Spesso ha un suo forte profumo. Come quello del mare a Gennaio. Possiede una sua casa con i suoi rumori. Le sue voci e i suoi canti che sai riconoscere, ma che non riesci mai a imparare. Ha una sua porta stretta e un suo portinaio.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Capisci subito che non è un mercante di stelle. Perché prima ti domanda quali siano i tuoi bisogni. Poi i tuoi sogni. Sa ravvisare dalla tua voce ogni bugia. Anche le “oneste” bugie. È un portinaio testardo. Detesta ogni possibile forma di vigliaccheria. Di astuzia. In tanti prima di accedervi hanno anche pianto. Hanno versato lacrime riempite di dolore, di sofferenza. Di disperazione. Di fallimento. Lacrime che non si sono impigliate nella rete delle ciglia, ma che hanno sciolto certe “maschere”.</div><div><br></div><div>La casa della speranza ha una sua foresteria. Dove sei obbligato a deporre ogni maschera che ha consumato i tuoi occhi e che ti ha fatto guardare e mangiare la vita come uno spettacolo. Con i suoi fischi e applausi. Il portiere sta per finire la sua missione.</div><div><br></div><div>Prima di lasciarti ti sussurra all’orecchio che incontrare la speranza è come vedere una luce “bambina”, con la quale devi sapere giocare. Ed io quella luce bambina l’ho incontrata. A Mussomeli. Nella stanza di una casa-famiglia che accoglieva quei “bambini” col cuore puro in eterno. Era il venti maggio del 1998. Ero lì con il mio professore di teologia pastorale, don Vincenzo Sorce.</div><div><br></div><div>In quella situazione era proprio lui il mio “Caronte” della speranza. Stavolta con una lezione senza manuali perché “gridata” dalla cattedra di due cuori semplici e innocenti. La ricordo come dentro un film. Ne vedo correre il nastro. Contemplando la goccia della speranza che sta ancora sul palmo della mia mano. Specchiandomi in essa ne rimonto ordinatamente le scene.</div><div><br></div><div>I cuori erano quelli di Pinuccia e Angela. Pinuccia è una disabile di trentacinque anni. Non ha occhi. Non parla. Non sente. Non puoi fotografare il suo volto. Puoi solo vederlo anche una sola volta. E amarlo. Per tutta la vita. Non può camminare senza essere sostenuta da braccia altrui. Il tatto è il suo unico strumento di relazione. Angela è una quarantenne autosufficiente in tutto, ma è rimasta “bambina”. I suoi genitori sono morti da diversi anni. Ma Angela non è sola, Pinuccia è sua “figlia”. Entrambe disabili stavano sotto lo stesso tetto da quindici anni. Dal giorno in cui, su iniziativa di padre Vincenzo, è sorta questa casa. Angela vigila e accudisce attimo per attimo Pinuccia. Sono inseparabili. L’una rende felice l’altra. Tra loro scorre l’amore di madre e figlia: basta fermarsi a guardarle per scoprirlo. È una storia che riempie la vita.</div><div><br></div><div>Ogni sera Angela per fare addormentare Pinuccia (dormono nella stessa stanza) accosta i due lettini, l’accarezza, la bacia. Ma non basta. Le canta la ninna nanna, forse ricordando quella della sua mamma. Infine, Angela prende delicatamente le mani della sua “bimba” e l’aiuta a fare il segno della croce. Pinuccia dorme. Angela col passo vellutato da gatto si reca alla sala Tv. Ha bisogno di scambiare quattro chiacchiere su trucchi e vestiti con le compagne. Però non è del tutto tranquilla. Invita le amiche a interrompere per pochi minuti la discussione. Ha bisogno di allontanarsi. Deve verificare se Pinuccia continua a dormire. Come una vera mamma. Risale serena. Una delle operatrici, vedendola ritornare dice: «Tra mezz’ora esatta riandrà a controllare. Possiamo puntare gli orologi!».</div><div><br></div><div>Quasi tutte le mattine Pinuccia si sveglia gridando. Le sue mani cercano quelle della “mamma”. Ha bisogno di toccarle per sentire che è lì, con lei. Intanto, la colazione è pronta. La “piccola” già urla per la fame. È irrequieta come quei neonati che aspettano la pappa se si è qualche minuto oltre l’orario previsto. Subito Angela le mette il bavaglino e le dice: «Aspetta, amore mio, il latte è bollente!». Soffia sulla bevanda cucchiaio dopo cucchiaio. Tiene tra le mani un tovagliolo che servirà ad asciugare le labbra della “bimba”. Pinuccia inizia ad agitarsi. Uno stuolo di strani movimenti. Un insieme contorto di grida. La “mamma” conosce bene i capricci della “figlia”. E, come se fossero una vera famiglia, le dice: «Se finisci di mangiare il latte, telefono a papà. Faremo una bella passeggiata in macchina e ti compreremo il gelato». La “piccola” non sente, ma pare che abbia capito tutto. Tra baci, carezze e canzoncine ha finito il suo latte. E Angela quel gelato lo va a comprare davvero.</div><div><br></div><div>La giornata continua. Angela e Pinuccia sono sedute su una comoda poltrona. Sopra di loro c’è un’icona della Madonna della tenerezza: Maria tiene tra le braccia il piccolo Gesù. Proprio come Angela stringe Pinuccia. Le due immagini sono uguali. Angela, grazie a una sordo cieca e muta è una “piccola” Maria dei nostri giorni.</div><div><br></div><div>Entrambe per me sono e restano madri e figlie della speranza. Luci bambine. Del passato che illuminano il presente. Mi hanno insegnato che ognuno di noi esiste e vive grazie alla relazione. Si perde la speranza quando si è senza relazioni.</div><div><br></div><div>Dalla loro cattedra ho imparato a cogliere la differenza tra la relazione e i tanto osannati legami che col tempo si trasformano in “pesi”. Dalle loro carezze, dal loro toccarsi imparo a scorgere i limiti che si addensano nei miei contatti sui social. A non divinizzare le collezione dei like. Sono “contatti” che possono rubare luce, acqua, aria e terra alla relazione. Col rischio di farci sentire drammaticamente soli. Individui in continuo ritiro o isolamento sociale.</div><div><br></div><div>Nel riaprire la mia mano scopro che c’è un’altra goccia della speranza. Brilla con potenza. Ha un nome: sinodalità. Ancora riesco soltanto a balbettarlo. Non ne conosco bene il significato. È un dono. Del mio Vescovo Giuseppe. Alla nostra Chiesa di Cefalù. A ogni suo presbitero. A ogni suo figlio. È nelle mani di ognuno di noi. La guardo e vedo che colora la mia mano come se fosse il mio domani. Sono certo che sarà la luce bambina del mio ministero. La goccia del disincanto. Dei sogni e dei bisogni. Dell’essenzialità. La stringo forte, forte. Ho paura che il fango di violenti acquazzoni estivi e invernali possano rovinarla, farla scomparire, farla scivolare.</div><div><br></div><div>Angela e Pinuccia mi hanno insegnato cosa fare per non lasciarsi rubare la goccia della speranza che disseta e riempie la vita. Quella lezione non è un film. Potrebbe continuare. Diventare un libro. Scritto con le tante altre gocce di speranza che coloreranno il mio domani. Il mio ministero. A partire dalla goccia “madre” della sinodalità.</div><div><br></div><div><div><i><span class="fs14lh1-5">don Franco Mogavero</span></i></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 08 May 2023 08:30:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/large-4661763_thumb.jpg" length="188774" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?la-goccia-della-speranza,-quella-luce-bambina-che-riempie-la-vita</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000030</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[La “pesante” goccia del fallire è anche una visita di Dio. Col profumo della Speranza]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000031"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">La terza goccia ha avuto una genesi dolorosissima. Un “parto cesareo” non programmato. Ne conosciamo già il nome: fallire. Al suo nascere, però non ha una voce. Il seme che l’ha generata è stato un pianto inarrestabile. Incontenibile. Senza alcuna parola che lo accompagnasse. Un pianto che ha subito sferzato e bruciato il mio cuore e il mio cervello. Col fulmine del dolore. Uno scorrere inarrestabile di lacrime che non vedi. Le ascolti soltanto. Attraverso un telefono che ti sembra essere impazzito.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Sono le lacrime di Antonella, la fidanzata di mio fratello. Misteriosamente e sapientemente è come se andassero a rigare e irrigare una pagina del Vangelo. Quella del capitolo settimo del Vangelo di Matteo che diverse volte avevo proclamato. Già mi parlano di una violenta tempesta, di venti che soffiano impetuosi, di fiumi che straripano. Di argini che saltano in aria. Di una grande rovina che si è abbattuta sulla mia casa. Nella mia vita. In quella di mamma. In quella di papà che mesi prima era stata completamente stravolta da una bestiale ischemia che aveva paralizzato totalmente metà del suo corpo. Quel pianto senza parole, mi aveva già fatto udire il potente tuono della morte. Con la sua paura che volevo testardamente murare.</div><div><br></div><div>Giacomo, il mio unico fratello. Fratello “di sangue”. Era morto. A soli trentaquattro anni. Il gigante buono, così lo chiamavano i colleghi, era stato schiacciato da un gigante cattivo, che non perdona; il suo nome l’ho letto nel certificato di morte: infarto acuto al miocardio. Alle porte dell’ospedale il suo ultimo saluto ad Antonella. Senza parole. Con un sorriso. Delicato. Pieno di grazia. Per me il processo di condensazione dal vapore della morte alla goccia del fallire è stato quasi immediato. Alla fidanzata senza voce chiedo di farmi ascoltare la voce di Giacomo. Voglio sentirlo. Niente da fare. Ricordo che strinsi fortemente le mie mani alla ringhiera delle scale. Quelle di casa e quelle della vita. Mi accasciai lentamente sui gradini. Silenziosamente. Su quelli delle scale e quelli della vita. Ero lucidissimo. La morte è una tremenda monarchia assoluta. Ha un potere mostruoso. Tira fuori la sua ghigliottina che spezza a metà il tuo corpo. Lo uccide. Non riuscivo a rialzarmi. Era come se le mie gambe e le mie braccia fossero state tagliate. Decapitate.</div><div><br></div><div>La goccia del fallire scorreva e dimorava in ogni punto del mio corpo. Eppure, una manciata di minuti prima avevo letto una email. Mi era stata inviata da don Athos Righi, in quegli anni il superiore della Piccola Famiglia dell’Annunziata. Chiedeva una preghiera. Quel giorno ricorreva il cinquantesimo anniversario della morte di Fabio. “Della nascita al cielo” del giovane fratello. Fratello “di sangue”. Athos scriveva che la sconvolgente notizia lo aveva raggiunto a Lourdes dove era in pellegrinaggio. Mi ero chiesto quale potesse essere lo stato d’animo di ciascuno di noi di fronte a queste tragedie non programmate. Adesso ne conoscevo la risposta. Almeno la mia. Molto personale: un fallito.</div><div><br></div><div>Sogni, bisogni e desideri crollati. Macinati. Spazzati via da un eterno no. Avevo sognato di benedire le nozze di mio fratello. L’omelia era quasi confezionata. Sarebbe stato il mio regalo. Desideravo ardentemente dei nipotini. Con i quali giocare. Ai quali fare dei regalini. Scherzando ne avevamo scelto i nomi. L’identità dello zio prete che li portava a passeggio mi gasava. Possibilmente, conoscendomi, l’avrei vissuta come una pseudo- paternità biologica. Da fallito sono stato costretto a scendere i gradini di quella scala. Una chenosi. Una discesa. Tremenda e indescrivibile. Mi ritrovai solo. Nudo. Come uomo. Come cristiano. Come presbitero.</div><div><br></div><div>Non mi era stato permesso neanche di rivolgere a Dio una preghiera per Giacomo. Chiedergli di salvarlo. Glielo avrei gridato con tutta la fede che avevo coltivato nei miei quarant’anni di vita. Non ho sostato tra i rami dell’orto degli ulivi. Ero stato catapultato in quel luogo detto Cranio. Per la prima volta. Senza un tempo di preparazione. Nessuna attesa per un possibile miracolo, magari dopo qualche ora di terapia intensiva o un complicatissimo intervento. Nessun duello tra la vita e la morte. Subito dentro un sepolcro.</div><div><br></div><div>Dovevo raggiungere mamma e papà. Mi chiamavano. Col fiuto dell’amore avevano già capito che era successo qualcosa di grave. Mi presentai a loro come un fallito. Loro erano seduti l’uno accanto all’altro. Mi inginocchiai ai loro piedi. Mi prostrai come figlio, il loro unico figlio su questa terra, ai piedi della loro maternità e paternità. Divisa a metà dalla spada della morte. Li abbracciai entrambi.</div><div><br></div><div>Con una forza impastata dal lievito delle lacrime. Con un filo di voce riuscii soltanto a pronunciare il nome di mio fratello. Eclissai temporaneamente il mio dolore. Lo ingabbiai nella goccia del fallire. Sulla mia pelle, con gli abiti del fallimento, per la prima volta indossai la veste della vera compassione. Entrai nel dolore di mamma e papà. L’ho vissuto in quell’abbraccio. Io e mamma ci ritrovammo abbracciati. Inginocchiati. Papà lo era col suo cuore. Quell’ unico organo che l’ictus non aveva molestato.</div><div><br></div><div>La posizione che il mio corpo aveva assunto era quella fetale. Rannicchiata. Volevo ritornare ad abitare il suo grembo per comprendere in pienezza il dolore della mamma alla perdita di un figlio. Volevo dimorare nel grembo che aveva custodito e generato me e Giacomo. Anche per donarle nel modo più puro l’amore di un figlio. Cercavo di trovare una via che togliesse dalla mia carne, dalla mia intelligenza e dalla mia fede quel devastante e totalizzante fallimento che mi aveva crocifisso. Papà Illuminato prese la parola. Mi chiese di mettere tra le sue mani una vecchissima corona. Era della nonna. Stava al capezzale del letto matrimoniale. Iniziò il suo rosario. La cui recita era interrotta ad ogni decina da un’invocazione: «Mio figlio è con il Signore. Perché così ha voluto Dio». L’invocazione alla Santissima Trinità era stata sostituita da questa sua rocciosa certezza. Mio padre proclamava con la sua lingua e la sua vita quei versetti del capitolo sette del Vangelo di Matteo che parlano di una casa che, costruita sulla roccia, non cade. Nonostante la grande rovina. Mi rialzai. Vidi la luce. Ripresi a camminare.</div><div><br></div><div>Da quel 21 ottobre del 2009 ogni volta che abbraccio una madre, un padre, un fratello, una sorella, un figlio, una figlia che sostano ai piedi di un sepolcro apro la mia mano. Vi ritrovo la goccia del fallire. La riguardo. Da due prospettive differenti. Da un lato mi ricorda il mio accasciarmi, la mia posizione fetale. Il mio fallimento visto con le lenti della carne. Dall’altro vi scorgo la preghiera di papà, e l’avere saputo costruire con la mamma, forse senza averne consapevolezza, la nostra casa sulla Roccia. Quella goccia mi insegna che certi fallimenti sono delle visite di Dio. Così mi scriveva don Athos in successiva email, appresa la morte di Giacomo: «Oggi la tua casa è stata visitata da Dio».</div><div><br></div><div>A presto. Con la goccia dello sperare. Anche se ne sentiamo già il soave profumo stringendo tra le mani la pesante goccia del fallire.</div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><i>don Franco Mogavero</i></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 07 May 2023 08:32:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/goccia_thumb.webp" length="68778" type="image/webp" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?la--pesante--goccia-del-fallire-e-anche-una-visita-di-dio--col-profumo-della-speranza</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000031</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Le gocce di memoria che bagnano le mani del mio ministero]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000032"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">Succede. Spesso diventa anche un bisogno. Quello di pettinarsi la coscienza. Nei giorni vicini all’anniversario dei miei ventidue anni di ordinazione presbiterale provo a farlo anch’io. Ad alta voce. Tra le onde del passato cerco di ripescare nel mare della storia della mia anima delle gocce. Gocce di memoria. Le raccolgo. Riesco a trattenerne sul palmo delle mie mani solo quattro. Due sulla destra e due sulla sinistra. Le osservo. Sono cristalline. Trasparenti. Pulitissime.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Nel celebrare questo “battesimo” dei ricordi mi entusiasma assegnare un nome a ogni goccia. Sulla scelta non si mette in moto nessun prurito di originalità. Quattro verbi: donare, ricevere, fallire, sperare. I punti cardinali del cammino della vita. Del nostro sconosciuto mondo interiore e esteriore. Del mio ministero.</div><div><br></div><div>La goccia del donare mi obbliga a un trasloco temporale e spaziale. Siamo a metà giugno del 2013. Mi trovo nella stanza di un ospedale. In uno dei suoi letti, per una frattura al bacino, è costretto all’immobilità il mio vecchio parroco, don Angelo. Prossimo ai novant’anni, è lucidissimo. È stato il curato del mio paese per mezzo secolo. Una sorta di Treccani o Wikipedia della parrocchia. Conosceva tutto di tutti. L’incontro mi ricorda qualche stralcio di C’è posta per te o Carràmba che sorpresa. Con una sostanziale differenza: nulla di artefatto, di preconfezionato. Manca la spettacolarizzazione dei sentimenti. Gli affetti possiedono come casa la realtà e mai i palcoscenici. Improvvisamente avverto agli occhi un fastidioso bruciore. In quella camera circola un odore brutto, cattivo, a tratti pungente. Sa di acido, di ammoniaca. Le mie narici ne individuano la fonte: il pannolone del mio parroco. Ne conosco la riservatezza, il pudore, la discrezione, I’irreprensibile rigore. Con i modi più eleganti e quasi balbettando gli faccio notare che urge cambiare il pannolone. Gli dico che posso farlo anch’io. C’è un prevedibilissimo e ostinato rifiuto. La resa arriva ricordandogli che per me si tratta di un servizio quotidiano che esercito con mio padre. Lui è il mio “padre-parroco”. Quella stanza è attraversata da un religioso silenzio spezzato alla fine “del cambio” da una rocciosa affermazione: «Le tue mani di sacerdote!». Mi ha guardato. Gli occhi erano rosso papavero. Quel rosso che sembrava colorare anche le due lenti e le copiose lacrime che ne attraversavano il volto. Le mie mani avevano donato al “padre-parroco” il mio grazie per tutto quello che era riuscito a insegnarmi, donarmi e testimoniarmi. Mi capita spesso di risentire quella voce e quel monito quasi benedicente: «Le tue mani di sacerdote!». Soprattutto quando tocco il Corpo di Cristo. La goccia di nome “donare” sa lasciare il tempo della memoria e abitare il presente.</div><div><br></div><div>La seconda goccia, “ricevere”, mi apre il cancello che mi porta tra i viali, bagnati dalla sapienza che le donne di Dio sanno versare con il genio e l’eleganza DOC della quota rosa. Quella goccia è stata abitata da Suor Lucia, una monaca della Comunità di Monteveglio di Dossetti. La religiosa, novantenne, con altre due sorelle fece una trasferta nella mia canonica per un ritiro di sette giorni. Alla fine mi chiese di celebrare il sacramento della riconciliazione. Un faccia a faccia tra un premio Nobel della vita monastica e un parroco, fresco di nomina, che provava a spiccare il volo. In quel momento Suor Lucia in modo schiacciante mi ricordò madre Teresa di Calcutta. Entrambe di bassa statura. Gobba. Fronte alta con profonde rughe. Mani grandi. Le voci avevano lo stesso timbro. Uguale cadenza, come se i loro corpi avessero scelto lo stesso look con un identico messaggio: abbiamo preso le distanze da un banale cristianesimo decorativo. In quel faccia a faccia, dove al centro stava la misericordia di Dio, in realtà vi era la sua vita con tutte le sue note. Quella confessione fu un concerto che mise insieme la misericordia, la ragione, l’ubbidienza, la fede, la sofferenza, il dialogo, il silenzio. Vi era la sua laurea in matematica, il tempo trascorso in un monastero ortodosso in Grecia, gli anni vissuti da eremita in Giordania su un terrazzo accanto a un pollaio, quelli trascorsi nelle varie sedi della Piccola Famiglia dell’Annunziata. Sempre come Maria, la sorella di Lazzaro, accovacciata ai piedi del Signore per ascoltare la Sua Parola. Ho celebrato il sacramento del perdono con Suor Lucia in una stanza della canonica. In realtà sono convinto che il luogo sia stato un altro: il suo cuore e la sua coscienza. Li metto insieme. Diventano un enorme salone: “la cappella Sistina” di suor Lucia. Io vi sono entrato. In punta di piedi. Ne sono stato un ospite, non per assistere all’elezione di un Pontefice o per incontrare dei cardinali ma per scoprire uno stato specialissimo di grazia al quale però allora non riuscii a dare un nome. Era la prima volta che lo incontravo e ne ascoltavo la musica. A distanza di anni, scopro che a quello stato di grazia che avevo ricevuto visitando “la cappella Sistina” di Suor Lucia, qualcuno aveva già dato un nome: la “bambinitudine”. Lo scopro leggendo Prima che tu venga al mondo di Massimo Gramellini. Il giornalista, nel suo libro, parla di uno stato di grazia che i bambini possiedono in modo inconsapevole. Non è un concetto ma una predisposizione dell’anima alla scoperta. A vivere ogni volta come se fosse la prima. Una vera e propria eterna scintilla di purezza. Suor Lucia mi ha testimoniato che la misericordia di Dio, per essere celebrata e per entrare nella “cappella Sistina” di ciascuno, ha bisogno della “bambinitudine”. Va celebrata ogni volta come se fosse la prima volta. Anche la goccia del ricevere scivola dalle mani della memoria per raggiungere il presente. Da allora, grazie a Suor Lucia, la voglio accanto a me ogni volta che ricevo il perdono del Padre.</div><div><br></div><div>Adesso dovrei raccontarvi delle altre due gocce: fallire e sperare. Vi prometto che lo farò a breve. Con un nuovo scritto. Ho bisogno di ritornare a osservarle con gli occhi di un bambino. Anche perché, nella vita, a vincere è solo chi sa fallire e sperare. Chi sa ritornare bambino.</div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><i>don Franco Mogavero</i></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 06 May 2023 08:34:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/goccia-mani-2048x1366_thumb.webp" length="73756" type="image/webp" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?le-gocce-di-memoria-che-bagnano-le-mani-del-mio-ministero</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000032</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Un “focolaio” di luci e un mazzo di chiavi per fare ripartire la nostra Chiesa]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000033"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">Nella fase due del Coronavirus la mia coscienza non trova guanciali dove dormire. Colpa anche di un pontificale anomalo che ha celebrato il ritorno a stare insieme del mio Vescovo Giuseppe con i suoi presbiteri.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Una solenne liturgia della verità e della speranza che ha infranto i canoni del Cerimoniale Episcoporum. A iniziare dallo spazio celebrativo, una grande sala di un istituto religioso. Con un unico “paramento” indossato da tutti i concelebranti: la mascherina. Segno e insegna di un rinviato rito delle esequie del COVID-19. Al centro della solenne celebrazione nessun libro liturgico contenente formule sacramentali, ma il cuore del vescovo con una riflessione-conversazione impaginata e confezionata da mani addestrate all’arte della semina e che sanno arare i campi della storia. Smorzata la paura del contagio e degli untori, il pungolo e la voce del mio Vescovo mi distolgono da ogni assopimento. Da una altalenante paralisi spirituale, pastorale e culturale.</div><div><br></div><div>Riascolto e rimastico con calma la sua lucida analisi. Una sorta di laboriosa consegna profetica, simile al dono di un corposo e ordinato mazzo di chiavi. Ognuna capace di aprire i catenacci dei cancelli che, negli amari giorni del lockdown, ci hanno saggiamente costretti a digiuni e carestie pastorali. Così le pungenti esortazioni di Mons Marciante diventano scintille. Si è scatenato un incendio.</div><div><br></div><div>Oggi mi sento arrostito dalla grazia di Dio. Non c’è più posto per sonni e sogni tranquilli. Per galattiche illusioni che tutto possa ritornare come prima. Per coloratissime tisane e zuccherate camomille pastorali. Il primo focolaio di luci è divampato dalla prima scintilla che si è sprigionata dalle fiamme di grazia che accerchiavano la riflessione: «Non possiamo vivere di rendita. Si è concluso il tempo del continuare a fare ciò che si è sempre fatto e con le stesse modalità».</div><div><br></div><div>Un graffiante invito a fare uscire le nostre comunità da un logorato reparto di terapia intensiva. Un reparto che le tiene in vita anche senza la continua presenza del soffio di vita dello Spirito Santo. Ci sono dei ventilatori artificiali. In uso ormai da diversi anni. Respiratori artificiali e precise manovre rianimatorie riescono a bloccarne l’arresto letale. In quelle gelide corsie, alla leggera e piacevole brezza dello Spirito Santo, si sono sostituiti venti polari che hanno causato la carestia della speranza anche per le fredde correnti del narcisismo, del vittimismo e del pessimismo.</div><div><br></div><div>All’interno di quest’immenso reparto, si è tentato l’allestimento di una unità di risveglio. Ma le stanze erano già occupate dalle feste patronali, dalle cresime, dai matrimoni, dalle “sempre verdi” forme di devozionismo che svendiamo a mo’ di assicurazioni contro malattie e sofferenze.</div><div><br></div><div>Bisogna reclutare nuovi medici e infermieri pastorali preparati ad usare un cocktail di farmaci che metta insieme la Parola di Dio, la storia, i cambiamenti sociali, i valori e la ministerialità. Sfida autenticamente e altamente profetica. Si è sempre parlato di “cura” pastorale. Curare non è regnare, ma servire. Abbiamo visitato e percorso queste corsie con cammini rovesciati. All’incontrario.</div><div><br></div><div>Ritorniamo a quel pontificale celebrato senza turibolo e navicella. Assente anche l’incenso e il suo profumo. Anche se si è appiccicato sui miei vestiti un nuovo profumo i cui aromi producono una sana inquietudine che dà luce e sapore alle mie ore del giorno e della notte. Un pontificale che ha attivato un celere reset cardiologico. Si è creato uno scudo protettivo su possibili aritmie spirituali e accelerazioni cardiache che potrebbero sfociare in progressivi attacchi di panico pastorale post Coronavius. Ci è stato dato un vaccino che sa bloccare l’arrivo di una violenta “invasione barbarica” di virus che si può abbattere su pastore e pecore, generando il pericolosissimo e contagiosissimo focolaio della depressione.</div><div><br></div><div>La solenne liturgia con le mascherine non si è conclusa con la benedizione finale perché il Vescovo ha voluto che avesse un suo vivo prolungamento nella quotidiana sperimentazione di una preghiera che non si piega alle illusioni e alle rassegnazioni. Una preghiera che non si nutre e non cerca parole. Sono al lavoro gli occhi che osservano, scrutano; vogliono leggere le pagine di questo tempo. Sono scritte con dei caratteri nuovi. Voglio toccarle. Stringerle con le mani. Con profondo rispetto. Non mi basta sfogliarle. Voglio entrarci dentro. Senza paura. É la mia nuova preghiera. Con le labbra cucite.</div><div><br></div><div>A farmi da guida in questo percorso “post pontificale” e post pandemia è la seconda raffica di scintille, di semi di speranza del Vescovo Giuseppe: «Il virus invisibile ci ha tolto le folle». «Ha attivato una scrematura». «Dobbiamo ripartire dalle piccole comunità». Seguono delle domande: «Sappiamo resistere a questo nuovo status?». «Avremo l’intelligenza e il coraggio di approdare a nuove scelte?». «Come viviamo questa grande responsabilità?». «Riusciremo ad accompagnare in modo intelligente questi cambiamenti voluti dallo Spirito?».</div><div><br></div><div>Ci sono state tolte tante bevande inebrianti. Le catarsi collettive. L’effetto folla si è dileguato. Finito possibilmente il tempo delle masse. Dei miracoli. Siamo chiamati ad essere compagni di viaggio dello Spirito Santo che ci porta all’Essenziale. A elaborare percorsi e cammini sinodali. Siamo stati costretti ad interrompere, con il rammarico di tanti, le nostre affollate processioni.</div><div><br></div><div>Domenica ci mancherà la processione Eucaristica con gli altarini, le infiorate, i canti dei bambini della prima Comunione. Resta sempre l’Eucarestia. Ripartiamo sempre dalla Parola e dall’Eucarestia! Forse riusciremo a mettere un po’ da parte ostensori con smisurate raggiere, troni e tronetti con angeli dai visi esageratamente paffutelli, piviali e pianete merlettate, drappi vellutati. E come se ci venisse chiesto un ritorno alla stalla e alla mangiatoia di Betlemme. Alle fasce. Al farci piccoli. All’umiltà. A tutta quella costellazione di valori che ruotano attorno ad un Valore Assoluto: l’Essenziale.</div><div><br></div><div>Forse abbiamo fatto abitare il Corpo di Cristo in un hotel a cinque stelle, dimenticandoci che Lui preferisce la stalla e il letame. Abbiamo per il Re dell’Universo pianificato un artefatto riscatto sociale. Una divinizzazione in ascesa del Cristo povero che ne ha annebbiato l’umanità. Domenica rimettiamo l’Eucarestia, il pegno dell’Alleanza, al centro di tutto. L’eucarestia è data a tutti. Demoliamo quella arrugginita impalcatura devozionistica che ha fatto dell’adorazione eucaristica un atto intimistico e possibilmente solitario.</div><div><br></div><div>Diceva don Dossetti in una sua omelia per la Solennità del Corpus Domini del 1985: «Chi compie un atto di adorazione porta con se tutto il popolo. Non è un atto individuale; non c’è una devozione privata. É sempre un atto ecclesiale. Anche se andiamo da soli, portiamo tutti gli altri. È un atto collettivo che prestiamo a nome di tutti».</div><div><br></div><div>Forse anche questo è un pontificale. Dal quale bisogna ripartire.</div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><i>don Franco Mogavero</i></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 05 May 2023 08:36:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/large-209157_thumb.jpg" length="63314" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?un--focolaio--di-luci-e-un-mazzo-di-chiavi-per-fare-ripartire-la-nostra-chiesa</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000033</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Per leggere le pagine della storia al tempo del Coronavirus serve farci bambini]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000034"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">Al tempo del Coronavirus si trova il tempo per riprendere tra le mani i voluminosi album di fotografie con le loro pesanti copertine in pelle. Un tuffo nel passato, piacevole e mai sterile. Una sorta di viaggio della vita a ritroso che attraversa i binari della coscienza con brevi soste davanti a due possibili stazioni: rimpianto e gratitudine. Mi sono così rivisto in una foto da bravo alunno. Scuola materna, anno 1973. Cinque anni. Grembiule blu e fiocco rosso. Ero molto piccolo. Visualizzando i dettagli scopro che tutto era “mignon”: il banco, la sedia, lo zaino, anche l’album per i primi coloratissimi disegni. Quella foto un po’ ingiallita ha generato una catena di riflessioni. Con dei voli pindarici. Alle orecchie della mia memoria giunge un breve stralcio di una lettera del 1973 di don Dossetti spedita da Gerico alle sorelle di Monteveglio: «Teniamoci modesti, come discepoli sempre bisognosi di imparare». Questo saggio monito diventa una preziosissima didascalia o meglio l’editoriale più azzeccato per la foto da scolaretto che da ieri è sulla mia scrivania. Mi impegna a rigettare ogni nota di superbia che potrebbe indurmi al canto di un invertito magnificat, quello dell’eterno maestro, rifiutando l’identità di discepolo del Vangelo, della vita e della storia.</div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5"><br></div><div>Nella raccolta delle foto, mancano quelle del mio battesimo. Sono un settimino. Nessuno pensava che riuscissi a sopravvivere. Sono stato battezzato a casa in periculo mortis. Ho voluto subito succhiare il latte dalle mammelle di mamma Rosaria e da quelle della Chiesa. E a te che sei stata mia madre e maestra, con due mesi di anticipo rispetto ai nove canonici e che, da più di 50 anni continui ad esserlo, vorrei aprire il mio cuore. In tanti in questi mesi di pandemia hanno parlato e scritto su di te. Vorrei farlo anche io, pensando a quel bambino della foto della scuola materna. Seduto su quella sediolina, in ascolto. O meglio, come il tuo settimino rimasto in vita. A te, inoltro una preghiera.</div><div><br></div><div>Con il Coronavirus si è aperto un capitolo nuovo per la storia del mondo e per la tua storia. Lo sappiamo tutti, dai medici ai politici, dai virologi ai vescovi, dal cinese all’australiano, che siamo tanto lontani da una lucida e completa comprensione di come continuerà a cambiare il modus vivendi. Ogni criterio di giudizio è labile e incompleto. Abbiamo urgente bisogno del tuo ascolto e della tua attenzione. Della tua intelligenza sapienziale e spirituale, della tua lungimiranza materna che alcuni tuoi presunti figli vogliono rubarti perché unti dall’aggressivo virus del potere, un virus eterno, sempre in circolo. Stavolta, cara madre, non hai posizioni da difendere, nessuna corsa apologetica in vista. Da saggia mamma devi continuare a svolgere il tuo ruolo profetico di lievito madre che riesca a illuminare le coscienze degli uomini. Nonostante l’amara serratura del distanziamento sociale, tu sei chiamata a cogliere il movimento del tempo. Sei l’unica a poterlo fare. Ad accarezzarlo, ad abbracciarlo. A parlargli per coglierne gli snodi e le svolte decisive. A sgranare su di esso i tuoi occhi per individuare le nuove vie che si aprono, per mostrarci le traiettorie percorribili, quelle che possono condurci a un rinnovamento profondo. Per attraversarle ci serve vedere le rotaie della grazia che da te scorre. Devi darci il tuo latte per nutrire propositi che portino alla metanoia delle menti e dei cuori. Tu sei chiamata ad ascoltare il tempo e la storia per noi. Da’ acqua a un sistema sociale, culturale, spirituale ed economico appassito e insterilito, inabile e deficiente nel partorire sintesi culturali vitali.</div><div><br></div><div>La pandemia impone alle nostre coscienze un travaglio profondo e laborioso; allunga e allarga su di noi le tue braccia per benedire le nostre menti. Esortale a lavorare con volontà sincera e retta, con uno sguardo puro che non si lasci contaminare dai visibili focolai di speculazione economica che ardono, accanto alle ceneri mute delle tante vittime da Coronavirus. Dacci la gioia in questo tempo di emergenza di vivere l’esperienza di una Chiesa a dimensione mondiale che è tale solo se riesce a pensare valorizzando le sue ricche articolazioni locali. Mostrati a noi come quella madre che sa correre e abitare tra le mura delle basiliche dai tetti dorati e i pavimenti luccicanti e, tra quelle delle case che popolano le tante periferie esistenziali con i pavimenti lastricati dalla povertà e i tetti che mostrano solo le travi della disperazione. Tu che sei l’unica mamma che sa parlare benissimo tutte le lingue della nostra casa comune, facci approdare ai lidi di una visione del mondo che parli la sola lingua del Vangelo, il quale ci chiede di prendere le distanze dal perseguire le linee del successo storico. Facci comprendere che viviamo una dolorosa crisi dove tante istituzioni sono senza fede, in agonia o già morte. Rimetti nel circuito dell’economia della salvezza quei tre capitali spirituali che né tignola né la ruggine consumano: la Parola, l’Eucarestia e i Poveri. Sono i tre capitali che ci restano. La pandemia è carestia.</div><div><br></div><div>Molti hanno voluto diramare differenti giudizi, analisi e proiezioni sul valore dell’unico capitale che improvvisamente a tanti tuoi figli è stato tolto: l’Eucarestia. Se n’è parlato come quel capitale da vendere o svendere, da custodire o esporre, da far circolare, desiderare, spiritualizzare. Come in un mercato con tanti venditori zelanti e ambulanti. Alcuni muniti di guanti. Tutti con le mani pulite. Altri alla ricerca di pinzette ripescate dalla corte papale di Avignone del XIV secolo. Altri ancora a sbirciare, in appositi cataloghi con dispositivi anti Covid-19, barriere protettive per una protetta distribuzione. Nel caos di queste voci ci siamo dimenticati di te, cara mamma. Non ti abbiamo cercato, altrimenti avremmo visto il tuo volto solcato dalle lacrime per l’esserci comportati come dei bambini capricciosi. Egoisticamente pensavano ad acchiappare il “dono” ricevuto senza avere cura di Colei che ce l’ha sempre donato. Ed io? In questo scambio di opinioni ho scelto di rimanere inchiodato in quella sedia “mignon” della scuola materna. Mi sono ritrovato davanti un grande album di fotografie. La sua copertina era dorata. A sfogliarne le pagine c’eri tu. Mi hai mostrato alcuni volti. Quelli che hanno tutto il diritto di parlare del dono dell’Eucarestia. Quelli di coloro ai quali è stato chiesto di essere Pane Spezzato. Mi hai fatto incontrare Giorgio La Pira e la Messa del povero di San Procolo a Firenze. I poveri in quelle Eucarestie erano il documento vivente di uno squilibrio tremendo, il più drammatico tra tutti gli squilibri umani. Eucarestie che invitavano a una rinnovata moltiplicazione dei pani, a un cristianesimo sociale gioioso che desiderava dare qualche risposta alle attese dei poveri. Mi hai fatto vedere la cella di isolamento di don Ernest Simoni; è stata il suo altare, sprovvisto di fiori e tovaglie raffinate, segno eloquente della sua fedeltà a Cristo e alla Chiesa di fronte a torture, interrogatori meticolosi e spietati. Ma non basta.</div><div><br></div><div>Mi hai fatto ascoltare, dalla sua stessa voce, frammenti di verità le cui parole danno vita alla Parola: «Più volte mi strinsero i ferri ai polsi. I ferri entravano nella carne fino a farmi sanguinare e provocare svenimenti. Era come se si fermassero i battiti del cuore e stessi per morire. Poi mi buttavano secchi di acqua gelatissima per farmi rinvenire. Continuavo a celebrare la Messa tutti i giorni. A memoria. In latino. Sfruttando ciò che avevo a disposizione. L’ostia la cuocevo su piccoli fornelli a petrolio che servivano per il lavoro. Il vino lo sostituivo con il succo dei chicchi d’uva che spremevo. D’inverno utilizzavo le boccette con il vino che da casa mi portavano i miei parenti». Tutto questo in Albania in un “lockdown” non di alcuni mesi, ma di 28 anni. Mi hai mostrato un’altra foto. Vi erano dei flaconi con la scritta «medicina per lo stomaco» e il cardinale François-Xavier Van Thuân. Esse erano le ampolline che contenevano il vino per celebrare la Messa al tempo della sua prigionia in Vietnam durante la feroce dittatura comunista. Poi mi hai chiesto con un filo di voce se ricordassi qualcosa del giorno dell’Epifania del 1980. Abbiamo visto una foto con un’auto piena di sangue. Mi hai parlato, col cuore ancora spezzato dal dolore, di tuo figlio Piersanti, della moglie Irma, dei figli Maria e Bernardo. Stavano per venire a casa tua e casa loro, per celebrare l’Eucarestia. Un killer dagli occhi di ghiaccio spara su Piersanti. Una rapida crocifissione a colpi di pallottole. Dal garage di via Libertà 147 prima e dall’ospedale di Villa Sofia dopo, il corpo e il sangue di Piersanti si univa al corpo e sangue di Cristo nell’Eucarestia che si stava per celebrare nella chiesa di San Francesco di Paola, a due chilometri di distanza. Mi parlavi di Piersanti Mattarella, il fratello maggiore di Sergio, il nostro Presidente della Repubblica. Di Sergio ricordavi ancora un dettaglio: il suo maglioncino si era “colorato” del sangue del fratello.</div><div><br></div><div>Un segno delicato e indelebile, di amore, di condivisione piena di ideali, di valori. Un segno ricco di profezia che avrebbe dato i suoi frutti. Una sorta di passaggio di consegne. Un testamento che prevedeva un’eredità scritta già dal sangue innocente di un nuovo Abele del Signore e della storia. Seguirono dei minuti di silenzio. Profondo. Capii che dovevi dirmi qualcosa di molto importante e di bello. I tuoi occhi erano luminosissimi. Mi confidasti che erano ancora più luminosi quella sera del sei gennaio 1980 quando la famiglia Mattarella ha chiesto al parroco di celebrare quella messa a cui Piersanti non aveva fatto in tempo a partecipare. Il corpo di Piersanti era già ritornato in via Libertà. A Casa. Quell’Eucarestia possibilmente fu celebrata nello studio del Presidente della Regione Siciliana, tra i suoi libri e le sue carte. La sua pisside e il suo calice. Decido di cancellare dal mio smartphone tutti quei fiumi di parole e d’inchiostro, con i relativi commenti sulle disposizioni da mettere in atto per celebrare le sante messe nella fase due del Coronavirus. Posizioni opposte. Con firme rispettabili. Profondamente sincere. Appassionate. Dettate da valide e differenti preoccupazioni. A nessuna di esse mi ero prostrato. Ma quell’Eucarestia che veniva celebrata come azione di perdono verso quel Golia che chiamiamo mafia, mi spiazzava.</div><div><br></div><div>Cara mamma, i poveri di La Pira, la voce di don Ernest, i flaconcini di Mons. Van Thuân, il sangue versato da Piersanti li ho incontrati nella Messa che ho celebrato nei primi vespri della Solennità dell’Ascensione, al tramontare del sole. Era la prima Messa col popolo post emergenza Coronavirus. In quelle pagine di dolore, di perdono, di speranza, del cammino di fede mai esibito di tanti testimoni, ho percorso la via bagnata dal sangue della Crocifissione e dalla luce della Resurrezione di Cristo. Quella via che attraversa ogni Eucarestia. Ma c’è altro. Quando passo tra i banchi per distribuire l’Eucarestia, ho davanti a me una bambina. Alza la sua mascherina. Mi accorgo che iI suo viso è solcato da due grosse lacrime. Brillano. La guardo. Mi sorride. Quella bambina con le sue lacrime e il suo sorriso mi ha indicato la via per rimanere discepoli di Gesù Cristo tra le braccia di Mater Ecclesia. Quelle lacrime restano un dono: la pandemia e L’Eucarestia vista con gli occhi di un bambino. Ai bambini dobbiamo accostarci con rispetto e con fede. Perché, come scrisse don Tonino Bello: «Dire con rispetto significa riconoscere che il bambino è fragile. Dire con fede significa che il bambino è pieno di Dio». Aveva proprio ragione don Dossetti: «Teniamoci modesti. Come discepoli sempre bisognosi di imparare». Sempre. E soprattutto al tempo del Coronavirus.</div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><i>don Franco Mogavero</i></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 04 May 2023 08:38:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/foto-album_thumb.webp" length="71342" type="image/webp" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?per-leggere-le-pagine-della-storia-al-tempo-del-coronavirus-serve-farci-bambini</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000034</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Celebriamo la festa della mamma nel ricordo delle nonne, madri due volte]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000035"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5"><i class="fs20lh1-5">Una giornata vissuta in un modo diverso nella fase due del Coronavirus</i></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5"><span class="fs18lh1-5"><br></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">Stamattina ho un dolce debito da saldare. Con ogni mamma. Gli auguri. Quelli per la mia mamma quest’anno hanno subito sostanziali modifiche. Niente rose, piantine, profumi. Mi sono alzato un po’ prima. Le ho confezionato, ai piedi del suo lettino, una sveglia insolita: una carezza sul volto e un bacio sulla fronte. A seguire, un graditissimo servizio, un bar casereccio con una tazza di caffè e dei biscottini. Ma non è finita. Per il giorno della sua festa, causa Coronavirus, mi sono improvvisato parrucchiere. L’ho aiutata a farsi lo shampoo. Mi ha bocciato come coiffeur per la troppa schiuma, l’acqua molto calda, il disordine creato attorno. Alla fine, però, penso che mi abbia promosso come figlio. L’ho dedotto dal suo solare e oceanico: «Grazie. Per tutto.».</div><div><br></div><div>Per gli auguri ad ogni mamma attingo agli scaffali della biblioteca dei miei ricordi. Li confeziono appositamente per voi utilizzando le mani delle mamme dei miei genitori. Delle nonne. Erano mani che profumavano di pane sfornato alle prime luci della alba, di arance o limoni raccolti da poco, di cipolle e aglio appena sbucciati; di basilico, menta, salvia e rosmarino usati per rivestire di un sapore sempre nuovo ogni piatto del giorno. Mani che riuscivano, al primo colpo, a infilare un filo sottilissimo per la cruna di un ago; a rattoppare calzini, ad accorciare e allungare camicie e pantaloni. Mani capaci di creare, di inventare. Basta pensare agli eleganti ricami su asciugamani e lenzuola. Ai perfettissimi e coloratissimi Punto Croce, Erba, Assisi. Queste mani, rivediamole insieme.</div><div><br></div><div>Erano spesso screpolate, segnate da marcate rughe e vistosi calli. Devono farci pensare subito e ancora al lavoro, al sacrificio, a una fede rocciosa. Niente manicure, creme lenitive, trattamenti estetici, unghia laccate, unghia finte. Mani che sapevano indicare solo la via dell’essenzialità e che non sarebbero state mai capaci di abbracciare o accarezzare soltanto le vie dell’apparenza, della formalità e dell’esteriorità. Ci hanno educato al senso della misura in ogni cosa. Come non ricordare, a tal proposito, quei sacchettini di plastica che venivano ridotti a sparuti rettangolini da riciclare per gli usi successivi. Ci hanno anche instillato il valore del dono e della giusta ricompensa. Pensiamo, per un attimo, all’attesissima “fera” domenicale. Quella moneta da cento o cinquanta lire che veniva da noi nipotini tempestivamente investita per l’acquisto di qualche leccornia. Al dono-ricompensa per ogni servizio prestato, per la promozione a scuola.</div><div><br></div><div>Care mamme, non voglio tediarvi o annoiarvi obbligandovi a fare un forzato trasloco nel passato. Neanche riproporvi un video fatto di parole e metafore della serie “I migliori anni” o “ Ai nostri tempi”. Nessun tuffo nostalgico nel passato. Voglio con voi celebrare questa festa avendo accanto a noi coloro che sono state mamme due volte. Con la giusta luce che meritano di avere in questo giorno. Abbiamo tanto da imparare, soprattutto nel tempo di emergenza da Covid-19, da queste donne senza aureola che restano impeccabili maestre nell’avere saputo unire il Cielo alla terra. Le loro anime sembravano possedute da Dio, spesso era come se vivessero nel soprannaturale, era come se vivessero di Dio.</div><div><br></div><div>Ricordo che c’era un tempo della giornata dove i loro cuori si scioglievano da ogni legame terreno per vivere la comunione con i cari defunti. Essa si concretizzava in un incontro tutto impastato di preghiera vera perché infinitamente semplice: la recita della coroncina di cento Requiem in loro suffragio. Spesso, per i tanti lavori da fare, era l’appuntamento ultimo della giornata.</div><div><br></div><div>Nelle mie orecchie è ancora viva la voce della vispa nonnina che già a letto, prima di addormentarsi, biascicava in un latino tutto da studiare e da capire, i suoi cento “Eterno riposo”. Io dalla stanza accanto la ascoltavo. Nel silenzio. Con profonda ammirazione. Il tono era quello di una supplica, di una litania che chiedeva conforto e misericordia. Sapevo che in questa ordinata litania erano inseriti la sua mamma ancora giovane, due fratellini, diversi cugini deceduti per il Coronavirus dei primi anni del novecento: la Spagnola. Vi erano anche tanti parenti che erano stati falciati dall’epidemia del colera nel lontano 1860. Della Spagnola diceva sempre che prima erano morte tante, tante galline. Poi tante, tante persone. Di ogni età. Molti bambini. Cercava di ricordarle tutte. Una ad una. Ricostruendone per ciascuna l’identità con qualche puntuale dettaglio e legandole ai familiari ancora in vita. Una ricostruzione impeccabile. Per me chiara nel dare un volto. Un invidiabile percorso virtuale che attraversava i rami parentali e poi tutte le vie del paese.</div><div><br></div><div>Mi ha così insegnato che anche per le più violente pandemie le morti non sono numeri da annunciare, da dettare. Sono vite da amare, da ricordare. Anche nella preghiera. Ora comprendo che ha adottato il modulo più saggio per fare comprendere a un bambino che cosa fosse e cosa potesse causare una pandemia. Il ricordo delle nonne ci insegna che si è madri ed educatori con le mani, con le labbra e le bocche. Come le loro, le nostre devono sempre essere bagnate di saggezza nel raccontare ai piccoli i pezzi di storia della nostra vita. Soprattutto in questo nostro travagliato presente. Quest’anno, come ho fatto per la mia mamma, anche per le mamme amiche, per le mamme che leggeranno queste righe, niente rose, fiori o telefonate. Il COVID- 19 ha modificato anche il modo di porgere gli auguri.</div><div><br></div><div>Ho pensato di entrare in punta di piedi nel cuore di ogni madre donandovi una rosa vellutata, con tanti petali. Una rosa “virtuale”. Ogni immagine, che ho rispolverato con voi in questo piacevole ripescaggio di ricordi, configuratela come un petalo vellutato di questo fiore. C’è anche il suo profumo. Vorrei che si espandesse nelle nostre case. E’ tutto contenuto nella “teologia” delle nostre nonnine, delle mamme bis. E’ una teologia che va studiata. Quella della candela accesa. La mia nonna, come quasi tutte, ogni volta che in famiglia c’era una malattia, un momento triste, di dolore, di contrasto tra i figli, pregava con una candelina accesa. Lo faceva anche per i miei esami universitari. Era la fiammella cristiana della sua fede. Era sempre certa che tutto andasse bene. Perché quella fiammella, pur cambiando la candela, non si spegneva mai. C’era sempre. Custodiamone le scintille che ne restano nell’attuale generazione. Saranno il fuoco cristiano della “rinascita” che seguirà a questa tempesta. Sarà il profumo da donare ai nostri figli. A iniziare da stasera. Auguri, mamme.</div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><i>don Franco Mogavero</i></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 03 May 2023 08:40:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/large-4344711_thumb.jpg" length="337592" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?celebriamo-la-festa-della-mamma-nel-ricordo-delle-nonne,-madri-due-volte</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000035</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Le password per entrare nel recinto del vero Pastore]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000037"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">Connesso a un sito cercavo di rileggere il brano del Vangelo di Domenica, i primi dieci versetti del capitolo decimo del Vangelo di Giovanni. Dopo qualche minuto, su quella stessa pagina del sito, c’è stata un’invasione barbarica di banner pubblicitari di ogni tipo. Senza tregua. Li chiudevo e si riaprivano. Una proliferazione a catena: quella pagina del Vangelo si era oscurata perché coperta da altro! Ho pensato a noi, alle nostre Eucarestie, al nostro modo di accogliere la Parola del Signore, alle facili e continue distrazioni; all’esercito silente dei banner dei nostri pensieri. Si posano sulle pagine dei nostri occhi oscurando “la pagina web” delle nostre Eucarestie, appannando anche “il sito web” più inquieto della Rete del cristiano: quello della fede. Alla fine ho spento il computer. Per riconnettermi ho avuto bisogno della password.</div><div data-line-height="1" class="lh1"><br></div><div>Anche la nostra partecipazione alla Santa Messa può essere oscurata da quelli che comunemente chiamiamo “i pensieri”, buoni o cattivi che siano. Metaforicamente li abbiamo identificati con gli incalzanti banner pubblicitari delle pagine web. Facilmente diventano dei pericolosi focolai di distrazione, di sfiducia, confusione, di tentazione, di scoraggiamento.</div><div><br></div><div>Quando sperimentiamo tutto questo, dobbiamo fermarci per riattivare una nuova connessione. Dobbiamo subito riscrivere la nostra password. Una nuova password. Me l’ha inoltrata l’autore del testo sacro. Non è un codice segreto. Eccovi il primo indizio: contiene sei sole lettere. Secondo indizio: sei lettere tutte minuscole. Dobbiamo batterle non sui quadratini di una tastiera, ma ai limiti di un “recinto” che ha la sua “porta”. Un binomio presente nel Vangelo di questa quarta domenica di Pasqua dove Gesù ci parla proprio di porta e di recinto. Inoltre, afferma addirittura che Lui è la porta di questo recinto e, con un ulteriore dettaglio, ci ricorda che quello è il recinto delle pecore. Ci siamo quasi! C’è una sola indicazione: nello scrivere la password bisogna necessariamente usare i polpastrelli dell’umiltà.</div><div><br></div><div>La password è pecora! È una password personale. Ognuno può batterla solo per se stesso. Ma è uguale per tutti! Quanto è strano, quanto è originale il nostro Dio! Una sola password per tutti e per ciascuno! Siamo pecore! A dire il vero, questa metafora non ci sembra azzeccata. Ci verrebbe da dire, pensando a chi l’ha confezionata, che non tutte le ciambelle riescono col buco. Ci siamo sentiti declassati al genere animale e alla categoria delle pecore. Dobbiamo ritornare alle parole di Gesù e alla Sua sapienza divina.</div><div><br></div><div>Intanto, Gesù quando ne parla le accosta sempre al pastore. Sono due identità inseparabili. Poi ci ricorda che le pecore sono amate una a una dal suo pastore. Quest’amore è personale e trova la sua espressione manifesta nel chiamarle ciascuna per nome. Alla fine tira fuori la parte più bella di quest’animale: conosce la voce del suo padrone, soltanto quella. Si rifiuta di ascoltare la voce di estranei, ladri e briganti. Ma chi sono i ladri, gli estranei, i briganti di oggi che vogliono scaraventare la porta per distruggere, uccidere “la Verità” e che stanno facendo di tutto per entrare nel recinto come delle astutissime volpi? Non servono particolari lenti d’ingrandimento per individuarli. Oggi sono tutti coloro che buttano palate di fango su Papa Francesco.</div><div><br></div><div>Leggevo poche ore fa un commento di Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, sulle trame contro il Pontefice. Il giornalista scrive: «Il Vescovo di Roma è ben più forte di questi suoi e nostri avversari. Non praevalebunt (Mt, 16-18), sta scritto». Saggiamente dichiarava: «Corre una grande differenza tra l’avere opinioni diverse, nutrendo anche franchi dissensi, e il seminare sistematicamente astio e divisione, “investendo” risorse di ogni tipo per questo. Noi credenti abbiamo un aggettivo specifico per quest’opera maligna».</div><div><br></div><div>Lasciamo i ladri e i briganti e parliamo un po’ di noi, delle pecore. Vi faccio una confessione. Da fratello a fratello. Anch’io, come tutti voi, sono stato dentro questo recinto. Ho usato e riusato la password “pecora” per accedervi. Qui ho incontrato il giorno della Domenica delle Palme del duemila, una “pecora” di nome Aggeo. Era un bravo ortopedico del Rizzoli di Bologna; la sua nobiltà d’animo si mescolava a un’intelligenza acuta ed elegante. Doveva essere un ottimo professionista nel suo campo. Ha sentito una Voce, l’ha riconosciuta. Era quella del Buon Pastore, del Pastore bello. Quello vero. Ha compreso che doveva essere una pecora. Ha lasciato tutto. Ha continuato a sentire quella Voce. L’ha sempre riconosciuta. Fedelmente. Si è fatto povero. Poverissimo. Un monaco. Senza nulla. Dalle corsie di un rinomato ospedale a una sola cella. Dai congressi di medicina e le sue ricerche, alla ricerca di Dio nel Silenzio della Sua Parola, tutta da ascoltare.</div><div><br></div><div>Aggeo parla pochissimo perché sa solo rispondere al Signore. Ogni volta che l’incontro mi lascio guardare dalla luce penetrante dei suoi occhi. Il suo sguardo mi ricorda quello di un agnellino mite, mansueto e docile. Ho visto le sue labbra muoversi, masticare nel silenzio delle parole. È il suo ruminare la Parola ascoltata, l’ha masticata e poi prova a balbettarla con qualche invocazione. Aggeo è timidissimo. Non ama farsi fotografare, forse non si è fatto mai fotografare, però ama tantissimo i bambini. Ricordo che trovandomi nell’agosto del 2007 con delle famiglie nel suo convento di Montesole, furono proprio dei bambini a domandargli una foto insieme. Il monaco non seppe dire di no. Si è fatto bambino. Ogni volta che riguardo quella bellissima foto, una tra le più belle dell’album della mia collezione, è come se vi leggessi la frase di Gesù: «Se non diventerete come bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli». Aggeo quel giorno ci ha stupito ancora. Prima di salutare i bambini regalò a ognuno di loro un mazzetto di fiori di lavanda, raccolti nel recinto del giardino del convento. Erano dei mazzetti bellissimi. Confezionati da chi aveva avuto la cura di rendere visibile in quei fiori solo il riflesso della Bellezza del Creatore. Quel pizzico di carta argentata che ne copriva gli steli ne dava una luminosa conferma.</div><div><br></div><div>Credetemi, ci siamo commossi tutti. Anche i suoi confratelli presenti. Papa Francesco ci ha insegnato giustamente che il pastore deve portare addosso il profumo delle pecore. Da Aggeo ho imparato che anche le pecore devono portare e spandere il profumo del Pastore. Quando lo abbiamo salutato ho capito che quel profumo delicato e “misericordioso” che emanavano quei fiori di lavanda era il profumo di Aggeo. Ma prima ancora era il profumo del Suo Pastore. E Aggeo, da vera pecorella di Dio, non poteva trattenerlo solo per sé. Ecco perché Aggeo è la mia password segreta che uso per entrare nel recinto. Ne ho due. Una di riserva dovremmo averla tutti.</div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><i>don Franco Mogavero</i></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 02 May 2023 08:45:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/large-3960205_thumb.jpg" length="181854" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?le-password-per-entrare-nel-recinto-del-vero-pastore</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000037</guid>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Francesco: il Papa che trasforma l’Eternità in istante e l’istante in Eternità]]></title>
			<author><![CDATA[don Franco Mogavero]]></author>
			<category domain="https://www.ups-cospi.it/blog/index.php?category=Cultura_e_Attualit%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Attualità]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000038"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5"><span class="fs20lh1-5"><i>Con Francesco la Chiesa si spoglia di ogni potere. Resta il potere dei segni e la Voce dell’essenziale</i></span></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5"><br></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5">La storia del mondo è quasi tutta riportata sulle pagine dei libri. Tutta la storia della Salvezza è invece scritta in un solo libro: la Bibbia. Forse qualche pagina la si può leggere anche nella vita di quanti, al momento di sciogliere le vele, hanno conservato la fede.</div><div><br></div><div>Eppure, «Venuta la sera» di un venerdì con esattezza quella del 27 marzo del 2020, la storia del mondo e la storia della salvezza si sono ritrovate a essere scritte in un’unica pagina, come se improvvisamente fossero diventate due gemelle. C’è altro da evidenziare: in quell’unica pagina sono stati incisi tutti i nostri nomi. Tutti siamo stati chiamati alla Salvezza. Questa è la verità che deve riempire di brividi il nostro presente e il domani che verrà.</div><div><br></div><div>Brividi che devono andare oltre lo steccato delle emozioni del momento. Quelle emozioni a pelle, capaci solo di far togliere il trucco dai nostri volti. Convertiamole subito in brividi che devono abitare il sangue che scorre nelle nostre vene per alimentare i nostri cuori. Dare ossigeno ai nostri polmoni. Attraversare i timpani delle nostre orecchie. Consentire alle nostre lingue di dare voce a un canto nuovo, le cui note siano la misericordia, il perdono, la corresponsabilità, la fraternità.</div><div><br></div><div>A questa straordinaria emozione che ha invaso la nostra anima, assegniamo il nome esatto, la giusta identità: conversione alla vita, chiamata alla Salvezza.</div><div><br></div><div>L’autore di questa pagina dalle dimensioni infinite è un uomo che è stato chiamato a guidare una barca da un posto fisso. Deve stare sempre a poppa. È stato scelto da altri uomini, chiamati cardinali. Lo hanno preso “quasi dalla fine del mondo”. Ha scelto di chiamarsi Francesco. È saggio. Anche un po’ testardo. Per alcuni forse troppo. Le folle l’hanno circondato, applaudito. A qualcuno ha dato fastidio.</div><div><br></div><div>Ieri, a tutti ha ricordato quell’Uomo chiamato Gesù Cristo. Quell’Uomo che ha portato e continua a portare su di Sé le sofferenze e il dolore dell’intera umanità. Ha scritto questa “nuova” pagina da un luogo che è la piazza più famosa del mondo, dove c’è un colonnato che lo abbraccia tutto. Come Lui stesso ha affermato: «È il luogo che racconta la fede rocciosa di Pietro». Francesco, da questo stesso luogo, ci ha testimoniato la Sua. Lo abbiamo visto da solo. Accompagnato dal fruscio di una pioggia che sembrava dare voce al Suo pianto. In una piazza silenziosamente deserta come mai ci era stata data di vederla.</div><div><br></div><div>Dallo schermo del nostro televisore seguivamo i suoi passi. Ci incoraggiava quel Suo avanzare in salita con un passo deciso. Eravamo con Lui, nella consapevolezza che Lui era tutti noi. Ci appariva determinato nel volere incontrare faccia a faccia il Volto di una Madre e di un Figlio per consegnare proprio a Loro il grido di un’umanità che si è trovata a sostenere:«una tempesta inaspettata e furiosa».</div><div><br></div><div>Vorrei riuscire adesso a tradurre quanto abbiamo visto e udito senza tradire ogni movimento del nostro Papa, ogni Suo sguardo. Tradurli trovando le parole più giuste per non dimenticare questa lezione di fede, di speranza, di amore. Ricrearne l’atmosfera è impossibile. Però, possiamo custodirla. Possiamo celebrarla. Rendere presente quell’ora, dove le lacrime di noi tutti sono state preghiera, per scriverla nel nostro intelletto. Tentiamo insieme di ri-presentificare. Di leggere con gli stessi occhi di ieri questa pagina della storia del mondo e della storia della Salvezza. Ogni parola, ogni sguardo di Francesco hanno fatto di Lui quell’Uomo la cui fede è riuscita a trasformare l’istante in eternità e l’eternità in un istante. Siamo stati inchiodati dalla forza della Sua fede.</div><div><br></div><div>La Sua voce era infinitamente pacata. La Sua meditazione, in ogni suo passo, sembrava consegnarci la carezza di Dio. Anche nei suoi richiami più forti che si presentavano come pugni allo stomaco. Una voce mite. Megafono dell’Amore di un Padre che ama tutti ma che ci chiede con passione che tutti siano amati: «Non abbiamo ascoltato il grido dei poveri e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti pensando di rimanere sani in un mondo malato». A queste parole, piazza San Pietro era tutta bagnata dalla pioggia.</div><div><br></div><div>Dal centro del mondo cristiano ci giungeva l’immagine di una Chiesa pronta a purificarsi. A lasciarsi “lavare”da quell’acqua che cadeva giù dal cielo. A cambiare rotta. A non entrare nel vortice della paura o della disperazione perché la voce di Francesco ci presentava questa consolante verità: «Ci chiami a cogliere questo tempo di prova come un tempo di scelta. Non è il tempo del Tuo giudizio, ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa. È tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te e verso gli altri. Nessuno si salva da solo». Riuscirci non è un’utopia. In tanti ce lo stanno insegnando e testimoniando nel pieno di questa tempesta. Così Francesco, per incoraggiarci, ce li ricorda tutti: «Lo hanno compreso medici, infermieri, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, preti e suore. Loro stanno scrivendo gli avvenimenti decisivi della nostra storia». E lo stanno facendo:«Avendo cura di non seminare panico, ma corresponsabilità».</div><div><br></div><div>Dal cuore e dalla sapienza di Francesco ci giunge un altro consiglio per sedare questa tempesta il cui vento non cessa e le cui onde continuano a rovesciarsi sulla barca. «Da soli affondiamo. Abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti delle stelle. Invitiamo Gesù nelle barche delle nostre vite». E continua: «Il Signore ci sveglia per risvegliare e ravvivare la nostra fede pasquale. Con Dio la vita non muore mai. Ascoltiamo l’annuncio che ci salva: è risorto e vive accanto a noi». Affinché questo possa realizzarsi occorre: «Abbandonare per un momento il nostro affanno di onnipotenza e di possesso».</div><div><br></div><div>Le nuvole del cielo e la pioggia che cade sembrano voler benedire queste parole. Forse potrebbero consegnarci il pianto di Dio perché l’uomo da Lui creato, amato e redento ha tentato di sfidare a morte il Suo creatore provando a uccidere la vita. Un tremendo duello.</div><div><br></div><div>Il Coronavirus genera il duello tra la morte e la vita. Ecco perché Francesco in punta di piedi va ai piedi di Maria. Lei è la Madre della Vita. Colei che ha generato Colui che ha vinto la morte, Colui che ci ha donato la vita eterna. Ai Suoi piedi sta in Silenzio. A mani giunte. Quasi in ascolto ubbidiente. La nuda semplicità di un figlio che si affida alla Mamma. Francesco lascia la Madre per raggiungere il Figlio. Il Figlio di Maria. Nudo. Inchiodato. Francesco china per qualche secondo il capo. Ne bacia i piedi. La piazza è illuminata. Francesco scompare dai nostri schermi.</div><div><br></div><div>Su questa pagina meravigliosa adesso vediamo soltanto il Cristo da solo. C’è solo Lui. Al centro del mondo. Il Cristo Crocifisso. Cristo Re e Signore dell’universo. Ai Suoi piedi una lampada che arde. Mi ricorda la fede che ha attraversato e illuminato tutta la storia dell’umanità: quella di Abramo, Isacco, Giacobbe, Giuseppe, Pietro, Paolo, Tommaso, Giuseppe La Pira, Aldo Moro, don Giuseppe Dossetti, don Pino Puglisi, dei monaci di Tibhirine, madre Teresa. di Calcutta, dei monaci di Tibhirine. Di chi è morto per il Coronavirus, di chi sta lottando per ucciderlo.</div><div><br></div><div>Mai avrei immaginato che la televisione, improvvisamente, potesse trasformarsi in una piccola cappella domestica. Lo è stata quella sera per milioni e milioni di italiani. Cala lentamente la notte. Dai vetri del mio balcone osservo il cielo: ha lo stesso colore del cielo di Roma. Francesco guarda ancora il Suo Crocifisso. Stando in piedi. Con pazienza: sta sotto il Suo sguardo, rimanendo ritto. I due Pastori si guardano. Si parlano. È un dialogo. Senza parole. Il Pastore della Chiesa Cattolica, l’uomo che è stato chiamato a guidarla “quasi dalla fine del mondo”; adesso, dal centro del cristianesimo, contempla il volto del Pastore. Quello vero. Quello bello. Quello che ha dato e continua a dare la vita per ogni uomo. È tutto spoglio. Tutta la Chiesa sembra essersi spogliata di ogni possibile segno di potere. Questa è la Chiesa di Cristo, la Chiesa di Francesco, la Chiesa al tempo del Coronavirus. Don Tonino Bello direbbe: «Abbiamo il potere dei segni». Continuano a parlarci. Unico canale: il silenzio. La voce dell’essenziale.</div><div><br></div><div>Dallo schermo ritorna improvvisa l’immagine del Crocifisso. La pioggia battente lo ha bagnato. La vediamo tutti scendere lentamente. Attraversare quel corpo nudo. Lo rigano come delle lacrime che dagli occhi scendono verso il viso e ne bagnano tutto il corpo. Le gocce di pioggia s’incontrano con quelle di sangue impresse già da secoli nella scultura. Tutto sembra volerci raccontare, gridare che l’Amore del Cristo continua. Dura in eterno. Tutti chiamati alla Salvezza. Francesco da una semplice sedia. A mani giunte. Senza zucchetto. Adora Nostro Signore.</div><div><br></div><div>Il tempo del silenzio si conclude. È spezzato dal suono a festa delle campane. Quel suono mi fa pensare a un invito: essere Chiesa in uscita. Forse mai la Chiesa lo è stata come in quest’ora da una Piazza San Pietro deserta. Ma riempita dal suo Papa, dall’Eucarestia, dal Volto del Crocifisso e dallo sguardo Madre di Dio. Il suono delle campane fa eco a quello delle ambulanze. Segni eloquenti: la Chiesa in uscita abbraccia la Chiesa ospedale da campo. Sarà questa l’identità della Chiesa.</div><div><br></div><div>Francesco, profeta del nostro tempo, ce lo aveva detto. Più volte. La Chiesa continua il suo cammino. Le ultime immagini sono un potente testamento consegnato ai posteri. Il Papa arranca. Curvo e zoppicante. L’ostensorio si inclina. Francesco pare stia per cadere. Una Via crucis dal vivo. In diretta. Senza alcuna drammatizzazione. Una Via Crucis che ci prepara alla Resurrezione. Perché a vincere sarà L’Amore.</div><div><br></div><div><span class="fs14lh1-5"><i>don Franco Mogavero</i></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 01 May 2023 08:47:00 GMT</pubDate>
			<enclosure url="https://www.ups-cospi.it/blog/files/cq5dam.thumbnail.cropped.1500.844_thumb.jpg" length="171677" type="image/jpeg" />
			<link>https://www.ups-cospi.it/blog/?francesco--il-papa-che-trasforma-l-eternita-in-istante-e-l-istante-in-eternita</link>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ups-cospi.it/blog/rss/000000038</guid>
		</item>
	</channel>
</rss>